Dodici “Caravan” per battere la nube nera

caravang Nello scorso giugno il primo numero di “Caravan”, l’originale miniserie edita da Sergio Bonelli editore, si apriva con un tipico e apparentemente incredibile scenario, già evocato in libri e film di fantascienza. Dodici mesi dopo quell’incipit ha assunto toni profetici, visto quello che è accaduto nei cieli di mezzo mondo per colpa delle ceneri di un vulcano islandese. La vicenda che Michele Medda – uno dei tre padri di Nathan Never, e pertanto non estraneo a temi fantascientifici – ha narrato nei dodici albi di “Caravan” (l’ultimo è in uscita in questi giorni) non ha assunto le proporzioni drammatiche e inquietanti della realtà delle scorse settimane, ma ha egualmente suscitato tensione, colpi di scena e interesse nei lettori, coinvolti, un mese dopo l’altro, nell’odissea degli abitanti di Nest Point, costretti ad abbandonare la loro cittadina minacciata da una misteriosa e gigantesca nuvola nera. Li abbiamo seguiti mentre viaggiavano, scortati dall’esercito, in cerca di una meta sicura. Poteva uscirne una storia monotona e magari ripetitiva, con tante cassidy2010_1_gdomande destinate a non ricevere risposta. Invece Michele Medda e i vari disegnatori dei 12 numeri  ne hanno tratto una vicenda sempre interessante, tra l’avventura classica e l’indagine psicologica, perché all’interno di una piccola comunità è fatale l’esplosione di insofferenze e di contrasti personali. Non sono mancate le storie private (ma fino a un certo punto), per esempio quella di Donati, l’architetto italiano e la sua famiglia, protagonisti della storia, e di altri personaggi, solo in apparenza minori. Tutti insieme, con i loro contrasti, i loro sogni, le loro ambizioni o le loro frustrazioni, hanno costruito una vicenda corale, non priva di indovinati richiami al passato, che con un colorito ritratto della società americana, ha fatto quasi dimenticare la paura della nube nera. Siccome in casa Bonelli non si sta mai con le mani in mano (siamo milanesi, no?), ecco arrivare un’altra miniserie, “Cassidy”, in edicola dall’8 maggio. Il nome forse evoca ricordi della Frontiera, ma il vecchio West è lontano assai perché la storia – ideata da cassidy2010_2_g Pasquale Ruju e disegnata nel primo numero da Maurizio Di Vincenzo – è ambientata nel 1977, quando scomparve Elvis Presley. Quasi contemporaneamente rischia di morire uno sconosciuto, scoperto in un’auto crivellato di proiettili. Si chiama Raymond Cassidy e probabilmente nasconde un passato tormentato e forse da dimenticare. Lo scopriremo un po’ per volta quando verranno alla ribalta spietati criminali, poliziotti corrotti e donne inquietanti, malvage come una dark lady di anni lontani. Sicuramente non ci sarà da ridere, a differenza del nuovo numero di Dylan Dog Color Fest che propone quattro singolari storie del celebre indagatore, raccontate e disegnate da ottimi autori (Cavazzano, Bartoli, Faraci, Carnevale ecc.) che ne forniscono inedite versioni umoristiche, introdotte da Silver che ha parodiato la prima mitica copertina della collana. (Carlo Scaringi).