Il Corriere dei Ragazzi, che bel giornalino

annicdr Storici e critici del fumetto hanno più volte studiato, analizzato e raccontato la storia del Corriere dei Piccoli, per molti decenni lettura preferita di tanti ragazzi del Novecento. Negli ultimi anni della sua esistenza il celebre settimanale ha avuto varie trasformazioni, diventando per quattro anni, dal 1972 al 1976, il Corriere dei Ragazzi. Un esperimento breve ma intenso e significativo, con molte storie a fumetti, rubriche culturali e informazioni di attualità, il tutto proposto senza pedanteria e senza cadere nell’evasione più facile, quella per esempio offerta dai periodici più popolari, di modesto spessore. In un momento abbastanza felice per il fumetto italiano, questo settimanale rinnovò sensibilmente il piccolo mondo delle nuvolette, dando ampio spazio e visibilità agli autori italiani, sia famosi che esordienti. Non è esagerato affermare che il Corriere dei Ragazzi fu una vera rivista d’autore, quasi alla pari dell’intellettuale e raffinato Linus e del nazionalpopolare Eureka, che comunque si rivolgevano a un pubblico più adulto e in parte politicizzato. Al Corriere dei Ragazzi è dedicato un grosso e illustrato volume edito dalla Rizzoli – “Gli anni del CdR, ovvero quando il Corriere dei Piccoli diventò grande” –  in cui i curatori Gianni Bono e Alfredo Castelli, che vissero in redazione quell’esperienza, rievocano i quattro anni quasi indimenticabili. Alfredo Castelli li aveva in parte già ricordati tempo fa in un numero monografico di IF di Gianni Bono, raccontando non tanto il bello di quell’esperienza quanto il rovescio della medaglia, ovvero il modo con cui la “proprietà” e i redattori del Corriere della Sera trattavanoimamginazionepotere i giovani colleghi del settimanale (tra cui c’era anche Ferruccio de Bortoli, ora direttore del CdS) indicati “come quelli che si divertivano e facevano i pupazzetti”. Tra questi, ha scritto il futuro papà di Martin Mystère, c’era anche chi veniva definito “il giovane promettente Castelli”, mentre adesso è solo il BVZM, ovvero il Buon Vecchio Zio Martin. Mettendo da parte la nostalgia, fra i tanti pregi di questo giornalino c’è soprattutto quello di aver ospitato il meglio, o quasi, del fumetto italiano, dai quasi esordienti Bonvi, Silver, lo stesso Castelli (presente con gli Aristocratici e Zio Boris) ad alcuni dei migliori disegnatori di quegli anni, da Hugo Pratt a Sergio Toppi, da Guido Buzzelli a Mario Uggeri, da Aldo Di Gennaro a Ferdinando Tacconi, da Jacovitti allo scrittore Mino Milani, sceneggiatore di storie western o poliziesche e di rubriche culturali come Inviato nel tempo o Cronaca disegnata che proponevano a fumetti personaggi ed eventi storici, perché il CdR non ha mai trascurato l’aspetto educativo dei fumetti. Negli stessi anni Linus – come ci ricorda un altro volume della Rizzoli, L’immaginazione e il potere a cura di Sergio Rossi – si apriva invece alla satira politica, anche qui con i migliori vignettisti italiani, dalla coppia PericoliPirella a Chiappori, da Altan a Staino, ecc. Erano gli anni delle scelte e della grande giornococco tensione politica, e un giornalino piccolo e ambizioso come Linus non poteva restarne fuori, magari rischiando di perdere, come poi è avvenuto, qualche lettore. Ma prima di questi periodici c’era stato, tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta, il Giorno dei Ragazzi, reso celebre dal Cocco Bill di Jacovitti e dall’inglese Dan Dare, proiettato già nel Duemila. Offerto insieme al quotidiano milanese, il Giorno dei Ragazzi forse preparò la strada alle novità degli anni futuri, come ricordano Luca Raffaelli e Gianni Brunoro che hanno curato un bel volume dedicato appunto a quel giornalino e naturalmente a Cocco Bill. (Articolo di Carlo Scaringi)

Scrivi il tuo bel Commento, dai!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.