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La Vita si nutre di Vita

La Vita si nutre di Vita. Che sia animale, vegetale o altro (per quel che ne sappiamo fin qui). Inesorabile, pare, eh? Leonardo lo esprimeva in altro modo: «facciàno [scil. facciamo] nostra vita coll’altrui morte» [Parigi, Institut de France, Ms H, f. 89 v, 1493-1494. Cfr. J. P. RICHTER, The Literary Works of Leonardo da Vinci, compiled and edited from the Original Manuscripts, London, Sampson Low – Marston – Searle & Rivington, 1883 [rist. New York, Dover, 1970], vol. II, § 845; C. PEDRETTI, The Literary Works of Leonardo da Vinci, compiled and edited from the Original Manuscripts by Jean Paul Richter. Commentary, Londra, Phaidon, 1977, vol. II, p. 114.]
E ancora: «In nella cosa morta riman vita dissensata, la quale ricongiunta alli stomaci de’ vivi, ripiglia vita sensitiva e ‘ntellettiva». Ecc. Detto sia pure nella pochezza della scienza disponibile all’epoca…
E questo, come dicevo, vale per ciò che noi chiamiamo animali (come noi stessi), vegetali e tutto il resto.
Finché utilizziamo corpi come i nostri, ci tocca farcene una ragione, sembrerebbe. Il che non toglie che è bello e buono avere rispetto per la vita che ci fa vivere, ed esserle sinceramente grati, quando ce ne nutriamo. Poi, altrettanto inesorabilmente, anche i nostri corpi saranno cibo per l’altrui vita. E’ il cerchio della vita, come ci ricorda il Re Leone… ma anche non ce lo ricordasse, mi par proprio che sarebbe così lo stesso. 

Post pubblicato 2 mesi fa alle 10:20, giovedì 27 luglio 2017.
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L’odio urla. L’amore sussurra.

“L’odio urla. L’amore sussurra.”

Sorridi – foto Gianfranco Goria – ovviamente è Xena

Così ho scritto, qualche tempo fa, a una persona ferita dall’odio sparato in rete. Purtroppo chi fa mestieri che lo espongono particolarmente al pubblico e ai suoi umori (attori, cantanti, fumettisti ecc.), è facilmente oggetto di attacchi feroci da parte di chi, nella propria pochezza mentale, ha bisogno di essere cattivo, di far del male, per compensare un tormento interiore o chissà cos’altro (questo è campo per neurologi et similia, ovviamente). Attacchi prontamente replicati da simil persone (che forse necessitano di non sentirsi sole, di sentirsi parte di un gruppo, sia pure di persone odiose), che sembrano essere sempre tantissime, rispetto a quelle che mostrano apprezzamento o affetto.

Manco a dirlo, la cattiveria e l’odio si fanno notare enormemente di più degli apprezzamenti e dell’amore. Ho cercato di esprimerlo in sintesi con la mia semplice frase d’apertura.
Effettivamente penso che le persone mediamente buone siano l’assoluta maggioranza nel mondo (viceversa ritengo che ci saremmo già estinti) e che, di solito, non sentano la necessità di urlare ai quattro venti, perché l’amore sussurra, quindi si sente di meno, e vive di azioni non di parole. O, forse, ci vuole un “udito” più raffinato per sentirlo.

Penso che la maggior parte delle persone con una mente mediamente sana, provi tenerezza per gli occhietti dolci di una creaturina, che si tratti di figli propri o altrui, o di animali, o di bei paesaggi ecc. Tenda a proteggere chi è indifeso e debole. Capisca cosa vuol dire voler bene ai propri cari. Eviti di far del male se non costretta.
Con tutti i normali difetti che può avere, una persona dalla mente mediamente sana, capisce l’amicizia, l’amore, l’affetto, il piacere della bellezza, dei bei posti, delle cose buone… Sa piangere e ridere.

Una persona così, con una mente mediamente sana e semplice, non può non capire le cose semplici ed essenziali della vita: affetto, protezione, tenerezza, cooperazione e collaborazione, empatia e solidarietà… Gli istinti antichi che servono alla sopravvivenza della nostra specie.

Persino le persone male istruite, guidate da cattivi maestri (talora persone, questi, seriamente malate di mente, e che dovrebbero curarsi con cura, se possibile), messe di fronte alla semplice realtà delle cose umane più basilari, dovrebbe capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bene e cosa è male davvero (al di là delle fisime religiose, politiche, settarie ecc.). A volte, se si è mediamente sani di mente, basta avere di fronte l’altra persona e guardarla negli occhi.

La cattiveria e l’odio si sono sempre espressi, anche quando non c’era la Grande Rete. Certo, ora è molto più semplice ferire altre persone a distanza. Soprattutto può mancare lo sguardo negli occhi, eh sì. Quello che aiuta le persone “normali” a capire che ci sono cose più importanti e utili e belle della rabbia e dell’odio. Quello che aiuta a capire che l’altro è proprio come te, anzi… sei proprio tu.

Tuttavia, va da sé, ci sono anche persone la cui mente non è “mediamente sana”, ma abbastanza malata… Da curare, come dicevo, ché magari la si recupera. Ma oggi non è questo il punto che volevo dirti. Il punto è che la stragrande maggioranza degli esseri umani, io credo sia mediamente buona, con tutti i suoi limiti umani. L’odio fa molto rumore e allora facilmente sembra tanto. L’amore invece sussurra e allora bisogna avere l’udito fino. Io penso che se riusciamo a fare uno sforzo, possiamo sentire i sussurri e capire che sono incredibilmente più delle urla.

Sicuramente non basta a risolvere tutto, su questo pianeta. ma forse basta a non far mai morire la speranza di poter costruire, un mattoncino alla volta, un mondo (cioè un’umanità) migliore. Col nostro (tuo, mio, suo) piccolo contributo. Un sorriso alla volta.

O se necessario, una pastiglia alla volta… 😉 (“cu ‘na custata fiorentina, mortadella dduie panine, cu’nu miezo litro ‘e vino, nu caffe’ con caffeina“)


io cammino ogne notte
io cammino sbariando
io nun tengo mai suonno nun chiudo mai
ll’uocchie e nun bevo caffè
va te cocca siente a mme
va te cocca siente a mme
‘na perziana ca sbatte
‘nu lampione ca luce
e nu ‘mbriaco ca dice
bussanno a’na porta madonna cunce’
‘a tre mise nun dormo cchiu’
‘na vucchella vurria scurda’
gente diciteme comme aggia fa

pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa addurmi’ pe me fa scurda’
il mio dolce amor
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa senti’ come un gran pascia’
e mi inebria il cuor
dint’e vetrine’e tutte’e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
alle palline ‘e glicerofosfato
e bromotelevisionato grammi zero zero 3
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate

‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa addurmi’ pe me fa scurda’
il mio dolce amor
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa senti’
come un gran pascia’
e mi inebria il cuor
dinte’e vetrine’e tutte’e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
alle palline ‘e glicerofosfato
e bromotelevisionato dittiti’
bicarbonato borotalco e seme ‘e lino
cataplasma e semolino
‘na custata fiorentina
mortadella dduie panine
cu’nu miezo litro ‘e vino
nu caffe’ con caffeina
grammi zero zero tre ueh
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate ‘na pastiglia siente a mme’

Post pubblicato 2 mesi fa alle 18:34, sabato 8 luglio 2017.
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Musica e Parole

C’è musica che mi fa muovere per forza, c’è musica che mi fa piangere, c’è musica che mi fa ridere, c’è musica che mi fa venire i brividi nella schiena…

Pogo direttore d’orchestra, by Walt Kelly.

Un esempio? La mia lista:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLSgXtlp9U81omygIQNK1E_XjdRS0bpFuG

E mi fa riflettere anche se non voglio: cosa siamo noi umani (che produciamo parimenti merda e amore), cosa sono io? Cosa, non chi.
Ovviamente non lo so (a parte la banale risposta: animali, che non dice nulla, in realtà, di cosa siamo, anche perché è solo una delle nostre tante etichette che usiamo per cercare di capire il mondo in cui siamo insieme a tutte le forme di vita possibili di cui ci cibiamo e di cui siamo cibo in questo continuo rimescolamento di atomi che chiamiamo Vita…).
Con tutti questi anni alle spalle, praticamente con un sacco di vite diverse vissute, con una quantità di esperienze bizzarre da far la gioia di qualunque neurologo (o di un fissato di robe extrasensoriali, a piacere), con affetti e prole cui avrei voluto dire cose che non sono mai stato capace di dire (ché, nonostante sia logorroico, non le so dire a parole neanche a me stesso, e le avessi dette a parole avrei dovuto aggiustarle nel tempo, perché le parole non ce la fanno proprio a dire quel che c’è davvero da dire) alla Cat Stevens in Father and Son, per dire (ma le mie canzoni non arrivano così dentro, mi sa), a forza accontentandomi di esistere con loro nei miei limiti, sperando che qualcosina arrivi comunque… Con tutto questo e altro ancora, non so cosa sono. E forse non ha nessuna importanza.
Ma non si può mai dire… 🙂

Vai Bruce!

Post pubblicato 8 mesi fa alle 12:02, venerdì 20 gennaio 2017.
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Cristianesimo e ideologie dell’odio, si conciliano?

Per quanto ormai la cosa non mi tocchi più personalmente (nonostante tanti anni passati in profondità nella religione cristiana cattolica e, poi, altrettanti più a oriente, con la stessa intensità, sempre alla ricerca speranzosa di uno Spirito sfuggente e magari inesistente), alla vigilia di questo Natale mi chiedo cosa possano avere da spartire il messaggio del Vangelo e le ideologie basate su odio e violenza.

La risposta logica dovrebbe essere: nulla.
Eppure si dichiarano “cristiani” anche coloro che aderiscono con entusiasmo a robe come fascismo e nazismo et similia.
Ignoranza? Stupidità? Tradizione? Non mi è chiaro… La mente umana è davvero contorta.
Dovrebbe essere così lampante l’inconciliabilità tra il messaggio di chi dice di porgere l’altra guancia ecc. e quello di chi impone il proprio pensiero con la violenza ecc. Boh…

Ribadisco: la cosa non mi tocca, perché a questo punto della mia lunga vita le religioni sono il passato (così come le ideologie) e quel che (non certo gratis) ho trovato, invece, è la vita, che è ben altra cosa.
Ma comunque, oltre a essere cosa deleteria per le sorti dell’umanità, mi spiace che ci sia cotanta confusione nelle menti di tanta gente che potrebbe, viceversa, trarre giovamento da pensieri mirati alla vita, invece che alla morte, all’amore, invece che all’odio ecc.

Tant’è, tuttavia. Probabilmente il problema è, come al solito, neurologico o psichiatrico, più che religioso o ideologico. Dobbiamo costantemente combattere con un cervello che ci offre la possibilità di creare meraviglie tanto quanto nefandezze. E non è una banale questione di “morale” o “etica”.
La battaglia tra Bene e Male è nel nostro cervello, non altrove, mi sa.

E quando nel nostro cervello vince il bene, la vita è più bella per tutti.

Questo scatto, a Ortisei l’ho fatto.
Post pubblicato 9 mesi fa alle 10:10, sabato 24 dicembre 2016.
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Vegetariani contro carnivori?!?

Saltellando fra i canali TV, ho intravisto un titolo “Vegetariani contro Carnivori”. Solo intravisto, perché da tempo ormai i talk show non li reggo proprio più e li evito (non sento la necessità di star a guardare gente che litiga e parla rabbiosamente addosso agli altri, a cominciare dal conduttore) e anche perché detesto le contrapposizioni da odio: questo contro quello, quell’altro contro quell’altro ecc. Magari c’è a chi piace, ok, ma a me fa un effetto… come dire… primitivo, inutilmente aggressivo e deleterio… idiota, insomma. Della serie, io ho ragione perché urlo più forte. Io ho ragione perché ti odio e se posso ti ammazzo. Demenziale. Tanto cervello per poi comportarsi così? Un vero spreco…
Insomma, il punto è che già il titolo mi sembrava stupido: vegetariani contro carnivori? Ma perché mai uno che legittimamente decide di non cibarsi di una parte delle forme di vita di questo pianeta, dovrebbe essere “contro” i carnivori? Che gli hanno fatto i leoni, i cani, i gatti e compagnia bella? Boh?

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Ah, tu dici che forse intendevano “vegani contro onnivori”? E allora perché non scrivere onnivori? Carnivori sono quelli che mangiano carne e praticamente basta: gli umani mangiano di tutto, quasi qualunque forma di vita: animali, vegetali, funghi, minerali, batteri, virus… di tutto, se non risulta letale.

Ah, dici che era per dare un effetto più drammatico? Tipo “buoni contro cattivi”? Ma i vegetariani non sono buoni per definizione: sono esseri umani e, purtroppo, in quanto tali capaci di commettere ogni sorta di nefandezza, proprio come gli onnivori, o i fruttariani, o chi si nutre di sangue. Mah… Sarà che c’è la brutta moda della contrapposizione a ogni costo: tutto è una partita, una gara, un combattimento, una guerra, una questione di rabbia e odio…
Si vede che a certa gente il “confronto razionale” o “l’arricchimento reciproco” non stimola abbastanza: ci vuole il sangue.
Ma curarsi il cervello, magari, eh?

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Giusto per dire, poi: tutti sono (siamo) cibo per le altre forme di vita. E’ così che la vita funziona, nel nostro Universo, mi pare (e a maggior ragione in un bio sistema chiuso come il nostro pianetino). Un immane riciclaggio di vita. Se non vuoi cibarti di altre forme di vita, puoi solo far venire prima il momento in cui il tuo corpo sarà cibo per gli altri, suicidandoti. Non c’è alternativa. Se sei vivo, stai usando “vita altrui”, che sia un batterio, o un frutto, o un seme che non diventerà mai pianta perché lo hai mangiato tu e così via. E’ così, che ci vuoi fare?
Ah, almeno avere “rispetto” per tutte le forme di vita. Questo mi piace, sì.
Mi ricorda quei nativi americani che rendevano onore al bisonte delle praterie: era nella loro dieta, certo, ma il rispetto era vero, sincero e profondo. Così come per le piante, o per il puma, quand’era lui a nutrirsi dell’uomo. Si sentivano parte di un ciclo che comprendeva tutti, nessuno escluso, in reciproca dipendenza tra l’altro. Niente odio, solo la vita. Magari l’odio era occasionalmente riservato agli altri esseri umani, chissà…

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Rispetto per tutte le forme di vita…
Ma tutte non vuol dire solo qualcuna. Le forme di vita sono tantissime, dai batteri alle piante, dai virus agli esseri umani (e non sappiamo nemmeno se c’è un limite a ciò che chiamiamo Vita)… E ci sono anche mosche, zanzare, scarafaggi, topi di fogna, piccioni, vermi e tutto quel che ti fa schifo o ti fa paura. Ci sono persino gli esseri umani, che spesso si comportano, fra di loro, in modo da non suscitare alcun rispetto… ma fanno parte della Vita, comunque.
Avere rispetto per la vita non vuol dire illudersi di poter evitare la morte, propria o altrui: non puoi evitare il rimescolamento e la ridistribuzione degli atomi. Forse significa saper apprezzare, con serena leggerezza, uno schema molto più complesso e semplice al tempo stesso.
Ma, in fondo, che ne so io?…

Eh…
Ehi, ma dopo ‘sto talk show del piffero c’è un filmone! E vaaai!

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Post pubblicato 1 anno fa alle 10:26, mercoledì 25 maggio 2016.
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Ami gli animali…

Se ami gli animali come puoi ucciderli?!? Ogni giorno, ad ogni tuo respiro, si compiono vere e proprie stragi! E non puoi giustificarti dicendo che non hanno sentimenti, che non sentono nulla, che non hanno coscienza di sé, che non puoi farne a meno per vivere tu… Cosa ne sai? Eh? Poveri batteri…
Non solo li uccidi respirandoli, digerendoli, facendoli assassinare dai tuoi globuli bianchi, ma con una infinità di battericidi: anche nei detersivi, nella pulizia della casa, persino nel sapone con cui ti lavi le mani! Non lavartene più le mani: fai la cosa giusta. Muori.

Grazie.
Messaggio sponsorizzato dalla BUFALA (Batteri Uniti Federati Associati Leggermente Ansimanti).

Post pubblicato 2 anni fa alle 12:15, sabato 5 marzo 2016.
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Un DNA da ritoccare qua e là

Questa scimmia spelacchiata che chiamiamo Essere Umano, ha un cervello molto interessante e con grandi possibilità, si direbbe. Purtroppo è anche carico di difetti, è tristemente noto.
Quello che salta all’occhio è la Paura malata di ogni cosa, di ogni essere (noi compresi, certo), di tutto. Esagerata, inutile, troppo spesso dannosa. Potenzialmente distruttiva per la specie stessa (genera odio, violenza, guerra, fobie…). Un grosso difetto. Da correggere, se possibile. Chi può si cura con un po’ di chimica. Ma basta a livello planetario? A guardare i telegiornali si direbbe di no, che siano davvero troppo pochi gli umani che vengono curati…

Torno a dire che, prima che sia troppo tardi, ci toccherà intervenire sul nostro stesso DNA.
Inutile, per dire, allungarci la vita in mille modi, se poi la vecchiaia è un disastro e una sofferenza continua. Meglio sarebbe bloccare l’invecchiamento a un certo punto, no? E poi, dopo una ragionevole vecchiaia sana, tornare a essere cibo per la vita, di colpo, in modo dignitoso.

E che dire degli acciacchi (spesso invalidanti e mortificanti) dovuti al fatto che il nostro DNA non prevede che noi si viva così a lungo? Bisognerebbe fare gli opportuni cambiamenti. Per non parlare della prospettiva (inevitabile, se duriamo abbastanza) di cambiare pianeta: pensiamo davvero di poterlo fare con questi corpi, che già fanno fatica a essere all’altezza sulla Terra?

Per non parlare, di nuovo, del nostro cervello. Tanto per cominciare, per evitare di autodistruggerci stupidamente, bisogna ritoccare la Paura e la conseguente Aggressività. Dovrebbero essere motivate, contenute nei limiti utili a risolvere i problemi, non “disumane” e non distruttive, vero?

Problemi etico-morali? Ovvio che ce ne sono anche solo all’idea di toccare il DNA. Ce ne sono sempre: ogni volta che facciamo un passo avanti se ne presentano di nuovi e più grandi. Vanno affrontati e risolti, si sa, perché abbiamo gli strumenti per capire e cambiare, e ci corre l’obbligo di averne anche il coraggio, sia pure con tutta la prudenza necessaria (non c’è nessun bisogno di farlo come fossimo scienziati pazzi e malvagi). Ed è sempre meglio che non fare nulla e stare a guardare mentre distribuiamo senza limiti odio, violenza, distruzione, follia, dolore, mentre, invece, potremmo vivere la vita in tutt’altro modo…

“Ok, adesso mi sveglio, adesso mi sveglio…”

Amici - foto Goria
Amici – foto Goria
Post pubblicato 2 anni fa alle 11:52, domenica 4 ottobre 2015.
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Io sono qui a insinuare dubbi nella tua mente!

Io sono qui a insinuare dubbi nella tua mente non a darti vane e castranti certezze precotte e predigerite. A stimolare la tua ricerca non a stamparti le mie risposte posto che ne abbia trovate e che non siano sbagliate.
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Guardo le nuvole e penso che questo spettacolo era in bella vista molto prima che la nostra specie pensasse Esisto e sarà lì ancora forse molto dopo che noi saremo spariti senza lasciare traccia.
E allora?  Pensare come il Magnifico Lorenzo? O forse cercare di dare noi stessi un senso a questa nostra breve e forse inutile vita?
Certo io non faccio testo avendo “sprecato” la mia giovinezza tra (veri) grandi ideali e una spiritualità disperatamente alla ricerca di una sfuggente e forse inesistente verità, per giunta condizionato da una empatia forse patologica, visto il mio stato mentale.
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È tutto sbagliato tutto da rifare, dicono i due pensionati sulla panchina da barzelletta,  ma non hanno la forza, la convinzione, l’entusiasmo necessari a fare proprio nulla. Certi giovani sono così,  vecchi dentro, riescono solo a sputare sentenze, criticare tutto, ma non fare nulla di concreto in prima persona. Sprecano così, come fossero già decrepiti, la forza e lo spirito della gioventù e magari inseguono fuochi fatui come ricchezza e successo… che pena. Alcuni di questi addirittura fanno politica, se così si può chiamare un inutile (quando non nocivo) insieme di chiacchiere, insulti e incitazioni all’odio. Al massimo un pretendere che altri facciano quel che invece dovresti fare tu per primo.
Azione personale concreta, spirito e amore, cambiano il nostro mondo in meglio, non altro, direi…
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Post pubblicato 2 anni fa alle 11:55, domenica 20 settembre 2015.
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Essere intelligenti non vuol dire essere saggi

Essere intelligenti non vuol dire essere saggi, imho. Mi pare che la lettura dei post anche su FB lo mostri quotidianamente. Sono tante le prese di posizione intelligenti ma decisamente non sagge che si vedono in rete. Si prende posizione su tutto, troppo spesso però su cose delle quali si ignora davvero troppo per poter prendere una qualunque posizione di parte, persino per poter semplicemente esprimere una opinione sensata e utile. E’ vero che FB ha più le caratteristiche del bar dello sport, che di un consesso di saggi… Purtroppo la diffusione che ha la rete è dannatamente più grande del bar e , peggio ancora, anche del consesso di saggi.
Qui le cose dette restano e si diffondono. E se possono fare del male, lo fanno.

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Proprio nella rete circola una delle tante frasi che si attribuiscono a questo o a quello (senza citare una fonte precisa, purtroppo… come al bar): “Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, e infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire”. Che l’abbia detta il Buddha, Lao-tze o Giuseppe de Giuseppi, fa lo stesso: un’affermazione vale poco o tanto di per sé, non per chi la dice, secondo me. Ecco, indipendentemente da chi l’abbia detto, mi pare una espressione saggia. Certo, vien da pensare che, se la si applicasse ci sarebbe più silenzio, e se lo si facesse su FB, il numero dei post crollerebbe drasticamente…
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[Dal mio spazio su FB, 16 agosto 2015]

Post pubblicato 2 anni fa alle 18:29, sabato 22 agosto 2015.
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Abbiamo il diritto di nutrirci di piante e respirare (uccidendoli) batteri?

Dove finisce il concetto di “essere vivente”? Fin dove vanno estesi i diritti degli esseri viventi?
Ovviamente, al momento, buona parte dell’umanità se ne sbatte di questi quesiti (per giunta avendone di ben più urgenti da risolvere), così come non interessano punto ad alcun altro essere vivente che non sia umano, su questo pianeta.

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vita vegetale dolomitica

Faccenda complessa, in effetti. I confini della vita si spostano man mano che la nostra conoscenza scientifica si approfondisce. I batteri e i virus sono vivi. Le piante sono vive. Se resta ancora qualche dubbio sui minerali, può darsi che in futuro si scopra che sono vivi anch’essi, a modo loro. Ma allora, se un essere umano, estendendo la propria naturale empatia (per chi ce l’ha – gli altri forse dovrebbero curarsi per averne almeno un po’ – e c’è pure chi ne ha un eccesso patologico) a tutte le forme di vita, avrebbe una sola alternativa, per non “uccidere” altre forme di vita per cibarsi: morire ed essere a propria volta nutrimento per altre forme di vita.

Non è un ragionamento nuovo per me, che sono stato vegetariano per 20 anni filati, in passato. Ma allora non lo avevo spinto ancora fino all’estremo. Forse ritenevo meritevoli di compassione solo gli animali in grado di farci capire la propria sofferenza? In tal caso sarebbe stato un atteggiamento miope e specista: se gli esseri viventi hanno dei diritti, li hanno tutti e non in base al proprio “livello di coscienza individuale” o quel che è.

2015-08-20-afnews-vita animale e vegetale dolomiticia
vita animale e vegetale dolomitica

Peraltro, mi sovviene, se tutti hanno dei diritti, anche i carnivori hanno i loro diritti, fra cui quello di cibarsi di altri esseri viventi. E i batteri? Questi vengono uccisi da tutti, carnivori, erbivori, onnivori e persino dalle piante…

Mh… Di sicuro potremmo dire che non è cosa buona uccidere tanto per uccidere, cioè senza la giustificazione della sopravvivenza. Ok, questo è abbastanza semplice da dire, anche se, pure questo, non tutti lo condividono. Ma si può vivere senza mai uccidere altre forme di vita?

2015-08-20-afnews-vita dolomitica minerale e non so cosa
vita dolomitica minerale e non so cosa

Oggi temo di poter rispondere solo no.
Peraltro, se pure la specie umana sparisse dal pianeta Terra, tutti gli altri esseri viventi continuerebbero naturalmente a cibarsi gli uni degli altri, in vario modo. Senza cattiveria alcuna (a differenza di noi umani, che, quando il nostro cervello va fuori giri, uccidiamo per il gusto di uccidere), ma continuerebbero.

Tutto ciò detto giusto per far girare le rotelline del tuo cervello, perché le cose non sono davvero mai bianche o nere, e con la sensazione che, comunque, la prima cosa che un umano potrebbe fare sarebbe avere Rispetto per le forme di vita, tutte (minerali compresi). E il rispetto non esclude che ci si debba cibare di alcune di esse, per sopravvivere. E il non cibarsi di alcune di loro (giacché evitarle tutte è impossibile, come dicevo) non vuol dire che poi si abbia davvero rispetto per tutte le forme di vita (umani compresi).

E per oggi, basta così…

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cibo vegetale dolomitico, ma forse anche animale
Post pubblicato 2 anni fa alle 19:16, giovedì 20 agosto 2015.
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Pretendo rispetto vero (anche) per gli atei!

Foto: Gianfranco Goria
Foto: Gianfranco Goria

Ci sono posti, in questo pianeta, in cui ci si comporta da razzisti nei confronti di chi è ateo. E’ disgustoso.
Non si può votare un ateo“, anche questo lo si sente dire (e fare) qua e là.
Come dire che un ateo come Gino Strada (che se fosse religioso lo avrebbero già fatto santo) è persona da rifuggire, da condannare, da isolare, in alcuni casi persino da perseguitare e magari da uccidere. Non è semplice demenza, è anche una forma di razzismo (intendendo il razzismo in senso lato, come forma idiota di discriminazione).

Risparmio qui la facile ironia che chiunque potrebbe fare sulle varie religioni e sui relativi seguaci, nonostante potrei ampiamente permettermela, essendo stato io uno che ha vissuto la religione (e le religioni) fino in fondo, con convinzione, con fede, con approfondita conoscenza specifica, con partecipazione estrema, fino alla ricerca mistica del divino (e oltre, se possibile – ma per questo basta che leggi alcuni miei vecchi post). Ma proprio perché io ho vissuto dall’interno quel che molti fedeli (e sacerdoti vari) non hanno nemmeno mai pensato di poter provare, evito di prendere in giro chi “ci crede”: so come succede, so come funziona, so perché si fa. So anche quanto sia arduo e doloroso venirne fuori, quanti anni richieda, quanto costi ammettere certe cose che si preferirebbe nascondere sotto il tappeto. In alcuni casi l’ateismo (o quel che è, il non aderire ad alcun credo) è il punto di arrivo di un processo di ricerca interiore (ed esteriore) molto approfondito, molto sentito, molto faticoso, molto lungo. A volte è addirittura la naturale conseguenza di ciò che viene chiamato “illuminazione“, pensa un po’.

Malattia, vecchiaia e morte sono stimoli forti alla “necessità” di dare un senso alla vita (che, poi, la morte non è altro che una delle tante forme che assume la vita in questo universo, ma questa è ancora un’altra faccenda).
Ne parlava con abbondante saggezza un tal Buddha, 500 anni prima di Cristo. Certo, il Buddha viveva in un altro contesto (per quanto anche quel contesto culturale fosse violentemente feroce con gli atei) ed evitò accuratamente di parlare della Divinità (concetto peraltro totalmente inutile per il suo messaggio). Ma che si parli o meno di una (o più) divinità, la vera necessità della gente comune (di chi non fa una vera e propria “concreta ricerca spirituale”, ma ne ha già abbastanza di dover vivere la vita quotidiana, con tutti i suoi problemi e drammi e tragedie) è trovare una giustificazione decente alla schifezza infinita di Malattia, Vecchiaia e Morte, o, magari, addirittura un soluzione.
Facile, per chi volesse mettere in piedi una religione (o casa analoga), giocare su questa drammatica esigenza interiore delle persone, e approfittarne per ricavarne potere (o denaro, o tutt’e due le cose) e dividere artatamente le persone in fedeli e infedeli (e altre pericolose scempiaggini del genere). O magari intervenire a gamba tesa e ignorante, ma in buona fede, per offrire una “guida morale” alla gente, ed ergersi a Giudici e Maestri di Vita pronti a imporre (o a suggerire… con forza) la propria Verità agli altri, anche se spesso si tratta solo di ciechi che guidano ciechi.

Ma anche solo l’ipotesi di dover ammettere che un senso potrebbe proprio non esserci, per molti ancora oggi suona terribile e angosciante.

Eppure non è così per tutti. Per esempio ci sono atei, che riescono (ovviamente non tutti: le percentuali probabilmente saranno identiche a quelle dei non atei) a vivere onestamente, felicemente, con dirittura morale, con tensioni spirituali, con generosità, empaticamente, amando il prossimo e sé stessi ecc., anche senza aspettarsi di continuare vivere dopo la morte, di avere premi o punizioni in paradisi o inferni, di trovare una (o più) Divinità da qualche parte, accentando semplicemente di darlo (un senso alla propria vita) senza aspettarsi o pretendere che la vita abbia un senso di suo.

In sostanza, è evidente, lo sai benissimo anche tu, che si creda o meno in Qualcosa, non fa alcuna differenza nel comportamento degli individui: si è “buoni” o “cattivi” per tutt’altri motivi.

Anche per questo (ma certo non solo per questo) io pretendo rispetto sincero e profondo (anche) per gli atei. Punto.

E, bada, se per caso la tua “fede” (o non fede) ti impone di non avere rispetto e amore per gli altri (non importa per quale motivo) e tu ti adegui supinamente alla assurda richiesta, allora stai comportandoti da stupido (IMHO). E ringraziami ché ti ho avvertito, perché non sei spacciato: puoi sempre smettere di comportarti da stupido e cominciare a comportarti da essere umano sano di mente (se non sei sano di mente, fatti curare, però, ok?, e vivremo meglio tutti).

E, per oggi, basta chiacchiere, va’, che l’ho già tirata troppo per le lunghe, come al solito…

Post pubblicato 2 anni fa alle 18:21, sabato 20 giugno 2015.
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Anche i topi. O gli opossum

Pogo-Kelly-1951-731x1024Ma, insomma, cos’è che ci distingue davvero dalle altre specie che vivono su questo piccolo, affascinante, pianeta? Non è la faccenda del pollice opponibile: ce l’hanno tanti altri… Anzi, alcuni ne hanno pure il doppio di noi. Non è la comunicazione sonora: mica siamo i soli. Anzi, c’è chi va ben più lontano, come portata. Non è nemmeno la comunicazione tramite segni: sai quanti la usano? No, no… E’ altro, mi sa.

E’ che noi abbiamo un cervello complesso, strambo. Ci consente di occuparci anche di cose… inutili. Inutili, ecco! Musica, letteratura, disegno…tutta ‘sta roba qua, che non serve a niente, rispetto alla sopravvivenza della specie e del singolo. E non basta. Il fatto di avere un cervello disastrato, ci consente di pensare a cose ancora più inutili come… il passato, il futuro… l’idea di “io”, quella pazzoide di “spirito”… Tutte cose inutili, in effetti. Come tutto quello che costruiamo. Lo so, noi ci illudiamo che servano, che so, alla sopravvivenza della specie. Ma è una balla che ci raccontiamo da soli, quasi per giustificarci di perderci tanto tempo: non c’è nessuna garanzia che tutta la nostra scienza possa impedire alla specie umana di estinguersi. No, è che a noi piace scoprire, fare, pensare… insomma, ci piace usare il cervello per cose inutili. Anche perché è (mal) fatto in modo tale che, con questo cervello, noi possiamo fare cose inutili.

Fantastico… Inutile, ma affascinante.

Probabilmente, con un cervello bacato come il nostro, qualunque specie potrebbe essere così bizzarra come noi. Anche i topi. O gli opossum.

Post pubblicato 3 anni fa alle 17:24, lunedì 10 novembre 2014.
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