Gianni Rodari, Cipollino e i fumetti

CipollinoRodari0 Il prossimo 14 aprile cadrà il trentesimo anniversario della scomparsa di Gianni Rodari, nato nell’ottobre del 1920, e protagonista di una lunga e importante battaglia per il rinnovamento delle strutture pedagogiche della scuola italiana, soprattutto quella elementare, che Rodari voleva liberare dalle pesanti sovrastrutture accademiche del passato. Per riuscirci, non volle chiudersi nelle vecchie aule, bensì preferì battere strade nuove, per esempio la letteratura – è stato il più grande scrittore per ragazzi del secondo Novecento, unico vincitore, nel 1970, del Premio Andersen – e i fumetti. I comics hanno rappresentato, nella vita e nell’impegno di Rodari, un momento forse marginale, ma importante, per il contributo offerto alla crescita, in quegli anni difficili, del fumetto italiano. Rodari, nei primi anni Cinquanta condirettore del Pioniere, ideò all’inizio del 1950 le avventure di Cipollino, quasi una risposta italiana al mondo disneyano, popolato di animali domestici, e allo zoo di CipollinoRodariSebastiano Craveri che sul finire degli anni Trenta aveva creato sul Vittorioso le popolari storie di Zoolandia, con gli animali della foresta che sembrano un contraltare a quelli di Disney. Rodari invece preferì pescare nell’orto di  casa, e inventò le singolari avventure di Cipollino, una simpatica e furba cipolla di umili origini, che combatteva la prepotenza del Cavalier Pomodoro e l’arroganza del Principe Limone. Altri ortaggi – Mastro Uvetta, Fagiolone, Sor Zucchina, Fragoletta, ecc. – fanno da contorno allo scontro fra i due protagonisti, dando a queste storielle anche un aspetto educativo e forse ideologico. Le storie di Rodari, dal 1951 novellizzate in una serie di libri, erano illustrate con ironia da Raul Verdini, disegnatore e vignettista romano nato nel 1899 e scomparso nel 1981. Anche se gran parte della sua carriera si svolse negli anni Trenta, tra il Marc’Aurelio, il Balilla e i manuali scolastici del regime, Verdini evitò sempre i facili stili littori, cercando invece di dare ai suoi disegni un pizzico di ironia. Lavorò pure, con Attalo e altri illustratori, a una versione animata di Pinocchio, CipollinoRodari1 rimasta incompiuta. Nel dopoguerra è stato un onesto e originale vignettista sulla stampa comunista, dall’Unità al Pioniere. Prima di creare Cipollino, Gianni Rodari era stato protagonista di un singolare scontro dialettico con i vertici del PCI che – in singolare concordanza con alcuni ambienti della DC – accusavano i fumetti di diffondere fra i giovani gli aspetti più deteriori della cultura americana. “E’ logico che il fumetto sia stato lanciato da Hearst, imperialista cinico e fascista” scrisse Nilde Jotti su Rinascita, la rivista ideologica del partito. Rodari rispose per precisare come la larga diffusione dei fumetti fosse, in quel momento, il segno di un bisogno di lettura e di cultura, che bisognava in qualche modo soddisfare, ovviamente senza eccessi. Ci fu anche una replica dello stesso Togliatti che respinse l’idea che “il fumetto fosse una forma nuova di cultura popolare”. Evidentemente il leader comunista non aveva ancora letto né i fumetti di Cipollino, né le prime strisce di Tex che già avviavano una revisione della storia del West americano, con i pellerossa destinati a non essere più i soliti cattivi “musi rossi” dei peggiori film western americani. (Articolo di Carlo Scaringi).