Piove che Dio la manda e poi giù una bestemmia…

Uff… “Piove che Dio la manda”, era d’uso dire, affibbiando a Dio (il proprio, quale che fosse, nel caso se ne avesse uno cui rivolgersi) la colpa del maltempo. Una idiozia, ovviamente, a meno che non si intendesse per Dio, il Caso, nella sua versione popolare, superstiziosa e personalizzata.
“Piove che il Caso la manda”. Avrebbe avuto un po’ più di senso, anche se sempre un’idiozia sarebbe stata: il Caso (per quel che ne sappiamo) non è una Entità senziente, dotata di volontà, ne’ gentile, ne’ malefica. Ma vaglielo a spiegare a chi ha un cervello in tilt e necessita di scaricare le proprie frustrazioni su qualcuno che non sia sé stesso…

Insomma, stamattina piovono cani e gatti, come direbbe un britannico, e torno a casa con le mie due dolcissime cagnolotte da supporto emotivo. Attraverso a stento la strada, passando a forza in un lago d’acqua piovana, col cappuccio tirato su che mi impedisce la vista, ma mi ripara un poco dalla pioggia, e mi ritrovo infine (“come Dio volle”, si usava dire… ecc.) sul marciapiede, con un cane davanti e uno dietro (càpita, quando se ne portano due da soli). Col cappuccio non posso vedere alle mie spalle e la vista laterale è tagliata, ovviamente, ma sento immediatamente una voce. E’ quella di un signore, direi più anziano di me ma potrei sbagliare, che brontola ad alta voce perché una delle mie cagnolotte ingombra il suo probabile percorso. Sento e, subito, faccio spostare la bestiola. Il signore allora spara la sua bestemmia piemontese preceduta da un “anche i cani!…”. La bestemmia non la ripeto perché, anche se io potrei essere definito agnostico (nonostante la mia pregressa frequentazione, decisamente molto approfondita e sentita, di più di una religione, in gioventù), ho comunque un po’ di rispetto per le altre persone cui potrebbe dare fastidio, non avendo io alcun buon motivo per dar loro intenzionalmente fastidio. Ma sostanzialmente si potrebbe tradurre, usando il l’artifizio che ho usato all’inizio, in “Caso fàuss!”
“Fàuss” in piemontese è “falso”, quindi bugiardo, bastardo, vigliacco ecc. e l’imprecazione in modalità bestemmia, di solito i piemontesi non blasfemi (o timorosi delle sanzioni che, una volta, colpivano i bestemmiatori), la sostituiscono con un più blando “Bòja fàuss”, per evitare di tirare in ballo direttamente il proprio Dio, Gesù, la Madonna e i Santi tutti.
L’intenzione dell’anziano signore era, così appariva, quella di attribuire al proprio Dio la colpa di ogni suo fastidio, compresi i miei cani. Scarsa considerazione del proprio Dio. O forse semplicemente non aveva il fegato di dare dello stronzo a me, perché chissà, per quel che poteva saperne basandosi sul proprio modo di comportarsi, avrei potuto reagire come lui (per giunta di fronte a un insulto gratuito), cioè con violenza, mentre il suo Dio, evidentemente, non gli ha mai dato una sberla in cambio dei continui insulti e quindi egli può impunemente usarlo come parafulmini per la le proprie frustrazioni…

Istintivamente, mentre il rabbioso individuo prosegue veloce (quanto può) per la sua strada, gli dico “Eh, no, Dio non c’entra…” e avrei voluto proseguire “… con i cani, la pioggia e tutto il resto, e soprattutto con la sua mancanza di pazienza, signore…” e proseguire con “Si è svegliato male anche lei stamattina? Se lo desidera le offro un caffé!” e un largo sorriso, ma, peccato, era già lontano. Lontano e solo, con la sua inutile rabbia, la sua dannosa aggressività, il suo cervello lievemente malfunzionante, come è, purtroppo, per la buona parte di noi umani. Siamo, ancora, una specie fatta così… e infatti andiamo come andiamo. Ma in futuro, chi può dire? Qualche sorriso in più, magari aiuta. Altrimenti, ahinoi, si continua per la via del dolore, della sofferenza, della tristezza, della solitudine e dell’estinzione prematura. Ma sarebbe, questo sì, un vero peccato.

Foglia con pioggia su panchina – foto Goria