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Una visita al museo Hergé a Louvain-la-Neuve

Photo Guido VogliottiLa mia visita al museo Hergé, recentemente aperto a Louvain-la Neuve, è stata una delle esperienze più appaganti negli ultimi tempi. L’edificio, costruito appositamente per ospitare questo museo dall’architetto Christian de Portzamparc consiste internamente di quattro blocchi separati e collegati da passerelle su ognuno dei due livelli in cui è articolato il museo. Questi quattro blocchi hanno pareti inclinate, talvolta curve, e sono dipinte in colori pastello con impressi motivi molti ingranditi di vignette di Hergé. Joost Swarte, l’artista che inventò la definizione ‘linea chiara’ negli anni 70, è responsabile per l’allestimento e le scenografie del museo, anche se vedendo le immagini dei suoi progetti sull’opuscolo del museo non sembra che tutte le sue proposte siano state attuate. L’edificio riesce mirabilmente a trasporre il mondo di Hergé e delle sue storie in forme tridimensionali a colori. Ci si sente immediatamente a proprio agio in questo ambiente, in cui si ritrovano le linee chiare, le forme e i colori che sono sempre stati il marchio di fabbrica di Hergé. Si può dire che il contenitore è perfetto per il contenuto. Il visitatore percorre quindi otto sale (iniziando dal piano superiore: Tappe di una vita, Creazioni molteplici, Una famiglia di carta, Cinema!, Il laboratorio, Il museo immaginario, Studi Hergé, La fama di Hergé). Il numero e la qualità di tavole originali, copertine, lavori pubblicitari, oggetti personali, foto, cartoline inviate agli amici ecc. è impressionante e i criteri espositivi sono ottimali. Da non perdere, su questo piano, il film di Vincent Baudoux in cui la linea chiara di Hergé viene esplorata minuziosamente dalla telecamera che scorre sulle immagini accompagnate da un fondo musicale. Il film costituisce un’attenta e piacevolissima analisi dello stile di Hergé. Nell’interessante ‘museo immaginario’ sono esposte le documentazioni etnologiche utilizzate da Hergé per la realizzazione delle sue storie. photo Guido VogliottiL’ultima sala della visita (La fama di Hergé, al piano inferiore) è una grande commemorazione del disegnatore in cui ad ogni disegno esposto corrisponde una citazione di autori come Joost Swarte, Haroun Tazieff, Alain Resnais, Philip Pullman, Balthus, Michel Serres, Bernard Pivot, Charles De Gaulle, Alain Saint-Ogan. In un breve video Michel Serres ricorda l’amico Hergé. L’ultima sala prima dell’uscita è costituita da una camera circolare (un tubo verticale) le cui pareti sono rivestite di copertine di Tintin in tutte le lingue: voci di bambini recitano i titoli delle avventure nelle varie lingue.Per quanto possa essere alta la vostra opinione dell’artista Hergé, è probabile che lascerete questo museo con un’idea ancora più lusinghiera dell’autore e della sua perfezione artistica. È vietato fotografare all’interno del museo, un divieto che non aiuta a dissipare l’immagine molto negativa che l’attuale management dell’impero di Hergé è riuscito a creare con scelte impopolari. L’altro punto dolente è che questo museo, per quanto eccezionale, non considera l’esistenza dei bambini: niente giochi interattivi, niente cartoni, in breve niente di tutto ciò che renderebbe felici i bambini. Questa è chiaramente una scelta consapevole dei proprietari del museo (è un museo privato, senza alcun contributo statale), che tendono a privilegiare il passato senza considerare il futuro; ma è un peccato, e non si può fare a meno di pensare che Hergé non avrebbe approvato questa scelta. In fondo tutto il suo lavoro era in primo luogo destinato ai bambini.

Photo Guido VogliottiA Visit to the Hergé Museum in Louvain-la-Neuve. My recent visit to the newly opened Hergé Museum in Louvain-la-Neuve was one of the most enjoyable experiences I have had lately. The building first of all: it was built with the sole purpose of housing the museum by the architect Christian de Portzamparc. Inside, it basically consists of four blocks interconnected by passageways on each of the two levels on which the museum is articulated. The four blocks are tilted, with tapering walls and curves, painted in solid pastel colours, each wall being painted with a much-enlarged ‘clear line’ pattern taken from a Hergé case. Joost Swarte, the very artist who devised the concept of ‘clear line’ in the 1970s, is responsible for the layout and settings of the museum, but looking at his drawings in the museum booklet it would seem not all of his ideas have been put into practice.The building beautifully manages to transpose the world of Hergé and of his stories into three-dimensional forms and colours. One immediately feels at ease in this environment, finding the same clarity of lines, shapes and colours that was always Hergé’s hallmark. You can’t help feeling that the container is perfect for the content. Then the visitor goes through eight rooms (starting from the top level: Stations of a lifetime, Multiple creations, A paper family, Cinema!, The laboratory, The imaginary museum, Studios Hergé, Hergé’s glory). The number and quality of original plates, covers, commercial artwork, personal objects and photos, postcards is stunning and everything is displayed in the best possible way. On the top floor don’t miss the fim by Vincent Baudoux, the camera just pans across Hergé’s clear lines accompanied by music, it is a very useful and pleasant analysis of his style. In the extremely interesting ‘imaginary museum’ the ethnological documents used by Hergé for the various stories are exhibited. The last room (Hergé’s glory, on the lower floor) is a sort of commemoration of Hergé associating original artwork with quotations on the walls from the likes of Joost Swarte, Haroun Tazieff, Alain Resnais, Philip Pullman, Balthus, Michel Serres, Bernard Pivot, Charles De Gaulle, Alain Saint-Ogan. Photo Guido VogliottiIn a short video Michel Serres remembers his friend Hergé.The very last room is a vertical shaft section in which Tintin covers in all languages line the circular wall. Children’s voices can be heard telling the titles in all languages.However high an opinion you may have of Hergé as an artist you are likely to leave the museum with the realisation that you never fully appreciated how great he really was and what level of perfection he had reached in his work.No photographs are allowed inside the museum, a stance that is unlikely to improve the very negative image the present management of the Hergé estate has created with a number of unpopular choices. The other lamentable point is the fact that this museum, excellent as it is, does not seem to consider the existence of children-no interactive games, no cartoons, nothing of what would easily make children happy. This is clearly a conscious decision by the owners of the museum (this is a private museum, no state subsidies) who have chosen to look back rather than to the future, but it is a shame and one can’t help feeling that Hergé would not have approved of this choice. He worked for the children all of his life.
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Guido Vogliotti
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