C’è – Non c’è.

the town on the edge of the end-WaltKelly

Se Dio c’è, c’è. Se Dio non c’è, non c’è. Punto. L’esistenza o l’inesistenza di un’entità come “Dio” (qualunque cosa significhi per te – o qualunque altra “cosa” del genere) non può dipendere dal fatto che tu ci creda o no, come se fosse un personaggio de La Storia Infinita (o Babbo Natale nei racconti in cui rischia di sparire, se nessuno crede più a lui), così come la tua personale esistenza non dipende dal fatto che tu (o qualcun altro) ci creda o meno, così come il Sariparnzaconyestrno in realtà se non esiste, non esiste, che tu (o qualcun altro) ci creda o meno. Il concetto non dovrebbe essere difficile da afferrare, con un cervello mediamente funzionante. Persino il semplice disquisirne (se non per “gioco”), di una faccenda indimostrabile (momentaneamente o per sempre), suona futile. Eppure, ancora, ci sono persone che vivono molto male questa inutile questione… Probabilmente hanno ben altri problemi, da risolvere, che non l’esistenza di “Dio” con annessi e connessi (fra cui l’esistenza di “credenti”, “non credenti”, “fedeli”, “infedeli” e altre simili inutili e spesso pericolosissime futilità).

Questo discorso può applicarsi a tutte le faccende momentaneamente non dimostrabili, o magari semplicemente inesistenti: l’anima, gli extraterrestri, il complotto mondiale dei Sariparnzaconyestrni e via discorrendo (ce n’è per tutti i gusti: mettici quel che preferisci, che ci siano o no). E tutte producono, in alcuni esseri umani, gli stessi devastanti effetti, se ci si inchiavarda nella vite senza fine del “io credo, tu non credi”. Inutile. Futile. Pericolosissimo. Per favore, cerca di vivere la vita senza fare del male agli altri per motivi così futili, ok? E’ già così breve e poco fruibile appieno di suo, la nostra vita, senza bisogno di rovinarla con inutili fanatismi. Se ti accorgi che ti stai inchiavardando in qualcosa del genere, prima di perdere quel minimo di buon senso che rende la vita vivibile insieme agli altri, vai a farti aiutare: saremo tutti più felici. Il mio neurologo ha ancora posti liberi e la pizzeria pure.

Ben altra cosa è, a mio modesto avviso, cercare di rendere reali i propri (bei) sogni, o andare alla ricerca di (e magari scoprire davvero) ciò che la propria (bella) immaginazione suggerisce. Però sempre senza far del male agli altri, per favore!

L’immagine è di Walt Kelly, tratta dalla splendida The Town on The Edge of The End del 1954: da leggere assolutamente. Se non riesci a trovarla, puoi sempre fare click qui.

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