La Vita si nutre di Vita

La Vita si nutre di Vita. Che sia animale, vegetale o altro (per quel che ne sappiamo fin qui). Inesorabile, pare, eh? Leonardo lo esprimeva in altro modo: «facciàno [scil. facciamo] nostra vita coll’altrui morte» [Parigi, Institut de France, Ms H, f. 89 v, 1493-1494. Cfr. J. P. RICHTER, The Literary Works of Leonardo da Vinci, compiled and edited from the Original Manuscripts, London, Sampson Low – Marston – Searle & Rivington, 1883 [rist. New York, Dover, 1970], vol. II, § 845; C. PEDRETTI, The Literary Works of Leonardo da Vinci, compiled and edited from the Original Manuscripts by Jean Paul Richter. Commentary, Londra, Phaidon, 1977, vol. II, p. 114.]
E ancora: «In nella cosa morta riman vita dissensata, la quale ricongiunta alli stomaci de’ vivi, ripiglia vita sensitiva e ‘ntellettiva». Ecc. Detto sia pure nella pochezza della scienza disponibile all’epoca…
E questo, come dicevo, vale per ciò che noi chiamiamo animali (come noi stessi), vegetali e tutto il resto.
Finché utilizziamo corpi come i nostri, ci tocca farcene una ragione, sembrerebbe. Il che non toglie che è bello e buono avere rispetto per la vita che ci fa vivere, ed esserle sinceramente grati, quando ce ne nutriamo. Poi, altrettanto inesorabilmente, anche i nostri corpi saranno cibo per l’altrui vita. E’ il cerchio della vita, come ci ricorda il Re Leone… ma anche non ce lo ricordasse, mi par proprio che sarebbe così lo stesso. 

L’odio urla. L’amore sussurra.

“L’odio urla. L’amore sussurra.”

Sorridi – foto Gianfranco Goria – ovviamente è Xena

Così ho scritto, qualche tempo fa, a una persona ferita dall’odio sparato in rete. Purtroppo chi fa mestieri che lo espongono particolarmente al pubblico e ai suoi umori (attori, cantanti, fumettisti ecc.), è facilmente oggetto di attacchi feroci da parte di chi, nella propria pochezza mentale, ha bisogno di essere cattivo, di far del male, per compensare un tormento interiore o chissà cos’altro (questo è campo per neurologi et similia, ovviamente). Attacchi prontamente replicati da simil persone (che forse necessitano di non sentirsi sole, di sentirsi parte di un gruppo, sia pure di persone odiose), che sembrano essere sempre tantissime, rispetto a quelle che mostrano apprezzamento o affetto.

Manco a dirlo, la cattiveria e l’odio si fanno notare enormemente di più degli apprezzamenti e dell’amore. Ho cercato di esprimerlo in sintesi con la mia semplice frase d’apertura.
Effettivamente penso che le persone mediamente buone siano l’assoluta maggioranza nel mondo (viceversa ritengo che ci saremmo già estinti) e che, di solito, non sentano la necessità di urlare ai quattro venti, perché l’amore sussurra, quindi si sente di meno, e vive di azioni non di parole. O, forse, ci vuole un “udito” più raffinato per sentirlo.

Penso che la maggior parte delle persone con una mente mediamente sana, provi tenerezza per gli occhietti dolci di una creaturina, che si tratti di figli propri o altrui, o di animali, o di bei paesaggi ecc. Tenda a proteggere chi è indifeso e debole. Capisca cosa vuol dire voler bene ai propri cari. Eviti di far del male se non costretta.
Con tutti i normali difetti che può avere, una persona dalla mente mediamente sana, capisce l’amicizia, l’amore, l’affetto, il piacere della bellezza, dei bei posti, delle cose buone… Sa piangere e ridere.

Una persona così, con una mente mediamente sana e semplice, non può non capire le cose semplici ed essenziali della vita: affetto, protezione, tenerezza, cooperazione e collaborazione, empatia e solidarietà… Gli istinti antichi che servono alla sopravvivenza della nostra specie.

Persino le persone male istruite, guidate da cattivi maestri (talora persone, questi, seriamente malate di mente, e che dovrebbero curarsi con cura, se possibile), messe di fronte alla semplice realtà delle cose umane più basilari, dovrebbe capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bene e cosa è male davvero (al di là delle fisime religiose, politiche, settarie ecc.). A volte, se si è mediamente sani di mente, basta avere di fronte l’altra persona e guardarla negli occhi.

La cattiveria e l’odio si sono sempre espressi, anche quando non c’era la Grande Rete. Certo, ora è molto più semplice ferire altre persone a distanza. Soprattutto può mancare lo sguardo negli occhi, eh sì. Quello che aiuta le persone “normali” a capire che ci sono cose più importanti e utili e belle della rabbia e dell’odio. Quello che aiuta a capire che l’altro è proprio come te, anzi… sei proprio tu.

Tuttavia, va da sé, ci sono anche persone la cui mente non è “mediamente sana”, ma abbastanza malata… Da curare, come dicevo, ché magari la si recupera. Ma oggi non è questo il punto che volevo dirti. Il punto è che la stragrande maggioranza degli esseri umani, io credo sia mediamente buona, con tutti i suoi limiti umani. L’odio fa molto rumore e allora facilmente sembra tanto. L’amore invece sussurra e allora bisogna avere l’udito fino. Io penso che se riusciamo a fare uno sforzo, possiamo sentire i sussurri e capire che sono incredibilmente più delle urla.

Sicuramente non basta a risolvere tutto, su questo pianeta. ma forse basta a non far mai morire la speranza di poter costruire, un mattoncino alla volta, un mondo (cioè un’umanità) migliore. Col nostro (tuo, mio, suo) piccolo contributo. Un sorriso alla volta.

O se necessario, una pastiglia alla volta… 😉 (“cu ‘na custata fiorentina, mortadella dduie panine, cu’nu miezo litro ‘e vino, nu caffe’ con caffeina“)


io cammino ogne notte
io cammino sbariando
io nun tengo mai suonno nun chiudo mai
ll’uocchie e nun bevo caffè
va te cocca siente a mme
va te cocca siente a mme
‘na perziana ca sbatte
‘nu lampione ca luce
e nu ‘mbriaco ca dice
bussanno a’na porta madonna cunce’
‘a tre mise nun dormo cchiu’
‘na vucchella vurria scurda’
gente diciteme comme aggia fa

pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa addurmi’ pe me fa scurda’
il mio dolce amor
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa senti’ come un gran pascia’
e mi inebria il cuor
dint’e vetrine’e tutte’e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
alle palline ‘e glicerofosfato
e bromotelevisionato grammi zero zero 3
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate

‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa addurmi’ pe me fa scurda’
il mio dolce amor
pigliate ‘na pastiglia
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pe me fa senti’
come un gran pascia’
e mi inebria il cuor
dinte’e vetrine’e tutte’e farmaciste
la vecchia camomilla ha dato il posto
alle palline ‘e glicerofosfato
e bromotelevisionato dittiti’
bicarbonato borotalco e seme ‘e lino
cataplasma e semolino
‘na custata fiorentina
mortadella dduie panine
cu’nu miezo litro ‘e vino
nu caffe’ con caffeina
grammi zero zero tre ueh
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate ‘na pastiglia siente a mme
pigliate ‘na pastiglia siente a mme’

Musica e Parole

C’è musica che mi fa muovere per forza, c’è musica che mi fa piangere, c’è musica che mi fa ridere, c’è musica che mi fa venire i brividi nella schiena…

Pogo direttore d’orchestra, by Walt Kelly.

Un esempio? La mia lista:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLSgXtlp9U81omygIQNK1E_XjdRS0bpFuG

E mi fa riflettere anche se non voglio: cosa siamo noi umani (che produciamo parimenti merda e amore), cosa sono io? Cosa, non chi.
Ovviamente non lo so (a parte la banale risposta: animali, che non dice nulla, in realtà, di cosa siamo, anche perché è solo una delle nostre tante etichette che usiamo per cercare di capire il mondo in cui siamo insieme a tutte le forme di vita possibili di cui ci cibiamo e di cui siamo cibo in questo continuo rimescolamento di atomi che chiamiamo Vita…).
Con tutti questi anni alle spalle, praticamente con un sacco di vite diverse vissute, con una quantità di esperienze bizzarre da far la gioia di qualunque neurologo (o di un fissato di robe extrasensoriali, a piacere), con affetti e prole cui avrei voluto dire cose che non sono mai stato capace di dire (ché, nonostante sia logorroico, non le so dire a parole neanche a me stesso, e le avessi dette a parole avrei dovuto aggiustarle nel tempo, perché le parole non ce la fanno proprio a dire quel che c’è davvero da dire) alla Cat Stevens in Father and Son, per dire (ma le mie canzoni non arrivano così dentro, mi sa), a forza accontentandomi di esistere con loro nei miei limiti, sperando che qualcosina arrivi comunque… Con tutto questo e altro ancora, non so cosa sono. E forse non ha nessuna importanza.
Ma non si può mai dire… 🙂

Vai Bruce!

Cristianesimo e ideologie dell’odio, si conciliano?

Per quanto ormai la cosa non mi tocchi più personalmente (nonostante tanti anni passati in profondità nella religione cristiana cattolica e, poi, altrettanti più a oriente, con la stessa intensità, sempre alla ricerca speranzosa di uno Spirito sfuggente e magari inesistente), alla vigilia di questo Natale mi chiedo cosa possano avere da spartire il messaggio del Vangelo e le ideologie basate su odio e violenza.

La risposta logica dovrebbe essere: nulla.
Eppure si dichiarano “cristiani” anche coloro che aderiscono con entusiasmo a robe come fascismo e nazismo et similia.
Ignoranza? Stupidità? Tradizione? Non mi è chiaro… La mente umana è davvero contorta.
Dovrebbe essere così lampante l’inconciliabilità tra il messaggio di chi dice di porgere l’altra guancia ecc. e quello di chi impone il proprio pensiero con la violenza ecc. Boh…

Ribadisco: la cosa non mi tocca, perché a questo punto della mia lunga vita le religioni sono il passato (così come le ideologie) e quel che (non certo gratis) ho trovato, invece, è la vita, che è ben altra cosa.
Ma comunque, oltre a essere cosa deleteria per le sorti dell’umanità, mi spiace che ci sia cotanta confusione nelle menti di tanta gente che potrebbe, viceversa, trarre giovamento da pensieri mirati alla vita, invece che alla morte, all’amore, invece che all’odio ecc.

Tant’è, tuttavia. Probabilmente il problema è, come al solito, neurologico o psichiatrico, più che religioso o ideologico. Dobbiamo costantemente combattere con un cervello che ci offre la possibilità di creare meraviglie tanto quanto nefandezze. E non è una banale questione di “morale” o “etica”.
La battaglia tra Bene e Male è nel nostro cervello, non altrove, mi sa.

E quando nel nostro cervello vince il bene, la vita è più bella per tutti.

Questo scatto, a Ortisei l’ho fatto.

Vegetariani contro carnivori?!?

Saltellando fra i canali TV, ho intravisto un titolo “Vegetariani contro Carnivori”. Solo intravisto, perché da tempo ormai i talk show non li reggo proprio più e li evito (non sento la necessità di star a guardare gente che litiga e parla rabbiosamente addosso agli altri, a cominciare dal conduttore) e anche perché detesto le contrapposizioni da odio: questo contro quello, quell’altro contro quell’altro ecc. Magari c’è a chi piace, ok, ma a me fa un effetto… come dire… primitivo, inutilmente aggressivo e deleterio… idiota, insomma. Della serie, io ho ragione perché urlo più forte. Io ho ragione perché ti odio e se posso ti ammazzo. Demenziale. Tanto cervello per poi comportarsi così? Un vero spreco…
Insomma, il punto è che già il titolo mi sembrava stupido: vegetariani contro carnivori? Ma perché mai uno che legittimamente decide di non cibarsi di una parte delle forme di vita di questo pianeta, dovrebbe essere “contro” i carnivori? Che gli hanno fatto i leoni, i cani, i gatti e compagnia bella? Boh?

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Ah, tu dici che forse intendevano “vegani contro onnivori”? E allora perché non scrivere onnivori? Carnivori sono quelli che mangiano carne e praticamente basta: gli umani mangiano di tutto, quasi qualunque forma di vita: animali, vegetali, funghi, minerali, batteri, virus… di tutto, se non risulta letale.

Ah, dici che era per dare un effetto più drammatico? Tipo “buoni contro cattivi”? Ma i vegetariani non sono buoni per definizione: sono esseri umani e, purtroppo, in quanto tali capaci di commettere ogni sorta di nefandezza, proprio come gli onnivori, o i fruttariani, o chi si nutre di sangue. Mah… Sarà che c’è la brutta moda della contrapposizione a ogni costo: tutto è una partita, una gara, un combattimento, una guerra, una questione di rabbia e odio…
Si vede che a certa gente il “confronto razionale” o “l’arricchimento reciproco” non stimola abbastanza: ci vuole il sangue.
Ma curarsi il cervello, magari, eh?

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Giusto per dire, poi: tutti sono (siamo) cibo per le altre forme di vita. E’ così che la vita funziona, nel nostro Universo, mi pare (e a maggior ragione in un bio sistema chiuso come il nostro pianetino). Un immane riciclaggio di vita. Se non vuoi cibarti di altre forme di vita, puoi solo far venire prima il momento in cui il tuo corpo sarà cibo per gli altri, suicidandoti. Non c’è alternativa. Se sei vivo, stai usando “vita altrui”, che sia un batterio, o un frutto, o un seme che non diventerà mai pianta perché lo hai mangiato tu e così via. E’ così, che ci vuoi fare?
Ah, almeno avere “rispetto” per tutte le forme di vita. Questo mi piace, sì.
Mi ricorda quei nativi americani che rendevano onore al bisonte delle praterie: era nella loro dieta, certo, ma il rispetto era vero, sincero e profondo. Così come per le piante, o per il puma, quand’era lui a nutrirsi dell’uomo. Si sentivano parte di un ciclo che comprendeva tutti, nessuno escluso, in reciproca dipendenza tra l’altro. Niente odio, solo la vita. Magari l’odio era occasionalmente riservato agli altri esseri umani, chissà…

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Rispetto per tutte le forme di vita…
Ma tutte non vuol dire solo qualcuna. Le forme di vita sono tantissime, dai batteri alle piante, dai virus agli esseri umani (e non sappiamo nemmeno se c’è un limite a ciò che chiamiamo Vita)… E ci sono anche mosche, zanzare, scarafaggi, topi di fogna, piccioni, vermi e tutto quel che ti fa schifo o ti fa paura. Ci sono persino gli esseri umani, che spesso si comportano, fra di loro, in modo da non suscitare alcun rispetto… ma fanno parte della Vita, comunque.
Avere rispetto per la vita non vuol dire illudersi di poter evitare la morte, propria o altrui: non puoi evitare il rimescolamento e la ridistribuzione degli atomi. Forse significa saper apprezzare, con serena leggerezza, uno schema molto più complesso e semplice al tempo stesso.
Ma, in fondo, che ne so io?…

Eh…
Ehi, ma dopo ‘sto talk show del piffero c’è un filmone! E vaaai!

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