Archivi categoria: testo

Conversazioni aliene

UltraPanini7

La Società terrestre si basa sulla famiglia? Ma dai…
Spero proprio di no: ci son certe famiglie su questo pianeta, detto con tutto il rispetto possibile…
Sul mio pianeta la Società si basa su gruppi di persone che si vogliono bene e si rispettano e si sostengono vicendevolmente. Non sto qui a dire se una cosa sia meglio o peggio dell’altra, ma se mi parli di società terrestre che deve migliorare… forse, allora, potreste cambiare il significato del termine Famiglia. Si dica che Famiglia non è banalmente uno strumento di riproduzione sessuata della specie, ma Famiglia è un gruppo di persone che si vogliono bene e si rispettano e si sostengono vicendevolmente.
Poi, per carità, pianeta che vai usanza che trovi, si diceva su Anguur (il mio pianeta natale).
Da noi, per dirne un’altra, non c’era tutto questo problema della sepoltura che avete voi (pur se non tutti e non dappertutto). Quando i corpi arrivavano alla fase di mutamento che voi chiamate “morte”, venivano semplicemente consegnati alla natura del pianeta, perché ne riconvertisse tutti gli elementi per il bene comune, con affetto e riconoscenza. Se si sentiva la necessità di conservare un ricordo in più rispetto a quelli che dovrebbero naturalmente restare a/in chi resta, si pensava a un’opera d’arte, un gradevole monumento non invadente, una musica, un testo… cose del genere, insomma. Ma di solito i ricordi di chi resta erano tali e tanti che non c’era bisogno di altro.
Comunque, per carità, pianeta che vai usanza che trovi. E, qui da voi, noto, addirittura Paese che vai… quando non Quartiere che vai… 🙂

Sì, sì, fate tenerezza. lo so… Ma a volte fate anche paura, lo sai vero?

Post pubblicato 3 anni fa alle 15:25, venerdì 21 novembre 2014.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.

La Rivoluzione Infinita

5762361527_e9239b68db_b

Quella dell’amore, quella della vita. Quella che continua anche senza gli esseri umani, se sono così sciocchi da auto estinguersi o proprio non ce la fanno a sopravvivere.
Non è finita con gli anni settanta, coi figli dei fiori, con la voglia e la speranza (anzi, me lo ricordo bene, la certezza assoluta) di contribuire a creare un mondo umano migliore. No, perché è infinita.
Per carità, certo, forse un giorno finirà l’intero universo (anzi, gli universi), ma quella rivoluzione resta infinita, per quanto mi riguarda adesso.
Possono nascere ed estinguersi le ideologie, le religioni, le credenze, i movimenti, partiti, i Grandi Leader, i grandi furfanti, le bufale in cui credi con tutto te stesso finché scopri che solo bufale erano, per quanto affascinanti.
Ma quella rivoluzione è infinita. Gira e gira e gira e gira e gira e gira e gira. E se agganci quella rivoluzione infinita, quella dell’amore, quella della vita, puoi sempre avere voglia e speranza di contribuire a create un mondo umano migliore.
Quello umano, certo, perché il Mondo, quello che non dipende da noi, quello gira per conto suo, e gira e gira e gira e gira e gira, e la Vita si esprime comunque in infiniti modi in una rivoluzione infinita.
Post pubblicato 3 anni fa alle 8:28, giovedì 20 novembre 2014.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.

I prigionieri del Pianeta Blu – incipit 1

fotoGoria - Cos'è? Click per scoprirlo
I prigionieri del Pianeta Blu – racconto di Gianfranco Goria – incipit 1 – estratto
– Smettila di guardarmi in quel modo!
– Come?…
– Smettila di guardarm…
– Ho capito. Dico: in che modo ti starei guardando?
– Lo sai bene! Mi guardi come se fosse la prima volta che guido un’astronave!
– Eh?… No, ti sbagli.
– Non mi sbaglio: si vede bene come mi guardi.
– Non è possibile.
– Invece sì.
– Non insistere inutilmente: sai che non è così e continui solo per darmi fastidio, e anche questo è inutile, capito, ragazza?
Quel termine le dava davvero fastidio. Lo sapeva benissimo che era molto più in gamba delle sue coetanee dodicenni, ma la chiamava così apposta, per darle fastidio, per chiudere la conversazione.
Fine delle trasmissioni. Comunicazioni chiuse.
I motori fisionici erano ormai al massimo della potenza e questo bloccava inesorabilmente ogni tipo di comunicazione.
– Vedrai che un giorno risolveremo anche questo problema – diceva lei ogni volta che succedeva
– Quando capiterà noi non ci saremo più da un pezzo.
– Forse no, forse sì, chissà. Hai la palla di vetro, furbacchione?
– Palla di?… Ah. Non è questione di vedere il futuro. E’ statistica scientifica.
– E’ mancanza di fantasia… ehheheh!
E anche questa frase chiudeva le comunicazioni, almeno per un po’.
Post pubblicato 3 anni fa alle 14:08, giovedì 17 luglio 2014.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.

Sperare posso sempre

Tintin-RascarCapac-Goddin Rintracciare i mie testi (su carta e/o in rete) non è semplice, per me. Dovrei dedicarci troppo del tempo libero che preferisco vivere in altro modo. Ma quando ne becco uno, lo piazzo qui, lo sai. Stavolta ho incontrato nel bel blog di Luca Boschi (click qui) questo mio vecchio commento (tutto il testo che segue in corsivo/italico) alla solita vecchia e ampiamente dibattuta (e superata ormai da tempo) questione di Hergé e del suo Tintin.

Sebastiano: beccato per caso, perché non sono sempre qui a leggere i commenti… Se vuoi chiedermi qualcosa su Hergé e Tintin, nei miei limiti, è meglio se mi cerchi su afNews o sul mio blog personale. Comunque, l’uso di quel tipo di lettering era piuttosto diffuso nella francofonia, tutto qui. E in quegli anni in Europa il fumetto era inteso per i bambini (anche se lo leggevano pure gli adulti): stiamo parlando del secolo scorso! Spennacchiotto: beccato per caso di nuovo pure te. Io non so se tu hai dei pregiudizi nei confronti di Hergé e/o della sua opera. Sarebbe un problema tuo, ovviamente. Se hai deciso che l’uomo o la sua opera sono “poco raccomandabili”, ok. E’ la tua opinione. La mia è leggermente diversa. Giustificazioni o spiegazioni, poco importa. La lettura delle opere (nelle loro diverse versioni) consente di farsi la propria opinione sulle opere. Sapendo che le persone cambiano, col tempo, se non si mummificano, e così le loro idee, e così le loro opere.

Non è strano che uno sia antieuropeista e poi diventi europeista, che uno sia omofobo e poi cambi e non lo sia più, che uno sia stato allegramente razzista e poi si renda conto che era una brutta cosa ecc. ecc. ecc. Su Tintin e il suo Autore non si può tirare giù un giudizio manicheo, ovviamente: è vissuto abbastanza a lungo da avere avuto periodi molto diversi fra loro, come (quasi) tutti noi (se non ci siamo mummificati prima). A valle di questo c’è il personaggio Tintin, che ha avuto la propria evoluzione (strettamente legata a Hergé, ai suoi collaboratori, alle sue frequentazioni, alle epoche che ha attraversato), fino a standardizzarsi nell’immaginario collettivo francofono, rappresentando, in quell’ambito, un valore positivo a se stante. Se anche Hergé fosse stato brutto sporco e cattivo (come purtroppo tanti dei nostri genitori e nonni, alcuni riscattatisi in seguito coi fatti, altri no), il suo personaggio ha comunque sviluppato, nell’immaginario collettivo francofono, una propria personalità e una propria scala di valori, che vanno sicuramente oltre quelli dell’uomo Hergé. E’ in genere così per qualunque autore. Una merda d’uomo può anche scrivere un capolavoro. Succede, è successo e succederà ancora. Persone squisite possono non aver mai scritto nulla. Ma queste potrebbero essere banali ovvietà, da ricordare oggi solo perché è il primo dell’anno. Resta il fatto che la valutazione sull’opera va fatta valutando l’intera opera e le sue fasi, nonché la mummificazione del personaggio (cioè il suo “congelamento finale” recepito dall’immaginario collettivo).

Nella mia analisi non vedo fasi naziste in Tintin, non ne vedo nemmeno di comuniste e quanto al fascismo (siccome siamo nella sua Patria), dovremmo prima intenderci bene su cosa intendiamo in Italia per “fascismo”. Mettere come finanziatore di una spedizione artica un ricco ebreo americano è “fascismo”? E’ automaticamente antisemitismo? Mostrare come gangster mafioso un italo-americano è “fascismo”? E’ automaticamente razzismo? Ecc.ecc.ecc. esaminando storia per storia, versione per versione. Mostrare personaggi afro-americani con i labbroni è “fascismo”? E’ automaticamente razzismo? O dovremmo parlare di “politicamente scorretto”?

Probabilmente (dovrei controllare) il termine non esisteva nemmeno… La gente d’Europa (e pure d’America e magari pure altrove) usava fare quotidianamente battute sugli ebrei taccagni (e gli scozzesi e i liguri), sugli africani tontoloni ma tanto bravi a ballare, sugli americani del nord gnoccoloni e boccaloni, sugli italiani ladri e mafiosi, sugli omosessuali, sugli zingari, su… Su tutto quello che era diverso da sé. E lo si faceva con estrema naturalezza, senza minimamente rendersi conto dell’orrore che si nasconde(va) dietro queste cose, in prospettiva. E, come dicevo, lo si fa ancora, persino oggi nei benestanti paesi occidentali e dopo due guerre mondiali e i campi di sterminio. Per lo meno, però, ora si sa che si sta facendo (o dicendo) qualcosa di “politicamente scorretto”. Quanti si rendono veramente conto dell’orrore che c’è dietro, nel desiderare la morte altrui, per giunta solo perché “diverso da sé”? Non lo so e posso solo sperare che siano sempre di più, per il bene della specie umana. A quei tempi invece nemmeno si poneva il problema, la maggior parte dei nostri recenti antenati. E’ orribile, a pensarci (e infatti ha generato mostri e mostruosità, e ancora lo fa), ma era così. A lato di tutto ciò sta la persona umana Hergé, individuo dalla psicologia complessa (come molti di noi), non riassumibile con una banale e comoda etichetta (come ciascuno di noi). Anche Hergé, se proprio si deve farlo, va analizzato in dettaglio, scoprendone le “epoche”: non era una personalità banale, sempre uguale a se stessa. Se volete farlo, si può agevolmente farlo, oggidì: i testi che vi ho indicato dovrebbero essere ampiamente bastanti per una analisi storica della personalità pubblica (e, in parte, privata) dell’uomo Hergé.

Potrete poi tranquillamente discuterne con i relativi autori, a partire da Peeters che è facilissimo da contattare in rete. Quanto all’opera, come dicevo, va trattata in modo analitico e cronologico, nonché per versioni. Più facile, ovviamente, è partire dalle ultime storie, perché hanno una sola versione. I Gioielli della Castafiore, per dire, per capire cosa pensa Tintin degli zingari e cosa ne pensava schiettamente il capitano Haddock prima di conoscerli di persona. I Picaros, per vedere quale opinione ha Tintin dei vari regimi sudamericani dell’epoca, delle rivoluzioni, delle multinazionali ecc. Tintin in Tibet, per capire quanto profondo sia il senso dell’amicizia per Tintin (e quali tremendi traumi psicologici stesse affrontando Hergé in quel periodo, coi suoi “sogni bianchi”). E via così, all’inverso fino all’insulsa storia dei Soviet, zeppa di luoghi comuni ma anche di drammatiche verità che avremmo conosciuto solo molto più tardi, ma nella quale l’ancora embrionale Tintin (molto più simile al primissimo Topolino che al se stesso di qualche tempo dopo) mostra comunque un’attitudine a contrastare la mancanza di libertà, sia pure in modo ingenuo.

Insomma, analizzare Tintin e Hergé è cosa complessa, da non liquidare in due parole. Ma temo sia poco divertente per gli italiani, che non ci sono cresciuti insieme. Altri sono i riferimenti nostrani: Jacovitti, per dire e tanti altri che, pure loro manco a dirlo, si sono “sporcati le mani” nel periodo in cui i nostri predecessori le mani pulite le avevano di rado, dal punto di vista del comportamento “politicamente corretto” e il rispetto della diversità era prerogativa di pochi, pochi davvero. Almeno ci servisse di lezione! Ma a sentire il tono dei TG e della Rete sembra che siano ancora in molti, a voler ripercorre le stesse strade. Quanti, non so. Posso sperare non diventino di nuovo troppi, com’è stato nel non troppo lontano passato. Non sono ottimista, ma sperare posso sempre.

Quello era il testo. La bibliografia cui accenno nel testo citato, non appare lì. Ma è presto fatta: leggere tutte le avventure di Tintin (nuova traduzione Rizzoli/Lizard e anastatiche in francese delle prime edizioni), leggere tutto il resto fatto da Hergé (ce n’è un bel po’…). Leggere le principali biografie fatte sulla base della documentazione, completa di carte personali e interviste a chi c’era, uscita negli ultimi anni: quella di Peeters, quella di Goddin, quella di Assouline e le interviste dirette di Sadoul (se ne può sentire l’audio nel documentario su Hergé di qualche anno fa). Utile anche la bibliografia di Soumois e la serie completa di Goddin “Chronologie d’une oeuvre”. Vuoi parlarne con me?!… Scherzi? Io avrei davvero altro da fare… Ok, va bene, proprio perché sei tu, ma solo dopo che hai letto tutto quel che ti ho consigliato, così non perdiamo tempo con frasi fatte e pregiudizi inutili, va bene? Bene. Intesi.

Post pubblicato 3 anni fa alle 18:35, domenica 1 giugno 2014.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.