Pretendo rispetto vero (anche) per gli atei!

Foto: Gianfranco Goria
Foto: Gianfranco Goria

Ci sono posti, in questo pianeta, in cui ci si comporta da razzisti nei confronti di chi è ateo. E’ disgustoso.
Non si può votare un ateo“, anche questo lo si sente dire (e fare) qua e là.
Come dire che un ateo come Gino Strada (che se fosse religioso lo avrebbero già fatto santo) è persona da rifuggire, da condannare, da isolare, in alcuni casi persino da perseguitare e magari da uccidere. Non è semplice demenza, è anche una forma di razzismo (intendendo il razzismo in senso lato, come forma idiota di discriminazione).

Risparmio qui la facile ironia che chiunque potrebbe fare sulle varie religioni e sui relativi seguaci, nonostante potrei ampiamente permettermela, essendo stato io uno che ha vissuto la religione (e le religioni) fino in fondo, con convinzione, con fede, con approfondita conoscenza specifica, con partecipazione estrema, fino alla ricerca mistica del divino (e oltre, se possibile – ma per questo basta che leggi alcuni miei vecchi post). Ma proprio perché io ho vissuto dall’interno quel che molti fedeli (e sacerdoti vari) non hanno nemmeno mai pensato di poter provare, evito di prendere in giro chi “ci crede”: so come succede, so come funziona, so perché si fa. So anche quanto sia arduo e doloroso venirne fuori, quanti anni richieda, quanto costi ammettere certe cose che si preferirebbe nascondere sotto il tappeto. In alcuni casi l’ateismo (o quel che è, il non aderire ad alcun credo) è il punto di arrivo di un processo di ricerca interiore (ed esteriore) molto approfondito, molto sentito, molto faticoso, molto lungo. A volte è addirittura la naturale conseguenza di ciò che viene chiamato “illuminazione“, pensa un po’.

Malattia, vecchiaia e morte sono stimoli forti alla “necessità” di dare un senso alla vita (che, poi, la morte non è altro che una delle tante forme che assume la vita in questo universo, ma questa è ancora un’altra faccenda).
Ne parlava con abbondante saggezza un tal Buddha, 500 anni prima di Cristo. Certo, il Buddha viveva in un altro contesto (per quanto anche quel contesto culturale fosse violentemente feroce con gli atei) ed evitò accuratamente di parlare della Divinità (concetto peraltro totalmente inutile per il suo messaggio). Ma che si parli o meno di una (o più) divinità, la vera necessità della gente comune (di chi non fa una vera e propria “concreta ricerca spirituale”, ma ne ha già abbastanza di dover vivere la vita quotidiana, con tutti i suoi problemi e drammi e tragedie) è trovare una giustificazione decente alla schifezza infinita di Malattia, Vecchiaia e Morte, o, magari, addirittura un soluzione.
Facile, per chi volesse mettere in piedi una religione (o casa analoga), giocare su questa drammatica esigenza interiore delle persone, e approfittarne per ricavarne potere (o denaro, o tutt’e due le cose) e dividere artatamente le persone in fedeli e infedeli (e altre pericolose scempiaggini del genere). O magari intervenire a gamba tesa e ignorante, ma in buona fede, per offrire una “guida morale” alla gente, ed ergersi a Giudici e Maestri di Vita pronti a imporre (o a suggerire… con forza) la propria Verità agli altri, anche se spesso si tratta solo di ciechi che guidano ciechi.

Ma anche solo l’ipotesi di dover ammettere che un senso potrebbe proprio non esserci, per molti ancora oggi suona terribile e angosciante.

Eppure non è così per tutti. Per esempio ci sono atei, che riescono (ovviamente non tutti: le percentuali probabilmente saranno identiche a quelle dei non atei) a vivere onestamente, felicemente, con dirittura morale, con tensioni spirituali, con generosità, empaticamente, amando il prossimo e sé stessi ecc., anche senza aspettarsi di continuare vivere dopo la morte, di avere premi o punizioni in paradisi o inferni, di trovare una (o più) Divinità da qualche parte, accentando semplicemente di darlo (un senso alla propria vita) senza aspettarsi o pretendere che la vita abbia un senso di suo.

In sostanza, è evidente, lo sai benissimo anche tu, che si creda o meno in Qualcosa, non fa alcuna differenza nel comportamento degli individui: si è “buoni” o “cattivi” per tutt’altri motivi.

Anche per questo (ma certo non solo per questo) io pretendo rispetto sincero e profondo (anche) per gli atei. Punto.

E, bada, se per caso la tua “fede” (o non fede) ti impone di non avere rispetto e amore per gli altri (non importa per quale motivo) e tu ti adegui supinamente alla assurda richiesta, allora stai comportandoti da stupido (IMHO). E ringraziami ché ti ho avvertito, perché non sei spacciato: puoi sempre smettere di comportarti da stupido e cominciare a comportarti da essere umano sano di mente (se non sei sano di mente, fatti curare, però, ok?, e vivremo meglio tutti).

E, per oggi, basta chiacchiere, va’, che l’ho già tirata troppo per le lunghe, come al solito…

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