Valentina Mela Verde: Grazie Grazia!

Perché io debba commuovermi (e non scherzo) leggendo un paio di paginette di Tiziano Sclavi è cosa che, sul momento, fatico io stesso a comprendere, ma sicuramente ci sono buoni motivi, oltre al fatto inesorabile che invecchio (e che Sclavi scrive bene qualunque cosa). Non perderò certo tempo (mio e vostro) a cercare di capirlo qui e adesso, il motivo della mia commozione, ma vi dirò, invece, che le due paginette sono la prefazione al volumone di Coniglio editore che raccoglie le storie della Valentina Mela Verde di Grazia Nidasio dal 1969 al 1971, primo della raccolta cronologica completa. Poco di più scrive la stessa Nidasio e infila con leggerezza tutta una serie di ricordi di quegli anni che contribuiscono a suscitarne altri ancora a catena in me, che, come accennavo, ho una certa età. Poi tocca a Laura Scarpa tracciare una dettagliata introduzione (da leggere) che precede utilmente la pubblicazione delle storie di Valentina Mela Verde ed eccoci pronti alla lettura dei fumetti. Per quelli della mia età si tratta di tornare a quegli anni settanta che hanno significato davvero molto, per cui non dovrei fare testo. Ovvio, si può dire, che mi piaccia la grafica e che apprezzi le storie. Ovvio un cavolo. Valentina Nidasio - photo Goria - clickQuei disegni sono di per sé belli, anche perché sono davvero capaci di raccontare storie. Le raccontano sul serio. E quelle storie sono “forti”, perché prendono la vita di tutti giorni di ragazzine e ragazzini veri, immersi in un mondo vero (drammaticamente incasinato come quello a cavallo tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, tra rivoluzioni, grandi e sinceri ideali, violenza e terrorismo, giusto per capirci) col quale confrontarsi, per forza, attraverso i propri sentimenti (altrettanto forti e drammatici), e portano queste vite, queste emozioni e tutto il resto, sulla carta di un giornale per ragazzi, ogni settimana, una dopo l’altra, anno dopo anno. Racconti sinceri, mai ammorbiditi da un ipocrita politically correct legato a motivazioni commerciali, mai piegati alle vip-marchette tanto tristemente normali (e noiose) in questi anni di mercimonio mediatico (e umano). Per questo raggiungevano con facilità cuore e mente dei giovani lettori, toccando corde profonde. Eh, sì, può sembrare incredibile, oggi, ma c’era un tempo, persino in Italia, in cui autori di fumetti (cui in seguito avremmo appiccicato la meritata ma altisonante etichetta Valentina Mela Verde di Grazia Nidasiodi Maestri) parlavano schiettamente ai giovanissimi, di qualunque argomento, che fosse sesso, droga o rock-n-roll, democrazia o rivoluzione, inquinamento o corruzione, con l’onestà intellettuale che in questo inizio di anni duemila sembra essere considerata una colpa, più che una rara virtù. Questa raccolta, allora, merita sicuramente un posto nelle Università dove gli studiosi analizzano scientificamente l’umanità e i suoi periodi, perché può aiutare a capire quegli anni e noi stessi. Ma anzitutto meriterebbe di essere letta dalla gente, quella che oggi vota sulla base dell’incantamento televisivo, ché si ricordi di essere stata migliore persino in tempi difficili. E forse potrebbero leggerla anche i ragazzini e le ragazzine di oggi, magari per capire se quel modo di raccontare a fumetti la vita vera dei loro coetanei di un tempo è ancora in grado di toccarli dentro, come succedeva allora. E mi commuoverò di nuovo, non a causa del bravo Tiziano stavolta, ma a pensare che, in realtà, vorrei non dover parlare al passato di quel modo di raccontare storie a bambini e ragazzini.

Una risposta a “Valentina Mela Verde: Grazie Grazia!”

  1. Fumetti me ne piacevano ; ma Valentina è stato l’unico che abbia AMATO, nel vero senso della parola. E Valentina era una persona reale, per me…un’amica con cui avevo un appuntamento settimanale…un piccolo miracolo mai verificatosi con altre cose, né prima né dopo.

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