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Pogo for President! Briscola!

Trump in inglese significa Briscola, mi pare… Ciò detto, però, insomma, dico, umorismo e vignette a parte, non sarebbe magari il caso di perdere il nostro viziaccio di demonizzzare a priori? Così come quello di santificare a priori. Obama lo facemmo santo subito, povero Cristo, con tanto di Nobel sulla fiducia (forse, chissà, per una sorta di razzismo al contrario, non so) e la cosa non gli giovò.
Non va bene, temo. Un essere umano è un essere umano, ne’ santo ne’ demone, semmai un bel mix. Si valutano le azioni, man mano.
Del signor Trump come riccone si sa un sacco, ormai, e certo non è esaltante, dal punto di vista etico e morale. Del Trump Presidente bisogna vedere come si muove, perché sarà per forza altra cosa, immagino.  Chi può dire, ora… magari il suo volersi disinteressare  del resto del mondo costringerà l’Europa a essere finalmente Europa e questo potrebbe essere persino un effetto collaterale positivo.
Un effetto negativo dei suoi progetti (solo annunciati, a oggi), invece, potrebbe esserci per circa 20 milioni di persone, ma negli USA, se davvero cancellerà l’Obamacare, lasciando tutti quei poveretti senza assistenza medica.

Mah… chi vivrà vedrà. Ah, avessero eletto Pogo!…

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A suo tempo Pogo (di Walt Kelly) venne candidato alla Casa Bianca! Ovviamente il suo ruolo qui (questa illustrazione è del 1952) era di pulire la sala della convention… 🙂
Post pubblicato 8 mesi fa alle 11:51, venerdì 11 novembre 2016.
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Ho preso il comando

Considerazioni odierne dal mio spazio Facebook:

“Che sia Franza che sia Spagna, basta che se magna”. Grosso modo così si diceva, dalle nostre italiche parti. Questa sembra essere l’essenza della campagna politica: se sei in grado di offrire al popolo il benessere (o almeno la speranza concreta del benessere, quantomeno per i suoi figli), allora diventi il Capo. Da lì si passa per forza, pare. Tutto il resto sembra essere filosofia.
Allora, chi riesce a vedere un po’ più in là e un po’ più in profondità, può solo sperare che il prossimo aspirante Capo, oltre ad azzeccare le promesse e il modo in cui le presenta al popolo, sia anche una brava persona, capace e che pensi davvero al bene comune (sapendo che il bene comune, su questo pianeta, non può riguardare solo una fettina della specie umana, altrimenti, poi, si sta ancora peggio – per forza).
Ma la Storia che conosciamo ha mostrato che non sempre l’aspirante Capo ha le caratteristiche positive che servirebbero a far vivere tutti un po’ meglio… e, comunque, le “masse popolari” fanno oggettivamente molta fatica a capire le vere caratteristiche degli aspiranti Capi, a capire se veramente uno può essere d’aiuto o d’intralcio. Troppo preso forse, il popolo, tutti noi, a tirare avanti giorno per giorno, per poter aver acquisito le doti necessarie all’ardua impresa: scegliere le persone giuste per il (vero) bene comune.
Per cui il popolo va a casaccio, de panza, come capita capita, d’istinto, guidato da indignazione, rabbia, disagio ecc. Insomma, col cervello annebbiato dallo stomaco.
Eh… tant’è. Ovvio che quando già si vive bene, si riesca a ragionare meglio, mentre con la pancia vuota (o anche solo mezza vuota, o anche solo un po’ più vuota di prima) l’intelletto vada a farsi benedire. E allora s’incrociano le dita. Si sbraita un po’, si tirano i dadi (coi quali di solito si perde) e si spera d’aver fatto la scelta giusta: che poi si stia meglio, o che almeno i nostri figli (per chi ne ha) stiano poi meglio…
Forse le “persone giuste” sono davvero poche, o forse hanno altro da fare, chissà. Ma è per questo che usiamo, dalle nostre parti, la democrazia come sistema: perché almeno ci si riserva una possibilità di correggere gli errori. Lascia stare che siamo benissimo capaci di sbagliare a oltranza, siamo umani in fondo. Ma almeno una chance ce la teniamo. Senza speranza noi umani non riusciamo a vivere.

Disegno di Roger Leloup per la serie Yoko Tsuno.
Disegno di Roger Leloup per la serie Yoko Tsuno.

 

Post pubblicato 8 mesi fa alle 11:28, giovedì 10 novembre 2016.
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Non è la voce del tuo Dio!

marchiogiallo

Chi prova piacere a uccidere non è sano di mente: va bloccato e, se possibile, curato. Una persona con un cervello nella decenza non è contenta di uccidere nemmeno se è costretta a farlo. Chi considera i terroristi fanatici giustificabili come fossero partigiani della Resistenza, non ha le idee chiare e, forse, ha egli stesso dei sintomi preoccupanti cui dovrebbe porre attenzione. Infatti, chi è sano di mente non prova piacere a usare le armi contro degli esseri umani e se appena appena può, lo evita.

Sono tranchant? Sì. Su questo argomento sì: se ti fa piacere uccidere, sei molto malato. Molto molto molto.
Devi farti curare alla svelta. Non vuoi farti curare, o le cure non sortiscono risultati? Allora vai isolato, messo in condizione di non nuocere. Ma non si può, dannazione!, non si può finanziarti, giustificarti, darti credito, considerarti un interlocutore accettabile. Non si può fare finta di niente e lasciarti fare, o dire che se fai così, poverino, avrai i tuoi buoni motivi. Non si deve (a meno che non si desideri l’estinzione della specie umana, si capisce)! I motivi del tuo comportamento disumano ci saranno pure, ovvio, ma non ti giustificano; si limitano a identificare gli stimoli sulla base dei quali hai fatto scelte sbagliate, imperdonabili, non condivisibili e con enorme probabilità dettate da un malfunzionamento cerebrale. E non ti si deve lasciar fare, assolutamente no.

Quella che senti dentro di te e ti dice di uccidere, non è la voce del tuo Dio e nemmeno della tua Ragione: è il tuo cervello che perde colpi.


Nell’immagine: il Marchio Giallo (dalla serie Blake e Mortimer di E.P. Jacobs), prototipo del fuori di testa totale utilizzato da un altro malvagio fuori di testa totale. Buon neurologo altamente consigliato a entrambi, ma, per fortuna, questi son solo personaggi dei fumetti, non persone in carne e ossa.


Perché l’omicidio è imperdonabile? Perché la persona che può concedere il perdono è morta. Ciascuno di noi può, se proprio vuole, perdonare solo per il danno subìto personalmente. Non si può perdonare per conto terzi, in delega. Eh.

 

 

Post pubblicato 3 anni fa alle 14:55, venerdì 22 agosto 2014.
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Rispetto e Compassione

ToplinoSuicidaMancato

Ogni volta che qualcuno si suicida per depressione, mi chiedo (avendo fatto la mia bella esperienza personale su questi argomenti) quanto ci sarebbe bisogno di non nascondersi dietro i tabù della morte, quanto ci sarebbe bisogno di spiegare, ai fortunati che quelle esperienze non le hanno vissute sulla propria pelle, cosa realmente siano quelle faccende, quanto ci sarebbe bisogno, anzitutto, di Rispetto. Rispetto e Compassione.

Chi mi conosce bene, sa che considero il suicidio una scelta non solo talora nobile e tragicamente coraggiosa, ma anche semplicemente una scelta possibile dell’essere umano. Capiamoci: quando è dettata dalla depressione (che è malattia feroce e subdola, terribile e trasparente, spietata e infida) non è una vera scelta. Il dolore è tale (travalica ogni limite immaginabile), che la persona non è in grado di vedere nessuna altra scelta possibile. In questo caso bisognerebbe essere in grado di aiutare davvero il malato, intervenendo prima che sia troppo tardi. Ma quando è una libera scelta, ci vuole solo Rispetto per la persona. Rispetto e Compassione.

Quando ero meno vecchio e, soprattutto, non mi ero ancora curato per la depressione (e tutto il resto) dicevo che, se avessero riportato che mi fossi suicidato, sarebbe stato sicuramente un omicidio travestito, perché io non mi sarei mai e poi mai suicidato. Poi le mie malattie mentali (chiamale come vuoi) sono sfociate nella famosa depressione e la vita mi ha insegnato le sue lezioni, liquefacendo la mia arroganza, la mia presunzione, le mie ferree convinzioni e le mie stupide certezze. Ho visto il tutto che c’è nel nostro cervello. Affascinante e terribile. Ho visto l’incapacità altrui di provare compassione (cioè di mettersi negli altrui panni e capirne i sentimenti e condividerli) e l’empatia coraggiosa di chi mi è stato vicino, con tutta la difficoltà che questo ha comportato. L’incapacità, bada bene, non la condanno: ne ho preso nota e so che se ne deve tener conto, ma capisco i tanti limiti che abbiamo, noi esseri umani. Oh, se li capisco! Siamo davvero fragili creature. Per questo apprezzo tanto chi riesce a superarli (cioè, a spostare il proprio limite un pelino più in là). Ma se apprezzo chi riesce a spostare il suo limite, non condanno chi non ce la fa. Rispetto, anzitutto. Rispetto e Compassione.

Non vorrei pensassi che mi stavo riferendo a chi si suicida e a chi non si suicida. No, no. Era un discorso più generale. Se parti da Rispetto e Compassione, il resto viene quasi da sé.

Amleto. Si chiede che fare. Soffre moltissimo, è evidente. Per giunta non ha la più pallida idea di cosa sia davvero la vita. Idem per la morte (anzi, per il “dopo questa vita”, se mai c’è un dopo per l’individuo umano). In fondo siamo un po’ tutti Amleto, come siamo un po’ tutti Paperino. Persino Topolino, quando andò leggermente in depressione, si pose drammatici quesiti… Ma fu estremamente fortunato, non dovette nemmeno spendere soldi dal neurologo: bastò un orologio a cucù a ridargli l’uso della ragione. Mh… Che sia il caso di tenerne sempre uno in casa?

Post pubblicato 3 anni fa alle 16:28, mercoledì 13 agosto 2014.
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Voi! Tutti!

generalizzazionemuraria

Slogan da muro stradale nel centro di Torino. Sì, una delle tante, infinite semplificate generalizzazioni murarie che rappresentano lo sfogo personale di qualcuno, o il progetto “politico” di qualcun altro, o altro ancora. Già. Ognuno può aggiungervi (o sostituirvi) la categoria che, per motivi personali o apparentemente collettivi, gli sta sul gozzo. Il tutto, fa pendant (sia pure con le dovute differenze), con la scrittura estrema, volgare o violenta, qualunquista o massimalista, totalitarista o integralista, razzista o sessista, o altro *ista a piacere (o anche solo stupida e ignorante fin nel midollo), che, ad oggi, gira ancora tanto in rete, dove il “nemico” non ce l’hai mai davanti fisicamente e non può risponderti in faccia, o darti un grosso pugno sul naso facendolo pateticamente (e pericolosamente) sanguinare.

Generalizzare è odioso, oltre che idiota, imho. I giornalisti, i politici, i parlamentari, gli idraulici, i tassisti ecc. Che idiozia disgustosa! Semmai “alcuni” fan questo, altri fan questo altro, quello la pensa così e quell’altro non ha tutti i torti e così via… Ma tutti? Ma dai! Idiozia solenne e vagamente criminale, per giunta fin troppo vigliaccamente facile da praticare.

Con ragionamenti simili del genere potremmo, giusto per fare un banale esempio contemporaneo, dire che “i parlamentari (tutti) del M5S (o chi vuoi tu) sono dei fannulloni (dal primo all’ultimo), che non producono niente che mi interessi (anzi non producono proprio niente di utile), che scaldano le poltrone del Parlamento prendendo uno stipendio da favola che pago io coi miei soldi delle mie tasse, che tirano pure a farsi belli vaneggiando di “beneficenza” dal loro stipendio verso un improbabile Fondo per l’Imprenditoria (ma quali imprenditori ne dovrebbero beneficiare? i lori amici e parenti? o gli amici e parenti dei loro boss?), beneficenza fatta coi miei soldi sempre quelli delle mie tasse! E se io non volessi fare beneficenza, ma fare un regalo ai miei figli? E se volessi fare beneficenza, ma ad Emergency e non agli imprenditori? Mi rendano i miei soldi e che se ne vadano a casa loro a lavorare davvero, invece di vivere alle mie spalle, facendo i loro sporchi interessi, che poi chissà quali sono in realtà! E, inoltre, mandiamoli davanti al tribunale del popolo, che cadano delle teste e servano da esempio per tutti!” Eccetera, eccetera, eccetera.

Hai visto com’è facile, generalizzando, criminalizzare alla rinfusa e seminare odio e violenza? Uno scherzo.

Ma non è uno scherzo, ciò che ne risulta. E’ una schifezza odiosa e pericolosa. Ma finché non tocca la “tua” categoria, finché non finisci anche tu nella lista nera, farai finta di niente?

TopolinoGiornalista
Per la cronaca, negli anni trenta del secolo scorso, Mickey Mouse intraprese la professione di giornalista. Di conseguenza, anche lui era finito in una lista nera, quella della criminalità organizzata, che ce l’aveva con tutti i giornalisti che ne non parlavano bene (della criminalità organizzata, ovvio).
Post pubblicato 3 anni fa alle 14:32, giovedì 22 maggio 2014.
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Una vita da straniero e la pedagogia dell’amore

Gabriele Goria attore - foto Giorgio Sottile

Vita da straniero. Integrazione culturale. Pedagogia dell’amore. Un sacco di altri temi ancora, esplora e sviluppa Gabriele (Goria, certo) in questo post del suo blog (click qui), partendo dal racconto concreto della sua esperienza di vita da emigrante, dalla solitudine dello straniero, fino a inventare stimoli per una nuovo modo di pensare e vivere la democrazia nella vita quotidiana, passando per la scuola e la didattica. Riesce a stupirmi ogni volta… Di qualunque cosa ti occupi, fossi in te lo leggerei con attenzione.

gabrielegoria.wordpress.com

Post pubblicato 4 anni fa alle 15:37, martedì 12 novembre 2013.
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Eremiti in Azione

GabrieleGoria

A volte mi chiedo se sia più eremita mio figlio Gabriele (in Finlandia), con la sua sperimentazione sull’eremitaggio e il misticismo, o mio figlio Stefano (in Irlanda) che immagino passi il tempo in un bunker coi suoi colleghi teste d’uovo, tutti sostanzialmente isolati, ciascuno davanti al proprio computer, elaborando formule che vanno oltre l’immaginazione… La questione meriterebbe altro approfondimento. Intanto però Gabriele, dopo anni di lavoro, sta dando uno spessore pubblico al suo Muovere il Silenzio, al suo Viaggio Artistico attraverso Eremiti in Progress, e a tutto il resto, mettendo in linea i testi che emergono dalle sue esperienze, per cui non posso esimermi dal diffondere la notizia: forse tu che leggi hai qualche interesse che coincide con le sue ricerche, e la cosa potrebbe tornarti utile…

Info e testi: http://gabrielegoria.wordpress.com/

StefanoGoria

Post pubblicato 4 anni fa alle 16:18, lunedì 14 ottobre 2013.
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C’è – Non c’è.

the town on the edge of the end-WaltKelly

Se Dio c’è, c’è. Se Dio non c’è, non c’è. Punto. L’esistenza o l’inesistenza di un’entità come “Dio” (qualunque cosa significhi per te – o qualunque altra “cosa” del genere) non può dipendere dal fatto che tu ci creda o no, come se fosse un personaggio de La Storia Infinita (o Babbo Natale nei racconti in cui rischia di sparire, se nessuno crede più a lui), così come la tua personale esistenza non dipende dal fatto che tu (o qualcun altro) ci creda o meno, così come il Sariparnzaconyestrno in realtà se non esiste, non esiste, che tu (o qualcun altro) ci creda o meno. Il concetto non dovrebbe essere difficile da afferrare, con un cervello mediamente funzionante. Persino il semplice disquisirne (se non per “gioco”), di una faccenda indimostrabile (momentaneamente o per sempre), suona futile. Eppure, ancora, ci sono persone che vivono molto male questa inutile questione… Probabilmente hanno ben altri problemi, da risolvere, che non l’esistenza di “Dio” con annessi e connessi (fra cui l’esistenza di “credenti”, “non credenti”, “fedeli”, “infedeli” e altre simili inutili e spesso pericolosissime futilità).

Questo discorso può applicarsi a tutte le faccende momentaneamente non dimostrabili, o magari semplicemente inesistenti: l’anima, gli extraterrestri, il complotto mondiale dei Sariparnzaconyestrni e via discorrendo (ce n’è per tutti i gusti: mettici quel che preferisci, che ci siano o no). E tutte producono, in alcuni esseri umani, gli stessi devastanti effetti, se ci si inchiavarda nella vite senza fine del “io credo, tu non credi”. Inutile. Futile. Pericolosissimo. Per favore, cerca di vivere la vita senza fare del male agli altri per motivi così futili, ok? E’ già così breve e poco fruibile appieno di suo, la nostra vita, senza bisogno di rovinarla con inutili fanatismi. Se ti accorgi che ti stai inchiavardando in qualcosa del genere, prima di perdere quel minimo di buon senso che rende la vita vivibile insieme agli altri, vai a farti aiutare: saremo tutti più felici. Il mio neurologo ha ancora posti liberi e la pizzeria pure.

Ben altra cosa è, a mio modesto avviso, cercare di rendere reali i propri (bei) sogni, o andare alla ricerca di (e magari scoprire davvero) ciò che la propria (bella) immaginazione suggerisce. Però sempre senza far del male agli altri, per favore!

L’immagine è di Walt Kelly, tratta dalla splendida The Town on The Edge of The End del 1954: da leggere assolutamente. Se non riesci a trovarla, puoi sempre fare click qui.

Post pubblicato 4 anni fa alle 17:34, giovedì 10 ottobre 2013.
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Ehilà, Franci! Auguri!

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Francesco, il Papa dei cristiani cattolici, è solo un “uomo immagine”, messo lì per risollevare il Vaticano nell’immaginario popolare con una serie di buone (quanto inutili, o al più, poco utili) parole, o è una persona davvero convinta di dare un contributo all’Umanità? I suoi rimbrotti ai cattolici (e alla curia ecc.) porteranno un vero cambiamento, o tutto resterà come prima? La Chiesa Cattolica si farà “povera”, magari restituendo saccate di soldi allo stato italiano e ai suoi cittadini come alcuni sperano, o faranno tutti orecchie da mercanti? Insomma, sono solo parole al vento, ad usum media, o stiamo assistendo a un rinnovamento epocale? O ne’ l’una ne’ l’altra? Cioè, egli ci crede davvero, ma nessuno (o quasi) gli darà retta? Visto il peso strabordante che questa Chiesa ha in Italia, sono domande che, alla fine della fiera, interessano tutti i cittadini italiani (e non solo, ovviamente). E mi vengono in mente ogni volta che dal televisore dice qualcosa, cioè spesso, in questo periodo. Anche se non sono una delle sue pecorelle (e non sono pecorella di nessuno, in effetti, oggidì, se per pecorella intendiamo chi segue una qualsivoglia fede religiosa), e sicuramente la pensiamo in modo diverso su alcune faccende della vita e della morte, mi piacerebbe che lui ci credesse davvero (e in questo senso, il titolo di questo post sarebbe il saluto affettuoso a un amico che apprezzi, e col quale non è necessario essere sempre d’accordo) e che i suoi gli dessero retta su diverse delle parole che ha detto fin qui. Sarebbe un bel passo avanti per tutti. Chissà. Peraltro, spes ultima dea

Per inciso, peccato che, nell’intervista di Scalfari (click qui), Eugenio non abbia avuto la prontezza di spirito di rispondergli come ho scritto l’altro giorno (click qui): sarebbe stato divertente e mi piace pensare che il buon Gesuita avrebbe apprezzato e ci avrebbe riso su.

Il disegno è tratto dal Francesco di Dino Battaglia.

Post pubblicato 4 anni fa alle 14:35, sabato 5 ottobre 2013.
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InternetMania: si cura!

ComputerPuffoTintin-fotoGoria

“L’iniziativa del governo per disintossicare i giovani dalla rete, dalla telefonia e dai computer. Mezzo milione di giapponesi tra i 12 e i 18 anni sono “dipendenti” da internet…” Trattasi degli Hikikomori (ひきこもり/引き篭りche ci sono non solo in Giappone… Articolo completo: click qui.

Post pubblicato 4 anni fa alle 14:18, venerdì 27 settembre 2013.
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Asino chi… non vota

20130920_081048Questo sostanzialmente intendeva questo antico manifesto di un lontanissimo periodo della storia d’Italia. Lo si trova in via Po, a Torino, in un negozio-da-portici sempre pieno di antiche curiosità.

Che poi, a dirla tutta, gli asini è vero che non votano, però sono animali come si deve, non come gli esseri umani.

Post pubblicato 4 anni fa alle 18:10, mercoledì 25 settembre 2013.
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Little Cannibal

Cannibal

Ai tempi in cui ancora non esisteva il “politically correct”, si facevano cose simpatiche di questo tipo, ma ci si permetteva di definire automaticamente “cannibale” un qualunque africano…

Puoi scoprire tutti i dettagli facendo click qui. Ci sono anche le istruzioni per costruirsene uno.

Post pubblicato 4 anni fa alle 5:37, sabato 21 settembre 2013.
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Il razzismo nuoce gravemente

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“Il razzismo nuove gravemente alla sopravvivenza della specie” è una delle (mie) citazioni che trovi nella barra laterale ogni tanto. Cercherò di chiarire meglio cosa avevo in mente, quando l’ho scritta, quella frase.
Uso il termine “razzismo” giusto per semplificare, e per la valenza che la storia popolare gli ha dato nel tempo, cioè qui intendo per “razzismo” l’insieme di qualunque discriminazione nei confronti di chiunque sia in qualsiasi modo diverso da sé. Non solo una questione di “razza” in senso stretto, quindi, ma l’insieme di tutti quei comportamenti dettati, in fondo, dalla “paura del diverso”, “paura di ciò che non si conosce”. Perché dico che nuoce alla sopravvivenza della specie (che sembra essere l’esatto contrario di quanto, di solito, potrebbe sostenere un qualche tipo di razzista)? Perché la sopravvivenza della specie è legata alla continua, incessante diversificazione, nascita dopo nascita, del nostro DNA, in questo Universo in cui l’unica costante è il mutamento. Maggiore è la varietà, maggiori sono le chance che, in caso di crisi di qualsivoglia tipo, siano in vita esseri umani con un DNA in grado di affrontarla e superarla. Le “razze pure” rischiano molto di più l’estinzione, sembra quasi ovvio dirlo. Se lo cose stessero come ho detto, allora il razzismo dovrebbe essere considerato una minaccia per l’Umanità anche solo dal punto di vista scientifico. Giusto per riflettere sull’argomento da un profilo leggermente diverso dal solito…
L’immagine è tratta dall’avventura cinese di Tintin, scritta e disegnata in un periodo in cui Hergé cominciava a capire che i consigli del suo precedente mentore non andavano poi tanto bene, e si avviava a una maggiore consapevolezza di sé e del mondo che lo circondava, inserendo nei racconti, da allora in poi, temi anti razzisti.
Post pubblicato 4 anni fa alle 18:46, lunedì 16 settembre 2013.
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Operaio

Operaio
Quest’anno il tema del Primo Maggio è stato la sicurezza. Le morti sul lavoro, senza fine, messe sotto il faro mediatico dalla strage della ThyssenKrupp, sono state rappresentate durante il corteo da una sorta di “muro” su cui erano indicati i nomi da tanti, tanti lavoratori di ogni età, morti per lavorare. Questo operaio era uno dei due che tenevano il “muro”. Il resto degli scatti che ho fatto in questa occasione sono in parte qui www.flickr.com/photos/fisacpiemonte/sets/72157604830516189/ e in parte qui http://www.flickr.com/photos/gianfrancogoria/sets/72157604840935770/.

Post pubblicato 9 anni fa alle 21:24, venerdì 2 maggio 2008.
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ThyssenKrupp…


manifestazione ThyssenKrupp
Inserito originariamente da gianfrancogoria

Torino, 10 dicembre 2007. Antonio Boccuzzi, sopravvissuto.
Manifestazione per la strage sul lavoro alla ThyssenKrupp. In una mattina gelida, un’atmosfera tesissima, carica di dolore e rabbia.
Una selezione dei miei scatti, fatti in quella occasione, è esposta nella mostra “Chi muore al lavoro”, dal 22 aprile al 18 maggio 2008 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a Torino (sala espositiva di via Modane 16), sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
Le altre foto scattate si trovano qui:
www.flickr.com/photos/gianfrancogoria/sets/72157603419919842/
e qui:
www.fisacpiemonte.net/foto/2007-12-10-strage/

Post pubblicato 9 anni fa alle 7:59, lunedì 21 aprile 2008.
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Disney Season Greetings 1938

Da una cartolina Disney augurale-promozionale del 1938. Tanti Auguri!

Se volete gustarvi una versione in alta definizione, fate click qui.

pluto

Post pubblicato 10 anni fa alle 18:00, martedì 25 dicembre 2007.
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