Fellini e i fumetti

fellini Poche settimane fa è stato ricordato il cinquantenario dell’uscita de “La dolce vita”, il capolavoro di Federico Fellini, il geniale regista nato giusto 90 anni fa. Il duplice anniversario ha permesso di ripercorrere tutto l’itinerario artistico del regista, che è stato anche un grande appassionato dei fumetti. Già nella sua “marcia di avvicinamento” verso Roma, il giovane Federico – “vitellone” manarafelliniriminese stanco della provincia – si fermò fra il 1938 e ’39 a Firenze, trovando lavoro presso l’editore Nerbini. Sapeva disegnare e scriveva con originale umorismo, per cui in quella piccola azienda dove faceva un po’ di tutto – dal correttore di bozze al disegnatore, addirittura poi lo sceneggiatore di alcune storie “italiane” di Flash Gordon –  Fellini si fece le ossa. Dopo Firenze e le sue demenziali vignette che, insieme ad alcuni raccontini surreali, stemperavano la dura satira del “420”, un settimanale totalmente schierato sulla linea del regime, Fellini arrivò a Roma per approdare al “Marc’Aurelio”, FELLINI1versione romanesca del milanese e più raffinato “Bertoldo”. In quel tempo anche la satira era arruolata, e gli obiettivi erano sempre i soliti, l’Orso Stalino del Kremlino o Ciurcillone e re Giorgetto d’Inghilterra. Fellini disegnava, firmando semplicemente Federico quasi fosse famoso come Dante Alighieri, delle strisce un po’ folli, ma anti-inglesi con protagonisti due abitanti della “perfida Albione”, come si diceva allora. Ma disegnava anche le storielle di Cico e Pallina,  due sposini freschi freschi che sembrano quasi anticipare la storia d’amore tra Federico e Giulietta Masina. Dal Marc’Aurelio uscirono diversi sceneggiatori cinematografici, e anche Fellini seguì quella strada, collaborando fra l’altro alla sceneggiatura di “Roma città aperta”. Fu così che il mondo dei fumetti perse un protagonista e quello del cinema acquistò un grande regista. Dopo quelle esperienze giovanili, Fellini non avrebbe più disegnato (tranne sporadiche vignette sul Travaso), limitandosi a FELLINI2tratteggiare da par suo scene, bozzetti e costumi per i suoi film. Ma è  sempre rimasto legato alle “nuvolette” e avrebbe voluto fare un film su Mandrake, con David Niven o Marcello Mastroianni nel ruolo del mago. Non se ne fece nulla, come non divennero mai film altri due soggetti (“Il viaggio di G. Mastorna” o “Viaggio a Tolum”), entrambi trasformati in due lunghe storie a fumetti da Milo Manara, disegnatore amico del regista. Ma se Fellini non è riuscito a fare un film … a fumetti, il mondo dei comics gli ha reso più volte omaggio, come ha fatto Giorgio Cavazzano che ha inserito il regista nella storia “Zio Paperone alla conquista del Leone d’oro” (1986), e ha raccontato, con poetica ironia, il suo film più famoso, “La strada”, in una storia apparsa su Topolino nel 1991, con Minni nel ruolo di Gelsomina, Topolino in quello del Matto e Gambadilegno nel forzuto Zampanò, dimostrando che se il cinema non è riuscito quasi mai a penetrare nello spirito dei fumetti, questi hanno saputo entrare perfettamente nell’atmosfera del film. (Carlo Scaringi).