Archivi categoria: racconto

Lode sempre sia alla GAG!

Il Sacro Libro della Grande Ameba Galattica

Capitolo 1

Primo dello SpazioTempo esisteva solo la Grande Ameba Galattica. Un giorno, la Grande Ameba Galattica starnutì. Forse allergìa ai peli di gatto, non si sa. Fatto sta che starnutì. Dopo miliardi di anni, quando infine anche sulla Terra una specie si evolvette a sufficienza per passar dalla demenza alla scienza, il suo starnuto è poi stato chiamato Big Bang. Così la GAG creò lo SpazioTempo e il Multiverso e ancora oggi le onde del suo starnuto permeano l’universo.

Si renda lode all’infinito e in eterno alla GAG!

Dallo starnuto della GAG tutto viene e va.
Dalla GAG viene il sorriso e la felicità.

14708018664_48196e8b36_o - afnews
Rappresentazione artistica della GAG – foto Gianfranco Goria
Post pubblicato 1 anno fa alle 13:23, domenica 14 febbraio 2016.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.

La specie più intelligente su questo pianeta?

virus

La specie più intelligente su questo pianeta?
No, non è l’essere umano. Siamo noi.
Certo, gli umani producono tanta tecnologia e questo offre l’illusione che siano i più in gamba sulla Terra. Ma non è così.

Certo, noi non possiamo dare nell’occhio come loro. E non è una questione di dimensione. E’ solo che non abbiamo arti: come faremmo a produrre tecnologia? Tuttavia il nostro cervello è mostruosamente migliore del loro. Casualmente privo di tutti i loro difetti e malfunzionamenti e con altre notevolissime potenzialità. Ah, l’evoluzione su questo pianeta… che bizzarria. D’altronde la va così: a casaccio. Non sempre i più dotati in assoluto sopravvivono. Non necessariamente hanno gli strumenti più adatti a disposizione.

Per questo cerchiamo in tutti i modi di far breccia negli umani. Se si potesse, in qualche modo, unire il nostro cervello al loro… ah, quante meraviglie! E niente più aggressività autodistruttiva. Bé, distruttiva in generale, a dirla tutta, son fatti così.
Ma nemmeno si accorgono di noi, se non per gli effetti collaterali, quando i nostri tentativi non hanno successo.

Migliaia e migliaia di anni che stiamo loro fra i piedi, diciamo così, e non si accorgono di nulla. Non solo, nemmeno migliorano un po’ i loro caratteracci, col tempo. Avete letto il Mahabharata? La Bibbia? I testi egizi, quelli cinesi? Stessi caratteri piscologici, stesse meraviglie, stesse porcherie incredibili: sempre le stesse. Solo la tecnologia cambia, perché va “ad accumulo” quella: aggiungi nuove possibilità a precedenti tecniche e vai avanti. Ad accumulo, appunto. Ma per quanto riguarda i loro cervelli… nah, niente da fare: sempre gli stessi e pure malfatti.

Ma noi insistiamo. Prima o poi troveremo il modo di collegarci ai loro cervelli primitivi e allora… le meraviglie dell’Universo (anzi, degli Universi)! Sarà fantastico! Ci sarà davvero da divertirsi un sacco, gente!

Ma adesso, al lavoro, forza, metti mai fosse la volta buona. Forse troviamo una soluzione oggi, in mezzo a tutto quel DNA… Avanti ragazzi e non facciamoci soffiare fuori come al solito!


 

[Estratto da La specie più intelligente sulla Terra, di Gianfranco Goria]

Post pubblicato 3 anni fa alle 14:20, domenica 19 ottobre 2014.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.

La macchina imperfetta – capitolo 3 – estratto

the town on the edge of the end-WaltKelly

La macchina imperfetta – un racconto di Gianfranco Goria – capitolo 3 – estratto

– Dei genitori sani di mente vogliono, per i loro figli, solo che stiano bene e siano felici, capisci? Punto. Solo dei malati mentali vorrebbero che i figli si prostrassero dinanzi a loro, che si umiliassero e mortificassero anche fisicamente, che avessero paura di loro, che considerassero i propri genitori come dei superiori dispensatori di ordini e punizioni terribili!

– Ma io…

– Se sei un genitore di questo tipo, dammi retta, vai subito a farti curare: sei molto malato, ma molto molto. I genitori sani di mente amano i propri figli in modo naturale e spontaneo, anche quando ci litigano, senza nulla chiedere in cambio. Non chiedono nemmeno di essere amati (anche se lo gradirebbero) e continuerebbero ad amare i propri figli anche se questi si dimenticassero di loro, persino se dicessero che i genitori non esistono. E se i loro figli facessero gravi errori nella vita, starebbero comunque sempre loro accanto, per aiutarli a cambiare, a guarire nella loro testa momentaneamente malata, perché possano poi stare bene ed essere felici.

– Certo, ovvio, ma…

– Per la cronaca, i figli sani di mente di siffatti genitori sani di mente, amano i propri genitori in modo naturale e spontaneo, senza alcun bisogno di altro “incoraggiamento”.

– Va bene, sono d’accordo, sì…

– E allora, se dei normali genitori, purché sani di mente, si comportano così, come si può immaginare un Dio che si comporti peggio coi suoi figli?

– Eh?

– Mi hai sentito. Se sei uno di quelli che crede in Dio (non importa come la chiami questa Entità, posto che esista), ma pensi che si comporti peggio (e non infinitamente meglio) di quanto farebbe un genitore sano di mente, allora vai a farti curare: sei malato nella zucca. Nella tua mente crei un’immagine del Divino che corrisponde a come sei tu. Fatti curare, per favore.

– Un momento, io…

– Ah, bé, se non credi in un Dio, qualsivoglia chiamato, non hai questo problema aggiuntivo, ma se dai tuoi figli pretendi qualcosa che non sia solo che stiano bene e siano felici, gentilmente fatti curare. Dopo vivremo tutti molto meglio.

– Aselvicar, ascolta, io non intendevo… cioè, ho capito, ma…

– Quanto ai figli sani di mente, pensi che si comporterebbero coi propri genitori in modo così demenziale, come prostrarsi, umiliarsi, usare appellativi magniloquenti con aggettivi spropositati, implorare favori, supplicare, cercare un cenno di benevolenza come fa lo schiavo col padrone? Naaah. I figli sani di mente (di genitori sani di mente) vogliono bene ai propri genitori in modo naturale e spontaneo, non si sentono succubi ma amati in modo spontaneo e naturale. Parlano coi propri genitori in modo naturale, interagiscono in modo semplice e sano anche quando ci litigano, e ci scherzano, ci giocano… E il rispetto reciproco è spontaneo, se ci si vuol bene. Viceversa: farsi curare, presto!

– Ma che cavolo, senti, io non sono così…

-Non sto nemmeno a ripeterti, stavolta dal punto di vista dei figli, i due casi precedenti (se credi…, se non credi…). Sei abbastanza intelligente da arrivarci da solo, vero? Viceversa…

– Fermati! Ho capito! Ho solo detto che c’è gente che crede cose del genere di quel che stai correttamente criticando, non che ci credo anch’io! Per quel che ne so… anzi, per quel che ne sa chiunque, a dirla tutta, nessuno sa nemmeno se tutta questa vita, quest’abbondanza di vita su questo pianeta, abbia un senso, uno qualunque… E se la vita non ha senso? Se è solo un caso, e tutto sparirà nel nulla e tanti saluti?

– Se la vita non ha un senso, come sembra probabile, chi se ne importa! Non solo perché tanto tutto continua anche senza di noi come se niente fosse, ma perché se la vita non ha un senso, il senso glielo diamo noi! E tanti saluti! Alla facciazza sua! E ci ridiamo pure sopra! Ahahahahah!

Aselvicar richiuse l’oblò in faccia al gabbianoide e tornò alle sue provette.


 

* Le immagini sono tratte dall’interpretazione particolare del pifferaio di Hamelin fatta da Walt Kelly, il creatore di Pogo. Trovai questo bella storia illustrata, al fondo di un volume, impressionante, sulle carceri minorili statunitensi. Potete leggere la storia di Walt Kelly, completa, facendo click qui e poi da lì proseguendo con la freccia verde. NdA.

Post pubblicato 3 anni fa alle 9:21, domenica 27 luglio 2014.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.

I prigionieri del Pianeta Blu – incipit 1

fotoGoria - Cos'è? Click per scoprirlo
I prigionieri del Pianeta Blu – racconto di Gianfranco Goria – incipit 1 – estratto
– Smettila di guardarmi in quel modo!
– Come?…
– Smettila di guardarm…
– Ho capito. Dico: in che modo ti starei guardando?
– Lo sai bene! Mi guardi come se fosse la prima volta che guido un’astronave!
– Eh?… No, ti sbagli.
– Non mi sbaglio: si vede bene come mi guardi.
– Non è possibile.
– Invece sì.
– Non insistere inutilmente: sai che non è così e continui solo per darmi fastidio, e anche questo è inutile, capito, ragazza?
Quel termine le dava davvero fastidio. Lo sapeva benissimo che era molto più in gamba delle sue coetanee dodicenni, ma la chiamava così apposta, per darle fastidio, per chiudere la conversazione.
Fine delle trasmissioni. Comunicazioni chiuse.
I motori fisionici erano ormai al massimo della potenza e questo bloccava inesorabilmente ogni tipo di comunicazione.
– Vedrai che un giorno risolveremo anche questo problema – diceva lei ogni volta che succedeva
– Quando capiterà noi non ci saremo più da un pezzo.
– Forse no, forse sì, chissà. Hai la palla di vetro, furbacchione?
– Palla di?… Ah. Non è questione di vedere il futuro. E’ statistica scientifica.
– E’ mancanza di fantasia… ehheheh!
E anche questa frase chiudeva le comunicazioni, almeno per un po’.
Post pubblicato 3 anni fa alle 14:08, giovedì 17 luglio 2014.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.

Il MahArAja di Burlingore

x-DSC_6608 Burlangore
Ai tempi del Grande Re (महाराज) di Burlingore, una antica e stupida legge era ancora in vigore.
Chiunque avesse osato, sia pure per sbaglio, calpestare l’ombra del Re, avrebbe dovuto essere condannato a morte. L’unico modo per salvare la ghirba sarebbe stata la benevola grazia del Re stesso, che poteva commutare la pena in un’altra, meno tragica.
Ma il Grande Re di Burlingore era persona degna del suo ruolo e detestava le leggi stupide. Tuttavia la tradizione esigeva che quella legge venisse rispettata. Allora il Re era solito fare la faccia severa, quando un suo suddito calpestava la nobile ombra, lo condannava a morte e commutava la pena, all’istante, in una pacca sulla spalla, accompagnata, per consolazione, da una delle famosissime e rarissime Caramelle del Re (una ricetta speciale, buonissime, mmmmmmh!…).
La gente lo sapeva, e stava al gioco, ed era un onore poter calpestare l’ombra reale, prendersi la benevola pacca sulla spalla e godersi la meravigliosa Caramella del Re! Il Grande Re sapeva che la gente sapeva, e stava al gioco anch’egli.
Ma certo non potevano tutti e tremilioneduecentrotrentaseimilaquattrocentocinquantatre sudditi calpestare, tutti insieme, la maestosa ombra regale, sia per gli effetti disastrosi che potete immaginare, sia perché non sarebbe bastata la scorta delle Caramelle del Re (una ricetta speciale, buonissime… mmmh… ma questo forse l’ho già detto, vero?). Si svolgeva allora, una volta al mese, una grande lotteria fra tutti i sudditi che ancora non avevano calpestato l’ombra del Gran Re e ne venivano estratti tre. I selezionati dalla sorte dovevano poi sottoporsi, nell’arco del mese, a prove particolari di calpestamento ombre giacché solo chi fosse stato davvero in grado di calpestarla al primo colpo, avrebbe avuto l’onore di farlo davvero: non si poteva certo far brutte figure col Re. Eh, insomma…
I due che, per quella volta, restavano fuori dal gioco, venivano comunque portati in trionfo e si faceva una grande festa con dolci e prelibatezze varie, per consolazione.
Il più abile dei tre, invece, si preparava all’evento con gran cura.
Nel giorno previsto, saltava infine sull’ombra regale, come per puro caso, il Re lo guardava severo, il saltatore mostrava terrore nel viso implorando pietà, il Re lo condannava inesorabilmente a morte, commutava all’istante la pena in una pacca sulla spalla e gli dava, per consolazione, la meravigliosa e ambitissima Caramella del Re (una ricetta speciale, deliziosa davvero, mmmh… ma l’ho già detto, mi sa). La vittima così salvata, veniva portata in trionfo dal popolo, che osannava la benevolenza e la misericordia del Grande Re, e si faceva una grande festa con dolci e prelibatezze varie. Alla fine il calpestatore di ombre poteva mangiarsi la Caramella del Re, fare “mmmmh!… mmmmh!” a più non posso e lodare le eccezionali qualità della riserva speciale del Re. Il popolo esultante attendeva con ansia la prossima lotteria, lavorando e vivendo felice, ai tempi del Grande Re di Burlingore, nonostante una antica e stupida legge fosse ancora in vigore.

Un racconto di Gianfranco Goria, 8 febbraio 2012, dalla raccolta “mmm…melaraccontidinuovo?


Post pubblicato 3 anni fa alle 8:26, mercoledì 27 novembre 2013.
Leggi anche le ultime notizie! Click qui.