Pogo for President! Briscola!

Trump in inglese significa Briscola, mi pare… Ciò detto, però, insomma, dico, umorismo e vignette a parte, non sarebbe magari il caso di perdere il nostro viziaccio di demonizzzare a priori? Così come quello di santificare a priori. Obama lo facemmo santo subito, povero Cristo, con tanto di Nobel sulla fiducia (forse, chissà, per una sorta di razzismo al contrario, non so) e la cosa non gli giovò.
Non va bene, temo. Un essere umano è un essere umano, ne’ santo ne’ demone, semmai un bel mix. Si valutano le azioni, man mano.
Del signor Trump come riccone si sa un sacco, ormai, e certo non è esaltante, dal punto di vista etico e morale. Del Trump Presidente bisogna vedere come si muove, perché sarà per forza altra cosa, immagino.  Chi può dire, ora… magari il suo volersi disinteressare  del resto del mondo costringerà l’Europa a essere finalmente Europa e questo potrebbe essere persino un effetto collaterale positivo.
Un effetto negativo dei suoi progetti (solo annunciati, a oggi), invece, potrebbe esserci per circa 20 milioni di persone, ma negli USA, se davvero cancellerà l’Obamacare, lasciando tutti quei poveretti senza assistenza medica.

Mah… chi vivrà vedrà. Ah, avessero eletto Pogo!…

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A suo tempo Pogo (di Walt Kelly) venne candidato alla Casa Bianca! Ovviamente il suo ruolo qui (questa illustrazione è del 1952) era di pulire la sala della convention… 🙂

Ho preso il comando

Considerazioni odierne dal mio spazio Facebook:

“Che sia Franza che sia Spagna, basta che se magna”. Grosso modo così si diceva, dalle nostre italiche parti. Questa sembra essere l’essenza della campagna politica: se sei in grado di offrire al popolo il benessere (o almeno la speranza concreta del benessere, quantomeno per i suoi figli), allora diventi il Capo. Da lì si passa per forza, pare. Tutto il resto sembra essere filosofia.
Allora, chi riesce a vedere un po’ più in là e un po’ più in profondità, può solo sperare che il prossimo aspirante Capo, oltre ad azzeccare le promesse e il modo in cui le presenta al popolo, sia anche una brava persona, capace e che pensi davvero al bene comune (sapendo che il bene comune, su questo pianeta, non può riguardare solo una fettina della specie umana, altrimenti, poi, si sta ancora peggio – per forza).
Ma la Storia che conosciamo ha mostrato che non sempre l’aspirante Capo ha le caratteristiche positive che servirebbero a far vivere tutti un po’ meglio… e, comunque, le “masse popolari” fanno oggettivamente molta fatica a capire le vere caratteristiche degli aspiranti Capi, a capire se veramente uno può essere d’aiuto o d’intralcio. Troppo preso forse, il popolo, tutti noi, a tirare avanti giorno per giorno, per poter aver acquisito le doti necessarie all’ardua impresa: scegliere le persone giuste per il (vero) bene comune.
Per cui il popolo va a casaccio, de panza, come capita capita, d’istinto, guidato da indignazione, rabbia, disagio ecc. Insomma, col cervello annebbiato dallo stomaco.
Eh… tant’è. Ovvio che quando già si vive bene, si riesca a ragionare meglio, mentre con la pancia vuota (o anche solo mezza vuota, o anche solo un po’ più vuota di prima) l’intelletto vada a farsi benedire. E allora s’incrociano le dita. Si sbraita un po’, si tirano i dadi (coi quali di solito si perde) e si spera d’aver fatto la scelta giusta: che poi si stia meglio, o che almeno i nostri figli (per chi ne ha) stiano poi meglio…
Forse le “persone giuste” sono davvero poche, o forse hanno altro da fare, chissà. Ma è per questo che usiamo, dalle nostre parti, la democrazia come sistema: perché almeno ci si riserva una possibilità di correggere gli errori. Lascia stare che siamo benissimo capaci di sbagliare a oltranza, siamo umani in fondo. Ma almeno una chance ce la teniamo. Senza speranza noi umani non riusciamo a vivere.

Disegno di Roger Leloup per la serie Yoko Tsuno.
Disegno di Roger Leloup per la serie Yoko Tsuno.

 

Non è la voce del tuo Dio!

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Chi prova piacere a uccidere non è sano di mente: va bloccato e, se possibile, curato. Una persona con un cervello nella decenza non è contenta di uccidere nemmeno se è costretta a farlo. Chi considera i terroristi fanatici giustificabili come fossero partigiani della Resistenza, non ha le idee chiare e, forse, ha egli stesso dei sintomi preoccupanti cui dovrebbe porre attenzione. Infatti, chi è sano di mente non prova piacere a usare le armi contro degli esseri umani e se appena appena può, lo evita.

Sono tranchant? Sì. Su questo argomento sì: se ti fa piacere uccidere, sei molto malato. Molto molto molto.
Devi farti curare alla svelta. Non vuoi farti curare, o le cure non sortiscono risultati? Allora vai isolato, messo in condizione di non nuocere. Ma non si può, dannazione!, non si può finanziarti, giustificarti, darti credito, considerarti un interlocutore accettabile. Non si può fare finta di niente e lasciarti fare, o dire che se fai così, poverino, avrai i tuoi buoni motivi. Non si deve (a meno che non si desideri l’estinzione della specie umana, si capisce)! I motivi del tuo comportamento disumano ci saranno pure, ovvio, ma non ti giustificano; si limitano a identificare gli stimoli sulla base dei quali hai fatto scelte sbagliate, imperdonabili, non condivisibili e con enorme probabilità dettate da un malfunzionamento cerebrale. E non ti si deve lasciar fare, assolutamente no.

Quella che senti dentro di te e ti dice di uccidere, non è la voce del tuo Dio e nemmeno della tua Ragione: è il tuo cervello che perde colpi.


Nell’immagine: il Marchio Giallo (dalla serie Blake e Mortimer di E.P. Jacobs), prototipo del fuori di testa totale utilizzato da un altro malvagio fuori di testa totale. Buon neurologo altamente consigliato a entrambi, ma, per fortuna, questi son solo personaggi dei fumetti, non persone in carne e ossa.


Perché l’omicidio è imperdonabile? Perché la persona che può concedere il perdono è morta. Ciascuno di noi può, se proprio vuole, perdonare solo per il danno subìto personalmente. Non si può perdonare per conto terzi, in delega. Eh.

 

 

Rispetto e Compassione

ToplinoSuicidaMancato

Ogni volta che qualcuno si suicida per depressione, mi chiedo (avendo fatto la mia bella esperienza personale su questi argomenti) quanto ci sarebbe bisogno di non nascondersi dietro i tabù della morte, quanto ci sarebbe bisogno di spiegare, ai fortunati che quelle esperienze non le hanno vissute sulla propria pelle, cosa realmente siano quelle faccende, quanto ci sarebbe bisogno, anzitutto, di Rispetto. Rispetto e Compassione.

Chi mi conosce bene, sa che considero il suicidio una scelta non solo talora nobile e tragicamente coraggiosa, ma anche semplicemente una scelta possibile dell’essere umano. Capiamoci: quando è dettata dalla depressione (che è malattia feroce e subdola, terribile e trasparente, spietata e infida) non è una vera scelta. Il dolore è tale (travalica ogni limite immaginabile), che la persona non è in grado di vedere nessuna altra scelta possibile. In questo caso bisognerebbe essere in grado di aiutare davvero il malato, intervenendo prima che sia troppo tardi. Ma quando è una libera scelta, ci vuole solo Rispetto per la persona. Rispetto e Compassione.

Quando ero meno vecchio e, soprattutto, non mi ero ancora curato per la depressione (e tutto il resto) dicevo che, se avessero riportato che mi fossi suicidato, sarebbe stato sicuramente un omicidio travestito, perché io non mi sarei mai e poi mai suicidato. Poi le mie malattie mentali (chiamale come vuoi) sono sfociate nella famosa depressione e la vita mi ha insegnato le sue lezioni, liquefacendo la mia arroganza, la mia presunzione, le mie ferree convinzioni e le mie stupide certezze. Ho visto il tutto che c’è nel nostro cervello. Affascinante e terribile. Ho visto l’incapacità altrui di provare compassione (cioè di mettersi negli altrui panni e capirne i sentimenti e condividerli) e l’empatia coraggiosa di chi mi è stato vicino, con tutta la difficoltà che questo ha comportato. L’incapacità, bada bene, non la condanno: ne ho preso nota e so che se ne deve tener conto, ma capisco i tanti limiti che abbiamo, noi esseri umani. Oh, se li capisco! Siamo davvero fragili creature. Per questo apprezzo tanto chi riesce a superarli (cioè, a spostare il proprio limite un pelino più in là). Ma se apprezzo chi riesce a spostare il suo limite, non condanno chi non ce la fa. Rispetto, anzitutto. Rispetto e Compassione.

Non vorrei pensassi che mi stavo riferendo a chi si suicida e a chi non si suicida. No, no. Era un discorso più generale. Se parti da Rispetto e Compassione, il resto viene quasi da sé.

Amleto. Si chiede che fare. Soffre moltissimo, è evidente. Per giunta non ha la più pallida idea di cosa sia davvero la vita. Idem per la morte (anzi, per il “dopo questa vita”, se mai c’è un dopo per l’individuo umano). In fondo siamo un po’ tutti Amleto, come siamo un po’ tutti Paperino. Persino Topolino, quando andò leggermente in depressione, si pose drammatici quesiti… Ma fu estremamente fortunato, non dovette nemmeno spendere soldi dal neurologo: bastò un orologio a cucù a ridargli l’uso della ragione. Mh… Che sia il caso di tenerne sempre uno in casa?

Voi! Tutti!

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Slogan da muro stradale nel centro di Torino. Sì, una delle tante, infinite semplificate generalizzazioni murarie che rappresentano lo sfogo personale di qualcuno, o il progetto “politico” di qualcun altro, o altro ancora. Già. Ognuno può aggiungervi (o sostituirvi) la categoria che, per motivi personali o apparentemente collettivi, gli sta sul gozzo. Il tutto, fa pendant (sia pure con le dovute differenze), con la scrittura estrema, volgare o violenta, qualunquista o massimalista, totalitarista o integralista, razzista o sessista, o altro *ista a piacere (o anche solo stupida e ignorante fin nel midollo), che, ad oggi, gira ancora tanto in rete, dove il “nemico” non ce l’hai mai davanti fisicamente e non può risponderti in faccia, o darti un grosso pugno sul naso facendolo pateticamente (e pericolosamente) sanguinare.

Generalizzare è odioso, oltre che idiota, imho. I giornalisti, i politici, i parlamentari, gli idraulici, i tassisti ecc. Che idiozia disgustosa! Semmai “alcuni” fan questo, altri fan questo altro, quello la pensa così e quell’altro non ha tutti i torti e così via… Ma tutti? Ma dai! Idiozia solenne e vagamente criminale, per giunta fin troppo vigliaccamente facile da praticare.

Con ragionamenti simili del genere potremmo, giusto per fare un banale esempio contemporaneo, dire che “i parlamentari (tutti) del M5S (o chi vuoi tu) sono dei fannulloni (dal primo all’ultimo), che non producono niente che mi interessi (anzi non producono proprio niente di utile), che scaldano le poltrone del Parlamento prendendo uno stipendio da favola che pago io coi miei soldi delle mie tasse, che tirano pure a farsi belli vaneggiando di “beneficenza” dal loro stipendio verso un improbabile Fondo per l’Imprenditoria (ma quali imprenditori ne dovrebbero beneficiare? i lori amici e parenti? o gli amici e parenti dei loro boss?), beneficenza fatta coi miei soldi sempre quelli delle mie tasse! E se io non volessi fare beneficenza, ma fare un regalo ai miei figli? E se volessi fare beneficenza, ma ad Emergency e non agli imprenditori? Mi rendano i miei soldi e che se ne vadano a casa loro a lavorare davvero, invece di vivere alle mie spalle, facendo i loro sporchi interessi, che poi chissà quali sono in realtà! E, inoltre, mandiamoli davanti al tribunale del popolo, che cadano delle teste e servano da esempio per tutti!” Eccetera, eccetera, eccetera.

Hai visto com’è facile, generalizzando, criminalizzare alla rinfusa e seminare odio e violenza? Uno scherzo.

Ma non è uno scherzo, ciò che ne risulta. E’ una schifezza odiosa e pericolosa. Ma finché non tocca la “tua” categoria, finché non finisci anche tu nella lista nera, farai finta di niente?

TopolinoGiornalista
Per la cronaca, negli anni trenta del secolo scorso, Mickey Mouse intraprese la professione di giornalista. Di conseguenza, anche lui era finito in una lista nera, quella della criminalità organizzata, che ce l’aveva con tutti i giornalisti che ne non parlavano bene (della criminalità organizzata, ovvio).