Alan Ford, la risposta italiana all’Agente 007

Jonny Logan - photo Goria - clickNegli anni Sessanta si registrarono i primi successi dei film con James Bond, l’invincibile agente 007 con licenza di uccidere. Il personaggio avrebbe poi ispirato molti fumetti, e anche qualche versione simpaticamente satirica, come il Johnny Logan di Romano Garofalo e soprattutto come Alan Ford, nato nel maggio del 1969 a opera di quella straordinaria coppia di autori che sono stati Luciano Secchi e Roberto Raviola. Insieme, con gli pseudonimi di Max Bunker e Magnus, hanno realizzato le storie di Kriminal, di Satanik e la serie di Maxmagnus, un malvagio re medievale che tartassa, con la complicità di un avido amministratore, i suoi sudditi. Dopo questi personaggi, la coppia ha varato il fortunato ciclo di Alan Ford, incentrato sulle sconclusionate avventure di una singolare e male assortita banda di investigatori, raccolta sotto la sigla TNT, ovvero la formula semplificata di un famoso esplosivo. Alan Ford è un giovane grafico in cerca di lavoro che viene arruolato dal gruppo, dominato da energico vecchietto forse ultracentenario, che tutti chiamano e riconoscono come il Numero Uno. Compagni di lavoro di Alan Ford sono altri strampalati individui in cerca di fortuna, come il Conte Oliver, tipico ladro gentiluomo, Grunt, un militare specializzato nelle più improbabili invenzioni, Bob Rock, irascibile e scarso di statura ma con un grosso naso e la Cariatide, braccio destro del Numero Uno, Gli Aristocratici di Alfredo Castelli e Tacconi - photo Goriama indolente al massimo livello. Lo scenario delle loro avventure è un’improbabile New York e la combriccola prepara i suoi piani nel retrobottega di un negozietto di fiori. Uno dei nemici ricorrenti è Superciuk, un netturbino che odia tutti i cittadini perché sporcano la città. Si consola scolando bottiglie di vino, comprese quelle contaminate da uno scarico radiattivo, che lo trasformano in un supercattivo dall’alito devastante. Come si vede il taglio di queste storie è chiaramente umoristico, non privo di risvolti ironici e satirici, che nel corso degli anni hanno permesso agli autori di inserire in queste improbabili vicende situazioni e personaggi della realtà italiana, vista spesso con lo stesso distacco autoironico che ha spinto i due autori a raffigurarsi in due personaggi del ciclo, ovvero nel Conte Oliver Luciano Secchi e in Bob Rock il disegnatore. Qualche anno dopo Alfredo Castelli e Ferdinando Tacconi si sono forse ispirati ad Alan Ford, ideando il ciclo degli Aristocratici, una banda di ladri eleganti e raffinati che tentano di compiere improbabili colpi a Londra e dintorni. Rispetto ad Alan Ford c’è un indubbio salto di qualità, con più realismo ma con la stessa dose di disincantata ironia. [Carlo Scaringi]

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