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Musica e Parole

C’è musica che mi fa muovere per forza, c’è musica che mi fa piangere, c’è musica che mi fa ridere, c’è musica che mi fa venire i brividi nella schiena…

Pogo direttore d’orchestra, by Walt Kelly.

Un esempio? La mia lista:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLSgXtlp9U81omygIQNK1E_XjdRS0bpFuG

E mi fa riflettere anche se non voglio: cosa siamo noi umani (che produciamo parimenti merda e amore), cosa sono io? Cosa, non chi.
Ovviamente non lo so (a parte la banale risposta: animali, che non dice nulla, in realtà, di cosa siamo, anche perché è solo una delle nostre tante etichette che usiamo per cercare di capire il mondo in cui siamo insieme a tutte le forme di vita possibili di cui ci cibiamo e di cui siamo cibo in questo continuo rimescolamento di atomi che chiamiamo Vita…).
Con tutti questi anni alle spalle, praticamente con un sacco di vite diverse vissute, con una quantità di esperienze bizzarre da far la gioia di qualunque neurologo (o di un fissato di robe extrasensoriali, a piacere), con affetti e prole cui avrei voluto dire cose che non sono mai stato capace di dire (ché, nonostante sia logorroico, non le so dire a parole neanche a me stesso, e le avessi dette a parole avrei dovuto aggiustarle nel tempo, perché le parole non ce la fanno proprio a dire quel che c’è davvero da dire) alla Cat Stevens in Father and Son, per dire (ma le mie canzoni non arrivano così dentro, mi sa), a forza accontentandomi di esistere con loro nei miei limiti, sperando che qualcosina arrivi comunque… Con tutto questo e altro ancora, non so cosa sono. E forse non ha nessuna importanza.
Ma non si può mai dire… 🙂

Vai Bruce!

Post pubblicato 4 mesi fa alle 12:02, venerdì 20 gennaio 2017.
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Cristianesimo e ideologie dell’odio, si conciliano?

Per quanto ormai la cosa non mi tocchi più personalmente (nonostante tanti anni passati in profondità nella religione cristiana cattolica e, poi, altrettanti più a oriente, con la stessa intensità, sempre alla ricerca speranzosa di uno Spirito sfuggente e magari inesistente), alla vigilia di questo Natale mi chiedo cosa possano avere da spartire il messaggio del Vangelo e le ideologie basate su odio e violenza.

La risposta logica dovrebbe essere: nulla.
Eppure si dichiarano “cristiani” anche coloro che aderiscono con entusiasmo a robe come fascismo e nazismo et similia.
Ignoranza? Stupidità? Tradizione? Non mi è chiaro… La mente umana è davvero contorta.
Dovrebbe essere così lampante l’inconciliabilità tra il messaggio di chi dice di porgere l’altra guancia ecc. e quello di chi impone il proprio pensiero con la violenza ecc. Boh…

Ribadisco: la cosa non mi tocca, perché a questo punto della mia lunga vita le religioni sono il passato (così come le ideologie) e quel che (non certo gratis) ho trovato, invece, è la vita, che è ben altra cosa.
Ma comunque, oltre a essere cosa deleteria per le sorti dell’umanità, mi spiace che ci sia cotanta confusione nelle menti di tanta gente che potrebbe, viceversa, trarre giovamento da pensieri mirati alla vita, invece che alla morte, all’amore, invece che all’odio ecc.

Tant’è, tuttavia. Probabilmente il problema è, come al solito, neurologico o psichiatrico, più che religioso o ideologico. Dobbiamo costantemente combattere con un cervello che ci offre la possibilità di creare meraviglie tanto quanto nefandezze. E non è una banale questione di “morale” o “etica”.
La battaglia tra Bene e Male è nel nostro cervello, non altrove, mi sa.

E quando nel nostro cervello vince il bene, la vita è più bella per tutti.

Questo scatto, a Ortisei l’ho fatto.
Post pubblicato 5 mesi fa alle 10:10, sabato 24 dicembre 2016.
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Vegetariani contro carnivori?!?

Saltellando fra i canali TV, ho intravisto un titolo “Vegetariani contro Carnivori”. Solo intravisto, perché da tempo ormai i talk show non li reggo proprio più e li evito (non sento la necessità di star a guardare gente che litiga e parla rabbiosamente addosso agli altri, a cominciare dal conduttore) e anche perché detesto le contrapposizioni da odio: questo contro quello, quell’altro contro quell’altro ecc. Magari c’è a chi piace, ok, ma a me fa un effetto… come dire… primitivo, inutilmente aggressivo e deleterio… idiota, insomma. Della serie, io ho ragione perché urlo più forte. Io ho ragione perché ti odio e se posso ti ammazzo. Demenziale. Tanto cervello per poi comportarsi così? Un vero spreco…
Insomma, il punto è che già il titolo mi sembrava stupido: vegetariani contro carnivori? Ma perché mai uno che legittimamente decide di non cibarsi di una parte delle forme di vita di questo pianeta, dovrebbe essere “contro” i carnivori? Che gli hanno fatto i leoni, i cani, i gatti e compagnia bella? Boh?

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Ah, tu dici che forse intendevano “vegani contro onnivori”? E allora perché non scrivere onnivori? Carnivori sono quelli che mangiano carne e praticamente basta: gli umani mangiano di tutto, quasi qualunque forma di vita: animali, vegetali, funghi, minerali, batteri, virus… di tutto, se non risulta letale.

Ah, dici che era per dare un effetto più drammatico? Tipo “buoni contro cattivi”? Ma i vegetariani non sono buoni per definizione: sono esseri umani e, purtroppo, in quanto tali capaci di commettere ogni sorta di nefandezza, proprio come gli onnivori, o i fruttariani, o chi si nutre di sangue. Mah… Sarà che c’è la brutta moda della contrapposizione a ogni costo: tutto è una partita, una gara, un combattimento, una guerra, una questione di rabbia e odio…
Si vede che a certa gente il “confronto razionale” o “l’arricchimento reciproco” non stimola abbastanza: ci vuole il sangue.
Ma curarsi il cervello, magari, eh?

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Giusto per dire, poi: tutti sono (siamo) cibo per le altre forme di vita. E’ così che la vita funziona, nel nostro Universo, mi pare (e a maggior ragione in un bio sistema chiuso come il nostro pianetino). Un immane riciclaggio di vita. Se non vuoi cibarti di altre forme di vita, puoi solo far venire prima il momento in cui il tuo corpo sarà cibo per gli altri, suicidandoti. Non c’è alternativa. Se sei vivo, stai usando “vita altrui”, che sia un batterio, o un frutto, o un seme che non diventerà mai pianta perché lo hai mangiato tu e così via. E’ così, che ci vuoi fare?
Ah, almeno avere “rispetto” per tutte le forme di vita. Questo mi piace, sì.
Mi ricorda quei nativi americani che rendevano onore al bisonte delle praterie: era nella loro dieta, certo, ma il rispetto era vero, sincero e profondo. Così come per le piante, o per il puma, quand’era lui a nutrirsi dell’uomo. Si sentivano parte di un ciclo che comprendeva tutti, nessuno escluso, in reciproca dipendenza tra l’altro. Niente odio, solo la vita. Magari l’odio era occasionalmente riservato agli altri esseri umani, chissà…

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Rispetto per tutte le forme di vita…
Ma tutte non vuol dire solo qualcuna. Le forme di vita sono tantissime, dai batteri alle piante, dai virus agli esseri umani (e non sappiamo nemmeno se c’è un limite a ciò che chiamiamo Vita)… E ci sono anche mosche, zanzare, scarafaggi, topi di fogna, piccioni, vermi e tutto quel che ti fa schifo o ti fa paura. Ci sono persino gli esseri umani, che spesso si comportano, fra di loro, in modo da non suscitare alcun rispetto… ma fanno parte della Vita, comunque.
Avere rispetto per la vita non vuol dire illudersi di poter evitare la morte, propria o altrui: non puoi evitare il rimescolamento e la ridistribuzione degli atomi. Forse significa saper apprezzare, con serena leggerezza, uno schema molto più complesso e semplice al tempo stesso.
Ma, in fondo, che ne so io?…

Eh…
Ehi, ma dopo ‘sto talk show del piffero c’è un filmone! E vaaai!

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Post pubblicato 12 mesi fa alle 10:26, mercoledì 25 maggio 2016.
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Festival dell’Oriente e delle Arti Marziali

Selezione di alcuni degli scatti che ho realizzato l’11 marzo 2016 al Festival dell’Oriente a Torino.

Post pubblicato 1 anno fa alle 12:06, mercoledì 16 marzo 2016.
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Ami gli animali…

Se ami gli animali come puoi ucciderli?!? Ogni giorno, ad ogni tuo respiro, si compiono vere e proprie stragi! E non puoi giustificarti dicendo che non hanno sentimenti, che non sentono nulla, che non hanno coscienza di sé, che non puoi farne a meno per vivere tu… Cosa ne sai? Eh? Poveri batteri…
Non solo li uccidi respirandoli, digerendoli, facendoli assassinare dai tuoi globuli bianchi, ma con una infinità di battericidi: anche nei detersivi, nella pulizia della casa, persino nel sapone con cui ti lavi le mani! Non lavartene più le mani: fai la cosa giusta. Muori.

Grazie.
Messaggio sponsorizzato dalla BUFALA (Batteri Uniti Federati Associati Leggermente Ansimanti).

Post pubblicato 1 anno fa alle 12:15, sabato 5 marzo 2016.
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Shī Shì shí shī shǐ

Oggi voglio condividere una poesia interessante. Shì, shì!

Pinyin
« Shī Shì shí shī shǐ »
Shíshì shīshì Shī Shì, shì shī, shì shí shí shī.
Shì shíshí shì shì shì shī.
Shí shí, shì shí shī shì shì.
Shì shí, shì Shī Shì shì shì.
Shì shì shì shí shī, shì shǐ shì, shǐ shì shí shī shìshì.
Shì shí shì shí shī shī, shì shíshì.
Shíshì shī, Shì shǐ shì shì shíshì.
Shíshì shì, Shì shǐ shì shí shì shí shī.
Shí shí, shǐ shí shì shí shī shī, shí shí shí shī shī.
Shì shì shì shì.
Cinese tradizionale
《施氏食獅史》
石室詩士施氏,嗜獅,誓食十獅。
氏時時適市視獅。
十時,適十獅適市。
是時,適施氏適市。
氏視是十獅,恃矢勢,使是十獅逝世。
氏拾是十獅屍,適石室。
石室濕,氏使侍拭石室。
石室拭,氏始試食是十獅。
食時,始識是十獅屍,實十石獅屍。
試釋是事。

“Il poeta mangiatore di leoni nel covo di pietra”
In una tana di pietra c’era un poeta chiamato Shi, ghiotto di leoni, tanto che giurò di mangiarne dieci.
Andava spesso al mercato per vedere i leoni.
Alle ore 10, per l’appunto, dieci leoni arrivarono al mercato.
Nello stesso istante, anche Shi arrivò al mercato.
Shi vide quei dieci leoni, ed usando le sue fidate frecce, uccise quei dieci leoni.
Shi prese i corpi dei dieci leoni, e li portò alla tana di pietra.
La tana di pietra era umida, e Shi ordinò ad un domestico di asciugarla.
Una volta che la camera di pietra venne pulita, Shi cominciò a mangiare quei dieci leoni.
Quando mangiava, tuttavia, si rese conto che questi dieci leoni erano in realtà dieci corpi di leoni di pietra.
Provate a spiegare questa faccenda.

Tutti i dettagli su Wikipedia: click qui.

LeoneGG - afnews

Post pubblicato 1 anno fa alle 12:36, lunedì 8 febbraio 2016.
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Famiglia

Cosa dici? Famiglia? Ah. Il concetto di Famiglia in voga al momento nella Chiesa Cattolica è solo uno dei tanti in essere su questo Pianeta, limitandoci solo alle specie umana, IMHO.
Eccone qualcuno tra quelli più antichi, che trovo indicati nella Wikipedia:

Questi i cinque tipi di famiglie, definiti in sociologia:

  • Nucleare è una famiglia formata da una sola unità coniugale;
  • Estesa è una famiglia formata da una sola unità coniugale e uno o più parenti conviventi;
  • Multipla è una famiglia formata da due o più unità coniugali;
  • Senza struttura coniugale è una famiglia priva di un’unità coniugale (vi sono persone che convivono);
  • Mononucleare è una famiglia formata da una sola persona.

In sociologia si classificano anche tre tipi di famiglie, composte da membri che vivono insieme:

  • Coniugale, composta dal/i genitori e dal/i proprio/loro figli
    • Monogama, quando vi sono solo due genitori (la più diffusa, soprattutto in aree urbane)
    • Poliginica, quando non vi è una distinzione tra la genitrice naturale e le altre donne appartenenti al proprio gruppo parentale e un solo padre
    • Poliandrica, quando non vi è una distinzione tra il genitore naturale e gli altri uomini appartenenti al gruppo parentale e una sola madre
    • Poliginandrica, o del matrimonio di gruppo, quando vi sono più madri e padri conviventi
  • Consanguinea, sinonimo di famiglia estesa, composta dai genitori, dalle loro famiglie di origine e dai loro discendenti
  • Monogenitoriale, composta da un solo genitore e dai suoi figli, generati o adottati.
  • Omogenitoriale, quando due persone dello stesso sesso, unite in vincolo affettivo, allevano uno o più figli, i quali chiaramente sono figli naturali o solo dell’uno o solo dell’altro.

Poi ci sono le definizioni giuridiche, delle quali non m’importa nulla quanto di quelle confessionali, che non mi riguardano manco di striscio.

Per non parlar del fatto di collegare Famiglia e Matrimonio e Sesso (l’attività fisica a scopo riproduttivo, non il genere). Già bisognerebbe capire bene cosa si vuole davvero intendere con Matrimonio, posto che la cosa interessi. Ma se poi ci si ficca in mezzo anche il sesso… Ehi, mi dicono che, in natura, si può fare sesso, e contribuire alla riproduzione della specie, e non pensare minimamente a matrimonio e famiglia, lo sapevi?

A parte il fatto che Famiglia viene dal latino e indica “gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della gens“, cosa che, quindi, fa decisamente pena, di solito si considera “famiglia”, a livello umano personale, un gruppo di persone che si vogliono bene e si sostengono reciprocamente, del quale si fa parte. Il che, fin troppo spesso, esclude le famiglie di consanguinei, dove non di rado ci si odia volentieri fino alla violenza. Ecco perché si dice “questa è la mia famiglia”, indicando colleghi di lavoro, commilitoni. amici ecc.
Paperino e Qui Quo Qua sono una famiglia, per dire, e nessuno oserebbe obiettarlo, perché si vogliono bene e si sostengono reciprocamente. Ma non sono maschio e femmina con relativi figli frutto di relazione sessuale fra di loro.

Insomma, non è una di quelle cose, la Famiglia, per la quale perderei tempo a cercare una definizione unica e assoluta da imporre al resto del mondo. Capisco lo faccia il Papa perché è il suo mestiere e gli tocca dire cose del genere. Ma io lo evito accuratamente. Per me – IMHO – la Famiglia (quella vera) è quella in cui io faccio parte di un gruppo nel quale ci si vuole bene davvero e ci si aiuta sempre e comunque. Amen, se mi è lecita l’espressione.

corteggiamento - afnews
In questa mia sequenza di scatti di qualche anno fa, si vede la fase del corteggiamento, col maschio che offre bastoncini per il nido. Se la femmina lo accetterà ci sarà un nucleo famigliare, o solo una fase di accoppiamento a scopo riproduttivo? In Natura la riproduzione si espleta in parecchie forme diverse, anche nel caso di riproduzione sessuata della specie, e nessuno si sogna di imporre la propria agli altri…
Post pubblicato 1 anno fa alle 21:14, sabato 23 gennaio 2016.
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Un DNA da ritoccare qua e là

Questa scimmia spelacchiata che chiamiamo Essere Umano, ha un cervello molto interessante e con grandi possibilità, si direbbe. Purtroppo è anche carico di difetti, è tristemente noto.
Quello che salta all’occhio è la Paura malata di ogni cosa, di ogni essere (noi compresi, certo), di tutto. Esagerata, inutile, troppo spesso dannosa. Potenzialmente distruttiva per la specie stessa (genera odio, violenza, guerra, fobie…). Un grosso difetto. Da correggere, se possibile. Chi può si cura con un po’ di chimica. Ma basta a livello planetario? A guardare i telegiornali si direbbe di no, che siano davvero troppo pochi gli umani che vengono curati…

Torno a dire che, prima che sia troppo tardi, ci toccherà intervenire sul nostro stesso DNA.
Inutile, per dire, allungarci la vita in mille modi, se poi la vecchiaia è un disastro e una sofferenza continua. Meglio sarebbe bloccare l’invecchiamento a un certo punto, no? E poi, dopo una ragionevole vecchiaia sana, tornare a essere cibo per la vita, di colpo, in modo dignitoso.

E che dire degli acciacchi (spesso invalidanti e mortificanti) dovuti al fatto che il nostro DNA non prevede che noi si viva così a lungo? Bisognerebbe fare gli opportuni cambiamenti. Per non parlare della prospettiva (inevitabile, se duriamo abbastanza) di cambiare pianeta: pensiamo davvero di poterlo fare con questi corpi, che già fanno fatica a essere all’altezza sulla Terra?

Per non parlare, di nuovo, del nostro cervello. Tanto per cominciare, per evitare di autodistruggerci stupidamente, bisogna ritoccare la Paura e la conseguente Aggressività. Dovrebbero essere motivate, contenute nei limiti utili a risolvere i problemi, non “disumane” e non distruttive, vero?

Problemi etico-morali? Ovvio che ce ne sono anche solo all’idea di toccare il DNA. Ce ne sono sempre: ogni volta che facciamo un passo avanti se ne presentano di nuovi e più grandi. Vanno affrontati e risolti, si sa, perché abbiamo gli strumenti per capire e cambiare, e ci corre l’obbligo di averne anche il coraggio, sia pure con tutta la prudenza necessaria (non c’è nessun bisogno di farlo come fossimo scienziati pazzi e malvagi). Ed è sempre meglio che non fare nulla e stare a guardare mentre distribuiamo senza limiti odio, violenza, distruzione, follia, dolore, mentre, invece, potremmo vivere la vita in tutt’altro modo…

“Ok, adesso mi sveglio, adesso mi sveglio…”

Amici - foto Goria
Amici – foto Goria
Post pubblicato 2 anni fa alle 11:52, domenica 4 ottobre 2015.
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Io sono qui a insinuare dubbi nella tua mente!

Io sono qui a insinuare dubbi nella tua mente non a darti vane e castranti certezze precotte e predigerite. A stimolare la tua ricerca non a stamparti le mie risposte posto che ne abbia trovate e che non siano sbagliate.
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Guardo le nuvole e penso che questo spettacolo era in bella vista molto prima che la nostra specie pensasse Esisto e sarà lì ancora forse molto dopo che noi saremo spariti senza lasciare traccia.
E allora?  Pensare come il Magnifico Lorenzo? O forse cercare di dare noi stessi un senso a questa nostra breve e forse inutile vita?
Certo io non faccio testo avendo “sprecato” la mia giovinezza tra (veri) grandi ideali e una spiritualità disperatamente alla ricerca di una sfuggente e forse inesistente verità, per giunta condizionato da una empatia forse patologica, visto il mio stato mentale.
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È tutto sbagliato tutto da rifare, dicono i due pensionati sulla panchina da barzelletta,  ma non hanno la forza, la convinzione, l’entusiasmo necessari a fare proprio nulla. Certi giovani sono così,  vecchi dentro, riescono solo a sputare sentenze, criticare tutto, ma non fare nulla di concreto in prima persona. Sprecano così, come fossero già decrepiti, la forza e lo spirito della gioventù e magari inseguono fuochi fatui come ricchezza e successo… che pena. Alcuni di questi addirittura fanno politica, se così si può chiamare un inutile (quando non nocivo) insieme di chiacchiere, insulti e incitazioni all’odio. Al massimo un pretendere che altri facciano quel che invece dovresti fare tu per primo.
Azione personale concreta, spirito e amore, cambiano il nostro mondo in meglio, non altro, direi…
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Post pubblicato 2 anni fa alle 11:55, domenica 20 settembre 2015.
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Essere intelligenti non vuol dire essere saggi

Essere intelligenti non vuol dire essere saggi, imho. Mi pare che la lettura dei post anche su FB lo mostri quotidianamente. Sono tante le prese di posizione intelligenti ma decisamente non sagge che si vedono in rete. Si prende posizione su tutto, troppo spesso però su cose delle quali si ignora davvero troppo per poter prendere una qualunque posizione di parte, persino per poter semplicemente esprimere una opinione sensata e utile. E’ vero che FB ha più le caratteristiche del bar dello sport, che di un consesso di saggi… Purtroppo la diffusione che ha la rete è dannatamente più grande del bar e , peggio ancora, anche del consesso di saggi.
Qui le cose dette restano e si diffondono. E se possono fare del male, lo fanno.

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Proprio nella rete circola una delle tante frasi che si attribuiscono a questo o a quello (senza citare una fonte precisa, purtroppo… come al bar): “Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, e infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire”. Che l’abbia detta il Buddha, Lao-tze o Giuseppe de Giuseppi, fa lo stesso: un’affermazione vale poco o tanto di per sé, non per chi la dice, secondo me. Ecco, indipendentemente da chi l’abbia detto, mi pare una espressione saggia. Certo, vien da pensare che, se la si applicasse ci sarebbe più silenzio, e se lo si facesse su FB, il numero dei post crollerebbe drasticamente…
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[Dal mio spazio su FB, 16 agosto 2015]

Post pubblicato 2 anni fa alle 18:29, sabato 22 agosto 2015.
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Abbiamo il diritto di nutrirci di piante e respirare (uccidendoli) batteri?

Dove finisce il concetto di “essere vivente”? Fin dove vanno estesi i diritti degli esseri viventi?
Ovviamente, al momento, buona parte dell’umanità se ne sbatte di questi quesiti (per giunta avendone di ben più urgenti da risolvere), così come non interessano punto ad alcun altro essere vivente che non sia umano, su questo pianeta.

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vita vegetale dolomitica

Faccenda complessa, in effetti. I confini della vita si spostano man mano che la nostra conoscenza scientifica si approfondisce. I batteri e i virus sono vivi. Le piante sono vive. Se resta ancora qualche dubbio sui minerali, può darsi che in futuro si scopra che sono vivi anch’essi, a modo loro. Ma allora, se un essere umano, estendendo la propria naturale empatia (per chi ce l’ha – gli altri forse dovrebbero curarsi per averne almeno un po’ – e c’è pure chi ne ha un eccesso patologico) a tutte le forme di vita, avrebbe una sola alternativa, per non “uccidere” altre forme di vita per cibarsi: morire ed essere a propria volta nutrimento per altre forme di vita.

Non è un ragionamento nuovo per me, che sono stato vegetariano per 20 anni filati, in passato. Ma allora non lo avevo spinto ancora fino all’estremo. Forse ritenevo meritevoli di compassione solo gli animali in grado di farci capire la propria sofferenza? In tal caso sarebbe stato un atteggiamento miope e specista: se gli esseri viventi hanno dei diritti, li hanno tutti e non in base al proprio “livello di coscienza individuale” o quel che è.

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vita animale e vegetale dolomitica

Peraltro, mi sovviene, se tutti hanno dei diritti, anche i carnivori hanno i loro diritti, fra cui quello di cibarsi di altri esseri viventi. E i batteri? Questi vengono uccisi da tutti, carnivori, erbivori, onnivori e persino dalle piante…

Mh… Di sicuro potremmo dire che non è cosa buona uccidere tanto per uccidere, cioè senza la giustificazione della sopravvivenza. Ok, questo è abbastanza semplice da dire, anche se, pure questo, non tutti lo condividono. Ma si può vivere senza mai uccidere altre forme di vita?

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vita dolomitica minerale e non so cosa

Oggi temo di poter rispondere solo no.
Peraltro, se pure la specie umana sparisse dal pianeta Terra, tutti gli altri esseri viventi continuerebbero naturalmente a cibarsi gli uni degli altri, in vario modo. Senza cattiveria alcuna (a differenza di noi umani, che, quando il nostro cervello va fuori giri, uccidiamo per il gusto di uccidere), ma continuerebbero.

Tutto ciò detto giusto per far girare le rotelline del tuo cervello, perché le cose non sono davvero mai bianche o nere, e con la sensazione che, comunque, la prima cosa che un umano potrebbe fare sarebbe avere Rispetto per le forme di vita, tutte (minerali compresi). E il rispetto non esclude che ci si debba cibare di alcune di esse, per sopravvivere. E il non cibarsi di alcune di loro (giacché evitarle tutte è impossibile, come dicevo) non vuol dire che poi si abbia davvero rispetto per tutte le forme di vita (umani compresi).

E per oggi, basta così…

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cibo vegetale dolomitico, ma forse anche animale
Post pubblicato 2 anni fa alle 19:16, giovedì 20 agosto 2015.
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Pretendo rispetto vero (anche) per gli atei!

Foto: Gianfranco Goria
Foto: Gianfranco Goria

Ci sono posti, in questo pianeta, in cui ci si comporta da razzisti nei confronti di chi è ateo. E’ disgustoso.
Non si può votare un ateo“, anche questo lo si sente dire (e fare) qua e là.
Come dire che un ateo come Gino Strada (che se fosse religioso lo avrebbero già fatto santo) è persona da rifuggire, da condannare, da isolare, in alcuni casi persino da perseguitare e magari da uccidere. Non è semplice demenza, è anche una forma di razzismo (intendendo il razzismo in senso lato, come forma idiota di discriminazione).

Risparmio qui la facile ironia che chiunque potrebbe fare sulle varie religioni e sui relativi seguaci, nonostante potrei ampiamente permettermela, essendo stato io uno che ha vissuto la religione (e le religioni) fino in fondo, con convinzione, con fede, con approfondita conoscenza specifica, con partecipazione estrema, fino alla ricerca mistica del divino (e oltre, se possibile – ma per questo basta che leggi alcuni miei vecchi post). Ma proprio perché io ho vissuto dall’interno quel che molti fedeli (e sacerdoti vari) non hanno nemmeno mai pensato di poter provare, evito di prendere in giro chi “ci crede”: so come succede, so come funziona, so perché si fa. So anche quanto sia arduo e doloroso venirne fuori, quanti anni richieda, quanto costi ammettere certe cose che si preferirebbe nascondere sotto il tappeto. In alcuni casi l’ateismo (o quel che è, il non aderire ad alcun credo) è il punto di arrivo di un processo di ricerca interiore (ed esteriore) molto approfondito, molto sentito, molto faticoso, molto lungo. A volte è addirittura la naturale conseguenza di ciò che viene chiamato “illuminazione“, pensa un po’.

Malattia, vecchiaia e morte sono stimoli forti alla “necessità” di dare un senso alla vita (che, poi, la morte non è altro che una delle tante forme che assume la vita in questo universo, ma questa è ancora un’altra faccenda).
Ne parlava con abbondante saggezza un tal Buddha, 500 anni prima di Cristo. Certo, il Buddha viveva in un altro contesto (per quanto anche quel contesto culturale fosse violentemente feroce con gli atei) ed evitò accuratamente di parlare della Divinità (concetto peraltro totalmente inutile per il suo messaggio). Ma che si parli o meno di una (o più) divinità, la vera necessità della gente comune (di chi non fa una vera e propria “concreta ricerca spirituale”, ma ne ha già abbastanza di dover vivere la vita quotidiana, con tutti i suoi problemi e drammi e tragedie) è trovare una giustificazione decente alla schifezza infinita di Malattia, Vecchiaia e Morte, o, magari, addirittura un soluzione.
Facile, per chi volesse mettere in piedi una religione (o casa analoga), giocare su questa drammatica esigenza interiore delle persone, e approfittarne per ricavarne potere (o denaro, o tutt’e due le cose) e dividere artatamente le persone in fedeli e infedeli (e altre pericolose scempiaggini del genere). O magari intervenire a gamba tesa e ignorante, ma in buona fede, per offrire una “guida morale” alla gente, ed ergersi a Giudici e Maestri di Vita pronti a imporre (o a suggerire… con forza) la propria Verità agli altri, anche se spesso si tratta solo di ciechi che guidano ciechi.

Ma anche solo l’ipotesi di dover ammettere che un senso potrebbe proprio non esserci, per molti ancora oggi suona terribile e angosciante.

Eppure non è così per tutti. Per esempio ci sono atei, che riescono (ovviamente non tutti: le percentuali probabilmente saranno identiche a quelle dei non atei) a vivere onestamente, felicemente, con dirittura morale, con tensioni spirituali, con generosità, empaticamente, amando il prossimo e sé stessi ecc., anche senza aspettarsi di continuare vivere dopo la morte, di avere premi o punizioni in paradisi o inferni, di trovare una (o più) Divinità da qualche parte, accentando semplicemente di darlo (un senso alla propria vita) senza aspettarsi o pretendere che la vita abbia un senso di suo.

In sostanza, è evidente, lo sai benissimo anche tu, che si creda o meno in Qualcosa, non fa alcuna differenza nel comportamento degli individui: si è “buoni” o “cattivi” per tutt’altri motivi.

Anche per questo (ma certo non solo per questo) io pretendo rispetto sincero e profondo (anche) per gli atei. Punto.

E, bada, se per caso la tua “fede” (o non fede) ti impone di non avere rispetto e amore per gli altri (non importa per quale motivo) e tu ti adegui supinamente alla assurda richiesta, allora stai comportandoti da stupido (IMHO). E ringraziami ché ti ho avvertito, perché non sei spacciato: puoi sempre smettere di comportarti da stupido e cominciare a comportarti da essere umano sano di mente (se non sei sano di mente, fatti curare, però, ok?, e vivremo meglio tutti).

E, per oggi, basta chiacchiere, va’, che l’ho già tirata troppo per le lunghe, come al solito…

Post pubblicato 2 anni fa alle 18:21, sabato 20 giugno 2015.
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Anche i topi. O gli opossum

Pogo-Kelly-1951-731x1024Ma, insomma, cos’è che ci distingue davvero dalle altre specie che vivono su questo piccolo, affascinante, pianeta? Non è la faccenda del pollice opponibile: ce l’hanno tanti altri… Anzi, alcuni ne hanno pure il doppio di noi. Non è la comunicazione sonora: mica siamo i soli. Anzi, c’è chi va ben più lontano, come portata. Non è nemmeno la comunicazione tramite segni: sai quanti la usano? No, no… E’ altro, mi sa.

E’ che noi abbiamo un cervello complesso, strambo. Ci consente di occuparci anche di cose… inutili. Inutili, ecco! Musica, letteratura, disegno…tutta ‘sta roba qua, che non serve a niente, rispetto alla sopravvivenza della specie e del singolo. E non basta. Il fatto di avere un cervello disastrato, ci consente di pensare a cose ancora più inutili come… il passato, il futuro… l’idea di “io”, quella pazzoide di “spirito”… Tutte cose inutili, in effetti. Come tutto quello che costruiamo. Lo so, noi ci illudiamo che servano, che so, alla sopravvivenza della specie. Ma è una balla che ci raccontiamo da soli, quasi per giustificarci di perderci tanto tempo: non c’è nessuna garanzia che tutta la nostra scienza possa impedire alla specie umana di estinguersi. No, è che a noi piace scoprire, fare, pensare… insomma, ci piace usare il cervello per cose inutili. Anche perché è (mal) fatto in modo tale che, con questo cervello, noi possiamo fare cose inutili.

Fantastico… Inutile, ma affascinante.

Probabilmente, con un cervello bacato come il nostro, qualunque specie potrebbe essere così bizzarra come noi. Anche i topi. O gli opossum.

Post pubblicato 3 anni fa alle 17:24, lunedì 10 novembre 2014.
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Prendere la vita con leggerezza

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Ne parlava Italo Calvino, con un’accezione positiva, e non sarà certo stato l’unico. In fondo, a suo modo, anche il Magnifico Lorenzo si rendeva conto che la vita va presa, oltre che per quel che è, con una certa leggerezza, tanto più che “del doman non v’è certezza”, o quanto meno, l’unica certezza sembra essere la disaggregazione degli atomi aggregati del nostro corpo.
Ma chi avrebbe potuto essere particolarmente vicino a quella sana filosofia di vita era, a mio avviso, il Paperino di Carl Barks. Anche se poi il suo carattere, vagamente ciclotimico all’epoca, lo portava troppo spesso a gettarsi (o trovarsi coinvolto, o a farsi coinvolgere) in mille avventure movimentatissime, in decine e decine di mestieri diversi praticati di solito con successo e abilità particolare pur se complicati, frenetici o faticosi, o a prendersela oltre misura per cose per cui non val proprio la pena, salvo tornare, alla fine, alla sua lievità di fondo. E non mi riferisco alla sua saggia tendenza al riposo (però più desiderato che praticato, nelle vivaci storie di Barks, essendo di fatto tutt’altro che uno scansafatiche), ma proprio alla sua filosofia di vita, che gli consente di godere delle piccole cose, pur puntando spesso molto in alto.

Personalmente, a prendere la vita per quel che è, e con leggerezza, ci ho messo molto. Anzi, troppo, ma va considerato che sono stato un de-mentalista per molti decenni, e questo non aiuta…

Che poi, uno si chiede, ma a che scopo cercar consolazione in fantasie arzigogolate (che siano religioni, superstizioni, esoterismi, complotti e altre simili amenità) quando la Meraviglia della Vita è costantemente sotto i nostri occhi, anzi, a portata di tutti e cinque i nostri sensi (che, per la cronaca, sono più di cinque). Insomma, perché cercar rifugio in supposti sesti, settimi e ottavi sensi, quando spesso non si gustano a fondo nemmeno i cinque sicuri che abbiamo a disposizione quotidianamente? Forse il motivo è il solito: siamo dotati di cervelli fantastici ma decisamente imperfetti e spesso pure mal funzionanti. Per cui facciamo un sacco di scelte assurde e sconvenienti, invece di goderci la Meraviglia che abbiamo sotto il naso.

popeye_yam1Per non parlar della riduttività di affibbiare a un deus ex machina la creazione (e/o la gestione e/o altro, a seconda dei gusti, dei tempi, dei luoghi, delle varie credenze) dell’universo, quando è molto più emozionante limitarsi ad ammirare l’esistente, senza frullarsi il cervello per inventare risposte che al momento non abbiamo o non siamo in grado di trovare. Un meraviglioso universo con meravigliose forme di vita sparse qua e là, non create da uno che, essendo onnipotente, onnisciente e onniqualunquecosa, la fa facile a creare universi: è un Dio! Molto più impressionante e magnifico è il pensiero che non ci sia alcun Creatore Supremo dietro tutto ciò. Ma de gustibus: tanto quel che noi crediamo non conta proprio nulla. La realtà non muta per far piacere a noi. E’ quel che è, e questo è tutto quel che è (sì, sto citando Braccio di Ferro).

Assurda, inutile e altrettanto quasi irrefrenabile, la nostra necessità di mettere etichette a tutto, forse solo per sentirci più “sicuri”, più “padroni” della nostra vita. Pia illusione necessitata da profonda insicurezza, direi, a naso.
Non basta appiccicare l’etichetta “Dio”, o qualunque altra, a quel che non ci quadra, per sistemare le cose a nostro piacimento e consolazione. Forse dovremmo imparare a etichettare umilmente solo quello che siamo davvero capaci di “capire”, di “scoprire” sul serio, e lasciare senza etichetta ciò che (ancora) ci sfugge, limitandoci, nel frattempo, a godercelo. Se poi la ricerca avrà successo, metteremo con soddisfazione una nuova etichetta, a solo nostro uso e consumo naturalmente (giacché alla Realtà non servono etichette per esistere), altrimenti, semplicemente, andiamo avanti con determinata leggerezza a goderci l’universo meraviglioso di cui facciamo parte e, se ci diverte e ci fa piacere, a cercare di svelarne gli altrettanto meravigliosi meccanismi.

Tanto più che spesso mettiamo etichette sbagliate (oltre a quelle inutili o superflue), perché, invece di affidarci a una ricerca seria e approfondita e più volte sottoposta a verifica secondo un metodo scientifico, etichettiamo sulla base delle nostre personali percezioni, famose per essere, oltre che facilmente ingannabili, tutto men che assolutamente precise e infallibili… Che tontoloni, eh? Yuk!

Come, non ti è chiaro?
Ti faccio un esempio. Vieni a fare una seduta spiritica con me e il tavolo rotondo che usiamo all’uopo a un certo punto salta su violentemente, per ricadere e spaccarsi. Data l’atmosfera complessiva in cui eravamo, e la fiducia che hai (mal) riposto in me, tu, invece di farmi pagare i danni per il tavolo rotto, ti convinci che abbiamo davvero evocato una entità sovrannaturale che ha causato il danno (e, per giunta, non sai come fare causa a uno spirito disincarnato…). Visto come è stato facile ingannare le tue percezioni, dirigerle verso una conclusione irrazionale e (volutamente) condizionata? Ci hai persino messo del tuo, per convincerti della concretezza di quel che, invece, era solo un facile imbroglio, perché, in fondo, dentro di te volevi con tutte le tue forze che esistesse davvero, un’entità disincarnata e tutto quel che ne consegue. “Siamo fragili creature, come dice spesso Gianfranco Goria…” E tu sei persino uno con il cervello normo funzionante, nella media. Pensa uno (come son stato io per lunghi decenni) con la chimica del proprio cervello vagamente sfasata qua e là (per mille diversi motivi, tutti molto concreti e scientificamente verificabili, purtroppo). Non così tanto sfasata da sembrare un pazzo (o da essere davvero molto fuori di testa), ma quanto basta per avere di tanto in tanto qualche percezione alterata, per dirne solo una. Quanto basta per poter poi credere (anzi, per voler credere) a qualsivoglia cosa, dimenticando (intenzionalmente? involontariamente? condizionatamente?) di sottoporre ogni faccenda a una seria ricerca con metodi scientifici, fatta da persone terze e non coinvolte emotivamente. “Chiamate la Scientifica!”

Oh, per carità, lo so benissimo che molto spesso si ha bisogno di irrazionalità e fantasia. Solo che dovremmo poter distinguere, e non sempre e non tutti ci si riesce… “siamo fragili creature”.

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Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore – Italo Calvino

Post pubblicato 3 anni fa alle 15:38, domenica 18 maggio 2014.
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Ricordi di medium, u.f.o. e para scienza

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Era, molto probabilmente, l’anno de Il segno del comando, lo sceneggiato televisivo che la RAI diffuse nel 1971 (inquietante: “Il tema trattato è inusuale per i tempi: si parla di occultismo, di esoterismo, perfino di reincarnazione e l’alone di magia e mistero che si crea è tale da suggestionare tutta la troupeclick qui). All’epoca ero un ragazzino che aveva già “frequentato”, per parecchi anni, diversi degli ambienti “misteriosi” e spirituali di Torino e, al momento, mi occupavo di ‘ufologia, anche se le colonne antiche del posto in cui mi stavo recando quella notte, nel centro della città magica, con in testa le atmosfere di quello sceneggiato (e la famosa canzone della sigla) contribuivano a un ritorno di interesse esoterico, con un vago brivido per la schiena. Ovviamente ero in anticipo, per l’incontro del Centro Ufologico, e, prima di quello, toccava, in quella saletta nel retro di una antica chiesa, alla sensitiva Libia. In realtà il suo nome era Anna Bertelli, ma la sua storia personale la portò ad assumere quello di Libia Martinengo (click qui). Ti risparmio i dettagli, ché si trovano facilmente in rete. Interessante è che quella sera un anziano signore si alzò per ringraziare pubblicamente Libia, perché lei aveva parlato con sua moglie, morta, e la cosa, manco a dirlo, lo aveva enormemente consolato. Non posso sapere se Libia avesse davvero la capacità di parlare con gli spiriti dei defunti, o facesse finta, o fosse in buona fede convinta di poterlo fare e, nel caso specifico, non è nemmeno così importante saperlo. Il fatto è che aveva consolato un uomo, dandogli la “certezza” che la vita non finisce col mutamento che noi chiamiamo morte, e che il suo amore non si era dissolto col dissolvimento del corpo. Tanti sono i limiti del nostro cervello, tante le conseguenze dei suoi limiti, alcune sgradevoli, altre piacevoli. Alcune sono disastrosamente dannose, altre favoriscono la nostra creatività. Tant’è: tutto passa inesorabilmente di lì. Io cosa avevo visto quella sera? Un’imbrogliona che aiutava la gente? Una malata mentale che viveva una realtà tutta sua, alternativa? Una interessante variante del nostro cervello? Chissà. Quell’uomo, comunque, stava vivendo un momento di felicità. Di più non posso dire.

Un’altra conferenza sugli ufo, un altro anticipo, un altro finale di un incontro precedente. Quello dei seguaci di un movimento para-scientifico, legato evidentemente al mito (più che alle invenzioni) di Nikola Tesla (click qui), che stavano progettando per qualche tempo dopo (qualche settimana, mi pare) una eclatante dimostrazione pubblica delle straordinarie macchine elettromagnetiche che avevano costruito: l’intera città di Torino si sarebbe fermata! Ogni motore si sarebbe bloccato, istantaneamente e contemporaneamente, e, finalmente, tutti avrebbero creduto loro! E vaaai! Si diedero appuntamento per non so bene quando, non ricordo dove e uscirono tutti entusiasti, pronti a godere del loro momento di gloria. Che non ci fu mai, visto che quel black out dimostrativo non ha mai avuto il successo sperato. Poverini. Chissà che delusione. Li capisco. Anch’io, molti anni prima, da bambino, avevo costruito, con pezzi dei miei giocattoli e pattumiera varia, un aggeggio in grado di controllare il tempo atmosferico e, ahimè, non ha mai avuto successo. Ma ero un bambino e facevo finta che funzionasse davvero perché, come tutti i bambini, sapevo bene che era solo un gioco. Finito quello si passava ad altro. E a un altro. Ma tutti quegli adulti che con tanta pazienza avevano costruito i loro “giocattoli”, come l’avranno presa, l’inevitabile disfatta? Chissà.

E le conferenze sugli ufo, mi chiedi? Quelle erano una cosa seria. Non ricordo che nessuno abbia mai portato un’antenna verde o robe simili. Si faceva il punto sui vari avvistamenti, su quelli che venivano chiariti, su quelli su cui restava qualche dubbio. Tutto qui. Niente alieni, niente rapimenti astrali, niente civiltà extraterrestri, niente baggianate per polli (per quanto divertenti). Semplice studio e ricerca di oggetti volanti non identificati. Come quelli che vide mia mamma, nel cielo di Torino sopra casa nostra, un pomeriggio d’estate stagliarsi luminosi contro nuvole nere e poi partire di botto, prima il primo del gruppo, subito dopo tutti gli altri, velocissimi, in blocco. Era qualche anno prima e io stavo giocando nei prati sotto casa con gli amici; mia mamma, dal balcone, cercò inutilmente di farmeli vedere: ero distante, non capii subito e l’angolazione non era nemmeno favorevole. Peccato: avrei avuto qualcosa da raccontare, in seguito, al centro ufologico, invece… [Nel disegno in cima al post, una macchina per controllare il tempo, funzionante… almeno nell’episodio S.O.S. Meteore della serie di Jacobs Blake e Mortimer.]

IlSegnoDelComando

Post pubblicato 3 anni fa alle 8:06, lunedì 21 aprile 2014.
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Il razzismo è una malattia curabile?

Spirit-Eisner-Ebony Un fan di Star Wars o di Star Trek (et similia), come può essere razzista? Ha visto (sia pure in fiction) che non è la provenienza o l’aspetto a fare la differenza negli esseri viventi. Ma pure un comune abitante della Terra dovrebbe sapere che la bellezza sta nella diversità e nel mutamento continuo, che sono le caratteristiche della Vita. Allora, come mai ci sono persone afflitte dal razzismo (e che, di conseguenza, affliggono gli altri col proprio razzismo)? Dal mio personale e limitatissimo punto di vista, il razzismo sembra essere una sorta di malattia mentale, o neurologica che dir si voglia, una alterazione cerebrale, una roba del genere che rappresenta un rischio letale per la sopravvivenza dell’umanità, perché chi ne è afflitto vorrebbe che tutti fossero fatti con lo stampino, tutti “sostanzialmente uguali” (a se stesso, ovviamente) e questo porterebbe alla fine della diversità e del mutamento che non sono solo la base della bellezza, ma l’essenza della possibilità di sopravvivenza di una specie. Pure pare che alcuni non riescano a superare il proprio razzismo, una sorta di enorme paura inestinguibile e atavica nei confronti di tutto ciò che anche solo sembri diverso da sé. La paura porta facilmente all’odio e alla violenza, come apparente unica risposta possibile al proprio tormento interiore. Un disastro distruttivo e auto distruttivo. Ma si può curare? Razzismo, sessismo, estremismo, integralismo, specismo ecc… Non sono semplicemente “opinioni diverse”. Mi pare siano piuttosto empatia danneggiata in modo pericoloso per la collettività, oltre che per gli individui. Cervelli mal funzionanti? Sono riparabili? Un bel quesito cui sarebbe opportuno dare risposta prima che sia troppo tardi. IMHO, naturalmente. [La copertina in cima all’articolo è relativa alla serie Spirit di Will Eisner e al “sospetto”, di cui si dibatté in passato, che l’autore non fosse stato politically correct nel rappresentare Ebony, il personaggio dalla pelle scura, con un “eccesso di caricatura razziale”, come peraltro era, ahinoi, ampiamente d’uso all’epoca della creazione di quel personaggio. Ma questa è ancora un’altra storia. Quella degli stereotipi, anche i peggiori, che hanno fatto parte del bagaglio, grafico e concettuale, pure dei migliori autori, spesso “solo” perché hanno vissuto in tempi e luoghi in cui questi stereotipi pericolosissimi facevano parte del “senso comune” e i loro “limiti individuali” non consentivano, a persone peraltro intelligenti, di afferrare l’errore (e l’orrore che vi è insito). Cosa che dimostra ancora una volta come senso comune e buon senso siano due cose molto diverse. Ho usato il passato (“hanno fatto parte”), ma, purtroppo, non tutti hanno capito di avere sbagliato e di aver di fatto lavorato per il lato oscuro. Diversi sì, e lo hanno ammesso, cambiando atteggiamento in modo radicale, dimostrando di essere umani. Altri no. Altri, addirittura, sono razzisti anche oggidì, in vario modo, e rientrano tour court nel discorso che ho fatto nella prima parte di questo post, in questo mio diario psicoterapeutico.]

Post pubblicato 3 anni fa alle 18:11, lunedì 14 aprile 2014.
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