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Scaringi's articles
Scaringi: Storie di pittori primo Novecento
La vengeance du comte Skarbek, Tome 2 : Un coeur de bronze : Second chapitreDue romanzi a fumetti di recente pubblicazione fanno supporre un singolare plagio, ma il dubbio, a una lettura più attenta, scompare perché le due storie imboccano strade diverse, seppure con qualche inevitabile punto di contatto. Si tratta del romanzo a fumetti Bonelli, Gli occhi e il buio, scritto e disegnato da Gigi Simeoni, quarantenne bresciano passato dal genere comico a quello realistico, e de La vendetta del conte Skarbek, disegnato dal polacco Grzegorz Rosinski, pubblicato tempo fa dalla Lizard. I protagonisti sono due pittori del primo Novecento, uno italiano l’altro francese, che si trovano al centro di oscure vicende non sempre legate al mondo artistico. Nel romanzo di Simeoni il pittore, dopo ripetuti fallimenti Simeoni > Bonelliartistici, scompare, mentre Milano è sconvolta da una serie di delitti firmati da una sorta di giustiziere misterioso, il Fante di Cuori, che mette a dura prova l’abilità di un poliziotto che indaga anche secondo moderne tecniche scientifiche. Simeoni è molto bravo sia a raccontare la storia che a illustrarla per circa trecento tavole, quasi sempre ambientate in una Milano dove corrono le prime auto e i primi tram elettrici. Scenari pressocchè analoghi a quelli disegnati da Rosinski, in una realistica Parigi primo Novecento. Il conte Skarbek, amico di un pittore scomparso da qualche tempo, sembra intenzionato a rivalutarne il ricordo, trascinando in tribunale un mercante d’arte e alcuni industriali, in uno scandalo clamoroso. Lo sceneggiatore Yves Sente ha saputo ricostruire la Parigi d’un secolo fa, anche attraverso dialoghi e situazioni coinvolgenti che imprimono alla storia il taglio di un racconto a mezza via tra l’avventuroso e il poliziesco, ben coadiuvato anche dalle tavole di Rosinski, passato dal fantasy al romanzo storico, sempre con ottimi risultati. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 2/11/2007
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Scaringi: Le notti bollenti di Chiara.
Clara de noche in una delle statue di Gianfranco Grieco - photo (c) Goria - click to zoom in at FlickrForse quello di Trillo e Bernet è il primo e unico caso di un fumetto dedicato a una prostituta, ma nelle mani di questi autori Chiara, questo il nome della ragazza allegra, ha perso ogni riferimento a storie e situazioni a luce rossa, per diventare una storia un po’ ripetitiva, disegnata con abilità e narrata con un dialogo spumeggiante. Ci sono tutte le situazioni tipiche del rapporto con i clienti, ma anche quelle personali di Chiara con il figlio Paolino al quale la donna cerca di tenere nascosta la professione, ignorando che il bambino, fin troppo sveglio, sa tutto. Chiara è una donna di mondo, al di là del facile gioco di parole, e tenta di sensibilizzare le sue colleghe sui problemi sindacali del loro lavoro, ma è soprattutto una donna che deve lavorare e non può scegliersi i clienti. Le capita pertanto una clientela spesso male assortita, che va dall’impiegato precario che vuole uno sconto sostanzioso al vizioso cronico, dal sadico al masochista, dal riccone che pretende chissà cosa allo studentello in cerca di svago la notte prima dell’esame, e così via in un assortimento di uomini che Trillo e Bernet hanno caratterizzato con esperienza e abilità. Pubblicate da molti anni su Skorpio, le storie di Chiara sono periodicamente raccolte nei cartonati dell’Eura il cui formato più grande assicura maggiore visibilità e ariosità alle tavole. Il prossimo uscirà il 10 novembre e sarà l’ennesima occasione per scoprire alla luce del sole il mondo di Chiara di notte. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 24/10/2007
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Scaringi: Nostalgia di Carosello
Carosello - Calimero - photo (c) Goria - click to zoom in at FlcikrOggi hanno spesso varcato il mezzo secolo di vita, ma amano voltarsi indietro per rievocare il passato e gli anni dell’infanzia. Sono gli orfani di Carosello, la famosa trasmissione pubblicitaria della televisione. Negli anni Sessanta erano bambini e sono cresciuti con quella sorta di baby sitter tecnologico che era, ed è, la televisione. Una sequenza di brevi scenette presentava, con bravi attori o con ottimi disegni animati, i vari prodotti commerciali. A Carosello hanno collaborato non solo famosi registi e bravi attori, Carosello - Tato e Tata - photo (c) Goria - click to zoom in at Flickrma anche ottimi disegnatori, da Bruno Bozzetto a Paul Campani, modenese vissuto tra il 1923 e il 1991, cresciuto in Argentina con Hugo Pratt e altri italiani, e affermatosi poi in Italia come insuperabile creatore di personaggi umoristici, protagonisti di veloci spot pubblicitari. Tra il centinaio e più di piccoli protagonisti ci sono l’omino con i baffi della Bialetti, Toto e Tata, il capelluto Riccardone, Angelino Supetrim, Svanitella e tanti altri. Tutti questi, insieme a decine di tavole originali, sono esposti a Modena, in una mostra aperta fino al 28 ottobre, che farà certo felici i bambini di ieri cresciuti con Carosello. Un altro aspetto di questa ricerca del tempo perduto, ci viene offerta anche dalla TV che fra Italia 1 eCarosello - photo (c) Goria - click to zoom in at Flickr Raidue propone alcuni dei più famosi cicli di cartoni animati, quasi tutti prodotti dai giapponesi negli anni Ottanta, e adesso replicati per far felici i trentenni di oggi oppure per farli scoprire ai ragazzi del Duemila, che non hanno ancora conosciuto i Puffi, Heidi con la sua capretta, Remi oppure i tanti eroi fantascientifici, da Ufo Robot a Goldrake, a Mazinga, spesso anche violenti con le loro alabarde spaziali o i razzi rotanti. In questo piccolo revival dell’animazione giapponese c’è posto anche per la Pimpa, la cagnetta a pois ideata nel 1975 da Altan, caustico vignettista satirico ma anche poetico narratore per bambini. Oltre ai cortometraggi, Raidue presenterà a Natale il film animato La Pimpa e l’anatroccolo Alì, quasi a conferma della scuola italiana di animazione, forse artigianale ma per nulla inferiore a quella giapponese. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 21/10/2007
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Scaringi: Un fumetto sull’Olocausto
cartoonist art spiegelman - photo by mr. Diazzler - click to zoom in at FlickrNon è facile narrare con i fumetti l’immane tragedia dei campi di sterminio nazisti, perché i disegni, per quanto realistici, precisi, fedeli alla realtà, non riusciranno mai a rendere credibile l’orrore di Auschwitz e di tutti gli altri campi di sterminio. C’è riuscito, molti anni fa, Art Spiegelman con la geniale trovata di raffigurare gli ebrei come poveri topolini perseguitati e uccisi da un esercito di perfidi gattacci, dai denti aguzzi e le unghie affilate, in divisa da nazisti. Dopo infiniti libri dedicati alla drammatica esperienza dei lager, scritti per lo più dagli scampati come Primo Levi, i campi di sterminio sono entrati nel mondo dei fumetti. Se in Maus c’erano l’originalità dell’invenzione e un pizzico di umorismo ebraico, in “Sono figlia dell’Olocausto” di Bernice Eisenstein, ci sono molta amarezza e tanta poesia, perché l’autrice del libro è una scrittrice e illustratrice canadese, cresciuta nell’angosciante ricordo dell’esperienza vissuta dai suoi genitori, Berek Ben Eisenstein e Regina Bedzin, ebrei polacchi deportati ad Auschwitz. Scampati alla morte, poco prima della liberazione s’incontrarono e dopo un breve fidanzamento si sposarono per vivere poi qualche tempo in un altro lager, quello di Bergen Belsen, trasformato dagli Alleati in centro d’accoglienza. La coppia sarebbe quindi partita per il Canada per rifarsi una vita. Qualche tempo dopo nacque la figlia Bernice, oggi cinquattottenne, cresciuta nel clima della Shoah e negli atroci incubi dei suoi genitori. Scomparso il padre, ucciso circa 15 anni fa dal solito cancro, Bernice ha cominciato a disegnare, ritratti del padre soprattutto, ma anche persone e ambienti della sua famiglia. Un po’ per volta è entrata nel mondo dell’illustrazione e ha deciso di narrare, in una chiave intimistica e familiare, il grande dramma dello sterminio, che rivive attraverso scene e figure a lei familiari, nelle quali si mescolano immagini e personaggi dell’universo del lager, come le gelide camerate o il volto di Adolf Eichmann, il freddo burocrate della morte. Il libro è già uscito, con grande successo, negli Stati Uniti e in Canada, e da metà ottobre uscirà anche in Italia, edito da Guanda che con questo volume vuole inaugurare una collana dedicata alla forma graphic novel. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 18/10/2007
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Scaringi: Il centenario di Milton Caniff
Mr. and Mrs. Milton Caniff - photo by Alan Light - click to zoom in at Flickr - una rara foto di Miton con la moglieNel piccolo mondo delle nuvolette c’è sempre un anniversario da ricordare. Questo, per esempio, è l’anno centenario di Milton Caniff, uno dei maestri del fumetto mondiale, nato appunto nel 1907 nell’Ohio e morto nel 1988 dopo una vita passata a disegnare soprattutto storie di ambiente bellico e militare. Dopo l’esordio nei primi anni Trenta con un fumetto d’avventura come Dickie Dare, avrebbe imboccato la via del successo nell’ottobre del 1934 quando cominciò a disegnare per il New York Times la striscia di Terry e i pirati, una storia ambientata nella Cina contemporanea dove Terry e altri ragazzi vanno in cerca, Milton Caniff 4-36 - photo by Mr.0 - click to zoom in at Flcikr - una delle targhe della Storia dell'Ohiocon l’aiuto di alcuni adulti, di un fantomatico tesoro. Il malloppo non si troverà, ma Terry scoprirà il fascino dell’avventura esotica. Col passare degli anni il personaggio di Caniff cresce in età ed esperienza, si troverà in mezzo ai mille contrasti che agitano il paese asiatico, si scontrerà con veri pirati e banditi di strada, con fanciulle ingenue e perfide maliarde, belle donne infilate dentro attillati abiti lunghi e sempre avvolte nel fumo voluttuoso di una sigaretta fumata con un lungo bocchino. Arrivati gli anni Quaranta, Terry deve rispondere all’appello della patria in guerra, e lo troviamo perciò ancora nell’Estremo Oriente dove combatterà come pilota. La la biografia di Milton Caniffbravura di Milton Caniff permette al disegnatore di realizzare quasi una cronaca visiva della guerra, un po’ romanzata ma con personaggi e situazioni immersi in scenari reali. In un’epoca dominata dai supereroi, il Terry di Caniff è l’immagine dell’americano in divisa, che magari odia la guerra ma la combatte come una missione, convinto di essere nel giusto. Raggiungerà quasi sempre la vittoria, ma spesso a prezzo di dure fatiche, il che ne fa un personaggio in fondo umano, anche in queste storie talora venate di propaganda. Milton Caniff ha disegnato Terry sino a tutto il 1946, quando lo ha ceduto a George Wunder, per dedicarsi ad un altro eroe in divisa, Steve Canyon, ancora un pilota impegnato in operazioni di controspionaggio sui fronti della guerra fredda, dal Medio Oriente alla Corea, fino al Vietnam. Gli anni Trenta hanno visto una grande fioritura di autori, da Hal Foster, il primo disegnatore di Tarzan, poi finito nelle mani di altri autori, perché Foster aveva deciso di immergersi nel mondo medievale dei cavalieri della Tavola Rotonda e di Re Artù con la saga di Valiant, il principe Valentino, testimone e protagonista delle lotte dinastiche che avrebbero fatto nascere la Gran Bretagna. Altri maestri di quel decennio sono stati Chester Gould, creatore del grifagno Dick Tracy, il poliziotto dalla mira infallibile e dal pugno facile, e soprattutto Alex Raymond che per almeno l’intero 1934 ha disegnato personaggi entrati nella storia del fumetto mondiale, da Flash Gordon all’Agente X-9, a Jim della Giungla. Davanti a simili autori non resta altro che ammirarli e se possibile rileggere le loro storie, come si rileggono i capolavori della letteratura. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 18/10/2007
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Scaringi: I 90 anni di Bonaventura

la prima tavola di Bonaventura dal sito ufficialeSul n. 2 del 1923 del Corriere dei Piccoli compare una insolita e divertente scenetta comica che ha per protagonisti il mite Omobono e un negretto. Questi deve andare alla stazione ma non conosce la strada. Omobono gli dà le indicazioni e il negretto si avvia. In mano ha un vaso con un fiore. Nella vignetta successiva ritorna lo spaesato negretto al quale il paziente Omobono fornisce ulteriori e più precise indicazioni per raggiungere la stazione. La scena si ripete per diverse vignette mentre il fiore nel vaso comincia a crescere: diventa un piccolo arbusto, poi un alberello che trabocca dal vaso, infine diventa un grande albero, mentre Omobono perde la pazienza e aggredisce il malcapitato negretto. Solo il tempestivo intervento del signor Bonaventura eviterà lo scontro, anzi Bonaventura indennizzerà il negretto col fatidico milione. Una ventina di anni dopo questa tavola di Sergio Tofano diverrà un tormentone in quel capolavoro di comicità demenziale che è il film STO, copertina per il Marcovaldo di Calvino, edizioni Einaudi, 1953Hellzapopping. E’ stato un plagio o il frutto di una singolare coincidenza? Lasciamo tutti nel dubbio e passiamo a ricordare i 90 anni del Signor Bonaventura, apparso il 28 ottobre del l917 sul Corriere dei Piccoli, disegnato e ideato da Tofano, nato a Roma nel 1886 e destinato a una lunga e brillante carriera teatrale. Erano i giorni di Caporetto, con una disfatta che non invogliava al sorriso. Ma gli italiani sanno sempre far fronte alle difficoltà, con disincanto e fiducia nel futuro, e il Signor Bonaventura con le sue storielle a lieto fine, premiate con un milione di lire (diventato un miliardo nel secondo dopoguerra), regalava ai lettori qualche momento di umorismo e forse di serenità. Nato come risposta all’Happy Hooligan che Frederick Burr Opper aveva inventato all’inizio del secolo, Bonaventura, si distacca dal Fortunello americano perché a lui le cose vanno sempre bene, sin dalla prima avventura. All’inizio la tavola ha un taglio un po’ caricaturale, ma poi Tofano aggiusta il tiro e inventa storie e personaggi abbastanza credibili, anche se il milione finale appare un po’ irreale in un’Italia dove si sarebbero STO, illustrazione per il Marcovaldo di Calvino, edizioni Einaudi, 1953cominciate a sognare le mitiche “mille lire al mese” solo a metà degli anni Trenta. Il celebre biglietto con la famosa scritta compare per la prima volta nella terza storia, ma solo a metà del 1918 diventa la conclusione fissa della tavola. Se Bonaventura è il protagonista assoluto, non vanno dimenticati i molti personaggi di contorno, come il cane Bassotto, che Tofano fa morire dopo poche puntate (salvo resuscitarlo dopo qualche tempo, forse per accontentare i lettori). Dopo poche avventure Bonaventura si sposa, addirittura con la figlia del re, la Principessa, ma bisognerà attendere a lungo per vedere il figlio della coppia: si chiama Pizzirì e compare per la prima volta nel 1931. Importanti sono anche il Bellissimo Cecè, scapolo, elegantone, amante della bella vita, forse anche ricco ma Sergio Tofano, il signor Bonaventura - click per andare al sito ufficialesfortunato, e “il torvo Barbariccia dalla maschera verdiccia” che ricorre a tutto per impossessarsi del fatidico milione. La sua cattiveria gli si legge sul volto che muta colore con gli stati d’animo, ma non sconfiggerà la fortuna di Bonaventura. L’eroe di Tofano – autore anche della Vispa Teresa e di Taddeo e Veneranda – viene ricordato con una ricca mostra aperta all’Auditorium di Roma dal 18 ottobre all’11 novembre: un’occasione per fare un tuffo nel passato o per scoprire uno dei più famosi personaggi del fumetto italiano, che Sergio Tofano ha portato al successo anche in film e spettacoli teatrali. [Carlo Scaringi] - Il sito ufficiale di Bonaventura è www.sto-signorbonaventura.it

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 15/10/2007
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Scaringi: Nell’Africa di Volto Nascosto
Gli italiani, non tutti ma una buona parte, ignorano la storia del proprio Paese, soprattutto gli eventi accaduti negli ultimi decenni dell’Ottocento e all’inizio di quello successivo. In compenso sanno tutto, o quasi, della storia americana, dalle guerre indiane ai fuorilegge, al banditismo degli anni Trenta. Merito del cinema e dei fumetti quelli western in particolare. La saga di Tex, per esempio, ha offerto con le centinaia di albi pubblicati in circa sessant’anni, una vera enciclopedia del West in cui compaiono tutti i maggiori protagonisti, dal gen. Custer a Toro Seduto, dai pistoleri ai ranger, ecc.. Un’enciclopedia garantita da due veri esperti come papà Bonelli e Galleppini. Forse adesso, seguendo le vicende di Volto Nascosto, gli italiani scopriranno cosa è avvenuto nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quando l’Italia s’imbarcò in un’avventura coloniale per conquistare l’Etiopia del negus Menelik e della regina Taitù. La nuova serie bonelliana (14 albi in tutto, in uscita ogni mese fino al novembre 2008) racconterà quelle vicende in una dimensione ovviamente fantastica, ma calata in uno scenario reale dove si muovono personaggi realmente esistiti. Saltando dall’Africa a Roma la storia proporrà guerrieri coraggiosi e ufficiali implicati in oscure alleanze, politica e mondanità, ma anche intrecci tra speculazioni finanziarie e edilizie, belle donne e predoni decisi a tutto per salvare il proprio Paese. Su tutti svetta ovviamente Volto Nascosto, un uomo che ha senz’altro qualcosa da nascondere, forse ha uno scheletro nell’armadio o un futuro da costruire. La storia è stata scritta da Gianfranco Manfredi, autore di romanzi sempre attenti alla storia del passato e padre di Magico Vento, in edicola ogni mese ormai da dieci anni. Con Volto Nascosto sia Manfredi che Bonelli hanno tentato una nuova scommessa. Con molte probabilità di vincerla, almeno a giudicare dal primo episodio nel quale Volto Nascosto sembra strizzare l’occhio al Sandokan salgariano, soprattutto quando manda un messaggio a re Umberto avvertendolo che i confini in Africa sono destinati a venir cancellati dal vento. Il primo albo è stato disegnato da Goran Parlov che alterna primi piani espressivi con tavole che ricordano certi momenti delle storie africane di Hugo Pratt. I prossimi albi saranno di altri validi disegnatori, da Roberto Diso a Giovanni Freghieri, da Leomacs a Gigi Simeoni, a Massimo Rotundo, autore anche delle copertine. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 12/10/2007
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Scaringi: Il giro del mondo di Lanciostory
Evaristo by Sampayo e Lopez
Evaristo by Sampayo e Lopez
L’arrivo dell’autunno coincide con la ripresa a pieno ritmo di tutte le attività, da quelle produttive a quelle scolastiche. Inizia un nuovo anno anche per la programmazione televisiva e cinematografica con programmi e film che anticipano il meglio della stagione. Anche nel calcio il campionato propone gli incontri più importanti, oltre alle sfide di grande richiamo nelle coppe europee. Lo stesso avviene nel piccolo mondo dei fumetti, anche se gli editori maggiori, come la Disney o Bonelli, hanno delle scadenze settimanali o mensili che non permettono facilmente l’inserimento di numeri fuori collana. I due settimanali dell’Eura Editoriale invece in autunno arrichiscono la loro già ampia offerta con nuove storie e nuovi autori che si affiancano a fumetti storici come Dago o Modesty Blaise, Martin Hel o Chiara, tanto per citare alcune colonne di Lanciostory o di Skorpio. In questo mese di ottobre è possibile compiere una sorta di giro del mondo con i nuovi fumetti di Lanciostory, partendo dall’insolito western avventuroso venato di magia e di mistero di Jim Cutlass di Jean Giraud, apprezzato e conosciuto anche come Moebius o Gir, su testi di Christian Rossi. Si passa poi ad Afrika, una storia contemporanea tra safari e avventurieri, di Hermann, e si può fare un tuffo nel pssato, nella Parigi della Rivoluzione con L’ordine sbagliato del terzetto formato da Cuadra, Miel e Teng. Il giro del mondo si conclude nella Buenos Aires degli anni Cinquanta con Evaristo, uno dei tanti poliziotti di carta ideato negli anni Settanta da Carlos Sampayo e disegnato da quel maestro del fumetto argentino che è Solano Lopez, un ottantenne ancora in attività. Solano Lopez si è ispirato ad un vero commissario di Baires, disegnando un Evaristo grande come un armadio, col cappello calcato sugli occhi e spesso con le mani in tasca, forse per non dover ricorrere ai suoi pugni o alla pistola. Sampayo ne ha raccontato le avventure condensandole in una mezza dozzina di pagine, con Evaristo che quasi sempre entra in scena nelle tavole finali quando, dopo aver teso la tela, tira la rete con i malfattori presi in trappola. Solano Lopez ha disegnato i criminali - di solito rapinatori in cerca di fortuna, mariti traditi, esaltati che si credono giustizieri o difensori dell’ordine – come uomini sgraziati, quasi deformi, con il volto che sprizza malvagità, secondo i più classici schemi lombrosiani. Seppure contenute in poche pagine, le indagini di Evaristo sono minuziose, attente e ovviamente coronate da successo perché i poliziotti di carta non perdono mai. A meno che non si chiamino Ginko, il nemico di Diabolik. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 30/9/2007
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Scaringi: Oesterheld e il suo Che Guevara

Che Guevara alla Feltrinelli - photo (c) Goria - click to zoom in at Flickr
Che Guevara alla Feltrinelli - photo (c) Goria
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Adesso la figura di Ernesto Che Guevara – il guerrigliero che voleva esportare la rivoluzione in tutto il Sud America, ucciso giusto 40 anni fa in Bolivia da militari forse al servizio della CIA – ha perduto molto del carisma che aveva negli scorsi decenni, ma resta pur sempre l’icona cui guardano masse di giovani di tutto il mondo. Ma c’è stato un periodo tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta in cui il Che Guevara era stato messo all’indice dai militari golpisti dell’Argentina. Questo atteggiamento totalitario non è servito tuttavia a intimorire German H. Oesterheld, grande scrittore e sceneggiatore di fumetti, che prima di venir misteriosamente ucciso, trent’anni fa, dai militari aveva scritto una Vita del Che, che Alberto Breccia e suo figlio Enrique avrebbero trasformato in un fumetto. Pubblicato in volume, il libro fu subito sequestrato, molte copie distrutte... Questo forzato silenzio non avrebbe però cancellato l’opera perché Alberto Breccia pose in salvo qualche copia avvolta in carta di giornale e in una busta di plastica, sotterrata nel giardino di casa. Solo dopo la caduta della dittatura, Breccia consegnò le copie a un editore spagnolo che pubblicò il libro nel 1987. In seguito questo straordinario documento storico e artistico ha avuto varie ristampe, ma la sua circolazione fu sempre limitata, tanto che questa Vita del Che è diventata preziosa come un fumetto cult. In Italia il libro ha avuto una sola edizione, a metà degli anni Novanta, curata dal gruppo editoriale Topolin. Adesso trova nuovamente la via delle librerie, e si spera con una diffusione adeguata, grazie alla Rizzoli che pubblica il volume a un prezzo abbordabile. La collaborazione fra Oesterheld e Breccia ci ha dato un fumetto realistico dove momenti storici si alternano a immagini quasi di taglio cinematografico, il tutto narrato con quell’essenzialità tipica delle storie di questo sceneggiatore che ha lasciato nella storia del fumetto eroi indimenticabili, dal Sergente Kirk a Ernie Pike, dalle saghe western di fine Settecento alla lunga vicenda dell’Eternauta, il suo capolavoro. I due disegnatori hanno offerto il meglio delle loro qualità, soprattutto Enrique Breccia che ha arricchito le tavole con un uso funzionale del bianco e nero. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 29/9/2007
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Scaringi: Un anno senza Mister No
Sergio Bonelli - photo (c) Gianfranco Goria at Flickr - click to zoom inUno dei primi giorni del 2005 Sergio Bonelli chiuse il computer e disse: Basta. Aveva appena finito di scrivere le battute conclusive della lunga storia di Mister No, che già Roberto Diso e altri disegnatori avevano iniziato a trasferire nei dieci albi che dalla fine del 2005 all’agosto successivo avrebbero posto termine alla ultraquarantennale vita di questo simpatico e storico eroe delle edizioni Bonelli. Mister No è stato ideato dallo stesso editore all’inizio degli anni Sessanta, praticamente insieme a Zagor, che gode tuttora di buona salute. Ma Mister No negli ultimi anni si era pericolosamente avvicinato alla soglia delle 20 mila copie, limite che per l’editore è segno di crisi. Ma oggi, dopo un anno senza Mister No, molti lettori ne avvertono l’assenza, mitigata la scorsa primavera da uno “speciale” dedicato al famoso pilota. Ma chi è Mister No? Un americano di nome Jerry Drake che combatte nella seconda guerra mondiale come pilota di caccia Torino Comics 2002: Sergio BOnelli e Claudio Chiaverotti - foto Goria at Flickr - click to zoom innell’Estremo Oriente e in Europa, Italia compresa. Nel dopoguerra, falliti i tentativi di trovare un lavoro in patria, finisce in Brasile dove si sistema a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia. Per vivere diventa una sorta di guida turistica che con un vecchio Piper porta i ricchi turisti a vedere dall’alto il cuore del Brasile. Mister No ha poche pretese, gli bastano una stanza, un letto perennemente disfatto e qualche bottiglia per togliersi la sete. Qua e là qualche segno indica il fugace passaggio di una presenza femminile. Il nostro eroe è amico di tutti, belle ragazze comprese, ma evita di impegnarsi sentimentalmente perché ama troppo la libertà e non sopporta legami, come indica il suo stesso nome di battaglia che individua perfettamente la sua volontà di andare sempre controcorrente. Ha un solo amico fidato, anch’esso reduce di guerra, combattuta però nell’esercito tedesco. Adesso, con la pace è arrivato anche il pentimento e il vecchio nazista, che tutti chiamano Esse Esse, è diventato il suo migliore amico che lo aiuta anche nei momenti difficili del suo lavoro. Già, perché spesso in mezzo ai turisti che vogliono fare un giro sopra la selvaggia Amazzonia, ci sono anche spregiudicati speculatori, avanzi di galera, pericolosi gangsters e altri personaggi poco raccomandabili che obbligano Mister No a compiere atti criminosi. Ma ovviamente, anche con l’aiuto di Esse Esse, infallibile lanciatore di coltelli, Mister No riesce a cavarsela, e tornare a Manaus col suo Piper mezzo scassato che talvolta decolla solo dopo qualche calcio ben assestato. Nel corso della sua carriera, che si colloca storicamente negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, Mister No ha girato per mezzo mondo, dal Sud America all’Africa, agli Stati Uniti, un po’ per lavoro, ma molto per soddisfare la sua sete di avventura. Adesso che la lunga carriera si è conclusa, ha lasciato un gran vuoto e molto rimpianto, anche se Bonelli fa del suo meglio per darci altri personaggi e altri momenti di emozionanti avventure. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Martedì, 18/9/2007
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Scaringi: I fumetti fra classifiche e sondaggi

by Corrado Mastantuono - click to enlargeFare sondaggi o stilare classifiche sul tipo “il meglio di” è quasi sempre solo un gioco, che tuttavia ha talora un pizzico di attendibilità indicando preferenze e tendenze. Anche il mondo dei fumetti non sfugge a questo gioco e a nostro giudizio ai vertici dell’editoria si trovano la Walt Disney Italia e la scuderia di Sergio Bonelli, forse superati dalla Star Comics e dalla Panini che hanno quasi monopolizzato il mercato dei “manga“, invadendo il mercato italiano non solo di albi ma anche di giochi, videocassette e altri prodotti legati a questa produzione di fumetti prettamente commerciali che solo raramente assumono anche una dimensione artistica. Logico quindi escluderli da questa sorta di gioco, dominato in ogni caso dalla Disney presente nelle edicole con almeno una trentina di collane mensili, fra novità e ristampe. In effetti la Disney può contare su un patrimonio inesauribile come quello delle infinite ristampe d’annata che oltre che dai lettori più giovani sono seguite dagli adulti in cerca delle sensazioni avute in anni lontani. Del resto un settimanale come Topolino è acquistato soprattutto dagli adulti che magari lo nascondono fra le pagine di un giornale di economia. Al secondo posto è saldamente presente la Bonelli con una ventina di albi mensili. Ovviamente le novità di questo editore sono sempre molte, anche se i punti di forza restano personaggi come Tex, Zagor, Dylan Dog o Nathan Never peraltro periodicamente ristampati da questo editore in fondo tradizionalista, ma stuzzicato dalla curiosità per qualche novità. Recentemente ha proposto Drago Nero, un personaggio insolito protagonista di un lungo racconto, quasi un romanzo di Luca Enoch realizzato da alcuni interessanti disegnatori bonelliani. Con Drago Nero la fantasy è entrata nel mondo bonelliano portando un bagaglio di mostri, streghe e misteri vari come in un romanzo di Tolkien. Per Bonelli Drago Nero è quasi una scommessa, non necessariamente persa in partenza, al pari di quella che affronterà dal prossimo ottobre con un nuovo eroe per molti aspetti lontanissimo dal mondo bonelliano come Volto Nascosto, misterioso personaggio ideato da Gianfranco Manfredi, lo stesso autore di Magico Vento. Volto Nascosto è un guerriero che guida un gruppo di predoni del deserto che negli ultimi anni dell’Ottocento s’inserisce nella guerra coloniale dell’Italia lanciata alla conquista di un impero. Da bravo avventuriero con un passato da dimenticare e il viso nascosto dietro una maschera d’argento, il nostro eroe diverrà protagonista di originali imprese fra l’Italia e l’Africa in un’area del Mediterraneo finora esclusa dalla geografia bonelliana. Al terzo posto di questa ipotetica classifica andrebbe forse collocata l’Astorina, la casa editrice che da oltre quarant’anni ospita le avventure di Diabolik. Ma la sua produzione è limitata al Re del terrore, per cui malgrado i buoni risultati di tiratura e fatturato l’Astorina non raggiunge le dimensioni di altri editori per cui il terzo posto va all’Eura Editoriale che propone una dozzina di collane mensili e altre ristampe, accanto ai due settimanali storici come Lanciostory e Skorpio, in edicola da oltre 30 anni. I loro punti di forza sono Dago e Martin Hel, ma non vanno sottovalutati altri personaggi come Modesty Blaise, Savarese, Amanda o Nippur senza trascurare Chiara, spumeggiante prostituta che è senz’altro una figura insolita nel mondo dei fumetti. Come detto l’Eura presenta altre collane, alcune cartonate che ripropongono a colori celebri storie del passato, e altre in bianconero, come quella bimestrale dei Giganti dell’avventura che presentano in forma antologica vecchi e nuovi eroi. A fine settembre ne uscirà uno con i racconti di Mazzitelli e Alcatena dedicati a temi ecologici o misteriosi e magici resi suggestivi dal disegno di Alcatena, quasi geometrico e sempre poetico. Alle loro spalle premono molti piccoli editori dalla vita spesso stentata ma meritori per il lavoro che svolgono che talora porta alla ribalta nuovi interessanti autori, anche italiani. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 5/9/2007
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Scaringi: Il western all’italiana, da Tex a Magico Vento
Lo scorso giugno Magico Vento ha compiuto dieci anni inserendosi fra i personaggi più longevi delle edizioni Bonelli. Il compleanno ci offre l’occasione per un rapido giro d’orizzonte del western all’italiana la cui data di nascita si può far coincidere con il debutto del Tex di papà Bonelli e Galleppini, anche se prima c’erano state altre storie come quelle di Kit Carson di Walter Molino. Con Tex è nata una nuova visione del West classico, con i pellerossa non sempre cattivi e i bianchi che in questo scontro di civiltà hanno avuto la loro parte di colpe. Tex è amico degli indiani tanto da diventare, col nome di Aquila della Notte capo di una tribù e da sposare una ragazza pellerossa. Ovviamente non mancheranno, nel corso di sessant’anni di vita di questo personaggio, anche drammatici scontri fra bianchi e indiani che Tex aveva cercato di evitare, fedele ai suoi ideali di pacifismo e di giustizia, quel profondo senso di onestà che lo porterà a combattere con eguale ostinazione contro speculatori e trafficanti di armi, politicanti corrotti e pellerossa testardi nemici dei bianchi. Le avventure di Tex non sono solo divertenti e coinvolgenti, ma presentano anche delle pillole di saggezza e di educazione, risvegliando nei lettori un profondo senso di giustizia. In 60 anni di vita (il compleanno cadrà nel settembre del 2008) le avventure di Tex hanno offerto un quadro realistico e sostanzialmente preciso di alcuni momenti della storia americana. Potremmo continuare a lungo, ma è difficile aggiungere qualcosa di nuovo. Si può solo dire che il celebre ranger resta un personaggio unico nell’universo delle nuvolette, come conferma un successo che dura da così tanto tempo. Una vita assai più breve ha invece avuto Ken Parker, cow boy crepuscolare ideato nel 1977 da Giancarlo Berardi e realizzato da diversi disegnatori, tra cui il cocreatore Ivo Milazzo. Come Tex, anche Ken Parker non sopporta le ingiustizie e l’arroganza, ma è sostanzialmente un isolato. Il ciclo è durato cinque anni per un totale di una sessantina di albi mensili con storie che hanno proposto momenti cruciali della storia americana. Un paio di albi hanno affrontato i temi dei primi scioperi e della corruzione esistente anche ai massimi livelli della politica. In altri Ken Parker lotta contro l’inettitudine degli ufficiali e contro la cattiveria dei pellerossa sobillati da mercanti di armi e di alcool privi di scrupoli. Lo spirito che anima questo cow boy è lo stesso che Terra e Fumetti - zoom inspinge Tex, per cui non è azzardato dire che il ranger è un suo fratello maggiore. Del tutto diverso è invece Magico Vento creato nel 1977 da Gianfranco Manfredi, scrittore e sceneggiatore particolarmente attento ai miti e ai misteri del passato. Magico Vento infatti si chiama in realtà Ned Ellis: quando era nell’esercito è rimasto ferito perdendo la memoria. Curato dai pellerossa, è guarito ma ha acquistato poteri magici divenendo uno sciamano rispettato dalle tribù indiane. Vorrebbe ritrovare il suo passato, ma intanto è contento della sua situazione. Insieme al giornalista Willy Richard, meglio conosciuto col soprannome di Poe perché assomiglia al grande scrittore, è spesso impegnato a lottare accanto agli indiani e non esita a combattere anche contro l’esercito. Ma lui si batte soprattutto contro Hogan, un losco affarista che si è arricchito costruendo, spesso con l’aiuto dei soliti politicanti di Washington, nuove città all’ovest. Rispetto agli eroi tradizionali, in queste storie, accanto ai classici temi avventurosi ci sono magia e mistero in un tentativo, riuscito, di inserire nel mondo del West elementi originali e moderni. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 3/9/2007
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Scaringi: Il fumetto religioso
Santincielo, by SkiaffinoFra i meriti di papa Wojtyla c’è anche quello di aver favorito lo sviluppo del fumetto religioso attraverso le biografie che numerosi disegnatori gli hanno dedicato. In Italia sono apparse su periodici o raccolte in albi numerose storie dedicate a Giovanni Paolo II, mentre negli Stati Uniti la sua biografia è stata pubblicata dalla Marvel, la casa editrice dei supereroi in un accostamento solo in apparenza irriverente, perché la sua vita è stata veramente super, dalla difficile infanzia in un villaggio contadino della Polonia al lavoro in fabbrica durante l’occupazione nazista, dalla passione per il teatro alla vocazione religiosa. Una volta sacerdote avrebbe scalato l’intera carriera scontrandosi contro l’ostilità del regime comunista. Poi con la stessa zoom inostinata fermezza ha combattuto l’arroganza, la violenza, l’oppressione di regimi dispotici e dittatoriali, con l’impegno del missionario e il coraggio del crociato, senza mai rifiutare il dialogo. Prima del pontificato di Wojtyla le storie religiose erano pubblicate quasi esclusivamente da giornalini cattolici, dal Vittorioso al Giornalino, al Messaggero dei ragazzi. Ne erano spesso autori alcuni dei migliori disegnatori italiani, come Gianni De Luca che fra un’indagine del commissario Spada e una versione disegnata di alcuni capolavori scespiriani ha realizzato una straordinaria storia di san Paolo. Vite di santi hanno narrato anche Sergio Toppi e Dino Battaglia, autore fra l’altro delle vite di san Francesco e di sant’Antonio da Padova. Negli anni a cavallo del Sessantotto due vignettisti satirici hanno realizzato strisce che prendevano in giro, senza mai cadere zoom innell’irriverenza l’universo religioso. Skiaffino ha proposto un ciclo intitolato Santincielo, mentre Pino Zac ha disegnato gli scontri fra un sacrestano alla Don Camillo e un diavoletto dispettoso che lo disturbava nel suo lavoro in chiesa. Un taglio decisamente umoristico hanno invece le strisce di Paolo Del Vaglio che hanno come protagonisti una serie di angioletti che come tanti angeli custodi commentano da lassù, con battute pungenti o con pillole di saggio umorismo quello che accade sulla nostra terra. In tempi più recenti un autore giapponese, Yoshikazu Yasuhiko, ha proposto una sua singolare visione della storia del Cristianesimo facendone di San Paolo il fondatore e presentando Gesù Cristo come una sorta di profeta riformatore ebreo. Un tentativo che si inserisce nella attenzione, dettata soprattutto da motivi commerciali, che gli autori giapponesi hanno dedicato a fatti e personaggi della storia occidentale trasformati in manga e poi venduti in tutto il mondo nella versione animata. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 11/8/2007
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Scaringi: C’era una volta il collezionismo…
P5250049.JPG... E adesso non c’è più, potremo aggiungere per completare il titolo un po’ nostalgico di questa notarella. Già, il collezionismo: la sua stagione migliore c’è stata negli anni Settanta, l’epoca d‘oro del Salone di Lucca, ancora totalmente dedicato al fumetto e ai suoi disegnatori, ben lontano dal baraccone commerciale dei nostri giorni e dalla massiccia invasione dei videogiochi. A quel tempo invece centinaia di appassionati e di collezionisti si aggiravano nel “pallone” allestito davanti al Teatro del Giglio, con in mano minuscoli foglietti fitti di numeri, quelli mancanti per completare le collezioni. O forse erano solo un modo per inseguire gli anni lontani della gioventù. Gli P5250053.JPGalbi più ricercati erano quelli degli anni Trenta, come i primi numeri dell’Avventuroso o di Topolino. I mercanti non chiedevano prezzi altissimi, perché ancora non si erano resi conto del valore di quegli albi, talora ingialliti o sgualciti, poi quando si accorsero che quel mercato poteva offrire interessanti prospettive i prezzi lievitarono. Aumentavano i prezzi, ma calava il numero dei collezionisti, molti già in pensione che non sempre potevano soddisfare la loro passione. Questa richiesta di vecchi fumetti P5250078.JPGvenne accolta da alcuni editori, con una serie di ristampe in tutto simili agli originali, seppure prive ormai del fascino del tempo e quel sottile aroma di muffa che testimoniava l’originalità dei vecchi albi. I prezzi erano inferiori e molti si accontentavano ritrovando in quegli albi gli eroi della loro infanzia, tanto più che alcuni editori, come Nerbini, avevano alle spalle un patrimonio pressocchè inesauribile dei migliori fumetti italiani e americani. Ai comics americani erano per lo più dedicate le ristampe della Comic Art di Rinaldo Traini, da Terry a Dick Tracy, da Mandrake a Phantom, e così via. Con le ristampe di questi e altri è stata praticamente completata quasi tutta la produzione del passato. P5250109.JPGAdesso a distanza di anni, considerando che la platea dei lettori si rinnova periodicamente alcuni editori, primo fra tutti quel colosso della Disney Italia, hanno realizzato un serie di ristampe, come la serie infinita dei classici e delle grandi parodie, quasi sempre di autori italiani che attraverso personaggi storici o la riduzione di celebri romanzi hanno compiuto una significativa operazione culturale. Un’altra ristampa interessante è quella di Torpedo, grottesco gangster ideato dalla coppia Abulì e Bernet. A queste e ad altre ristampe si possono collegare anche le molte collane dedicate a Tex, Diabolik, Corto Maltese e altri celebri eroi di carta. Al di là dell’aspetto economico, questa operazione compiuta in questi mesi da quotidiani e periodici, è un importante aiuto in difesa del fumetto d’autore, e forse un primo passo per riscoprire i fumetti degli anni Ottanta, spesso non inferiori a quelli “storici” degli anni Trenta. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 3/8/2007
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Scaringi: Topolino in divisa
Per molti Topolino viene considerato come il simbolo del fumetto umoristico, anche perché la maggior parte delle sue avventure hanno un taglio decisamente comico. Ma quando occorre il celebre topo è capace di indossare gli abiti dell’impegno civile messo al servizio della collettività. Lo ha fatto nei primi anni Trenta quando affiancò il commissario Basettoni nella sua battaglia contro la criminalità organizzata, e lo ha fatto dieci anni dopo indossando la divisa americana. Per la verità il primo tentativo andò a male perché quando, insieme a Pippo, si presentò come volontario in una fabbrica di materiale bellico, la coppia venne rifiutata perché Topolino venne giudicato troppo piccolo e Pippo troppo stupido. Al di là del risvolto comico, questa storia, intitolata “Topolino e il misterioso corvo”, apparsa tra l’agosto e il novembre del 1942 e disegnata da Floyd Gottfredson, è indicativa del clima di quegli anni perché alla fine Topolino si arruola come artigliere impegnato nel fronte interno. Circa un anno dopo, lo stesso disegnatore realizza, tra il luglio e l’ottobre del ’43, “Missione segreta” che è considerato il più bel racconto di guerra di Topolino. Il topo questa volta è alla guida di un aereo segreto chiamato Bat, pipistrello, poi diventato Falco nella versione italiana. Gamba di Legno, passato al servizio dei nazisti, vorrebbe rubare l’aereo per spedirlo in Germania, ma Topolino sventa il complotto, anzi riesce ad atterrare nella stessa Germania nazista facendo fallire i piani del barone Von Mess nel quale è facile riconoscere il feld-maresciallo nazista Goering. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 30/7/2007
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Scaringi: Nazionalpopolare a strisce
Dago by Robin WoodL’indovinata definizione scelta da Gramsci per un genere di letteratura allora di moda, continua ad essere sempre attuale a decenni di distanza. Gramsci l’aveva adottata per indicare i romanzi di Carolina Invernizio, scrittrice del primo Novecento dal nome che evocava scenari mitologici con mucche al pascolo e prati fioriti. Invece ha scritto decine di romanzi pieni di orfanelle cieche, di trovatelle ospitate in ospizi simili a galere e di padroni spietati e senza cuore. Insomma un mondo visto con realismo e forse con un po’ di cinico compiacimento. Col passar del tempo il filone si è esaurito per rispuntare negli anni Sessanta nel mondo dei fumetti, con Diabolik, il personaggio tenebroso ideato dalle sorelle Giussani che si erano ispirate a un campione del crimine come Fantomas. Le storie di Diabolik, subito imitate da altri personaggi di basso spessore, ebbero il merito di aver portato alla Robin Woodluce proprio quel mondo evocato, in altre situazioni, dalla Invernizio, e trovarono subito altre imitazioni, non necessariamente negative, nelle saghe di infinite puntate o nelle storie brevi pubblicate dai primi anni Settanta da Lanciostory e da Skorpio. Nel corso degli anni ci sono stati infiniti esempi di questo genere letterario applicato ai fumetti, anche se praticamente nessun personaggio ha avuto la carica emotiva ed espressiva di Diabolik oppure di Dago, per citare il più noto fra le decine di personaggi inventati da Robin Wood, uno sceneggiatore che è un piccolo campione del nazionalpopolare. Oltre ai fumetti questo filone click per altre immagini e notizie su Dragonero by Luca Enoch - Sergio Bonelli Editoresi adatta anche ai telefilm nei quali non è raro scoprire situazioni comuni al mondo dei fumetti, come (citiamo un ciclo in programmazione su Raidue) in Jericho, che evoca il clima di Nippur, l’eroe sumerico ideato da Robin Wood, uno dei maggiori successi dell’Eura. Oggi il nazionalpopolare si è trasformato in fantasy, un genere che scava nel passato più fantastico e ha i suoi massimi esponenti in Conan, Tolkien e nel maghetto Harry Potter. La fantasy aveva stuzzicato anche l’attenzione di papà Bonelli quando era incerto fra il mestiere di pugile o quello dello scrittore. Ma dopo i primi romanzi, interessanti e originali ma senza la carica degli intrecci di Tex, ha scelto per sua e nostra fortuna la via del fumetto. A decenni di distanza, la fantasy sta tentando Sergio Bonelli che ha appena lanciato una collana dalla periodicità incerta che in circa 300 pagine raccoglie una lunga avventura fantastica, con draghi, mostri, maghi e streghe contro cui combatte Dragonero, l’eroe senza macchia e senza paura protagonista della lunga vicenda. Non sappiamo quanto un pubblico cresciuto fra sparatorie e scazzottate, fra indiani buoni e fuorilegge cattivi, possa apprezzare una storia calata in scenari insoliti come Dragonero. Ma è l’ennesima scommessa di Sergio Bonelli, cui vanno la nostra simpatia e i nostri auguri. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 16/7/2007
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Scaringi: Uno Sclavi a colori per il Dylan Dog 250
Dylan Dog, l'amico degli animaliDue sono le grandi passioni di Dylan Dog, le belle ragazze e gli animali, soprattutto quelli abbandonati che quando può cerca di strappare dai pericoli di una strada dove padroni senza cuore li hanno abbandonati. E’ un tema ricorrente di ogni estate e appare a proposito la pubblicazione, a cura di Stampa Alternativa, di “Dylan Dog, l’amico degli animali”, curato da Alessandro Paronuzzi, veterinario, che accanto a tavole sulle storie del nostro eroe, ne propone altre di molti personaggi di carta, sempre sensibili all’amicizia fra gli uomini e gli animali. Le ragazze invece Dammi un bacio da fumettol’indagatore dell’incubo le trova spesso sull’uscio di casa, tremanti e impaurite perché appena sfuggite dalle grinfie d’un bruto, violento e con il cuore di pietra. Un bacio e un abbraccio sanciscono il contratto e in pratica cancellano la classica formula dei detectives, cento sterline più le spese, con grande disperazione di Groucho. Il rapporto fra gli eroi dei fumetti e l’altra metà del cielo ci viene illustrato da un originale volumetto edito dalle edizioni di Francesco Coniglio, sempre attento al mondo femminile. Andrea Leggeri in “Dammi un bacio da fumettoAscensore per il patibolooffre un divertente panorama dei più famosi baci di carta, compresi naturalmente quelli di Dylan Dog. Intanto nell’attesa di scoprire altri suoi aspetti inediti, il nostro eroe è sempre sulla cresta dell’onda perché a fine giugno Sergio Bonelli festeggia l’uscita del numero 250, non solo con un albo tutto a colori, ma con il ritorno alla grande di Tiziano Sclavi, lo scrittore che lo ideò una ventina di anni fa. Disegnata da Bruno Brindisi, la storia si intitola “Ascensore per l’inferno”, che richiama un altro famoso film di Louis Malle di mezzo secolo fa, un capolavoro del cinema noir, e assicura una lettura che come dicono certe pubblicità ingannevoli, “non vi farà dormire”. Non è certo questo il caso di Sclavi, un nome garanzia di fumetto sicuro. Dopo l’albo 250, all’inizio di agosto uscirà un volume di 96 pagine, con quattro storie realizzate da quattro disegnatori diversi (non mancherà Bruno Brindisi) che nei programmi di Bonelli dovrebbe avere cadenza annuale. [Carlo Scaringi]
[NdR. La versione italiana del film Angel Heart di Alan Parker del 1987 s'intitolava Ascensore per l'inferno, ma ovviamente non è quello cui si riferisce Scaringi, di Malle del 1958, che invece si intitola Ascensore per il patibolo.]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 16/6/2007
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Scaringi: I sessant’anni di Zio Paperone
 [Immagine della copertina] Zio Paperone è arrivato nell’universo disneyano nel 1947 disegnato da un grande come Carl Barks che si era ispirato alla figura dell’usuraio Ebenezer Scrooge, personaggio centrale del Cantico di Natale di Dickens. Con la nascita di Paperone finisce la tranquillità di Paperino, altro simpatico abitante di Disneyland, nato nel 1934 in un famoso disegno animato, e poi passato negli anni seguenti nei fumetti tradizionali. Dallo scontro tra i caratteri profondamente opposti di questi due personaggi, sono nate molte delle più divertenti, bizzarre e anche umane storie di Disney. La grande abilità dell’imperatore di Burbank è di aver proposto il ritratto di due personaggi molto umani che si scontrano con atteggiamenti spesso opposti. Da una parte c’è Zio Paperone che passa le sue [Copertina di Max Narciso e Marieke Ferrari] giornate a lustrare i dollari o a fare benefiche immersioni in quel mare di oro che trabocca dalla sua casa-cassaforte. Dall’altra c’è Paperino che invece passa le sue giornate a escogitare il sistema per sbarcare il lunario. Da una parte all’altra il problema principale è quello del denaro: denaro che può dare la felicità o l’infelicità in maniera inversamente proporzionale ai rispettivi possessori. Basta un cent, per esempio, per portare ai sette cieli Paperino, o per gettare nella più cupa disperazione Paperone. Il mito del denaro è una presenza costante di queste storie, perché la ricchezza è un obiettivo principale della storia e del costume americani, un mito che si affianca ad altri, come quello dell’avventura o della frontiera, su cui si è fondata tutta la societa americana. Il denaro che angoscia Paperone o che è la disperazione di Paperino, è presente anche nei ruoli solo apparentemente marginali, per esempio della [Prima pagina della storia, disegnata da Scarpa] Banda Bassotti spregiudicato gruppo di rapinatori, che mette sempre in pericolo l’integrità del patrimonio di Paperone, oppure di quelle tre pesti di Qui, Quo e Qua, i nipotini di Paperino che si fanno pagare ogni lavoretto che fanno per lo zio. Per la verità, poi, i tre nipotini risolvono anche molti problemi dello zio, un lavoro extra pagato fuori busta, un regalino per l’acquisto di un videogioco o qualche altro aggeggio simile, passatempi moderni che anche a Paperopoli hanno sostituito i vecchi giocattoli di legno. Pur nella implicita denuncia della grettezza e dell’avarizia di Paperone, in queste storie si scivola spesso in una dimensione paternalistica, con il vecchio zio che si commuove e ricompensa il povero nipote, dopo una giornata di lavoro, con un misero cent, che Paperino intasca subito, pensando che forse, in questi tempi di crisi economica, un cent strappato a Paperone è un successo. Ma non si accorge che alle sue spalle il buon zio ha trovato il modo di mettere in cassaforte qualche altro gruzzoletto. Proprio come fanno i veri capitalisti. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 2/6/2007
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Scaringi: Ritorna l’Eternauta

Dire che l’Eternauta è la più bella storia a fumetti di sempre, è forse eccessivo, ma certamente non sfigura accanto ad altri capolavori di un passato più o meno recente. Storie come Terry e i pirati di Milton Caniff (una lunga vicenda che inizia nella Cina degli anni Trenta con un gruppo di americani a caccia di un misterioso tesoro, e che poi attraversa una dozzina di anni di storia mondiale, guerre comprese, con il protagonista arruolato nell’aviazione americana) o come la saga fantascientifica di Flash Gordon in giro per l’universo, malgrado qualche momento di stanchezza finale, sono veri capolavori (Flash Gordon è nato dalla fantasia di un maestro come Alex Raymond), al pari delle storie poliziesche dello spigoloso e grifagno Dick Tracy, il primo poliziotto di carta ideato da Chester Gould o di quel vero romanzo disegnato che è Corto Maltese che Hugo Pratt ha trasformato in un eroe di grosso spessore. Potremmo continuare a lungo perché la storia dei comics è quanto mai ricca di racconti straordinari. In mezzo a questi si può tranquillamente collocare la lunga vicenda dell’Eternauta nella quale la fantasia della storia si mescola con i molti elementi reali, spesso drammatici, di quel periodo. Basta dire che l’autore, lo sceneggiatore German H. Oesterheld, ha pagato con la vita la sua opposizione al regime militare in Argentina. La vicenda è ambientata nel 1977, quando (narra Oesterheld) l’Argentina si trova ricoperta da una spessa coltre di neve che trasforma il Paese in qualcosa d’irreale. Quando la neve si scioglie inizia la misteriosa invasione degli Alieni che occupano militarmente il Paese e rendono schiavi gli abitanti. La storia assume un carattere allegorico: basta mettere i militari argentini al posto degli Alieni per capire la forza della denuncia di Oesterheld. La lunga storia, pubblicata negli anni Ottanta sui periodici dell’Eura Editoriale, prosegue con la ribellione di un piccolo gruppo di coraggiosi che combattono contro l’invasione degli extraterrestri. Qua e là perde qualche connotazione politica, ma conserva una grande carica avventurosa. E’ stata disegnata dall’argentino Francisco Solano Lopez (c’è anche una versione più sintetica ed egualmente efficace disegnata da Alberto Breccia, un maestro del fumetto sudamericano) che qualche anno fa ha ripreso in mano il vecchio capolavoro arricchendolo di un seguito, apparso pochi anni fa su Lanciostory in una versione a colori che forse ne stemperavano la tensione. Ora quella storia, intitolata L’Eernauta, il ritorno, viene raccolta in un volume antologico dell’Eura inserito nella collana dedicata ai Giganti dell’avventura, permettendo così una rilettura completa dell’intera saga, che forse non è soddisfacente come quella scritta da Oesterheld. Ma è noto che quasi sempre le continuazioni hanno il sapore di una minestra riscaldata. Lo diciamo senza offesa e con un invito a rileggere la lunga vicenda dell’Eternauta, un fumetto d’importanza storica. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 26/5/2007
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Scaringi: Sebastiano Craveri, maestro del fumetto
Sebastiano CraveriAllegati a due numeri della fanzine Ink sono stati pubblicati recentemente due albi tascabili, nel formato originale della collana a suo tempo edita dal Vittorioso, che contengono storie disegnate da Sebastiano Craveri. Un nome che ormai non dice più nulla ai lettori di oggi che probabilmente ignorano anche l’esistenza del Vittorioso, nato giusto 70 anni fa come risposta cattolica al laico Corriere dei Piccoli. Chi alimenta il ricordo di Craveri è Mauro Giubbolini, medico sull’Amiata, in pensione da una ventina di anni. Craveri: Il biglietto della lotteria - Copertina di BottaroAppassionato di fumetti e a suo tempo amico del disegnatore, Giubbolini dedica tutto il suo tempo alla memoria dell’artista torinese, scomparso nel 1973 all’età di 74 anni. Dopo questi due albi Giubbolini spera di continuare con altre ristampe, magari in attesa che qualche editore riscopra il disegnatore. Certo il tratto grafico di Craveri non è modernissimo, né forse le storie sono originali, ma i suoi animali umanizzati (era la stagione d’oro di Walt Disney) dal taglio un po’ ingenuo e uno dei famosi animali di Craveriun po’ tozzi hanno ancora molta umanità, che non guasta in quest’epoca meccanica e tecnicista. Dopo aver illustrato dal 1929 al ’34 i programmi radiofonici del Radiocorriere, e aver realizzato decine di vignette umoristiche, Craveri è passato a inventare storie originali con animali domestici che si comportano come esseri umani (e non viceversa, come accade oggi). Ha disegnato su quasi tutti i periodici cattolici per ragazzi, inventando decine di personaggi talvolta volutamente infantili. Ma quello era il suo pubblico, una platea non ancora viziata dalla televisione, che si divertiva con una bambola di pezza o una palla di stracci. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 18/5/2007
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Scaringi: I vent’anni di quei brutti cosi gialli
Simpson FamilyNegli anni Trenta, in piena epoca d’oro del fumetto americano, si avvertiva negli Stati Uniti il soffio inquietante dei primi venti di guerra che qualche tempo dopo si sarebbero trasformati nel tornado che ha devastato il pianeta negli anni Quaranta. Quasi inconsciamente gli autori di fumetti, e di fantascienza, hanno identificato nel giallo il colore del pericolo: ecco allora la Terra minacciata da bellicosi cinesi o scatenati mongoli,cui in qualche modo si sono ispirati i disegnatori di Buck Rogers e di Flash Gordon, immaginando una Terra occupata dai mongoli nel 2429, esattamente mezzo millennio dopo la pubblicazione della storia, oppure un universo galattico dominato dall’imperatore Ming, signore di Mongo e dei mondi vicini. Contro costoro giunsero dalla Terra Flash Gordon, Dale Arden e Zarkov, eccentrico scienziato. Tutti questi individui gialli erano solo l’avvisaglia di quello che sarebbe avvenuto in seguito. Mezzo secolo dopo (Gordon è del 1934) il giallo sarebbe tornato alla ribalta, in un ciclo di fumetti e di cartoni animati che sembra anticipare l’invasione di tonnellate di prodotti cinesi e asiatici in genere, che in questi anni minacciano l’economia e i mercati occidentali. In questi giorni infatti si festeggiano i vent’anni dei Simpson che sembrano dominare la scena mondiale, con la puntata numero 400 della serie televisiva e l’uscita del primo lungometraggio, prevista in Italia a metà settembre. L’attesa è già grande fra gli appassionati, che ammontano a svariate decine di milioni in tutto il mondo. Ma chi sono i Simpson, portati al successo da due decenni da Matt Groening, un geniale disegnatore che ha trasformato questa famiglia nel ritratto deformante e dissacrante della società americana, e occidentale in genere? Sinceramente non riusciamo ancora a capire come un lettore di fumetti, ovviamente amante delle belle immagini, possa andare in visibilio per quei cinque “brutti cosi gialli” che compongono la famiglia Simpson. Sono brutti, sfacciati, arrabbiati e a prima vista non suscitano certo simpatia. Solitamente il lettore è portato a identificarsi con il protagonista del fumetto o del romanzo preferito. Ma chi ha il coraggio di riversare in se stesso pregi e difetti del protagonista? Eppure i Simpson piacciono, quasi esclusivamente per la sulfurea carica dissacratoria che esce dai loro fumetti. Come tutti gli eroi di carta, in vent’anni non sono cresciuti: Homer, il buffo protagonista, ha sempre 36 anni e lavora ancora, malgrado la sua palese incapacità, come responsabile della sicurezza di una centrale nucleare. Pesa 140 chili ed è contento della sua stazza. La moglie Marge ha 34 anni, calza scarpe numero 47, mezzo chilo di capelli le ballano sulla testa, fa la casalinga e deve trattare spesso con i figli, che hanno un’età a cavallo dei vent’anni. Il più grande è Bart, sfacciato, ignorante, indisponente. Lisa è la tipica prima della classe, brava ma in fondo scialba, mentre la sua sorella minore, Maggie, è una piccola peste che non risparma battute a nessuno. Come faccia una famiglia simile a vivere felice e contenta, è un mistero. Ma forse è un mistero più grosso, capire come milioni di spettatori si appassionino a storie così aspre e feroci. L’antiamericanismo che soffia sul mondo ha forse colpito anche i Simpson? [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 12/5/2007
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Scaringi: Quarant’anni dopo ritorna Corto?
Non c‘è stata, in questo 2007, un’abbondanza di interessanti anniversari nel mondo dei fumetti. La decade del “7” non è stata ricca come l’annata del 1934, vera stagione “doc” anche fra le nuvolette. Non sono comunque mancate nascite importanti come Cocco Bill (fine marzo del 1957), Ken Parker (1977), l’Eternauta (ancora nel 1977) o Paperone, un mito del fumetto umoristico reso celebre da un altro mito del disegno come Carl Barks. Ma il 2007 vede anche un altro anniversario importante, quello della nascita della più bella storia di avventura della seconda metà del Novecento, la lunga saga di Corto Maltese, incontrato nell’estate di 40 anni fa sulle pagine di “Kirk”, una delle più belle riviste di fumetti di quel periodo. Corto Maltese era in mezzo al Pacifico, aggrappato a una zattera alla deriva nell’oceano. Poche tavole dopo Hugo Pratt, che ne era lo straordinario autore, trascinava Corto e i lettori in quella lunga storia (quasi una graphic novel in Hugo Pratt. Corto Maltese. Letteratura disegnata. Catalogo della mostra (Roma, 8 settembre-15 ottobre 2006)anticipo sui tempi) che si chiama “La ballata del mare salato”, piena di passioni, di intrighi, di colpi di scena e di emozioni. Dopo quella lunga storia, Pratt ne ha scritte e disegnate infinite altre, nelle quali ha riversato tutto se stesso, perché forse Corto e Hugo sono stati la stessa persona. Artista, pittore, narratore, giramondo e cittadino del mondo, Pratt è sempre stato pervaso di irrequietezza e inquietudine, e intriso di spirito veneziano. Queste e altre caratteristiche le ha riversate nel celebre marinaio, facendone una proiezione fantastica di quello che forse avrebbe voluto essere. Corto Corto Maltese. Una ballata del mare salatocome Pratt ha girato il mondo, senza sconfiggere la sua inquietudine. Nelle ultime storie lo abbiamo trovato alle prese con i mondi misteriosi e affascinanti degli alchimisti, e con gli universi sottomarini di Atlantide e di Mu, spinto sempre da un’ansia di conoscere, di scoprire, di vivere che lo ha portato dalla Cina all’Africa, dalla Russia rivoluzionaria all’America Latina, dalla guerra alla pace, dalla violenza alla giustizia, con quella generosità e quel coraggio tipici degli eroi di Conrad e di Stevenson. Marinaio e avventuriero, Corto è nato il 10 luglio del 1887 e come dice il suo nome è originario dell’isola di Malta. La madre era una famosa gitana, la Nina di Gibraltar, un po’ strega e a suo agio con i diavoli e gli uomini. Il padre era un marinaio che veniva Corto Maltese. Calendario 2007dalla Cornovaglia, nipote di un vecchio diavolo che abitava a Tintagel dove visse il mago Merlino. Come se questi legami con l’occulto non bastassero, Corto ha trascorso gli anni della giovinezza sotto lo sguardo severo e paterno di Ezra Toledano, un rabbino che lo istruì ai misteri dell’occulto, del Talmud, della Cabbala, della magia. Quella magia che avremmo ritrovato in tante storie, con Corto che dialoga con eguale serietà con i folletti delle saghe irlandesi o con i colossi dell’isola di Pasqua, segno tangibile Leggere Hugo Pratt. L'autore di Corto Maltese tra fumetto e letteraturadella passata esistenza di Mu. Corto è abituato a vivere in tutto il mondo, ma Venezia, proprio come Pratt, è la sua patria di adozione. I segni del misterioso passato della città lagunare lo affascinano e lo catturano, ma solo per poco perchè Corto trova sempre la forza per infrangere questo incantesimo, e fuggire verso l’intrigo, verso l’avventura, verso la giustizia. Vivrà ancora nuove storie, il marinaio con l’orecchino, forse fra un paio di anni realizzate da nuovi autori, ancora sconosciuti, ma già sotto esame da parte della casa editrice Lizard che accogliendo le richieste di tanti lettori di Pratt, sembra intenzionata di far rinascere il magico mondo di Corto e di Pratt. Nell’attesa è in preparazione la ristampa dell’ormai raro e prezioso “Corto come un romanzo” che l’autore Gianni Brunoro sta rivedendo e arricchendo, dato che la prima e unica edizione è uscita nel 1984. [Carlo Scaringi ]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 5/5/2007
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Scaringi: Quattro anni per John Doe
All’inizio di maggio con l’uscita del numero 48, John Doe festeggerà i quattro anni di vita, e due mesi dopo taglierà il traguardo del numero 50, un primato forse ancora modesto, ma pur sempre significativo per un personaggio che alla sua prima apparizione aveva suscitato qualche perplessità per la singolare tematica che affrontava. John Doe, chiamato col nome che negli Stati Uniti viene dato alle persone scomparse o non identificate, svolge infatti un lavoro decisamente insolito, ed in ogni caso originale: al servizio di Morte (una vera dark lady che gestisce la “Trapassati Inc.”,una organizzazione che si propone di mantenere inalterato l’equilibrio demografico sulla Terra pianificando il numero delle morti), va alla caccia di quanti vogliono sfuggire all’inevitabilità del destino degli uomini. Non sempre il lavoro del nostro eroe scorre su binari tranquilli, anzi gli ostacoli sono fin troppi, provocando squilibri cui pone rimedio la stessa Morte, scatenando i Cavalieri dell’Apocalisse che fedeli ai loro nomi (Carestia, Fame, Guerra, ecc.) rimetteranno le cose al posto giusto. La presenza di due forti personalità ai vertici di un’organizzazione come la Trapassati Inc. ed il difficile rapporto di odio e amore fra Morte e John Doe porterà ad una rottura insanabile della coppia, con Morte che si porta via il figlio avuto da John Doe per allevarlo nell’odio verso il padre. A questo punto, come negli antichi romanzi d’appendice, tutto si ingarbuglia, anche perchè scendono in campo altri personaggi che cercano di volgere a proprio favore il dissidio fra Morte e John Doe. Gli autori sono Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni, una coppia affermata che ha al suo attivo molti successi, come il ciclo di “Napoli Ground Zero” o di Detective Dante, oltre a molte altre storie autoconclusive. I primati di cui si diceva all’inizio sono stati già festeggiati con la ristampa dei primi episodi di “Trapassati Inc.”, già apparsi su Skorpio. Il settimanale dell’Eura Editoriale continua a pubblicare il ciclo di “Trapassati”, proponendolo insieme alla collana mensile, due vicende che risultano solo in apparenza differenti, ma che in realtà finiscono talvolta per integrarsi per la presenza di personaggi e di situazioni comuni ai due cicli. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 28/4/2007
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Scaringi: Martin Mystere compie gli anni

L' integrale di Martin Mystère. Vol. 9: Orrore nello spazio.Come ci ricorda “Fumettomania”, l’interessante rivista dell’omonima associazione culturale di Barcellona Pozzo di Gotto nel messinese, il prossimo giugno Martin Mystère celebrerà 25 anni di vita. In un quarto di secolo sono apparse oltre 300 storie, fra quelle uscite nella serie mensile e quelle inserite nei molti supplementi di diverso formato e periodicità, che Bonelli pubblica ogni anno. Dire che il BVZM goda di ottima salute è forse eccessivo, ma è indubbio che il filone “magico” abbia una vasta platea di pubblico, come testimoniano libri e film usciti sulla scia del successo del Martin Mystere. L'occhio sinistro di RamaCodice da Vinci. Un tema che Fumettomania analizza da molteplici angolazioni, anche attraverso una lunga intervista ad Alfredo Castelli, creatore del celebre indagatore. Castelli ricorda fra l'altro un’idea avuta vent’anni fa, quando voleva fare l’agente del disegnatore Guido Buzzelli, scomparso nel 1992, e molto somigliante ad Haile Selassiè, l’imperatore etiopico che combattè contro gli italiani nel 1935. Secondo Castelli il negus sarebbe stato considerato una sorta di divinità “rasta” in Giamaica. Le popolazioni locali lo avrebbero colmato di doni in oro, pari al suo peso. Non sarebbe stato un grande guadagno, dato che Buzzelli era un vero peso piuma. L’idea però è senz’altro divertente e originale, anche se abbiamo qualche dubbio sui legami tra il negus e i rasta. Si fa presto a Annalisa, il diavolo e le altretrasformare una semplice voce in realtà, come ci conferma poco più avanti lo stesso Castelli, ricordando come l’ipotesi da lui avanzata nel racconto “Il segreto di San Nicola” che il Graal fosse conservato nell’omonima cattedrale barese, venne considerata con serietà da studiosi e giornalisti, convinti della serietà della ”fonte”, uscita invece solo in una storia a fumetti. Concludiamo con un ritorno a Guido Buzzelli, disegnatore non ancora apprezzato in Italia come merita, a differenza di quanto accade per esempio in Francia. In questi ultimi anni qualcosa si sta muovendo anche per merito dell’associazione dedicata al disegnatore, animata da Grazia Buzzelli, sempre impegnata a promuovere mostre e la pubblicazione di libri. Il prossimo uscirà a maggio per la Lizard Edizioni. Intitolato “Buzzelli noir”, raccoglie cinque storie nere, tra cui la famosa “Guerra videologica”, in cui il disegnatore anticipa a fosche tinte una realtà ormai familiare alla società di oggi. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 23/4/2007
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Scaringi: Una disegnatrice contro gli Ayatollah
Persepolis 2Per lungo tempo si è ritenuto che i fumetti fossero espressione della cultura anglosassone oppure latina, europea soprattutto. Ma la crescita culturale, oltre che politica ed economica, dei paesi africani e di molte aree asiatiche ci ha fatto scoprire quanto sia sviluppata in quelle zone la letteratura grafica. Certo non siamo ai livelli della cultura occidentale, ma i risultati sono già soddisfacenti offrendo significativi esempi Persepolisdell’incontro fra gli stili spesso ingenui o addirittura infantili, con disegni che si richiamano alle tradizioni favolistiche. Se a ciò si unisce l’impegno politico espresso in molte vignette o strisce si hanno spesso risultati molto vicini ai migliori prodotti occidentali. E’ il caso per esempio della disegnatrice Marjane Satrapi nata in quella parte dell’Iran che si affaccia sul Mar Caspio nel 1969. Sin da piccola Taglia e cuciha nutrito sentimenti democratici, secondo gli insegnamenti della sua famiglia. Di origini nobili ha frequentato gli ambienti migliori dell’Iran, poi ha deciso di abbandonare il suo paese, non sopportandone più il clima oppressivo. Dopo alcuni viaggi in Europa e un matrimonio concluso con un divorzio, nel 1994 si è stabilita a Parigi. L’incontro con un disegnatore la spinse a raccontare in un fumetto la storia Persepolis. Vol. 4dell’Iran, poi raccolta in quattro volumetti, Persepolis, pubblicati in Italia dalla Lizard. La stessa casa editrice ha ora pubblicato “Taglia e cuci”, una lunga storia ironica e molto amara, che sintetizza attraverso le vicende di un gruppo di signore e ragazze della buona società, tutti gli aspetti negativi del loro paese. Sedute davanti a una tazza di thé parlano dei matrimoni combinati dalle famiglie che fanno sposare le Duefiglie ancora minorenni con uomini almeno di una quarantina di anni più vecchi, che le sventurate ragazze conosceranno solo il giorno delle nozze. La conversazione spazia dal mito della verginità alla vita in famiglia, ai sotterfugi escogitati dalle mogli per sottrarsi al controllo dei mariti, con ovvia crescita degli incontri clandestini. Il disegno in bianco e nero dà MAUSalla storia della Satrapi un’incisività quasi naif, trasformando “Taglia e cuci” in una graphic novel che può ricordare un altro celebre fumetto come Maus di Art Spiegelman con il maschilismo degli Ayatollah che evoca tanto l’universo oppressivo dei campi di sterminio nazisti. Nella stessa collana la Lizard edizioni ospita anche “Due”, una serie di storie brevi di Silvia Ziche nelle quali la disegnatrice, apprezzata esponente del Disney made in Italy, racconta la burrascosa vita di una coppia che spesso non si sopporta ma che in fondo continua ad amarsi. Il taglio dei disegni è caricaturale, aspro, spigoloso, quasi cattivo, come è spesso la vita delle coppie che stemperano l’amaro in cui sono immerse nel miele dell’amore. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 11/4/2007
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Scaringi: La fucina di Bonelli
Boccasile - Grandi Firme > Fondazione Franco FossatiUna lunga permanenza in ospedale per una fastidiosa malattia che provoca la paralisi dei nervi e dei muscoli del corpo mi ha fatto scoprire che le infermiere di oggi sono molto diverse da quelle che Boccasile disegnava sui giornali umoristici degli anni Trenta, ma, seppure giovani e belle fisicamente, sono senz’altro più brave professionalmente. Le ragazze di Boccasile, con abitini attillati e tacchi a spillo, sarebbero diventate protagoniste di un settimanale, le Grandi Firme, che forse più logicamente poteva anche chiamarsi le Grandi Forme. Le vignette di Boccasile hanno inoltre anticipato il filone cinematografico della commedia all’italiana pieno di segretarie insidiate da Zagor > Sergio Bonelli Editorepanciuti commendatori, di infermiere alle prese con soldatini innamorati e con scolaresche indisciplinate composte da tanti pierini. Dopo questa introduzione, passiamo ai fumetti. Come sempre le edizioni di Sergio Bonelli sono una fucina perennamente accesa. In queste settimane hanno appena celebrato l’uscita del numero 500 di Zagor, che già anticipa il varo di una nuova collana che, sotto il titolo “Romanzi a fumetti di Bonelli” proporrà storie autoconclusive ambientate per lo più in scenari abbastanza insoliti nella produzione bonelliana. Il primo albo, in uscita a metà di giugno, si intitola “Dragonero” e narra la battaglia ingaggiata dal protagonista contro maghi, guerrieri e draghi che vogliono difendere il loro mondo Dragonero > FFFfantastico e crudele dalle ingerenze del mondo esterno. Un tema abbastanza originale, anche se negli albi bonelliani non è rara la presenza di maghi, ovviamente maligni, di animali mostruosi o fantastici e di streghe come Anulka, bruciata nel Settecento e tornata in vita per combattere contro Zagor. E’ questo il tema del prossimo speciale in edicola dal 17 aprile, uno dei tre albi che in queste settimane fanno corona all’uscita del numero 500 di Zagor. La serie è completata dall’ennesimo supplemento dedicato a Cico, la simpatica spalla comica di Zagor, che sarà affiancato da mezza dozzina di strampalati personaggi che in tutti questi anni hanno aiutato o sono stati d impaccio al simpatico e affamato messicano. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 2/4/2007
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Scaringi: Largo Winch, un eroe del nostro tempo
Largo Winch, tome 14 : La Loi du dollarSe Robin Wood è uno specialista abituato a ricavare dal passato spunti e personaggi per le sue fantastiche storie (è inarrivabile, per esempio, nella lunghissima saga di Dago), non c’è dubbio che Jean van Hamme, uno dei massimi sceneggiatori di lingua francese, sia uno specialista della storia contemporanea, meglio ancora dei misteri e dei complotti di alcuni momenti oscuri dell’ultimo Novecento, dall’assassinio di Kennedy alle spregiudicate manovre di finanzieri e petrolieri senza scrupoli che spesso giocano con l’economia mondiale e con la vita di milioni di individui. A Van Hamme si deve, fra l’altro, il personaggio di XIII, un uomo senza memoria che porta tatuato il numero tredici scritto in simboli romani. Potrebbe far parte di un complotto per uccidere Largo Winch - Saison 2, Episodes 26 à 39 - Coffret Digipack 4 DVDil presidente americano, ma potrebbe anche essere uno degli uomini che questo complotto deve sventare. Intorno a questo dubbio si snoda una vicenda avvincente, con colpi di scena a ripetizione, squarci di realtà e situazioni in cui la storia si mescola con la fantasia. La saga di XIII è stata più volte proposta dall’Eura Editoriale su Lanciostory e Skorpio, ma anche in una collana di cartonati che in questo periodo ospita la lunga vicenda di Largo Winch giunta all’albo numero 9. Disegnato da Philippe Francq, Largo Winch è stato ideato dallo stesso Jean van Hamme che ne ha fatto il protagonista di romanzi, telefilm e fumetti. Largo Winch il figlio adottivo di un bizzarro miliardario balcanico che alla sua morte lo lascia alla testa di un immenso impero finanziario che Largo Winch si appresta ad amministrare con la stessa leggerezza e la stessa disinvoltura con cui, per esempio, gioca a Monopoli. Il suo comportamento tutt’altro che ortodosso gli suscita subito l’ostilità del vecchio gruppo dirigente che sperava di mettere le mani su una ricchezza inesauribile. Ma Largo Winch sa scegliere gli amici giusti, Largo Winchforse non tutti hanno una fedina penale immacolata, ma sono senz’altro fedeli e generosi e lo aiuteranno a superare complotti e ostacoli in una sorta di giro del mondo che tocca tutti i punti caldi (e sono tantissimi) del pianeta. I pericoli non arrivano solo da terroristi e da killer prezzolati nelle giungle asiatiche o nei canali veneziani (come nell’ultimo albo Vedi Venezia), ma anche dagli ovattati saloni dei consigli d’amministrazione dove finanzieri spregiudicati si scatenano in lotte sanguinose. Talvolta il ritmo e il dialogo si appesantiscono quando è necessario spiegare i complessi meccanismi economici di queste titaniche lotte sotterranee. Ma appena Largo Winch s’infila nell’elicottero e lascia dietro di sé le asfissianti atmosfere del Palazzo, la storia e l’interesse risalgono di colpo e il lettore finisce nelle spire dell’avventura. Non tutto è verosimile (ma nemmeno le storie di James Bond lo sono), ma gli scenari e le situazioni sono sempre credibili e danno un taglio realistico e cinematografico a questo eroe del nostro tempo. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 30/7/2006
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Scaringi: Una storia lunga un secolo
zoom inQuella dei fumetti è un’avventura lunga un secolo e più, per citare il titolo del catalogo della mostra allestita da Giulio C. Cuccolini e dal Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona per il comune di Fiorenzuola d’Arda e il locale Circolo filatelico, numismatico e del collezionismo. Un’avventura raccontata da migliaia di disegnatori e sceneggiatori e commentata (a giudicare dall’ampia e preziosa bibliografia che conclude il catalogo) da oltre 120 critici che in almeno 200 libri (senza contare gli infiniti articoli su quotidiani e riviste specializzate) hanno avuto modo di esprimere giudizi, dare consigli, fornire un’adeguata chiave di lettura Corriere dei Piccoliper entrare in un universo come quello delle “nuvolette” che per molti (troppi, possiamo dire) resta ancora una sorta di mondo chiuso, isolato, riservato agli iniziati, quelli che sui fumetti o solo sui disegni hanno imparato a leggere e fantasticare. Il catalogo, tutto a colori e ricco di un utile corredo iconografico, permette di ripercorrere con maggiore riflessione il tragitto proposto dalle decine di pannelli che illustrano i momenti più significativi della centenaria storia del fumetto. Una storia le cui origini, come ci dicono i testi di Cuccolini e altri critici, risalgono all’Ottocento, e anche prima, con la nascita della caricatura in Francia e in Gran Bretagna come forma di critica politica, disegnata con rara cattiveria anche da artisti del calibro di Honorè Daumier e William Hogarth. Prima del debutto di Yellow Kid, il monello giallo ritenuto il primo eroe di carta, c’erano state le storie umoristico-didascaliche dello svizzero Rodolphe Topffer e quelle cattivelle dei monelli Max e Moritz ideate dal tedesco Wilhelm Busch e considerati gli ispiratori degli altrettanto fastidiosi Katzenjammer Kids, capostipiti di un’infinita serie di bambini quasi sempre antipatici perché espressione di una classe sostanzialmente borghese che con il suo falso perbenismo si opponeva allo zoom inspontaneo sberleffo di Yellow Kid. Per lungo tempo i bambini sono stati i protagonisti quasi unici dei comics, soprattutto in Italia dove venivano considerati una lettura per l’infanzia, con gli irriverenti dialoghi delle nuvolette sostituiti da melense strofette in rima. Di questo e tanto altro parlano la mostra e il catalogo che l’accompagna: si passa, per esempio, dalla “rivoluzione borghese del Corriere dei Piccoli” all’uso propagandistico del fumetto, dai “monotoni anni Venti” ai “magnifici anni Trenta” che videro fra l’altro incombere il clima prebellico con il blocco della produzione americana, ma anche la nascita della scuola italiana. Dal dopoguerra a oggi è storia recente che molti conoscono per aver rovistato fra le bancarelle dell’usato alla ricerca di vecchi albi dai nomi mitici per collezionisti, da Robinson al Tex a striscia, da secolo03.jpgPantera Bionda ai primi numeri di Linus o del Giorno dei Ragazzi. Negli anni Ottanta, con le riviste d’autore, c’è stato un effimero boom, poi sfociato nell’invasione dei manga giapponesi, nella crescita delle edizioni Bonelli (che hanno indovinato alcuni personaggi ancor oggi di successo, da Dylan Dog a Nathan Never, da Julia a, forse, Demian) e in molte sporadiche iniziative di piccoli appassionati improvvisatisi editori. Adesso per qualcuno il futuro del fumetto è minacciato dalle nuove tecnologie, ma per altri, compresi i realizzatori della rassegna, “la narrazione figurata è destinata a continuare”. Ospitata per un paio di settimane al teatro Verdi di Fiorenzuola, la mostra continuerà a vivere nei prossimi mesi in forma itinerante perché coloro che l’hanno realizzata vogliono che la rassegna porti avanti il messaggio culturale, storico, di costume tipico del fumetto. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 23/7/2006
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Scaringi: Una Julia da Oscar