La “terapia” satirica di Altan

File0622 E’ sempre fastidioso e antipatico affidarsi ai sondaggi e alle graduatorie di merito, ma è indubbio che Altan – il disegnatore che ogni settimana sforna una decina di vignette su Repubblica e l’Espresso – sia l’indiscusso numero uno della satira italiana. Forattini ha da tempo saltato il fosso e adesso è fin troppo schierato, Vauro ed ElleKappa sono bravi ma forse troppo faziosi, un po’ come Staino che comunque ogni tanto getta qualche sasso nel mare, una volta pacifico, della sinistra, Giannelli sembra che voglia dare lezioni su tutto e su tutti, autorevolmente come il giornale che lo ospita. Un po’ egualmente si comporta Vincino con le sue minivignette. Resta Altan – un autore con molte variegate esperienze, dal Brasile alle storie per bambini (sua l’inarrivabile Pimpa, la cagnetta a pois, nata a metà degli anni Settanta) – che in un momento difficile per l’Italia (ancora gli anni Settanta, 1976 e dintorni) creò una serie di vignette che avevano per protagonisti alcuni operai metalmeccanici, Cipputi e compagni, lavoravano sodo ma discutevano anche della realtà in cui erano immersi, compresa quella politica. Erano comunisti, spesso critici, pungenti, ma anche puntuali nei loro commenti satirici. Per molti anni Cipputi è stato quasi il simbolo di una protesta civile contro la società. Poi i tempi sono cambiati e anche la satira di Altan si è adeguata: ecco allora le signore borghesi, stanche e annoiate, assillate da una petulante bambina, ecco gli industriali, i generali, i politici, insomma gli esponenti di quella che in maniera elegante si definisce “la casta” o più realisticamente “la cricca”. C’è stato poi il periodo dell’ombrello, con cui la casta umiliava lavoratori e pensionati, e adesso nelle vignette di Altan compaiono quasi sempre due anziani signori grottescamente disegnati che commentano fatti e misfatti del Banana. E’ una satira a senso unico, o quasi, ma Altan non demolisce l’avversario con devastanti fendenti, ma lo colpisce con ironia, eleganza, cattiveria, soprattutto con le battute, spesso migliori dei disegni. Recentemente la Salani ha raccolto in un volume decine di vignette, col titolo “Altanterapia”, quasi fossero una medicina del nostro tempo, anche perché il sorriso è la migliore cura delle malattie. Non sempre i suoi colleghi hanno l’eleganza e la visione a 360 gradi di Altan. Sono così occupati a criticare Berlusconi (che del resto fa molto per farsi criticare), da trascurare altri spunti. Per esempio non abbiamo visto (o forse sì?) una vignetta su Miss Italia, che ha presentato in finale due ragazze, Testasecca e Magro, con cognomi quanto mai adatti alla realtà di oggi, come pure un’altra che punzecchiasse Bersani che al TG-1 ha detto che “il PD è un partito provvisoriamente all’opposizione”, dimenticandosi che in Italia nulla è più definitivo del provvisorio. Persino l’inno di Mameli lo è stato per mezzo secolo. (Articolo di Carlo Scaringi).

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