Akim, un Tarzan anni Cinquanta

akim654 PedrazzaE’ opinione diffusa che Akim – la “scimmia bianca” ideata nel febbraio 1950 dallo sceneggiatore Roberto Renzi e disegnata per anni da Augusto Pedrazza – sia stata ispirata dai personaggi di Tarzan. In realtà, come hanno spiegato a suo tempo gli autori, Akim deriva dalla lettura dei romanzi di Salgari e di Kipling, in particolare dal Libro della Giungla e altri, in cui compare Kim. Quasi per accentuarne il carattere esotico, gli autori lo trasformarono in Akim, ma poi – anche se non lo hanno mai confessato – hanno seguito la storia del Tarzan di Burroughs, nato nel 1912 e poi reso popolare da innumerevoli film e versioni a fumetti. Come Tarzan, anche Akim ha origini borghesi, era figlio del console inglese a Calcutta, naufragato al largo dell’Africa. Dalla tragedia si salvano la moglie e il figlio neonato che riescono a raggiungere la terraferma. Qui la donna viene sbranata da una pantera, mentre il bambino verrà allevato dalla tribù dell’orango Arab. Una volta cresciuto, il giovane si trova benissimo fra le scimmie, diventa quasi uno di loro, ne impara il linguaggio e riuscirà a parlare con tutti gli animali, akim_supgig_1 che in questa saga si comportano spesso come uomini e dialogano con Akim. La lunga avventura di carta di questa scimmia bianca – per molti versi simile ad altri “tarzanidi” allora di moda, a cominciare da Pantera Bionda – durerà dal 10 febbraio 1950 al 1967, per poi rivivere, con altri autori, tra il 1976 e il 1983. Le sue avventure sono infinite e come accade nel regno della fantasia si allargano nel tempo e nello spazio, coinvolgendo popoli antichi, animali estinti, scienziati folli, feroci guerrieri e perfino momenti fantascientifici. Come Tarzan anche Akim combatte contro i soliti uomini cattivi che portano nella giungla africana tutti i malanni della moderna civiltà, e danno la caccia agli animali. In questo senso Akim è un fumetto ecologico, in un momento in cui il problema non si poneva ancora. E questo, in fondo, è il grande pregio di questa lunga storia, venata qua e là da luoghi comuni e dialoghi spesso ingenui. Ma eravamo negli anni Cinquanta, quando i fumetti erano considerati una lettura – spesso diseducativa secondo alcuni – per bambini. [Articolo di Carlo Scaringi]