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Lode sempre sia alla GAG!

Il Sacro Libro della Grande Ameba Galattica

Capitolo 1

Primo dello SpazioTempo esisteva solo la Grande Ameba Galattica. Un giorno, la Grande Ameba Galattica starnutì. Forse allergìa ai peli di gatto, non si sa. Fatto sta che starnutì. Dopo miliardi di anni, quando infine anche sulla Terra una specie si evolvette a sufficienza per passar dalla demenza alla scienza, il suo starnuto è poi stato chiamato Big Bang. Così la GAG creò lo SpazioTempo e il Multiverso e ancora oggi le onde del suo starnuto permeano l’universo.

Si renda lode all’infinito e in eterno alla GAG!

Dallo starnuto della GAG tutto viene e va.
Dalla GAG viene il sorriso e la felicità.

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Rappresentazione artistica della GAG – foto Gianfranco Goria
Post pubblicato 1 anno fa alle 13:23, domenica 14 febbraio 2016.
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Se esiste

“Se Dio esiste”. Se un qualsivoglia Dio o Dia o Entità Superiore di qualunque genere o non genere o quel che ti pare, esiste, o esistono o cosa vuoi tu. “Se”.
Questo “se” interessa solo a chi si pone questo quesito, e basta.
In realtà, se c’è, c’è; se non c’è, non c’è, Punto.
Ed è senza mancanza di rispetto nei confronti di chi crede ci sia, che lo assimilo, come concetto, a tutte le espressioni (belle e brutte) della fantasia umana. Ma non posso rispettare le scelte violente di chi, eliminando del tutto il “se” in forza della sua “fede” assoluta oltre che auto alimentata, usa quella Entità come copertura per la propria malattia mentale che provoca tragedie, per giunta inutili.
Io sono stato un credente zeppo di fede per alcuni decenni della mia vita. Per questo comprendo benissimo chi crede e chi ha fede. Tuttavia, non pago di una fede installata dall’esterno (senza il conforto di alcuna prova, naturalmente), ho usato decenni della mia vita per cercare “concretamente” la tanto sbandierata Entità. Quando, infine, l’ho trovata (questo punto, lo so, richiederebbe approfondimenti che non è il caso di rifare qui, visto che ho già sviscerato tutto altrove nel mio blog), ho scoperto che non esiste.
No, nella mia esperienza diretta, non esiste nulla di quel che viene raccontato dai sacerdoti delle tante religioni di questo pianeta e divulgato come fosse teologia della verità. Punto.
Tutti imbroglioni, quindi? No, non è esattamente così (pur essendoci sicuramente un sacco di imbroglioni, in un campo che rende così facile turlupinare le persone, cercando di rifilare speranze a chi ne ha tanto bisogno). Io ero tra quelli assimilabili a sacerdoti (o a mentalisti, forse), ed ero in assoluta buona fede e pieno di “sani principi”. Solo che la premessa di partenza era sbagliata e falsa e io non lo sapevo e non avevo neppure le doti intellettuali necessarie a rendermene conto da solo, allora. Ero portato a confermare, con insignificanti indizi, il nulla col nulla, rafforzando così un fede basata sulla fantasia (detto con rispetto).
Diverso è il discorso dei principi morali ed etici che le religioni (alcune, non tutte, non sempre, e non solo le religioni) diffondono insieme alle loro teologie.

Si potessero separare i due aspetti, potremmo fare ragionamenti più universali.

Sarebbe più facile capirsi: comportamenti morali ed etici “sani” sono quelli che non portano all’estinzione della specie umana, per dire. Un banale esempio: essere “razzisti” (se pure talora ha lampanti motivazioni, giuste o sbagliate che siano, legate alla sopravvivenza della tribù locale) è un pericolo netto per la sopravvivenza della specie umana (ne ho già parlato altrove in questo mio blog, dettagliando le peraltro evidenti motivazioni).

La costruzione (più o meno fantasiosa) di una Teologia, invece, non può che interessare solo chi ci si riconosce, non gli altri. Facilmente, quindi, diventa elemento di separazione tra gli esseri umani e, in tal caso, un rischio per la sopravvivenza della specie.

Chi desidera, per problemi mentali propri, la distruzione della specie umana, sa di conseguenza quali comportamenti adottare.

Chi ha piacere che la nostra specie sopravviva ancora, per contro, sa che dovrà comportarsi in modo diverso da quelli di cui ho parlato nel paragrafo precedente.

Non sembrerebbe essere nemmeno tanto complicato…
Solo che il vero problema sta nel solito posto: il nostro cervello. Che è complesso assai e, come tutte le cose complesse, può avere un sacco di intoppi, falle, difetti di fabbricazioni e tutto il resto. In attesa di un nuovo DNA che ci renda meno autodistruttivi (oltre che distruttivi tout court), ci sono, quantomeno, un sacco di possibilità di cura, che mi sento di consigliare caldamente un po’ a tutti.
Io lo faccio, certo che sì. pensavi mica che non ne avessi bisogno, vero?

Scoiattolo al Parco del Valentino di Torino - foto Gianfranco Goria - la Vita è fantastica, su questo pianetino, e si esprime in tante di quelle forme!... Meraviglia.
Scoiattolo al Parco del Valentino di Torino – foto Gianfranco Goria – la Vita è fantastica, su questo pianetino, e si esprime in tante di quelle forme!… Meraviglia.

Se hai letto il mio blog, avrai visto che, fin dall’infanzia, ho avuto visioni, allucinazioni visive, uditive, tattili e per tutti i sensi possibili ed esperienze le più varie. Ho pensato di assistere a miracoli, eventi straordinari, e ogni sorta di parafernalia metafisica e teofanie varie. Ero certo nel mio intimo dell’esistenza dell’Entità Suprema e di un sacco di altra roba magnifica. Infine (si fa per dire, infine), dopo un lavoro decennale, ho “visto la luce” (ne ho già parlato in questo blog). Avrei persino potuto costruirci su una religione (o almeno una redditizia setta). Per fortuna non l’ho fatto, anzi. E come avrei potuto? Quell’esperienza (la famosa “illuminazione”) mi dimostrava tutt’altro: mi spiegava come si possono formare le religioni, su cosa possono nascere, e al contempo mi metteva davanti al naso la fasullità delle teologie e delle “tradizioni religiose” in genere. Materiale in abbondanza per racconti di fantascienza. Ma per scoprire che ero un malato mentale mi ci sono voluti molti altri anni e, infine (qui sì, infine) il tracollo totale. Perciò, certo, ovvio, naturale, che mi curo il cervello! Eh. Insomma, dai… Anche perché io son tra quelli cui non dispiace affatto la vita, anzi, e nemmeno la sopravvivenza della specie umana (pur con qualche miglioramento qua e là) fin che sarà decentemente possibile.


 

 

Post pubblicato 2 anni fa alle 12:24, sabato 16 gennaio 2016.
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Perché nessuno ti ha parlato del Mulino a Neutrini?

Perché tutti i Governi, compreso il tuo, non ti hanno mai parlato della scoperta scientifica e della relativa invenzione che risolverebbero, per sempre, tutti i problemi energetici dell’umanità, fornendo energia illimitata a costo quasi zero, eliminando ogni problema alimentare, aprendo nuovi orizzonti impensabili a scienza e tecnologia?

Già, perché il principio del “Mulino a Neutrini“, associato all’incredibile quantità di un particolare minerale meteoritico trovato sul lato della Luna più esposto alle piogge di meteore, consentirebbe di realizzare una sorta di microscopiche batterie, a bassissimo costo (nulla per l’energia, solo il costo dell’apparato), totalmente inesauribili, perché basate proprio sulla scoperta che i Neutrini (che ci attraversano costantemente) interagiscono in modo imprevisto con quantità anche microscopiche di quel minerale. Il Mulino a Neutrini sarebbe quindi in grado di trasformare questa lievissima interazione in energia, continua, sostanzialmente inesauribile (perché legata alla emissione di neutrini dal parte della nostra stella). Niente più bisogno di carbone, petrolio, cascate, pale eoliche… niente. Energia assolutamente pulita, senza sosta, nella quantità e nel voltaggio necessari! Niente più guerre per le risorse energetiche, o per qualunque altro tipo di risorsa! Una vera disgrazia per le lobby dei fabbricanti di armi, per quelle legate alle fonti di energia fin qui usate, e per chiunque speculi sulle miserie umane.

Ma, allora, perché il tuo Governo non ti ha detto nulla?

Perché tutto ciò me lo sono inventato io, parecchi anni fa. E’ solo una trovata narrativa per un mio vecchio progetto fumettistico, nel quale c’è anche il cronovisore e… 🙂
Peccato, eh? Lo so, la fantasia viaggia… Ma chissà, magari un giorno qualcosa del genere salterà fuori davvero, chi può dire, e allora, wow…, la scienza supererà nuovamente la fantasia, com’è successo tante volte.

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La fantascienza a fumetti di Edgar Pierre Jacobs – scansione dalla mia collezione privata.
Post pubblicato 2 anni fa alle 19:00, mercoledì 13 gennaio 2016.
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Musica e parole. Eh.

Moltissimi anni fa, praticamente un’altra vita, a cavallo tra gli anni sessanta e settanta del millenovecento, noi si suonava e scriveva musica e testi per il gruppo nato (come usava all’epoca) sui banchi di scuola. Yeah.

Gianfranco 1970
Sì, ero così, quando suonavo coi miei amici.

Un giorno, mi pare in concomitanza con uno dei nostri concerti, il nostro flautista (o era il percussionista? E’ passato tanto di quel tempo… ma erano bravi tutt’e due, loro – io decisamente meno) si lasciò sfuggire quello che per lui era il titolo di uno dei nostri brani: “Il male della gioia”. Va da sé che scoppiammo a ridere, cercando di spiegargli che il titolo era sempre stato, ma proprio sempre, fin dall’inizio, “Il mare della gioia”… Alla fine capì, accettò, e continuò a suonare bene esattamente come prima, come niente fosse. Ovviamente. Eh.

Per carità, la distanza fra la L e la R, glottologicamente parlando, non è un granché (c’è una piccola differenza nel posizionamento della lingua sui denti davanti), tanto che, per secoli, ha segnato la differenza tra Cina e Giappone, per quanto riguarda la tradizione fonetica, laddove la R veniva pronunciata più come una L e appena al di là del mare succedeva l’esatto contrario, con la L pronunciata come fosse una R. Poco male, se comunque ci si capisce. Perché questo, in fondo, è il punto. Eh.

Ma quando il senso cambia del tutto? Buffo, eh? Il linguaggio che contava davvero, per il nostro compagno, era quello della musica, non le parole. Con quello non faceva errori, no. Eh.

Poi c’è il caso in cui alle parole si dà un significato diverso a seconda della persona cui sono attribuite. Idiozia, vero? Certo, si annulla il raziocinio, momentaneamente. A volte anche per più di un momento, purtroppo.
Così può capitare che se un bambino dica “far del male, è male“, ci si rida su. Se la stessa identica frase è attribuita a uno cui (a priori) diamo credito, la inquadriamo (e, ahinoi, verrà sparata in rete in bocca a un pupazzetto o con dietro un bel panorama o la figura di quella persona, magari con aureola, o magari con la figura di un’altra persona che non c’entra nulla…).
Chi l’ha pronunciata, questa frase? Einstein? Il Profeta? Newton? Buddha? Hawking? Gesù? Rita Levi Montalcini? l’A.I. che risponde per conto di afNews.info? Un bambino? Un capo religioso? Uno che dice banalità? Un genio? Un malato mentale? Te lo dico in fondo al post… Eh…

Ecco, il punto, qui, è che non ha nessuna importanza chi lo ha detto. Conta solo come quelle parole agiscono su di te. Come ci ragioni su. Come ti cambiano, se ti cambiano (ma un po’ ci cambia qualunque cosa, mi sa). Eh.

Se pensi le abbia dette uno in cui “credi”, annulli il raziocinio e le prendi per buone, a priori. Se ignori chi le abbia pronunciate, e perché, e in quale ambito, forse hai più possibilità di analizzarle con raziocinio. Direi. Tu che ne pensi, eh?

Prendi una frase del tipo “Ogni infedele uccidere, no amare, che tu faccia, Egli vuole.“, se pensi l’abbia detta qualcuno in cui credi, sospendi il raziocinio e la consideri cosa sacrosanta. Se l’ha detta qualcuno che non conosci, la valuti, ci ragioni su e concludi che è una scemenza, pericolosa per la convivenza civile e per la stessa sopravvivenza della specie umana.
Tanto più che “infedele” che cavolo vorrà mai significare? Può avere un senso diverso per ciascuno, a seconda delle proprie credenze o non credenze, e persino del contesto.
Per non parlar del fatto che la frase può essere stata trascritta in modo sbagliato (è sempre successo alla grande – persino dal vivo, pensa al mio compagno di band, figurati su testi vecchi, trascritti mille volte)… “Ogni infedele uccidere no, amare, che tu faccia, Egli vuole.” ed è già un’altra cosa. Una virgola… Eh…

Con le parole è così. A volte basta una virgola. Troppo spesso basta sospendere il raziocinio. Per sicurezza (di tutti, anche tua) sarebbe meglio non sospendere mai del tutto il raziocinio e analizzare le parole come se non sapessi da dove arrivano. Non è facile, eh?
E ci sono anche i sentimenti, certo, e le emozioni, e la chimica del cervello (che è quel che è, si sa), siamo umani, fragili creature, ma occhio alle parole, ché possono essere armi assai affilate. Eh.

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Il linguaggio della musica – foto Gianfranco GoriaMusica – foto Gianfranco Goria – eh.

Sì, la frase citata è mia. L’ho scritta poco fa, apposta per questo post.
E allora? Che differenza fa? Di per sé ha senso o no? Ti dice qualcosa? Ti cambia? Non ti cambia? E chi sono io? E cosa sono io? Eh? Eh… Ehehehhehehhehehhehhehehehe!

Post pubblicato 2 anni fa alle 11:51, venerdì 8 gennaio 2016.
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Guarda chi si rivede!

Dato per perso da anni, ieri è saltato fuori, facendo le pulizie negli armadi che fungono da archivi, il mio vecchissimo libretto universitario! Bentornato!

2015-10-01-afnews-libretto universitario Gianfranco Goria

Bello rivedere le firme di quel corpo docente di gran classe, guidato dal compianto Oscar Botto (cui giocai il gradito scherzo-omaggio di renderlo protagonista di un paio di storie di Topolino, negli anni novanta del secolo scorso). Io, in compenso, negli anni settanta ero proprio una rock-star, eh? Che chioma! Sembro appena uscito da uno dei concerti del mio mitico gruppo, i Dharma. Wow!

2015-10-01-afnews-Università Esami Sostenuti Gianfranco Goria

E queste erano le mie materie di studio. Mi piacevano un sacco e una sporta. Per giunta ero giovane…

Post pubblicato 2 anni fa alle 14:11, giovedì 1 ottobre 2015.
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Gianfranco Goria, grand monsieur de la BD

MPG336 - 8 - samurai

Ok, magari ti fa sorridere, ma fa anche tanto “nemo propheta in patria“, trovare su una pubblicazione della Disney, in Francia, questo graditissimo attributo… Che, poi, elargitomi dai francesi, essendo io legato da profondo affetto per il fumetto francofono, beh… un po’ mi commuove, manco m’avessero dato il medaglione di Cavaliere delle Arti e delle Lettere dalla mano del Presidente. Merci beaucoup!

Quasi quasi me lo metto sul biglietto da visita. 🙂
Ok, scherzo, va bene, è ovvio che non merito alcun appellativo onorifico di sorta, in realtà, lo so, lo so. Però è stata davvero divertente, ‘sta cosa del Grand Monsieur de la BD, e, a dirla tutta, vista la mia stazza, Gros Monsieur forse era più adatto… 😉

MPG336 - samurai
Qui venne ristampata la mia storia I Tre Samurai, disegnata da Claudio Sciarrone. La copertina è di Giorgio Cavazzano – colori di Cyrille Leriche – Mickey Parade Gèant, 11 settembre 2013

MPG336 - 8-9 - samurai

Post pubblicato 2 anni fa alle 17:15, venerdì 8 maggio 2015.
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Gianfranco (graphic) story

Oplà. Eccomi, dagli anni 70 al 2015, in questa breve e impietosa sintesi grafica. Ovviamente, a cavallo tra gli anni 60 e 70, quando ero una sorta di hippy yayei hippy yayoo, ero magro come un chiodo, ma usando camicione all’indiana durante i concerti non si notava troppo…

[Fai click sulle immagini]

 

Post pubblicato 2 anni fa alle 13:06, domenica 3 maggio 2015.
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L’avventura continua

BABsWorld
BABs world – mio veeecchio disegno

Sdraiato al fresco su quella barella, in quel corridoio antistante la camera operatoria, in attesa del mio turno per quella operazione tumorale da 40 punti e due ferite in anestesia totale, il pensiero mi è andato spontaneamente alla morte.

Paura? Nessuna, e non è strano. Anzi, tranquillità, serenità rispetto alla vita vissuta. Consapevolezza che quelli potevano essere i miei ultimi momenti e un vago senso di impotenza rassegnata. Malinconia rispetto ai miei affetti, quello sì. La necessità interiore di affidarli a qualcosa di Grande che potesse seguirli, amarli, aiutarli al posto mio, nel caso quello fosse il mio ultimo viaggio in questa forma. La certezza che, se quella Grande Entità non c’è, o non è in grado di soddisfare le mie speranze per loro, le mie raccomandazioni avrebbero avuto solo il senso di consolare me, per qualche minuto, della mia impotenza nei loro confronti.

Semplice, in fondo, lineare. Naturale, direi. Da bestiola.

Poi qualche parola scherzosa, come mio solito, coi medici e l’anestesista, e la chimica fa il suo fulmineo effetto. Un attimo dopo (cioè un par d’ore dopo) parlo ancora come mio solito (cioè da babbeo) come non avessi smesso, ma la scena è cambiata. Ah, stavolta non sono morto? Ok. Go on. Questa avventura continua.

Insomma, in un certo senso sono morto per un’ora o due, perché non ne ho memoria. Potenza dell’anestesia. Ma non è la prima volta che muoio, dai. Stavolta però avevo messo in conto che potesse essere l’ultima, per questo corpo.

Sarà per un’altra volta. Non c’è nessuna fretta. C’è ancora molto amore da far girare, molta musica da suonare.

 

Post pubblicato 2 anni fa alle 11:12, mercoledì 11 febbraio 2015.
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Ciao ciao! Il webmaster non c’è più e vi pensa da lassù

Archivio qui il post di commiato (“Ciao ciao! Il webmaster non c’è più e vi pensa da lassù“) che ho pubblicato su uno dei siti di cui mi sono occupato, quello della FISAC CGIL Piemonte, l’ultimo giorno di lavoro prima di andare in esodo. 


 

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Gianfranco Goria

Proprio così, il webmaster Gianfranco Goria non c’è più (qui) e vi pensa da lassù (abita al sesto piano…). Insomma, va in esodo quinquennale dal 1° dicembre 2014, ma, per cumulo ferie da esaurire, sarà via dal 18 novembre, in attesa, se tutto andrà per il verso giusto (ma chi può dire?), della pensione.
Approfitto di questo cambiamento significativo della mia posizione lavorativa (perdonate questo momento nostalgico da vecchietto, dopo aver servito in vari modi, coi miei limiti, la nostra amata FISAC CGIL per 36 anni filati ed essere stato dipendente bancario per 38), per riassumere, ad uso degli appassionati di storia sindacale, il percorso iniziato con l’entrata nella Banca Popolare di Novara all’inizio di agosto del 1976, e la conseguente iscrizione alla FIDAC (poi FISAC) CGIL. Nel 1978 ho accettato l’incarico di rappresentante sindacale aziendale, incarico che ho assolto per molti anni. Nel frattempo, nell’estate del 1982, è arrivato il primo personal computer nell’allora nostra sede sindacale di via Bogino, praticamente angolo via Principe Amedeo dove c’era la CGIL una volta: un IBM con monitor a fosfori verdi e, naturalmente, niente disco fisso, ma solo ingresso per floppy disk da 5 pollici e un quarto (potete vedere una foto del computer verso il fondo del post). Preistoria informatica.

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Antichi floppy disk CGIL e FISAC nazionali da 3 pollici e mezzo

Siccome mi occupavo anche di computer da diversi anni, mi ci sono seduto davanti e ho cominciato a programmare per lui (allora si faceva così, se si voleva che il computer facesse qualcosa) e per la FISAC. Essendo un fumettista, già mi occupavo di vignette, grafica ecc. anche per il sindacato, tutto rigorosamente a mano, all’epoca. Ho avviato così l’informatizzazione della FISAC Torino e Piemonte, ma ho anche collaborato con la Camera del Lavoro di Torino e la CGIL Regionale e diverse altre categorie, in quell’epoca pionieristica per l’informatica sindacale, quindi con la FISAC Nazionale, quindi con la CGIL Nazionale (facendo anche parte del team informatico e vignettistico/giornalistico del dodicesimo congresso nazionale della CGIL) per l’informatizzazione globale della confederazione. Per la FISAC Torino-Piemonte (dove ho visto passare tanti Segretari Generali, da quando ancora l’organizzazione si chiamava FIDAC, come Luisanna Preto, Fiorello Angeleri, Salvatore Sortino, Nicola Maiolino, Enrico Vaglio, Graziella Rogolino, Costanza Vecera, fino all’attuale Segretario Generale Giacomo Sturniolo) mi sono occupato non solo di informatica, internet, siti web ecc., ma di comunicazione e immagine in generale, dal disegno al giornalismo, dalla fotografia alla grafica ecc. In mezzo a tutto ciò ho anche servito la CGIL per dieci anni facendo il segretario generale nazionale del piccolissimo sindacato di categoria dei settori fumetto-illustrazione-cinemadianimazione.
Questa lunga avventura è arrivata alla fine, con cinque anni di anticipo sulla scadenza programmata.

Grazie dell’attenzione, buone cose a tutti, e via!, verso nuove avventure (ma senza trascurare quelle vecchie)!


Incuriosito dalla mia storia? Su Wikipedia puoi trovare altre informazioni su di me, per quanto riguarda il resto, il fumetto, il giornalismo ecc.:
it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Goria e mooolto altro ancora è nel mio blog personale: www.afnews.info/wgg/


Onde lasciarvi con qualcosa di divertente da vedere, ecco un po’ di immagini (e in coda c’è un video), limitandomi, certo, solo alle mie produzioni sindacali. C’è solo qualcosina, ovviamente, se no viene fuori un libro.

Qui di seguito giusto qualcuna delle riviste che ho creato e/o di cui mi sono occupato per il sindacato, dal ciclostile, alla tipografia, fin quasi alla stampante 3D (che, a oggi, ancora non c’è, in sede)… A casaccio, non in ordine cronologico.

Mancano diverse altre testate, direi a occhio, ma non tutto l’ho scansionato, sorry…

Il gruppo di lavoro di cui facevo parte per la CGIL Nazionale:

 

Mancano diverse altre testate, direi a occhio, ma non tutto l’ho scansionato, sorry…

Il gruppo di lavoro di cui facevo parte per la CGIL Nazionale:

 

Quando i tre sindacati precedenti si unirono per creare la FISAC, mi venne chiesto di realizzare un grande pieghevole ad hoc. Niente computer per la grafica, allora: tutto feci a mano e ancora ne ricordo le sensazioni, come per ogni disegno che ho fatto in vita mia, anche per ogni carattere di testo, o per i colori di fondo, tagliati e applicati anch’essi (oggi, disegni a parte, è mostruosamente più facile, fare certe cose: provare per credere). Eccolo qua:

 

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Il Corriere degli Spiccioli

Una volta, quando ci fu il ripianamento dell’organico del Banco di Napoli, venni incaricato di realizzare questa finta tavola del Corriere dei Piccoli col signor Bonaventura, formato poster. Ok, fatta, ma ovviamente chiesi (e ottenni) l’autorizzazione degli eredi di Sergio Tofano.

Ma ho fatto davvero un po’ di tutto:

 

Per non parlare dell’infinita quantità di fotografie, naturalmente, come ben sapete, che ora sono in trasferimento nell’Archivio CGIL.

Il tutto, tra video, audio ecc. accompagnato dall’attività informatica, ovvio:

 

 

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PC IBM prima serie – programmazione in Basic

Il mitico primo personal computer della FISAC (omaggiatoci da un’azienda e giunto improvvisamente in sede nell’agosto 1982) – nessuno sapeva cosa farci e io, casualmente, ero lì… per cui mi ci sono seduto davanti e ho cominciato a lavorarci, avendo già frequentato diversi altri computer negli anni precedenti. Così è partita l’informatizzazione del nostro sindacato.

L’accoppiatore acustico con cui ci si collegava prima di Internet (ci si piazzava su la cornetta del telefono e ci si connetteva, uno a uno, o creando dei Bullettin Board System di supporto, dove depositare documenti, software ecc.) – più avanti siamo passati ai primi modem (che non hanno nulla da spartire con gli aggeggi attuali, ovviamente), sempre collegandosi uno a uno, o tramite BBS. Poi, lentamente, la rete è mutata, per fortuna.

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Accoppiatore acustico Epson CX-21

 

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Il Tasso

Stavo dimenticando le riviste digitali come Il Tasso (di cui mi sono occupato con Paolo Barrera)! E potrei aver dimenticato altro, in effetti, visto che fare riviste è sempre stato un mio pallino e ho iniziato nel 1970 a 15 anni con il periodico U.F.O. Underground di Fumetti (che ebbe diffusione anche all’estero e fu la prima rivista italiana di fumetti nel formato A5 all’italiana). Oltre a pubblicare fumetti inediti (tra cui i miei, ovvio), si occupava anche di società, ecologia, politica e varie assurdità.

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U.F.O. Underground di Fumetti

L’inno dei bancari d’un tempo (ma, nonostante tutto, nei comportamenti sono poi così diversi, oggi?) interpretato dai Gufi:


 

Post pubblicato 3 anni fa alle 8:24, giovedì 27 novembre 2014.
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Conversazioni aliene

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La Società terrestre si basa sulla famiglia? Ma dai…
Spero proprio di no: ci son certe famiglie su questo pianeta, detto con tutto il rispetto possibile…
Sul mio pianeta la Società si basa su gruppi di persone che si vogliono bene e si rispettano e si sostengono vicendevolmente. Non sto qui a dire se una cosa sia meglio o peggio dell’altra, ma se mi parli di società terrestre che deve migliorare… forse, allora, potreste cambiare il significato del termine Famiglia. Si dica che Famiglia non è banalmente uno strumento di riproduzione sessuata della specie, ma Famiglia è un gruppo di persone che si vogliono bene e si rispettano e si sostengono vicendevolmente.
Poi, per carità, pianeta che vai usanza che trovi, si diceva su Anguur (il mio pianeta natale).
Da noi, per dirne un’altra, non c’era tutto questo problema della sepoltura che avete voi (pur se non tutti e non dappertutto). Quando i corpi arrivavano alla fase di mutamento che voi chiamate “morte”, venivano semplicemente consegnati alla natura del pianeta, perché ne riconvertisse tutti gli elementi per il bene comune, con affetto e riconoscenza. Se si sentiva la necessità di conservare un ricordo in più rispetto a quelli che dovrebbero naturalmente restare a/in chi resta, si pensava a un’opera d’arte, un gradevole monumento non invadente, una musica, un testo… cose del genere, insomma. Ma di solito i ricordi di chi resta erano tali e tanti che non c’era bisogno di altro.
Comunque, per carità, pianeta che vai usanza che trovi. E, qui da voi, noto, addirittura Paese che vai… quando non Quartiere che vai… 🙂

Sì, sì, fate tenerezza. lo so… Ma a volte fate anche paura, lo sai vero?

Post pubblicato 3 anni fa alle 15:25, venerdì 21 novembre 2014.
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La Rivoluzione Infinita

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Quella dell’amore, quella della vita. Quella che continua anche senza gli esseri umani, se sono così sciocchi da auto estinguersi o proprio non ce la fanno a sopravvivere.
Non è finita con gli anni settanta, coi figli dei fiori, con la voglia e la speranza (anzi, me lo ricordo bene, la certezza assoluta) di contribuire a creare un mondo umano migliore. No, perché è infinita.
Per carità, certo, forse un giorno finirà l’intero universo (anzi, gli universi), ma quella rivoluzione resta infinita, per quanto mi riguarda adesso.
Possono nascere ed estinguersi le ideologie, le religioni, le credenze, i movimenti, partiti, i Grandi Leader, i grandi furfanti, le bufale in cui credi con tutto te stesso finché scopri che solo bufale erano, per quanto affascinanti.
Ma quella rivoluzione è infinita. Gira e gira e gira e gira e gira e gira e gira. E se agganci quella rivoluzione infinita, quella dell’amore, quella della vita, puoi sempre avere voglia e speranza di contribuire a create un mondo umano migliore.
Quello umano, certo, perché il Mondo, quello che non dipende da noi, quello gira per conto suo, e gira e gira e gira e gira e gira, e la Vita si esprime comunque in infiniti modi in una rivoluzione infinita.
Post pubblicato 3 anni fa alle 8:28, giovedì 20 novembre 2014.
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La specie più intelligente su questo pianeta?

virus

La specie più intelligente su questo pianeta?
No, non è l’essere umano. Siamo noi.
Certo, gli umani producono tanta tecnologia e questo offre l’illusione che siano i più in gamba sulla Terra. Ma non è così.

Certo, noi non possiamo dare nell’occhio come loro. E non è una questione di dimensione. E’ solo che non abbiamo arti: come faremmo a produrre tecnologia? Tuttavia il nostro cervello è mostruosamente migliore del loro. Casualmente privo di tutti i loro difetti e malfunzionamenti e con altre notevolissime potenzialità. Ah, l’evoluzione su questo pianeta… che bizzarria. D’altronde la va così: a casaccio. Non sempre i più dotati in assoluto sopravvivono. Non necessariamente hanno gli strumenti più adatti a disposizione.

Per questo cerchiamo in tutti i modi di far breccia negli umani. Se si potesse, in qualche modo, unire il nostro cervello al loro… ah, quante meraviglie! E niente più aggressività autodistruttiva. Bé, distruttiva in generale, a dirla tutta, son fatti così.
Ma nemmeno si accorgono di noi, se non per gli effetti collaterali, quando i nostri tentativi non hanno successo.

Migliaia e migliaia di anni che stiamo loro fra i piedi, diciamo così, e non si accorgono di nulla. Non solo, nemmeno migliorano un po’ i loro caratteracci, col tempo. Avete letto il Mahabharata? La Bibbia? I testi egizi, quelli cinesi? Stessi caratteri piscologici, stesse meraviglie, stesse porcherie incredibili: sempre le stesse. Solo la tecnologia cambia, perché va “ad accumulo” quella: aggiungi nuove possibilità a precedenti tecniche e vai avanti. Ad accumulo, appunto. Ma per quanto riguarda i loro cervelli… nah, niente da fare: sempre gli stessi e pure malfatti.

Ma noi insistiamo. Prima o poi troveremo il modo di collegarci ai loro cervelli primitivi e allora… le meraviglie dell’Universo (anzi, degli Universi)! Sarà fantastico! Ci sarà davvero da divertirsi un sacco, gente!

Ma adesso, al lavoro, forza, metti mai fosse la volta buona. Forse troviamo una soluzione oggi, in mezzo a tutto quel DNA… Avanti ragazzi e non facciamoci soffiare fuori come al solito!


 

[Estratto da La specie più intelligente sulla Terra, di Gianfranco Goria]

Post pubblicato 3 anni fa alle 14:20, domenica 19 ottobre 2014.
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La macchina imperfetta – capitolo 3 – estratto

the town on the edge of the end-WaltKelly

La macchina imperfetta – un racconto di Gianfranco Goria – capitolo 3 – estratto

– Dei genitori sani di mente vogliono, per i loro figli, solo che stiano bene e siano felici, capisci? Punto. Solo dei malati mentali vorrebbero che i figli si prostrassero dinanzi a loro, che si umiliassero e mortificassero anche fisicamente, che avessero paura di loro, che considerassero i propri genitori come dei superiori dispensatori di ordini e punizioni terribili!

– Ma io…

– Se sei un genitore di questo tipo, dammi retta, vai subito a farti curare: sei molto malato, ma molto molto. I genitori sani di mente amano i propri figli in modo naturale e spontaneo, anche quando ci litigano, senza nulla chiedere in cambio. Non chiedono nemmeno di essere amati (anche se lo gradirebbero) e continuerebbero ad amare i propri figli anche se questi si dimenticassero di loro, persino se dicessero che i genitori non esistono. E se i loro figli facessero gravi errori nella vita, starebbero comunque sempre loro accanto, per aiutarli a cambiare, a guarire nella loro testa momentaneamente malata, perché possano poi stare bene ed essere felici.

– Certo, ovvio, ma…

– Per la cronaca, i figli sani di mente di siffatti genitori sani di mente, amano i propri genitori in modo naturale e spontaneo, senza alcun bisogno di altro “incoraggiamento”.

– Va bene, sono d’accordo, sì…

– E allora, se dei normali genitori, purché sani di mente, si comportano così, come si può immaginare un Dio che si comporti peggio coi suoi figli?

– Eh?

– Mi hai sentito. Se sei uno di quelli che crede in Dio (non importa come la chiami questa Entità, posto che esista), ma pensi che si comporti peggio (e non infinitamente meglio) di quanto farebbe un genitore sano di mente, allora vai a farti curare: sei malato nella zucca. Nella tua mente crei un’immagine del Divino che corrisponde a come sei tu. Fatti curare, per favore.

– Un momento, io…

– Ah, bé, se non credi in un Dio, qualsivoglia chiamato, non hai questo problema aggiuntivo, ma se dai tuoi figli pretendi qualcosa che non sia solo che stiano bene e siano felici, gentilmente fatti curare. Dopo vivremo tutti molto meglio.

– Aselvicar, ascolta, io non intendevo… cioè, ho capito, ma…

– Quanto ai figli sani di mente, pensi che si comporterebbero coi propri genitori in modo così demenziale, come prostrarsi, umiliarsi, usare appellativi magniloquenti con aggettivi spropositati, implorare favori, supplicare, cercare un cenno di benevolenza come fa lo schiavo col padrone? Naaah. I figli sani di mente (di genitori sani di mente) vogliono bene ai propri genitori in modo naturale e spontaneo, non si sentono succubi ma amati in modo spontaneo e naturale. Parlano coi propri genitori in modo naturale, interagiscono in modo semplice e sano anche quando ci litigano, e ci scherzano, ci giocano… E il rispetto reciproco è spontaneo, se ci si vuol bene. Viceversa: farsi curare, presto!

– Ma che cavolo, senti, io non sono così…

-Non sto nemmeno a ripeterti, stavolta dal punto di vista dei figli, i due casi precedenti (se credi…, se non credi…). Sei abbastanza intelligente da arrivarci da solo, vero? Viceversa…

– Fermati! Ho capito! Ho solo detto che c’è gente che crede cose del genere di quel che stai correttamente criticando, non che ci credo anch’io! Per quel che ne so… anzi, per quel che ne sa chiunque, a dirla tutta, nessuno sa nemmeno se tutta questa vita, quest’abbondanza di vita su questo pianeta, abbia un senso, uno qualunque… E se la vita non ha senso? Se è solo un caso, e tutto sparirà nel nulla e tanti saluti?

– Se la vita non ha un senso, come sembra probabile, chi se ne importa! Non solo perché tanto tutto continua anche senza di noi come se niente fosse, ma perché se la vita non ha un senso, il senso glielo diamo noi! E tanti saluti! Alla facciazza sua! E ci ridiamo pure sopra! Ahahahahah!

Aselvicar richiuse l’oblò in faccia al gabbianoide e tornò alle sue provette.


 

* Le immagini sono tratte dall’interpretazione particolare del pifferaio di Hamelin fatta da Walt Kelly, il creatore di Pogo. Trovai questo bella storia illustrata, al fondo di un volume, impressionante, sulle carceri minorili statunitensi. Potete leggere la storia di Walt Kelly, completa, facendo click qui e poi da lì proseguendo con la freccia verde. NdA.

Post pubblicato 3 anni fa alle 9:21, domenica 27 luglio 2014.
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Segreteria pleonastica, segreteria telepatica…

HiLois
Hi and Lois by Mort Walker and Dik Browne – c’è un telefono e mi fa venire in mente che…
… negli anni (davvero troppi, almeno dieci filati) in cui, oltre a tutto il resto, mi occupavo anche del sindacato fumettisti, il telefono a casa mia squillava a qualsiasi ora del giorno e della notte, nonostante le mie particolari segreterie telefoniche (che avevo registrato con la mia voce) ne dissuadessero un discreto numero:
Attenzione. Le ultime tre cifre del numero che avete selezionato sono… – esatte.
Chi aveva chiamato pensava di aver sbagliato numero, nonostante il testo dicesse tutt’altro, e attaccava…
Attenzione. Il numero che avete selezionato non è quello che avreste voluto selezionare.
Chi chiamava ci credeva e attaccava…
Ero un po’ birichino, eh?
Post pubblicato 3 anni fa alle 16:40, martedì 22 luglio 2014.
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I prigionieri del Pianeta Blu – incipit 1

fotoGoria - Cos'è? Click per scoprirlo
I prigionieri del Pianeta Blu – racconto di Gianfranco Goria – incipit 1 – estratto
– Smettila di guardarmi in quel modo!
– Come?…
– Smettila di guardarm…
– Ho capito. Dico: in che modo ti starei guardando?
– Lo sai bene! Mi guardi come se fosse la prima volta che guido un’astronave!
– Eh?… No, ti sbagli.
– Non mi sbaglio: si vede bene come mi guardi.
– Non è possibile.
– Invece sì.
– Non insistere inutilmente: sai che non è così e continui solo per darmi fastidio, e anche questo è inutile, capito, ragazza?
Quel termine le dava davvero fastidio. Lo sapeva benissimo che era molto più in gamba delle sue coetanee dodicenni, ma la chiamava così apposta, per darle fastidio, per chiudere la conversazione.
Fine delle trasmissioni. Comunicazioni chiuse.
I motori fisionici erano ormai al massimo della potenza e questo bloccava inesorabilmente ogni tipo di comunicazione.
– Vedrai che un giorno risolveremo anche questo problema – diceva lei ogni volta che succedeva
– Quando capiterà noi non ci saremo più da un pezzo.
– Forse no, forse sì, chissà. Hai la palla di vetro, furbacchione?
– Palla di?… Ah. Non è questione di vedere il futuro. E’ statistica scientifica.
– E’ mancanza di fantasia… ehheheh!
E anche questa frase chiudeva le comunicazioni, almeno per un po’.
Post pubblicato 3 anni fa alle 14:08, giovedì 17 luglio 2014.
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Sperare posso sempre

Tintin-RascarCapac-Goddin Rintracciare i mie testi (su carta e/o in rete) non è semplice, per me. Dovrei dedicarci troppo del tempo libero che preferisco vivere in altro modo. Ma quando ne becco uno, lo piazzo qui, lo sai. Stavolta ho incontrato nel bel blog di Luca Boschi (click qui) questo mio vecchio commento (tutto il testo che segue in corsivo/italico) alla solita vecchia e ampiamente dibattuta (e superata ormai da tempo) questione di Hergé e del suo Tintin.

Sebastiano: beccato per caso, perché non sono sempre qui a leggere i commenti… Se vuoi chiedermi qualcosa su Hergé e Tintin, nei miei limiti, è meglio se mi cerchi su afNews o sul mio blog personale. Comunque, l’uso di quel tipo di lettering era piuttosto diffuso nella francofonia, tutto qui. E in quegli anni in Europa il fumetto era inteso per i bambini (anche se lo leggevano pure gli adulti): stiamo parlando del secolo scorso! Spennacchiotto: beccato per caso di nuovo pure te. Io non so se tu hai dei pregiudizi nei confronti di Hergé e/o della sua opera. Sarebbe un problema tuo, ovviamente. Se hai deciso che l’uomo o la sua opera sono “poco raccomandabili”, ok. E’ la tua opinione. La mia è leggermente diversa. Giustificazioni o spiegazioni, poco importa. La lettura delle opere (nelle loro diverse versioni) consente di farsi la propria opinione sulle opere. Sapendo che le persone cambiano, col tempo, se non si mummificano, e così le loro idee, e così le loro opere.

Non è strano che uno sia antieuropeista e poi diventi europeista, che uno sia omofobo e poi cambi e non lo sia più, che uno sia stato allegramente razzista e poi si renda conto che era una brutta cosa ecc. ecc. ecc. Su Tintin e il suo Autore non si può tirare giù un giudizio manicheo, ovviamente: è vissuto abbastanza a lungo da avere avuto periodi molto diversi fra loro, come (quasi) tutti noi (se non ci siamo mummificati prima). A valle di questo c’è il personaggio Tintin, che ha avuto la propria evoluzione (strettamente legata a Hergé, ai suoi collaboratori, alle sue frequentazioni, alle epoche che ha attraversato), fino a standardizzarsi nell’immaginario collettivo francofono, rappresentando, in quell’ambito, un valore positivo a se stante. Se anche Hergé fosse stato brutto sporco e cattivo (come purtroppo tanti dei nostri genitori e nonni, alcuni riscattatisi in seguito coi fatti, altri no), il suo personaggio ha comunque sviluppato, nell’immaginario collettivo francofono, una propria personalità e una propria scala di valori, che vanno sicuramente oltre quelli dell’uomo Hergé. E’ in genere così per qualunque autore. Una merda d’uomo può anche scrivere un capolavoro. Succede, è successo e succederà ancora. Persone squisite possono non aver mai scritto nulla. Ma queste potrebbero essere banali ovvietà, da ricordare oggi solo perché è il primo dell’anno. Resta il fatto che la valutazione sull’opera va fatta valutando l’intera opera e le sue fasi, nonché la mummificazione del personaggio (cioè il suo “congelamento finale” recepito dall’immaginario collettivo).

Nella mia analisi non vedo fasi naziste in Tintin, non ne vedo nemmeno di comuniste e quanto al fascismo (siccome siamo nella sua Patria), dovremmo prima intenderci bene su cosa intendiamo in Italia per “fascismo”. Mettere come finanziatore di una spedizione artica un ricco ebreo americano è “fascismo”? E’ automaticamente antisemitismo? Mostrare come gangster mafioso un italo-americano è “fascismo”? E’ automaticamente razzismo? Ecc.ecc.ecc. esaminando storia per storia, versione per versione. Mostrare personaggi afro-americani con i labbroni è “fascismo”? E’ automaticamente razzismo? O dovremmo parlare di “politicamente scorretto”?

Probabilmente (dovrei controllare) il termine non esisteva nemmeno… La gente d’Europa (e pure d’America e magari pure altrove) usava fare quotidianamente battute sugli ebrei taccagni (e gli scozzesi e i liguri), sugli africani tontoloni ma tanto bravi a ballare, sugli americani del nord gnoccoloni e boccaloni, sugli italiani ladri e mafiosi, sugli omosessuali, sugli zingari, su… Su tutto quello che era diverso da sé. E lo si faceva con estrema naturalezza, senza minimamente rendersi conto dell’orrore che si nasconde(va) dietro queste cose, in prospettiva. E, come dicevo, lo si fa ancora, persino oggi nei benestanti paesi occidentali e dopo due guerre mondiali e i campi di sterminio. Per lo meno, però, ora si sa che si sta facendo (o dicendo) qualcosa di “politicamente scorretto”. Quanti si rendono veramente conto dell’orrore che c’è dietro, nel desiderare la morte altrui, per giunta solo perché “diverso da sé”? Non lo so e posso solo sperare che siano sempre di più, per il bene della specie umana. A quei tempi invece nemmeno si poneva il problema, la maggior parte dei nostri recenti antenati. E’ orribile, a pensarci (e infatti ha generato mostri e mostruosità, e ancora lo fa), ma era così. A lato di tutto ciò sta la persona umana Hergé, individuo dalla psicologia complessa (come molti di noi), non riassumibile con una banale e comoda etichetta (come ciascuno di noi). Anche Hergé, se proprio si deve farlo, va analizzato in dettaglio, scoprendone le “epoche”: non era una personalità banale, sempre uguale a se stessa. Se volete farlo, si può agevolmente farlo, oggidì: i testi che vi ho indicato dovrebbero essere ampiamente bastanti per una analisi storica della personalità pubblica (e, in parte, privata) dell’uomo Hergé.

Potrete poi tranquillamente discuterne con i relativi autori, a partire da Peeters che è facilissimo da contattare in rete. Quanto all’opera, come dicevo, va trattata in modo analitico e cronologico, nonché per versioni. Più facile, ovviamente, è partire dalle ultime storie, perché hanno una sola versione. I Gioielli della Castafiore, per dire, per capire cosa pensa Tintin degli zingari e cosa ne pensava schiettamente il capitano Haddock prima di conoscerli di persona. I Picaros, per vedere quale opinione ha Tintin dei vari regimi sudamericani dell’epoca, delle rivoluzioni, delle multinazionali ecc. Tintin in Tibet, per capire quanto profondo sia il senso dell’amicizia per Tintin (e quali tremendi traumi psicologici stesse affrontando Hergé in quel periodo, coi suoi “sogni bianchi”). E via così, all’inverso fino all’insulsa storia dei Soviet, zeppa di luoghi comuni ma anche di drammatiche verità che avremmo conosciuto solo molto più tardi, ma nella quale l’ancora embrionale Tintin (molto più simile al primissimo Topolino che al se stesso di qualche tempo dopo) mostra comunque un’attitudine a contrastare la mancanza di libertà, sia pure in modo ingenuo.

Insomma, analizzare Tintin e Hergé è cosa complessa, da non liquidare in due parole. Ma temo sia poco divertente per gli italiani, che non ci sono cresciuti insieme. Altri sono i riferimenti nostrani: Jacovitti, per dire e tanti altri che, pure loro manco a dirlo, si sono “sporcati le mani” nel periodo in cui i nostri predecessori le mani pulite le avevano di rado, dal punto di vista del comportamento “politicamente corretto” e il rispetto della diversità era prerogativa di pochi, pochi davvero. Almeno ci servisse di lezione! Ma a sentire il tono dei TG e della Rete sembra che siano ancora in molti, a voler ripercorre le stesse strade. Quanti, non so. Posso sperare non diventino di nuovo troppi, com’è stato nel non troppo lontano passato. Non sono ottimista, ma sperare posso sempre.

Quello era il testo. La bibliografia cui accenno nel testo citato, non appare lì. Ma è presto fatta: leggere tutte le avventure di Tintin (nuova traduzione Rizzoli/Lizard e anastatiche in francese delle prime edizioni), leggere tutto il resto fatto da Hergé (ce n’è un bel po’…). Leggere le principali biografie fatte sulla base della documentazione, completa di carte personali e interviste a chi c’era, uscita negli ultimi anni: quella di Peeters, quella di Goddin, quella di Assouline e le interviste dirette di Sadoul (se ne può sentire l’audio nel documentario su Hergé di qualche anno fa). Utile anche la bibliografia di Soumois e la serie completa di Goddin “Chronologie d’une oeuvre”. Vuoi parlarne con me?!… Scherzi? Io avrei davvero altro da fare… Ok, va bene, proprio perché sei tu, ma solo dopo che hai letto tutto quel che ti ho consigliato, così non perdiamo tempo con frasi fatte e pregiudizi inutili, va bene? Bene. Intesi.

Post pubblicato 3 anni fa alle 18:35, domenica 1 giugno 2014.
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