Tintin e la banalizzazione della censura

image Periodicamente, come riportiamo su afNews quando capita, partono veementi denunce (in Belgio) con lo scopo di sottoporre a censura l’albo Tintin in Congo. Albo del 1931 (periodo in cui certo il sentire comune non era quello di oggi, nemmeno in Europa, o meglio forse… in particolare in Europa) che lo stesso autore, Hergé, modificò nel 1946, proprio per sfrondare modi di dire e atteggiamenti che, a  suo tempo, risentirono “automaticamente” dell’ambiente culturale popolare e quindi di un razzismo latente e diffuso che oggi, in quei paesi, ovviamente si rifiuta (e che pure riappare sotto varie forme in Italia). Lasciando da parte la sensazione (davvero solo una sensazione) che le periodiche riprese di queste image denunce non siano altro che trovate a uso mediatico da parte di chi cerca di cavalcare l’onda della notorietà del personaggio, è invece interessante la risposta del Ministro della Cultura e della Comunicazione sulla questione. Potete leggerla in dettaglio nell’articolo che segue. Il senso è che “la legge francese tutela la libertà di espressione e richiede che si definisca in maniera precisa e prudente cosa davvero può essere sottoposto a limitazione, solo se, per esempio, in presenza di virulenza ideologia o carattere odioso (elementi non presenti nell’albo di Tintin, nemmeno nella sua prima versione)”. Insomma, si potrebbe dire che Tintin offre la possibilità, anche stavolta, di ragionare seriamente sulla Libertà, sulla Fraternità e sull’Uguaglianza. In Francia.

“Alors que sur France 3, Michel Piccoli crie «À bas Tintin!» et parle à propos de «Tintin au Congo» d’«œuvre d’art malhonnête», le Ministère français de la culture appelle à «ne pas banaliser la censure»…” Full article: click here.