Appello al Re del Belgio per Tintin in Congo?

E’ ormai un tormentone da anni, la crociata del signor Bienvenu Mbutu Mondondo contro l’albo Tintin in Congo. Di fronte alla “lentezza dei tribunali del Belgio”, ha ora scritto direttamente al Re Alberto II, chiedendo il suo intervento, così come in Francia chiese (inutilmente) quello del CRAN, l’ente che si occupa proprio di razzismo. La sua richiesta, reiterata nei tribunali francofoni dal 2007 in poi, è sempre quella di far ritirare dalle librerie quella vecchia avventura di Tintin, ritenuta razzista. Che il raccontino (il secondo della famosa serie) risentisse evidentemente del clima di pregiudizi razziali che fu il (disastroso) substrato dell’Europa degli anni venti e trenta (del secolo scorso) è risaputo. Lo stesso autore, Hergé, non ebbe difficoltà ad ammetterlo, e “rifece” da capo l’albo, realizzandone una nuova versione a colori, meno carica di idiozie d’epoca, dopo la guerra. E, considerando la continua recrudescenza di derive razziste, xenofobe ecc. cui si assiste quotidianamente non solo in Italia, quell’albo necessita chiaramente di una fascetta che lo identifichi come “oggetto da collezionismo proveniente da un’epoca in cui il rispetto della diversità non era pratica comune” e contenga una prefazione correttamente contestualizzante, come andrebbe fatto per parecchi libri per l’infanzia scritti in quegli anni, come Il libro della giungla di Kipling, per dirne solo uno. TintinCongo2versioni Lo stesso discorso varrebbe per l’albo di Tintin ambientato in Unione Sovietica (il primo della serie, in cui Tintin viene mandato in Russia per “descrivere gli orrori di quel paese”), ma anche per il terzo albo, quello che vede Tintin negli Stati Uniti d’America, anche in quel caso impegnato a illustrare ai giovani lettori le nefandezze stavolta del capitalismo. Il fatto è che quei tre albi, ingenui dal punto di vista del disegno e dei contenuti, zeppi di luoghi comuni e caricature legate al “sentire comune” dell’epoca, furono “commissionati” al giovane Hergé dal suo mentore, l’abate Wallez, con i chiari intenti didattico-pedagogici del cattolicesimo di ultra destra, legato agli ambienti fascisti prima e nazisti poi. Per quanto Hergé la buttasse sul ridere, i contenuti dovuti al “clima generale”, all’indottrinamento, e alle direttive ricevute, non potevano certo non venir fuori. Cosa che, nelle odierne ristampe anastatiche della prima versione, ma anche nelle rielaborazioni successive più “politicamente corrette”, richiederebbe, nel caso si propongano gli albi ai più giovani (e, ormai, non solo a loro, stante una scarsa memoria storica generale), una adeguata prefazione. Quanto al signor Mondondo, la faccenda è tutt’altro che semplice, come raccontava ieri ActuaBD. La sentenza potrebbe arrivare il 5 maggio, ma già si fa notare che gli avvisi (prefazioni) ad hoc realizzati a suo tempo per le versioni in inglese non facevano alcun riferimento a un supposto razzismo, bensì al “colonialismo”.