I settant’anni dell’Avventuroso

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Nell’anniversario (si veda l’Agenda del Fumetto qui a fianco) della rivista L’Avventuroso, pubblichiamo questo articolo di Carlo Scaringi: Quando l’Avventuroso nacque, il 14 ottobre 1934, nelle edicole italiane c’erano già diversi giornalini per ragazzi,dalCorriere dei Piccoli, pubblicato fin del 1908, al Giornale dei balilla voluto nel 1923 dal nascente regime come risposta al “borghese” Corrierino, dal Giornalino edito dalle edizioni Paoline nel 1924, replica cattolica alla stampa di regime (e ancora validemente in vita) al più celebre di tutti, quel Topolino inventato nel 1932 do un vulcanico editore fiorentino, Mario Nerbini, che ha lasciato un segno indelebile nella storia del fumetto e del costume italiani. C’erano anche altri “giornaletti” come Jumbo eL’Audace che Lotario Vecchi, un altro padre del fumetto italiano, cominciò a pubblicare dal 1932 e dal 1934. Ma l’arrivo dell’Avventuroso segnò una svolta clamorosa. Perché? Lo chiediamo e Leonardo Gori, fiorentino, storico del fumetto e apprezzato autore di romanzi. “Mario Nerbini pubb1icava già da un paio di anni. Topolino (che nel 1935 avrebbe ceduto a Mondadori) con un certo successo. Ma l’avventuroso fu una novità assoluta, un’autentica ‘bomba’ editoriale. Sapientemente impostato e impaginato, colpì prepotentemente la fantasia di un pubblico non necessariamente infantile e adolescenziale. Il formato è grande, come quello dei tabloid di oggi, la stampa è una miracolosa tricromia con colori accesi e squillanti, fatti di cieli gialli, praterie scarlatte e mari smeraldo. Sono otto pagine che fanno subito sognare perché non ci può essere maggior contrasto con la ‘routine’ di un’Italia tutto sommato provinciale e sonnolenta, malgrado le pretese eroiche delle fanfare di regime”. Sulla prima pagina del primo numero c’è l’inizio della lunga saga di Flash Gordon, con quel pianeta misterioso che minaccia di colpire la Terra. È quella la ‘molla’ del successo del giornale? “Al di là dei va1ori formali  delle storie di Alex Raymond, peraltro notevolissimi, la pagina d’esordio ha un effetto veramente dirompente per i lettori di ogni  età. Per rendersene pienamente conto bisogna fare un confronto con quanto si era visto, fino ad allora, nel campo delle stampa periodica per ragazzi. Nelle edicole primeggiava il Corriere dei Piccoli, espressione di una cultura borghese solo in parte condizionata delle retorica fascista. Il Corrierino negli anni Trenta ebbe molte imitazioni, da Jumbo che proponeva tavole inglesi per bambini allo stesso Topolino con storielle umoristiche disneiane (anche se Nerbini vi inserì le avventure africane di Cino e Franco). L’Avventuroso spezzava quel clima di tranquillo ottimismo e con le sue storie provocò profondi e repentini mutamenti nel gusto collettivo e in tutta l’editoria per ragazzi“. A sfogliare il primo numero, sembra che l’Avventuroso sia un giornale intieramente dedicato ad  Alex Raymond,  uno dei maggiori  autori di fumetti. È vero? “In effetti direi di si, anche se (e ne parlo a ragion veduta, possedendo l’intera collezione del giornaletto, in originali, vissuto con alterne vicende fino al 1943) nel corso degli anni sono arrivati altri personaggi (spesso americani, come Mandrake o l’Uomo Mascherato) di spessore analogo o quello degli eroi di Raymond. Nel primo numero apparvero l’Agente segreto X-9 e Jim della Giungla, entrambi realizzati da Raymond, e Radio Pattuglia di Eddie Sullivan e Charlie Schmidt. L’agente X-9 proponeva un mondo ‘patinato’, quasi hollywoodiano, in cui ambienti lussuosi, vestiti alla moda, eleganti automobili si mescolavano brillantemènte con contenuti di notevole violenza, in storie che Raymond disegnava tenendo presenti i modelli del cinema gangsteristico,  allora molto popolare. In Radio Pattuglia c’era invece l’altra faccia del poliziesco, con malinconiche ‘pupe del gangster’, sordidi slums,fronti del porto, credibili bassifondi disegnati con efficace realismo. Infine Jim della Giungla: ambientate in una foresta africana, queste storie riproponevano, in chiave più moderna, lo stereotipo ottocentesco dell’esploratore bianco, con il volto di un Gary Cooper bruno e il ritmo d’azione di un film di Tarzan“. Parafrasando il titolo di un racconto di Hemingway, potremmo dire che fu breve la vita felice dell’ .Avventuroso. “L’epoca d’oro terminò sul finire del 1938, quando il Ministero della Cultura Popolare vietò la pubblicazione di tutti i fumetti (ma in parte anche film e libri) d’importazione americana. Scomparvero anche Mandrake e l’Uomo Mascherato, un personaggio, questo, che univa l’avventura al mistero, che proponeva anche un’inedita figura femminile, quella Diana Palmesi (Palmer in originale) che impersonava un modello straordinariamente moderno di donna, che piaceva notevolmente anche alle lettrici, fino ad allora piuttosto fredde nei confronti dei comics.” In quegli anni le storie d’importazione vennero sostituite da altre di  Autori italiani, alcuni anche di notevole livello artistico, ma sia i personaggi che i temi proposti, spesso venati da retorica e propaganda, non riuscirono mai a sostituire nel cuore dei lettori Gordon e compagni. Con la fine dell’Avventuroso (ristampato negli anni. Settanta dalla Nerbini in grossi volumi per collezionisti) sono scomparsi anche  i giornalini classici. Oggi c’è spazio per una nuova rivista d’autore? “Temo di no. Sul finire degli anni Quaranta gli editori hanno imboccato due strade: le storie umoristiche e disneiane e quelle cosiddette ‘popolari’, con eroi come Tex, Zagor, Blek, Capitan Miki, ecc. La rivista d’autore è sopravvissuta con sporadici tentativi fino agli anni Ottanta, con il declino del Corriere dei piccoli, vanamente rivitalizzato con avventure italiane e trasformato in. un più adulto Corriere dei Ragazzi, con la stagione di Linus e con altri coraggiosi quanto isolati sussulti, come il ciclo di Orient Express, la parabola di Comic Art e simili. Oggi l’orizzonte è piuttosto grigio, per non dire peggio, con computer e videogiochi che hanno distrutto il piacere anche tangibile di sfogliare e leggere i fumetti.” [Carlo Scaringi]