Zorro, famoso giustiziere in maschera

Tra il 9 agosto e il 6 settembre 1919 il settimanale “All Story Weekly” pubblicò un romanzo breve di Johnston McCulley (1883-1958), cronista di “nera” con l’hobby dello scrittore d’avventura. Protagonista della storia – intitolata La maledizione di Capistrano – era un misterioso giustiziere che nascondeva gli occhi con una mascherina e manovrava la spada con l’abilità di un campione. Era sempre impegnato a combattere contro i prepotenti e i malvagi che nella California di due secoli fa, ancora occupata dagli spagnoli, di certo non mancavano. Il suo nome diciamo così, d’arte era Zorro, che in lingua spagnola vuol dire volpe. E il nostro eroe infatti era furbo come il celebre predatore di galline, ma era anche un po’ beffardo, al punto di tracciare sul volto, o altre parti meno nobili dei suoi avversari, una “Z” ben incisa con la punta della spada. Dopo quel primo romanzo, McCulley ne scrisse molti altri, che però non diedero a Zorro quella popolarità che avrebbe ben presto raggiunto con il cinema. Dal 1920, quando Douglas Fairbanks impersonò il primo Zorro in un film di Fred Niblo, a oggi il celebre vendicatore in maschera ha avuto numerosi e bravi interpreti, che ne hanno alimentato la leggenda, accresciuta ulteriormente negli anni Cinquanta da una serie infinita di telefilm con Guy Williams. Il percorso di Zorro in un certo senso ricalca quello di Tarzan, altro campione dell’immaginario, nato nel 1912 nei romanzi di Edgar Rice Burroughs, reso popolare in decine di film e infine approdato nel mondo delle nuvolette, proprio come Zorro. Ma mentre Tarzan è stato disegnato da ottimi maestri del fumetto, da Hal Foster (che fu il primo nel 1929) a Burne Hogarth (che è stato il più bravo), Zorro è stato disegnato da bravi artigiani, se si esclude Alex Toth, che fu il primo. Per anni è stato realizzato da Warren Tufts, spesso su sceneggiature ispirate ai telefilm. Data la sua popolarità, Zorro a fumetti è apparso in quasi tutto il mondo, molto spesso disegnato da autori locali. La prima, sporadica apparizione italiana risale al 1940, quando sull’Audace n. 317 del 25 gennaio (uno degli ultimi numeri dello storico settimanale che attraversò tutti gli anni Trenta) comparve una breve storia con il misterioso spadaccino, che una ventina di anni dopo ebbe, anche in Italia, il suo momento di gloria, grazie ai telefilm e ai molti albi a fumetti editi nel periodo di maggior popolarità del filone western. [Articolo di Carlo Scaringi]