I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free

Nina Simone, “I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free”, live Montreux 1976

I wish I knew how
It would feel to be free
I wish I could break
All the chains holding me
I wish I could say
All the things that I should say
Say ‘em loud, say ‘em clear
For the whole round world to hear
I wish I could share
All the love that’s in my heart
Remove all the bars
That keep us apart
I wish you could know
What it means to be me
Then you’d see and agree
That every man should be free
I wish I could give
All I’m longin’ to give
I wish I could live
Like I’m longin’ to live
I wish I could do
All the things that I can do
And though I’m way over due
I’d be starting anew
Well I wish I could be
Like a bird in the sky
How sweet it would be
If I found I could fly
Oh I’d soar to the sun
And look down at the sea
Then I’d sing ‘cause I know, yea
Then I’d sing ‘cause I know, yea
Then I’d sing ‘cause I know
I’d know how it feels
Oh I know how it feels to be free
Yea yea!
Oh, I know how it feels
Yes I know, oh, I know
How it feels
How it feels

http://www.ninasimone.com/

L’odio urla. L’amore sussurra.

“L’odio urla. L’amore sussurra.”

Sorridi – foto Gianfranco Goria – ovviamente è Xena

Così ho scritto, qualche tempo fa, a una persona ferita dall’odio sparato in rete. Purtroppo chi fa mestieri che lo espongono particolarmente al pubblico e ai suoi umori (attori, cantanti, fumettisti ecc.), è facilmente oggetto di attacchi feroci da parte di chi, nella propria pochezza mentale, ha bisogno di essere cattivo, di far del male, per compensare un tormento interiore o chissà cos’altro (questo è campo per neurologi et similia, ovviamente). Attacchi prontamente replicati da simil persone (che forse necessitano di non sentirsi sole, di sentirsi parte di un gruppo, sia pure di persone odiose), che sembrano essere sempre tantissime, rispetto a quelle che mostrano apprezzamento o affetto.

Manco a dirlo, la cattiveria e l’odio si fanno notare enormemente di più degli apprezzamenti e dell’amore. Ho cercato di esprimerlo in sintesi con la mia semplice frase d’apertura.
Effettivamente penso che le persone mediamente buone siano l’assoluta maggioranza nel mondo (viceversa ritengo che ci saremmo già estinti) e che, di solito, non sentano la necessità di urlare ai quattro venti, perché l’amore sussurra, quindi si sente di meno, e vive di azioni non di parole. O, forse, ci vuole un “udito” più raffinato per sentirlo.

Penso che la maggior parte delle persone con una mente mediamente sana, provi tenerezza per gli occhietti dolci di una creaturina, che si tratti di figli propri o altrui, o di animali, o di bei paesaggi ecc. Tenda a proteggere chi è indifeso e debole. Capisca cosa vuol dire voler bene ai propri cari. Eviti di far del male se non costretta.
Con tutti i normali difetti che può avere, una persona dalla mente mediamente sana, capisce l’amicizia, l’amore, l’affetto, il piacere della bellezza, dei bei posti, delle cose buone… Sa piangere e ridere.

Una persona così, con una mente mediamente sana e semplice, non può non capire le cose semplici ed essenziali della vita: affetto, protezione, tenerezza, cooperazione e collaborazione, empatia e solidarietà… Gli istinti antichi che servono alla sopravvivenza della nostra specie.

Persino le persone male istruite, guidate da cattivi maestri (talora persone, questi, seriamente malate di mente, e che dovrebbero curarsi con cura, se possibile), messe di fronte alla semplice realtà delle cose umane più basilari, dovrebbe capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bene e cosa è male davvero (al di là delle fisime religiose, politiche, settarie ecc.). A volte, se si è mediamente sani di mente, basta avere di fronte l’altra persona e guardarla negli occhi.

La cattiveria e l’odio si sono sempre espressi, anche quando non c’era la Grande Rete. Certo, ora è molto più semplice ferire altre persone a distanza. Soprattutto può mancare lo sguardo negli occhi, eh sì. Quello che aiuta le persone “normali” a capire che ci sono cose più importanti e utili e belle della rabbia e dell’odio. Quello che aiuta a capire che l’altro è proprio come te, anzi… sei proprio tu.

Tuttavia, va da sé, ci sono anche persone la cui mente non è “mediamente sana”, ma abbastanza malata… Da curare, come dicevo, ché magari la si recupera. Ma oggi non è questo il punto che volevo dirti. Il punto è che la stragrande maggioranza degli esseri umani, io credo sia mediamente buona, con tutti i suoi limiti umani. L’odio fa molto rumore e allora facilmente sembra tanto. L’amore invece sussurra e allora bisogna avere l’udito fino. Io penso che se riusciamo a fare uno sforzo, possiamo sentire i sussurri e capire che sono incredibilmente più delle urla.

Sicuramente non basta a risolvere tutto, su questo pianeta. ma forse basta a non far mai morire la speranza di poter costruire, un mattoncino alla volta, un mondo (cioè un’umanità) migliore. Col nostro (tuo, mio, suo) piccolo contributo. Un sorriso alla volta.

O se necessario, una pastiglia alla volta… 😉 (“cu ‘na custata fiorentina, mortadella dduie panine, cu’nu miezo litro ‘e vino, nu caffe’ con caffeina“)


io cammino ogne notte
io cammino sbariando
io nun tengo mai suonno nun chiudo mai
ll’uocchie e nun bevo caffè
va te cocca siente a mme
va te cocca siente a mme
‘na perziana ca sbatte
‘nu lampione ca luce
e nu ‘mbriaco ca dice
bussanno a’na porta madonna cunce’
‘a tre mise nun dormo cchiu’
‘na vucchella vurria scurda’
gente diciteme comme aggia fa

pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa addurmi’ pe me fa scurda’
il mio dolce amor
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa senti’ come un gran pascia’
e mi inebria il cuor
dint’e vetrine’e tutte’e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
alle palline ‘e glicerofosfato
e bromotelevisionato grammi zero zero 3
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate

‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa addurmi’ pe me fa scurda’
il mio dolce amor
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa senti’
come un gran pascia’
e mi inebria il cuor
dinte’e vetrine’e tutte’e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
alle palline ‘e glicerofosfato
e bromotelevisionato dittiti’
bicarbonato borotalco e seme ‘e lino
cataplasma e semolino
‘na custata fiorentina
mortadella dduie panine
cu’nu miezo litro ‘e vino
nu caffe’ con caffeina
grammi zero zero tre ueh
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate ‘na pastiglia siente a mme’

Musica e Parole

C’è musica che mi fa muovere per forza, c’è musica che mi fa piangere, c’è musica che mi fa ridere, c’è musica che mi fa venire i brividi nella schiena…

Pogo direttore d’orchestra, by Walt Kelly.

Un esempio? La mia lista:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLSgXtlp9U81omygIQNK1E_XjdRS0bpFuG

E mi fa riflettere anche se non voglio: cosa siamo noi umani (che produciamo parimenti merda e amore), cosa sono io? Cosa, non chi.
Ovviamente non lo so (a parte la banale risposta: animali, che non dice nulla, in realtà, di cosa siamo, anche perché è solo una delle nostre tante etichette che usiamo per cercare di capire il mondo in cui siamo insieme a tutte le forme di vita possibili di cui ci cibiamo e di cui siamo cibo in questo continuo rimescolamento di atomi che chiamiamo Vita…).
Con tutti questi anni alle spalle, praticamente con un sacco di vite diverse vissute, con una quantità di esperienze bizzarre da far la gioia di qualunque neurologo (o di un fissato di robe extrasensoriali, a piacere), con affetti e prole cui avrei voluto dire cose che non sono mai stato capace di dire (ché, nonostante sia logorroico, non le so dire a parole neanche a me stesso, e le avessi dette a parole avrei dovuto aggiustarle nel tempo, perché le parole non ce la fanno proprio a dire quel che c’è davvero da dire) alla Cat Stevens in Father and Son, per dire (ma le mie canzoni non arrivano così dentro, mi sa), a forza accontentandomi di esistere con loro nei miei limiti, sperando che qualcosina arrivi comunque… Con tutto questo e altro ancora, non so cosa sono. E forse non ha nessuna importanza.
Ma non si può mai dire… 🙂

Vai Bruce!

Dedicato a chi lascia la propria terra

“American Land” – Bruce Springsteen

What is this land America so many travel there
I’m going now while I’m still young my darling meet me there
Wish me luck my lovely I’ll send for you when I can
And we’ll make our home in the American land

Over there all the woman wear silk and satin to their knees
And children dear, the sweets, I hear, are growing on the trees
Gold comes rushing out the rivers straight into your hands
When you make your home in the American Land

There’s diamonds in the sidewalk the’s gutters lined in song
Dear I hear that beer flows through the faucets all night long
There’s treasure for the taking, for any hard working man
Who will make his home in the American Land

I docked at Ellis Island in a city of light and spires
She met me in the valley of red-hot steel and fire
We made the steel that built the cities with our sweat and two hands
And we made our home in the American Land

There’s diamonds in the sidewalk the’s gutters lined in song
Dear I hear that beer flows through the faucets all night long
There’s treasure for the taking, for any hard working man
Who will make his home in the American Land

The McNicholas, the Posalski’s, the Smiths, Zerillis, too
The Blacks, the Irish, Italians, the Germans and the Jews
Come across the water a thousand miles from home
With nothin in their bellies but the fire down below

They died building the railroads worked to bones and skin
They died in the fields and factories names scattered in the wind
They died to get here a hundred years ago they’re still dyin now
The hands that built the country were always trying to keep down

There’s diamonds in the sidewalk the gutters lined in song
Dear I hear that beer flows through the faucets all night long
There’s treasure for the taking, for any hard working man
Who will make his home in the American Land
Who will make his home in the American Land
Who will make his home in the American Land





E ce ne sono ancora tante altre versioni…

Musica e parole. Eh.

Moltissimi anni fa, praticamente un’altra vita, a cavallo tra gli anni sessanta e settanta del millenovecento, noi si suonava e scriveva musica e testi per il gruppo nato (come usava all’epoca) sui banchi di scuola. Yeah.

Gianfranco 1970
Sì, ero così, quando suonavo coi miei amici.

Un giorno, mi pare in concomitanza con uno dei nostri concerti, il nostro flautista (o era il percussionista? E’ passato tanto di quel tempo… ma erano bravi tutt’e due, loro – io decisamente meno) si lasciò sfuggire quello che per lui era il titolo di uno dei nostri brani: “Il male della gioia”. Va da sé che scoppiammo a ridere, cercando di spiegargli che il titolo era sempre stato, ma proprio sempre, fin dall’inizio, “Il mare della gioia”… Alla fine capì, accettò, e continuò a suonare bene esattamente come prima, come niente fosse. Ovviamente. Eh.

Per carità, la distanza fra la L e la R, glottologicamente parlando, non è un granché (c’è una piccola differenza nel posizionamento della lingua sui denti davanti), tanto che, per secoli, ha segnato la differenza tra Cina e Giappone, per quanto riguarda la tradizione fonetica, laddove la R veniva pronunciata più come una L e appena al di là del mare succedeva l’esatto contrario, con la L pronunciata come fosse una R. Poco male, se comunque ci si capisce. Perché questo, in fondo, è il punto. Eh.

Ma quando il senso cambia del tutto? Buffo, eh? Il linguaggio che contava davvero, per il nostro compagno, era quello della musica, non le parole. Con quello non faceva errori, no. Eh.

Poi c’è il caso in cui alle parole si dà un significato diverso a seconda della persona cui sono attribuite. Idiozia, vero? Certo, si annulla il raziocinio, momentaneamente. A volte anche per più di un momento, purtroppo.
Così può capitare che se un bambino dica “far del male, è male“, ci si rida su. Se la stessa identica frase è attribuita a uno cui (a priori) diamo credito, la inquadriamo (e, ahinoi, verrà sparata in rete in bocca a un pupazzetto o con dietro un bel panorama o la figura di quella persona, magari con aureola, o magari con la figura di un’altra persona che non c’entra nulla…).
Chi l’ha pronunciata, questa frase? Einstein? Il Profeta? Newton? Buddha? Hawking? Gesù? Rita Levi Montalcini? l’A.I. che risponde per conto di afNews.info? Un bambino? Un capo religioso? Uno che dice banalità? Un genio? Un malato mentale? Te lo dico in fondo al post… Eh…

Ecco, il punto, qui, è che non ha nessuna importanza chi lo ha detto. Conta solo come quelle parole agiscono su di te. Come ci ragioni su. Come ti cambiano, se ti cambiano (ma un po’ ci cambia qualunque cosa, mi sa). Eh.

Se pensi le abbia dette uno in cui “credi”, annulli il raziocinio e le prendi per buone, a priori. Se ignori chi le abbia pronunciate, e perché, e in quale ambito, forse hai più possibilità di analizzarle con raziocinio. Direi. Tu che ne pensi, eh?

Prendi una frase del tipo “Ogni infedele uccidere, no amare, che tu faccia, Egli vuole.“, se pensi l’abbia detta qualcuno in cui credi, sospendi il raziocinio e la consideri cosa sacrosanta. Se l’ha detta qualcuno che non conosci, la valuti, ci ragioni su e concludi che è una scemenza, pericolosa per la convivenza civile e per la stessa sopravvivenza della specie umana.
Tanto più che “infedele” che cavolo vorrà mai significare? Può avere un senso diverso per ciascuno, a seconda delle proprie credenze o non credenze, e persino del contesto.
Per non parlar del fatto che la frase può essere stata trascritta in modo sbagliato (è sempre successo alla grande – persino dal vivo, pensa al mio compagno di band, figurati su testi vecchi, trascritti mille volte)… “Ogni infedele uccidere no, amare, che tu faccia, Egli vuole.” ed è già un’altra cosa. Una virgola… Eh…

Con le parole è così. A volte basta una virgola. Troppo spesso basta sospendere il raziocinio. Per sicurezza (di tutti, anche tua) sarebbe meglio non sospendere mai del tutto il raziocinio e analizzare le parole come se non sapessi da dove arrivano. Non è facile, eh?
E ci sono anche i sentimenti, certo, e le emozioni, e la chimica del cervello (che è quel che è, si sa), siamo umani, fragili creature, ma occhio alle parole, ché possono essere armi assai affilate. Eh.

Musica - foto Gianfranco Goria - afnews
Il linguaggio della musica – foto Gianfranco GoriaMusica – foto Gianfranco Goria – eh.

Sì, la frase citata è mia. L’ho scritta poco fa, apposta per questo post.
E allora? Che differenza fa? Di per sé ha senso o no? Ti dice qualcosa? Ti cambia? Non ti cambia? E chi sono io? E cosa sono io? Eh? Eh… Ehehehhehehhehehhehhehehehe!