La stagione dei fumetti neri al cinema

La storia del cinema è punteggiata da una serie di filoni che di volta in volta hanno scandito l’evoluzione del costume. Così dai ”telefoni bianchi” degli anni Trenta, che proponevano una società quasi spensierata in un’epoca buia, si è passati al neorealismo che raccontava speranze e problemi di un’Italia uscita dalla guerra. In tempi successivi abbiamo avuto la commedia all’italiana, poi gli spaghetti western, quindi la stagione delle infermiere o delle supplenti, e magari l’horror in salsa d’argento, e così via. In mezzo a tutti questi film, non sempre degni di passare alla storia, c’è stata anche la moda, tra gli anni Sessanta e Settanta, dei film “neri” ispirati ai protagonisti di una serie infinita di fumetti – quasi tutti da dimenticare – infarciti di criminali in calzamaglia nera, di belle ragazze nel ruolo di vittime sacrificali, di violenza e di un pizzico di trasgressione, allora giudicata da eccessiva dai soliti moralisti. I loro nomi erano imbottiti di esotiche lettere “k”, da Diabolik – il più famoso e il migliore di tutti – a Kriminal, da Satanik a Sadik, a Demoniak e altri, tutti nomi che denotavano la scarsa fantasia degli autori. La moda non sarebbe durata a lungo, e il solo Diabolik è arrivato ai giorni nostri, mentre gli altri si sono persi quasi subito per strada, uccisi anche dalla ripetitività di situazioni, sempre più scontate. Ma quei personaggi suscitarono anche l’interesse del mondo del cinema, a cominciare da Diabolik trasferito sullo schermo da un bravo regista come Mario Bava. Ma il film non ebbe il successo del fumetto, come ci ricorda un illustratissmo volume (Cinefumetto), edito dalla fiorentina Glittering Images, una casa editrice attenta ai vari aspetti dell’immagine, dal fumetto al cinema, alla fotografia. Il volume è in pratica un completo e preciso dizionario di film che nella maggior parte dei casi non hanno lasciato alcun ricordo, o quasi. Ecco allora Kriminal di Umberto Lenzi o Satanik di Piero Vivarelli mescolati ad altri più chiaramente erotici come Isabella di Bruno Corbucci o Baba Yaga, quasi un film d’autore che Corrado Farina ha tratto da un fumetto di Guido Crepax. Il filone comunque non è stato molto ricco, perché non è facile ricreare nei film le atmosfere delle “nuvolette”, come la storia di molti insuccessi dimostra. Adesso il matrimonio tra cinema e fumetti si celebra a Hollywood all’insegna del “kolossal”, con supereroi famosi, da Batman all’Uomo Ragno, e con effetti speciali, impossibili per gli artigiani del cinema italiano di quarant’anni fa. (Articolo di Carlo Scaringi).

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