E finalmente arrivò Mandrake

L’11 giugno del 1934 sul New York American Journal comparve la prima striscia di una storia creata da Lee Falk, poi disegnata da Phil Davis. Era dedicata a Mandrake, ma il protagonista sarebbe giunto solo a metà giugno, qualche striscia dopo, introdotto da un gigantesco negro in calzoncini e maglietta di leopardo. Siamo nella residenza di un ambasciatore, vittima di un misterioso furto. La polizia brancola nel buio e nel buio è immersa la casa per un guasto elettrico. L’oscurità viene squarciata dall’ingresso del negrone che dice: “Io sono Lothar, abbassate le armi, vi annuncio l’arrivo del mio padrone”. Ed ecco Mandrake il Mago, che fa il suo ingresso nel mondo degli eroi di carta, per divenire poi protagonista di mille avventure, narrate per decenni da Lee Falk – che due anni dopo ideò anche la saga di Phantom – e disegnate da Phil Davis e poi, dal 1964, da Fred Frederick. Ricordando quel debutto, Mandrake disse, in una storia di molti anni dopo, che “da ragazzo idoltravo i grandi detectives, Sherlock Holmes o Arsenio Lupin, perciò quando due agenti dell’Interpol vennero nel mio camerino a chiedere l’aiuto della mia magia per scoprire un regno segreto popolato da assassini…” accettò subito. “E’ un lavoro – ha ricordato in un’altra storia – che mi ha assorbito sempre di più, facendomi quasi dimenticare le mie origini di mago, ‘l’uomo del mistero’ come mi chiamavano nei cartelloni. Certo in questo modo ho perso contratti importanti e guadagnato di meno, ma non sono mai stato avido di denaro”. Per gli eroi di carta il tempo non passa mai, e adesso Mandrake vive nel suo castello di Xanadu, quasi una fortezza tecnologica, insieme alla principessa Narda (che a differenza della quasi coetanea Diana dell’Uomo Mascherato non è convolata a giuste nozze), in attesa che qualcuno dell’Inter-Intel lo solleciti a intervenire contro i cattivi di turno. Con loro c’è sempre Lothar, non più come servitore ma come prezioso collaboratore, e insieme ricordano gli anni lontani e gli antichi nemici, soprattutto i primi, dice il mago, “perché ricorrevano a trucchi e magie, proprio come me: il Cobra, che usava la magia nera e non è mai riuscito a vincermi, Saki, detto anche “cammello d’argilla”, il ladro più abile del mondo, trasformista e imitatore senza uguali”. Ma ce ne sono stati molti altri, come il gobbo Rawak, la Mummia vivente o l’Uomo Lupo. Sono nemici ben caratterizzati, che restano impressi nel ricordo dei lettori, anche perché ogni tanto ritornano in nuove storie. Nel corso degli anni Mandrake si è trovato spesso immerso in vicende di attualità, con scontri realistici con spie, contrabbandieri, ricattatori, rapinatori e terroristi. In una storia di cinquant’anni ha sconfitto una banda di ignobili personaggi che volevano sabotare i piani americani per la conquista dello spazio. A quell’epoca i sovietici erano in vantaggio, ma Mandrake vigilava, e forse nella conquista americana della Luna un po’ di merito lo ha avuto anche lui. Come nella seconda guerra mondiale quando sbaragliò un gruppo di spie naziste infiltrate negli Stati Uniti. Quella storia venne pubblicata negli anni Quaranta anche in Italia, ma con qualche differenza: Mandrache (come lo scrivevano sugli albi Nerbini) era stato arruolato dal controspionaggio di Berlino per combattere un gruppo di spie inglesi. (Articolo di Carlo Scaringi).

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