Due romanzi a fumetti di recente pubblicazione fanno supporre un singolare plagio, ma il dubbio, a una lettura più attenta, scompare perché le due storie imboccano strade diverse, seppure con qualche inevitabile punto di contatto. Si tratta del romanzo a fumetti Bonelli, Gli occhi e il buio, scritto e disegnato da Gigi Simeoni, quarantenne bresciano passato dal genere comico a quello realistico, e de La vendetta del conte Skarbek, disegnato dal polacco Grzegorz Rosinski, pubblicato tempo fa dalla Lizard. I protagonisti sono due pittori del primo Novecento, uno italiano l’altro francese, che si trovano al centro di oscure vicende non sempre legate al mondo artistico. Nel romanzo di Simeoni il pittore, dopo ripetuti fallimenti artistici, scompare, mentre Milano è sconvolta da una serie di delitti firmati da una sorta di giustiziere misterioso, il Fante di Cuori, che mette a dura prova l’abilità di un poliziotto che indaga anche secondo moderne tecniche scientifiche. Simeoni è molto bravo sia a raccontare la storia che a illustrarla per circa trecento tavole, quasi sempre ambientate in una Milano dove corrono le prime auto e i primi tram elettrici. Scenari pressocchè analoghi a quelli disegnati da Rosinski, in una realistica Parigi primo Novecento. Il conte Skarbek, amico di un pittore scomparso da qualche tempo, sembra intenzionato a rivalutarne il ricordo, trascinando in tribunale un mercante d’arte e alcuni industriali, in uno scandalo clamoroso. Lo sceneggiatore Yves Sente ha saputo ricostruire la Parigi d’un secolo fa, anche attraverso dialoghi e situazioni coinvolgenti che imprimono alla storia il taglio di un racconto a mezza via tra l’avventuroso e il poliziesco, ben coadiuvato anche dalle tavole di Rosinski, passato dal fantasy al romanzo storico, sempre con ottimi risultati. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 2/11/2007
Forse quello di Trillo e Bernet è il primo e unico caso di un fumetto dedicato a una prostituta, ma nelle mani di questi autori Chiara, questo il nome della ragazza allegra, ha perso ogni riferimento a storie e situazioni a luce rossa, per diventare una storia un po’ ripetitiva, disegnata con abilità e narrata con un dialogo spumeggiante. Ci sono tutte le situazioni tipiche del rapporto con i clienti, ma anche quelle personali di Chiara con il figlio Paolino al quale la donna cerca di tenere nascosta la professione, ignorando che il bambino, fin troppo sveglio, sa tutto. Chiara è una donna di mondo, al di là del facile gioco di parole, e tenta di sensibilizzare le sue colleghe sui problemi sindacali del loro lavoro, ma è soprattutto una donna che deve lavorare e non può scegliersi i clienti. Le capita pertanto una clientela spesso male assortita, che va dall’impiegato precario che vuole uno sconto sostanzioso al vizioso cronico, dal sadico al masochista, dal riccone che pretende chissà cosa allo studentello in cerca di svago la notte prima dell’esame, e così via in un assortimento di uomini che Trillo e Bernet hanno caratterizzato con esperienza e abilità. Pubblicate da molti anni su Skorpio, le storie di Chiara sono periodicamente raccolte nei cartonati dell’Eura il cui formato più grande assicura maggiore visibilità e ariosità alle tavole. Il prossimo uscirà il 10 novembre e sarà l’ennesima occasione per scoprire alla luce del sole il mondo di Chiara di notte. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 24/10/2007
Oggi hanno spesso varcato il mezzo secolo di vita, ma amano voltarsi indietro per rievocare il passato e gli anni dell’infanzia. Sono gli orfani di Carosello, la famosa trasmissione pubblicitaria della televisione. Negli anni Sessanta erano bambini e sono cresciuti con quella sorta di baby sitter tecnologico che era, ed è, la televisione. Una sequenza di brevi scenette presentava, con bravi attori o con ottimi disegni animati, i vari prodotti commerciali. A Carosello hanno collaborato non solo famosi registi e bravi attori, ma anche ottimi disegnatori, da Bruno Bozzetto a Paul Campani, modenese vissuto tra il 1923 e il 1991, cresciuto in Argentina con Hugo Pratt e altri italiani, e affermatosi poi in Italia come insuperabile creatore di personaggi umoristici, protagonisti di veloci spot pubblicitari. Tra il centinaio e più di piccoli protagonisti ci sono l’omino con i baffi della Bialetti, Toto e Tata, il capelluto Riccardone, Angelino Supetrim, Svanitella e tanti altri. Tutti questi, insieme a decine di tavole originali, sono esposti a Modena, in una mostra aperta fino al 28 ottobre, che farà certo felici i bambini di ieri cresciuti con Carosello. Un altro aspetto di questa ricerca del tempo perduto, ci viene offerta anche dalla TV che fra Italia 1 e Raidue propone alcuni dei più famosi cicli di cartoni animati, quasi tutti prodotti dai giapponesi negli anni Ottanta, e adesso replicati per far felici i trentenni di oggi oppure per farli scoprire ai ragazzi del Duemila, che non hanno ancora conosciuto i Puffi, Heidi con la sua capretta, Remi oppure i tanti eroi fantascientifici, da Ufo Robot a Goldrake, a Mazinga, spesso anche violenti con le loro alabarde spaziali o i razzi rotanti. In questo piccolo revival dell’animazione giapponese c’è posto anche per la Pimpa, la cagnetta a pois ideata nel 1975 da Altan, caustico vignettista satirico ma anche poetico narratore per bambini. Oltre ai cortometraggi, Raidue presenterà a Natale il film animato La Pimpa e l’anatroccolo Alì, quasi a conferma della scuola italiana di animazione, forse artigianale ma per nulla inferiore a quella giapponese. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 21/10/2007
Non è facile narrare con i fumetti l’immane tragedia dei campi di sterminio nazisti, perché i disegni, per quanto realistici, precisi, fedeli alla realtà, non riusciranno mai a rendere credibile l’orrore di Auschwitz e di tutti gli altri campi di sterminio. C’è riuscito, molti anni fa, Art Spiegelman con la geniale trovata di raffigurare gli ebrei come poveri topolini perseguitati e uccisi da un esercito di perfidi gattacci, dai denti aguzzi e le unghie affilate, in divisa da nazisti. Dopo infiniti libri dedicati alla drammatica esperienza dei lager, scritti per lo più dagli scampati come Primo Levi, i campi di sterminio sono entrati nel mondo dei fumetti. Se in Maus c’erano l’originalità dell’invenzione e un pizzico di umorismo ebraico, in “Sono figlia dell’Olocausto” di Bernice Eisenstein, ci sono molta amarezza e tanta poesia, perché l’autrice del libro è una scrittrice e illustratrice canadese, cresciuta nell’angosciante ricordo dell’esperienza vissuta dai suoi genitori, Berek Ben Eisenstein e Regina Bedzin, ebrei polacchi deportati ad Auschwitz. Scampati alla morte, poco prima della liberazione s’incontrarono e dopo un breve fidanzamento si sposarono per vivere poi qualche tempo in un altro lager, quello di Bergen Belsen, trasformato dagli Alleati in centro d’accoglienza. La coppia sarebbe quindi partita per il Canada per rifarsi una vita. Qualche tempo dopo nacque la figlia Bernice, oggi cinquattottenne, cresciuta nel clima della Shoah e negli atroci incubi dei suoi genitori. Scomparso il padre, ucciso circa 15 anni fa dal solito cancro, Bernice ha cominciato a disegnare, ritratti del padre soprattutto, ma anche persone e ambienti della sua famiglia. Un po’ per volta è entrata nel mondo dell’illustrazione e ha deciso di narrare, in una chiave intimistica e familiare, il grande dramma dello sterminio, che rivive attraverso scene e figure a lei familiari, nelle quali si mescolano immagini e personaggi dell’universo del lager, come le gelide camerate o il volto di Adolf Eichmann, il freddo burocrate della morte. Il libro è già uscito, con grande successo, negli Stati Uniti e in Canada, e da metà ottobre uscirà anche in Italia, edito da Guanda che con questo volume vuole inaugurare una collana dedicata alla forma graphic novel. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 18/10/2007
Nel piccolo mondo delle nuvolette c’è sempre un anniversario da ricordare. Questo, per esempio, è l’anno centenario di Milton Caniff, uno dei maestri del fumetto mondiale, nato appunto nel 1907 nell’Ohio e morto nel 1988 dopo una vita passata a disegnare soprattutto storie di ambiente bellico e militare. Dopo l’esordio nei primi anni Trenta con un fumetto d’avventura come Dickie Dare, avrebbe imboccato la via del successo nell’ottobre del 1934 quando cominciò a disegnare per il New York Times la striscia di Terry e i pirati, una storia ambientata nella Cina contemporanea dove Terry e altri ragazzi vanno in cerca, con l’aiuto di alcuni adulti, di un fantomatico tesoro. Il malloppo non si troverà, ma Terry scoprirà il fascino dell’avventura esotica. Col passare degli anni il personaggio di Caniff cresce in età ed esperienza, si troverà in mezzo ai mille contrasti che agitano il paese asiatico, si scontrerà con veri pirati e banditi di strada, con fanciulle ingenue e perfide maliarde, belle donne infilate dentro attillati abiti lunghi e sempre avvolte nel fumo voluttuoso di una sigaretta fumata con un lungo bocchino. Arrivati gli anni Quaranta, Terry deve rispondere all’appello della patria in guerra, e lo troviamo perciò ancora nell’Estremo Oriente dove combatterà come pilota. La bravura di Milton Caniff permette al disegnatore di realizzare quasi una cronaca visiva della guerra, un po’ romanzata ma con personaggi e situazioni immersi in scenari reali. In un’epoca dominata dai supereroi, il Terry di Caniff è l’immagine dell’americano in divisa, che magari odia la guerra ma la combatte come una missione, convinto di essere nel giusto. Raggiungerà quasi sempre la vittoria, ma spesso a prezzo di dure fatiche, il che ne fa un personaggio in fondo umano, anche in queste storie talora venate di propaganda. Milton Caniff ha disegnato Terry sino a tutto il 1946, quando lo ha ceduto a George Wunder, per dedicarsi ad un altro eroe in divisa, Steve Canyon, ancora un pilota impegnato in operazioni di controspionaggio sui fronti della guerra fredda, dal Medio Oriente alla Corea, fino al Vietnam. Gli anni Trenta hanno visto una grande fioritura di autori, da Hal Foster, il primo disegnatore di Tarzan, poi finito nelle mani di altri autori, perché Foster aveva deciso di immergersi nel mondo medievale dei cavalieri della Tavola Rotonda e di Re Artù con la saga di Valiant, il principe Valentino, testimone e protagonista delle lotte dinastiche che avrebbero fatto nascere la Gran Bretagna. Altri maestri di quel decennio sono stati Chester Gould, creatore del grifagno Dick Tracy, il poliziotto dalla mira infallibile e dal pugno facile, e soprattutto Alex Raymond che per almeno l’intero 1934 ha disegnato personaggi entrati nella storia del fumetto mondiale, da Flash Gordon all’Agente X-9, a Jim della Giungla. Davanti a simili autori non resta altro che ammirarli e se possibile rileggere le loro storie, come si rileggono i capolavori della letteratura. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 18/10/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 15/10/2007
Gli italiani, non tutti ma una buona parte, ignorano la storia del proprio Paese, soprattutto gli eventi accaduti negli ultimi decenni dell’Ottocento e all’inizio di quello successivo. In compenso sanno tutto, o quasi, della storia americana, dalle guerre indiane ai fuorilegge, al banditismo degli anni Trenta. Merito del cinema e dei fumetti quelli western in particolare. La saga di Tex, per esempio, ha offerto con le centinaia di albi pubblicati in circa sessant’anni, una vera enciclopedia del West in cui compaiono tutti i maggiori protagonisti, dal gen. Custer a Toro Seduto, dai pistoleri ai ranger, ecc.. Un’enciclopedia garantita da due veri esperti come papà Bonelli e Galleppini. Forse adesso, seguendo le vicende di Volto Nascosto, gli italiani scopriranno cosa è avvenuto nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quando l’Italia s’imbarcò in un’avventura coloniale per conquistare l’Etiopia del negus Menelik e della regina Taitù. La nuova serie bonelliana (14 albi in tutto, in uscita ogni mese fino al novembre 2008) racconterà quelle vicende in una dimensione ovviamente fantastica, ma calata in uno scenario reale dove si muovono personaggi realmente esistiti. Saltando dall’Africa a Roma la storia proporrà guerrieri coraggiosi e ufficiali implicati in oscure alleanze, politica e mondanità, ma anche intrecci tra speculazioni finanziarie e edilizie, belle donne e predoni decisi a tutto per salvare il proprio Paese. Su tutti svetta ovviamente Volto Nascosto, un uomo che ha senz’altro qualcosa da nascondere, forse ha uno scheletro nell’armadio o un futuro da costruire. La storia è stata scritta da Gianfranco Manfredi, autore di romanzi sempre attenti alla storia del passato e padre di Magico Vento, in edicola ogni mese ormai da dieci anni. Con Volto Nascosto sia Manfredi che Bonelli hanno tentato una nuova scommessa. Con molte probabilità di vincerla, almeno a giudicare dal primo episodio nel quale Volto Nascosto sembra strizzare l’occhio al Sandokan salgariano, soprattutto quando manda un messaggio a re Umberto avvertendolo che i confini in Africa sono destinati a venir cancellati dal vento. Il primo albo è stato disegnato da Goran Parlov che alterna primi piani espressivi con tavole che ricordano certi momenti delle storie africane di Hugo Pratt. I prossimi albi saranno di altri validi disegnatori, da Roberto Diso a Giovanni Freghieri, da Leomacs a Gigi Simeoni, a Massimo Rotundo, autore anche delle copertine. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 12/10/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 30/9/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 29/9/2007
Uno dei primi giorni del 2005 Sergio Bonelli chiuse il computer e disse: Basta. Aveva appena finito di scrivere le battute conclusive della lunga storia di Mister No, che già Roberto Diso e altri disegnatori avevano iniziato a trasferire nei dieci albi che dalla fine del 2005 all’agosto successivo avrebbero posto termine alla ultraquarantennale vita di questo simpatico e storico eroe delle edizioni Bonelli. Mister No è stato ideato dallo stesso editore all’inizio degli anni Sessanta, praticamente insieme a Zagor, che gode tuttora di buona salute. Ma Mister No negli ultimi anni si era pericolosamente avvicinato alla soglia delle 20 mila copie, limite che per l’editore è segno di crisi. Ma oggi, dopo un anno senza Mister No, molti lettori ne avvertono l’assenza, mitigata la scorsa primavera da uno “speciale” dedicato al famoso pilota. Ma chi è Mister No? Un americano di nome Jerry Drake che combatte nella seconda guerra mondiale come pilota di caccia nell’Estremo Oriente e in Europa, Italia compresa. Nel dopoguerra, falliti i tentativi di trovare un lavoro in patria, finisce in Brasile dove si sistema a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia. Per vivere diventa una sorta di guida turistica che con un vecchio Piper porta i ricchi turisti a vedere dall’alto il cuore del Brasile. Mister No ha poche pretese, gli bastano una stanza, un letto perennemente disfatto e qualche bottiglia per togliersi la sete. Qua e là qualche segno indica il fugace passaggio di una presenza femminile. Il nostro eroe è amico di tutti, belle ragazze comprese, ma evita di impegnarsi sentimentalmente perché ama troppo la libertà e non sopporta legami, come indica il suo stesso nome di battaglia che individua perfettamente la sua volontà di andare sempre controcorrente. Ha un solo amico fidato, anch’esso reduce di guerra, combattuta però nell’esercito tedesco. Adesso, con la pace è arrivato anche il pentimento e il vecchio nazista, che tutti chiamano Esse Esse, è diventato il suo migliore amico che lo aiuta anche nei momenti difficili del suo lavoro. Già, perché spesso in mezzo ai turisti che vogliono fare un giro sopra la selvaggia Amazzonia, ci sono anche spregiudicati speculatori, avanzi di galera, pericolosi gangsters e altri personaggi poco raccomandabili che obbligano Mister No a compiere atti criminosi. Ma ovviamente, anche con l’aiuto di Esse Esse, infallibile lanciatore di coltelli, Mister No riesce a cavarsela, e tornare a Manaus col suo Piper mezzo scassato che talvolta decolla solo dopo qualche calcio ben assestato. Nel corso della sua carriera, che si colloca storicamente negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, Mister No ha girato per mezzo mondo, dal Sud America all’Africa, agli Stati Uniti, un po’ per lavoro, ma molto per soddisfare la sua sete di avventura. Adesso che la lunga carriera si è conclusa, ha lasciato un gran vuoto e molto rimpianto, anche se Bonelli fa del suo meglio per darci altri personaggi e altri momenti di emozionanti avventure. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Martedì, 18/9/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 5/9/2007
Lo scorso giugno Magico Vento ha compiuto dieci anni inserendosi fra i personaggi più longevi delle edizioni Bonelli. Il compleanno ci offre l’occasione per un rapido giro d’orizzonte del western all’italiana la cui data di nascita si può far coincidere con il debutto del Tex di papà Bonelli e Galleppini, anche se prima c’erano state altre storie come quelle di Kit Carson di Walter Molino. Con Tex è nata una nuova visione del West classico, con i pellerossa non sempre cattivi e i bianchi che in questo scontro di civiltà hanno avuto la loro parte di colpe. Tex è amico degli indiani tanto da diventare, col nome di Aquila della Notte capo di una tribù e da sposare una ragazza pellerossa. Ovviamente non mancheranno, nel corso di sessant’anni di vita di questo personaggio, anche drammatici scontri fra bianchi e indiani che Tex aveva cercato di evitare, fedele ai suoi ideali di pacifismo e di giustizia, quel profondo senso di onestà che lo porterà a combattere con eguale ostinazione contro speculatori e trafficanti di armi, politicanti corrotti e pellerossa testardi nemici dei bianchi. Le avventure di Tex non sono solo divertenti e coinvolgenti, ma presentano anche delle pillole di saggezza e di educazione, risvegliando nei lettori un profondo senso di giustizia. In 60 anni di vita (il compleanno cadrà nel settembre del 2008) le avventure di Tex hanno offerto un quadro realistico e sostanzialmente preciso di alcuni momenti della storia americana. Potremmo continuare a lungo, ma è difficile aggiungere qualcosa di nuovo. Si può solo dire che il celebre ranger resta un personaggio unico nell’universo delle nuvolette, come conferma un successo che dura da così tanto tempo. Una vita assai più breve ha invece avuto Ken Parker, cow boy crepuscolare ideato nel 1977 da Giancarlo Berardi e realizzato da diversi disegnatori, tra cui il cocreatore Ivo Milazzo. Come Tex, anche Ken Parker non sopporta le ingiustizie e l’arroganza, ma è sostanzialmente un isolato. Il ciclo è durato cinque anni per un totale di una sessantina di albi mensili con storie che hanno proposto momenti cruciali della storia americana. Un paio di albi hanno affrontato i temi dei primi scioperi e della corruzione esistente anche ai massimi livelli della politica. In altri Ken Parker lotta contro l’inettitudine degli ufficiali e contro la cattiveria dei pellerossa sobillati da mercanti di armi e di alcool privi di scrupoli. Lo spirito che anima questo cow boy è lo stesso che spinge Tex, per cui non è azzardato dire che il ranger è un suo fratello maggiore. Del tutto diverso è invece Magico Vento creato nel 1977 da Gianfranco Manfredi, scrittore e sceneggiatore particolarmente attento ai miti e ai misteri del passato. Magico Vento infatti si chiama in realtà Ned Ellis: quando era nell’esercito è rimasto ferito perdendo la memoria. Curato dai pellerossa, è guarito ma ha acquistato poteri magici divenendo uno sciamano rispettato dalle tribù indiane. Vorrebbe ritrovare il suo passato, ma intanto è contento della sua situazione. Insieme al giornalista Willy Richard, meglio conosciuto col soprannome di Poe perché assomiglia al grande scrittore, è spesso impegnato a lottare accanto agli indiani e non esita a combattere anche contro l’esercito. Ma lui si batte soprattutto contro Hogan, un losco affarista che si è arricchito costruendo, spesso con l’aiuto dei soliti politicanti di Washington, nuove città all’ovest. Rispetto agli eroi tradizionali, in queste storie, accanto ai classici temi avventurosi ci sono magia e mistero in un tentativo, riuscito, di inserire nel mondo del West elementi originali e moderni. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 3/9/2007
Fra i meriti di papa Wojtyla c’è anche quello di aver favorito lo sviluppo del fumetto religioso attraverso le biografie che numerosi disegnatori gli hanno dedicato. In Italia sono apparse su periodici o raccolte in albi numerose storie dedicate a Giovanni Paolo II, mentre negli Stati Uniti la sua biografia è stata pubblicata dalla Marvel, la casa editrice dei supereroi in un accostamento solo in apparenza irriverente, perché la sua vita è stata veramente super, dalla difficile infanzia in un villaggio contadino della Polonia al lavoro in fabbrica durante l’occupazione nazista, dalla passione per il teatro alla vocazione religiosa. Una volta sacerdote avrebbe scalato l’intera carriera scontrandosi contro l’ostilità del regime comunista. Poi con la stessa Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 11/8/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 3/8/2007
Per molti Topolino viene considerato come il simbolo del fumetto umoristico, anche perché la maggior parte delle sue avventure hanno un taglio decisamente comico. Ma quando occorre il celebre topo è capace di indossare gli abiti dell’impegno civile messo al servizio della collettività. Lo ha fatto nei primi anni Trenta quando affiancò il commissario Basettoni nella sua battaglia contro la criminalità organizzata, e lo ha fatto dieci anni dopo indossando la divisa americana. Per la verità il primo tentativo andò a male perché quando, insieme a Pippo, si presentò come volontario in una fabbrica di materiale bellico, la coppia venne rifiutata perché Topolino venne giudicato troppo piccolo e Pippo troppo stupido. Al di là del risvolto comico, questa storia, intitolata “Topolino e il misterioso corvo”, apparsa tra l’agosto e il novembre del 1942 e disegnata da Floyd Gottfredson, è indicativa del clima di quegli anni perché alla fine Topolino si arruola come artigliere impegnato nel fronte interno. Circa un anno dopo, lo stesso disegnatore realizza, tra il luglio e l’ottobre del ’43, “Missione segreta” che è considerato il più bel racconto di guerra di Topolino. Il topo questa volta è alla guida di un aereo segreto chiamato Bat, pipistrello, poi diventato Falco nella versione italiana. Gamba di Legno, passato al servizio dei nazisti, vorrebbe rubare l’aereo per spedirlo in Germania, ma Topolino sventa il complotto, anzi riesce ad atterrare nella stessa Germania nazista facendo fallire i piani del barone Von Mess nel quale è facile riconoscere il feld-maresciallo nazista Goering. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 30/7/2007
L’indovinata definizione scelta da Gramsci per un genere di letteratura allora di moda, continua ad essere sempre attuale a decenni di distanza. Gramsci l’aveva adottata per indicare i romanzi di Carolina Invernizio, scrittrice del primo Novecento dal nome che evocava scenari mitologici con mucche al pascolo e prati fioriti. Invece ha scritto decine di romanzi pieni di orfanelle cieche, di trovatelle ospitate in ospizi simili a galere e di padroni spietati e senza cuore. Insomma un mondo visto con realismo e forse con un po’ di cinico compiacimento. Col passar del tempo il filone si è esaurito per rispuntare negli anni Sessanta nel mondo dei fumetti, con Diabolik, il personaggio tenebroso ideato dalle sorelle Giussani che si erano ispirate a un campione del crimine come Fantomas. Le storie di Diabolik, subito imitate da altri personaggi di basso spessore, ebbero il merito di aver portato alla luce proprio quel mondo evocato, in altre situazioni, dalla Invernizio, e trovarono subito altre imitazioni, non necessariamente negative, nelle saghe di infinite puntate o nelle storie brevi pubblicate dai primi anni Settanta da Lanciostory e da Skorpio. Nel corso degli anni ci sono stati infiniti esempi di questo genere letterario applicato ai fumetti, anche se praticamente nessun personaggio ha avuto la carica emotiva ed espressiva di Diabolik oppure di Dago, per citare il più noto fra le decine di personaggi inventati da Robin Wood, uno sceneggiatore che è un piccolo campione del nazionalpopolare. Oltre ai fumetti questo filone si adatta anche ai telefilm nei quali non è raro scoprire situazioni comuni al mondo dei fumetti, come (citiamo un ciclo in programmazione su Raidue) in Jericho, che evoca il clima di Nippur, l’eroe sumerico ideato da Robin Wood, uno dei maggiori successi dell’Eura. Oggi il nazionalpopolare si è trasformato in fantasy, un genere che scava nel passato più fantastico e ha i suoi massimi esponenti in Conan, Tolkien e nel maghetto Harry Potter. La fantasy aveva stuzzicato anche l’attenzione di papà Bonelli quando era incerto fra il mestiere di pugile o quello dello scrittore. Ma dopo i primi romanzi, interessanti e originali ma senza la carica degli intrecci di Tex, ha scelto per sua e nostra fortuna la via del fumetto. A decenni di distanza, la fantasy sta tentando Sergio Bonelli che ha appena lanciato una collana dalla periodicità incerta che in circa 300 pagine raccoglie una lunga avventura fantastica, con draghi, mostri, maghi e streghe contro cui combatte Dragonero, l’eroe senza macchia e senza paura protagonista della lunga vicenda. Non sappiamo quanto un pubblico cresciuto fra sparatorie e scazzottate, fra indiani buoni e fuorilegge cattivi, possa apprezzare una storia calata in scenari insoliti come Dragonero. Ma è l’ennesima scommessa di Sergio Bonelli, cui vanno la nostra simpatia e i nostri auguri. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 16/7/2007
offre un divertente panorama dei più famosi baci di carta, compresi naturalmente quelli di Dylan Dog. Intanto nell’attesa di scoprire altri suoi aspetti inediti, il nostro eroe è sempre sulla cresta dell’onda perché a fine giugno Sergio Bonelli festeggia l’uscita del numero 250, non solo con un albo tutto a colori, ma con il ritorno alla grande di Tiziano Sclavi, lo scrittore che lo ideò una ventina di anni fa. Disegnata da Bruno Brindisi, la storia si intitola “Ascensore per l’inferno”, che richiama un altro famoso film di Louis Malle di mezzo secolo fa, un capolavoro del cinema noir, e assicura una lettura che come dicono certe pubblicità ingannevoli, “non vi farà dormire”. Non è certo questo il caso di Sclavi, un nome garanzia di fumetto sicuro. Dopo l’albo 250, all’inizio di agosto uscirà un volume di 96 pagine, con quattro storie realizzate da quattro disegnatori diversi (non mancherà Bruno Brindisi) che nei programmi di Bonelli dovrebbe avere cadenza annuale. [Carlo Scaringi] [NdR. La versione italiana del film Angel Heart di Alan Parker del 1987 s'intitolava Ascensore per l'inferno, ma ovviamente non è quello cui si riferisce Scaringi, di Malle del 1958, che invece si intitola Ascensore per il patibolo.] Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 16/6/2007
Zio Paperone è arrivato nell’universo disneyano nel 1947 disegnato da un grande come Carl Barks che si era ispirato alla figura dell’usuraio Ebenezer Scrooge, personaggio centrale del Cantico di Natale di Dickens. Con la nascita di Paperone finisce la tranquillità di Paperino, altro simpatico abitante di Disneyland, nato nel 1934 in un famoso disegno animato, e poi passato negli anni seguenti nei fumetti tradizionali. Dallo scontro tra i caratteri profondamente opposti di questi due personaggi, sono nate molte delle più divertenti, bizzarre e anche umane storie di Disney. La grande abilità dell’imperatore di Burbank è di aver proposto il ritratto di due personaggi molto umani che si scontrano con atteggiamenti spesso opposti. Da una parte c’è Zio Paperone che passa le sue giornate a lustrare i dollari o a fare benefiche immersioni in quel mare di oro che trabocca dalla sua casa-cassaforte. Dall’altra c’è Paperino che invece passa le sue giornate a escogitare il sistema per sbarcare il lunario. Da una parte all’altra il problema principale è quello del denaro: denaro che può dare la felicità o l’infelicità in maniera inversamente proporzionale ai rispettivi possessori. Basta un cent, per esempio, per portare ai sette cieli Paperino, o per gettare nella più cupa disperazione Paperone. Il mito del denaro è una presenza costante di queste storie, perché la ricchezza è un obiettivo principale della storia e del costume americani, un mito che si affianca ad altri, come quello dell’avventura o della frontiera, su cui si è fondata tutta la societa americana. Il denaro che angoscia Paperone o che è la disperazione di Paperino, è presente anche nei ruoli solo apparentemente marginali, per esempio della Banda Bassotti spregiudicato gruppo di rapinatori, che mette sempre in pericolo l’integrità del patrimonio di Paperone, oppure di quelle tre pesti di Qui, Quo e Qua, i nipotini di Paperino che si fanno pagare ogni lavoretto che fanno per lo zio. Per la verità, poi, i tre nipotini risolvono anche molti problemi dello zio, un lavoro extra pagato fuori busta, un regalino per l’acquisto di un videogioco o qualche altro aggeggio simile, passatempi moderni che anche a Paperopoli hanno sostituito i vecchi giocattoli di legno. Pur nella implicita denuncia della grettezza e dell’avarizia di Paperone, in queste storie si scivola spesso in una dimensione paternalistica, con il vecchio zio che si commuove e ricompensa il povero nipote, dopo una giornata di lavoro, con un misero cent, che Paperino intasca subito, pensando che forse, in questi tempi di crisi economica, un cent strappato a Paperone è un successo. Ma non si accorge che alle sue spalle il buon zio ha trovato il modo di mettere in cassaforte qualche altro gruzzoletto. Proprio come fanno i veri capitalisti. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 2/6/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 26/5/2007
Allegati a due numeri della fanzine Ink sono stati pubblicati recentemente due albi tascabili, nel formato originale della collana a suo tempo edita dal Vittorioso, che contengono storie disegnate da Sebastiano Craveri. Un nome che ormai non dice più nulla ai lettori di oggi che probabilmente ignorano anche l’esistenza del Vittorioso, nato giusto 70 anni fa come risposta cattolica al laico Corriere dei Piccoli. Chi alimenta il ricordo di Craveri è Mauro Giubbolini, medico sull’Amiata, in pensione da una ventina di anni. Appassionato di fumetti e a suo tempo amico del disegnatore, Giubbolini dedica tutto il suo tempo alla memoria dell’artista torinese, scomparso nel 1973 all’età di 74 anni. Dopo questi due albi Giubbolini spera di continuare con altre ristampe, magari in attesa che qualche editore riscopra il disegnatore. Certo il tratto grafico di Craveri non è modernissimo, né forse le storie sono originali, ma i suoi animali umanizzati (era la stagione d’oro di Walt Disney) dal taglio un po’ ingenuo e un po’ tozzi hanno ancora molta umanità, che non guasta in quest’epoca meccanica e tecnicista. Dopo aver illustrato dal 1929 al ’34 i programmi radiofonici del Radiocorriere, e aver realizzato decine di vignette umoristiche, Craveri è passato a inventare storie originali con animali domestici che si comportano come esseri umani (e non viceversa, come accade oggi). Ha disegnato su quasi tutti i periodici cattolici per ragazzi, inventando decine di personaggi talvolta volutamente infantili. Ma quello era il suo pubblico, una platea non ancora viziata dalla televisione, che si divertiva con una bambola di pezza o una palla di stracci. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 18/5/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 12/5/2007
Non c‘è stata, in questo 2007, un’abbondanza di interessanti anniversari nel mondo dei fumetti. La decade del “7” non è stata ricca come l’annata del 1934, vera stagione “doc” anche fra le nuvolette. Non sono comunque mancate nascite importanti come Cocco Bill (fine marzo del 1957), Ken Parker (1977), l’Eternauta (ancora nel 1977) o Paperone, un mito del fumetto umoristico reso celebre da un altro mito del disegno come Carl Barks. Ma il 2007 vede anche un altro anniversario importante, quello della nascita della più bella storia di avventura della seconda metà del Novecento, la lunga saga di Corto Maltese, incontrato nell’estate di 40 anni fa sulle pagine di “Kirk”, una delle più belle riviste di fumetti di quel periodo. Corto Maltese era in mezzo al Pacifico, aggrappato a una zattera alla deriva nell’oceano. Poche tavole dopo Hugo Pratt, che ne era lo straordinario autore, trascinava Corto e i lettori in quella lunga storia (quasi una graphic novel in Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 5/5/2007
All’inizio di maggio con l’uscita del numero 48, John Doe festeggerà i quattro anni di vita, e due mesi dopo taglierà il traguardo del numero 50, un primato forse ancora modesto, ma pur sempre significativo per un personaggio che alla sua prima apparizione aveva suscitato qualche perplessità per la singolare tematica che affrontava. John Doe, chiamato col nome che negli Stati Uniti viene dato alle persone scomparse o non identificate, svolge infatti un lavoro decisamente insolito, ed in ogni caso originale: al servizio di Morte (una vera dark lady che gestisce la “Trapassati Inc.”,una organizzazione che si propone di mantenere inalterato l’equilibrio demografico sulla Terra pianificando il numero delle morti), va alla caccia di quanti vogliono sfuggire all’inevitabilità del destino degli uomini. Non sempre il lavoro del nostro eroe scorre su binari tranquilli, anzi gli ostacoli sono fin troppi, provocando squilibri cui pone rimedio la stessa Morte, scatenando i Cavalieri dell’Apocalisse che fedeli ai loro nomi (Carestia, Fame, Guerra, ecc.) rimetteranno le cose al posto giusto. La presenza di due forti personalità ai vertici di un’organizzazione come la Trapassati Inc. ed il difficile rapporto di odio e amore fra Morte e John Doe porterà ad una rottura insanabile della coppia, con Morte che si porta via il figlio avuto da John Doe per allevarlo nell’odio verso il padre. A questo punto, come negli antichi romanzi d’appendice, tutto si ingarbuglia, anche perchè scendono in campo altri personaggi che cercano di volgere a proprio favore il dissidio fra Morte e John Doe. Gli autori sono Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni, una coppia affermata che ha al suo attivo molti successi, come il ciclo di “Napoli Ground Zero” o di Detective Dante, oltre a molte altre storie autoconclusive. I primati di cui si diceva all’inizio sono stati già festeggiati con la ristampa dei primi episodi di “Trapassati Inc.”, già apparsi su Skorpio. Il settimanale dell’Eura Editoriale continua a pubblicare il ciclo di “Trapassati”, proponendolo insieme alla collana mensile, due vicende che risultano solo in apparenza differenti, ma che in realtà finiscono talvolta per integrarsi per la presenza di personaggi e di situazioni comuni ai due cicli. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 28/4/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 23/4/2007
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 11/4/2007
Una lunga permanenza in ospedale per una fastidiosa malattia che provoca la paralisi dei nervi e dei muscoli del corpo mi ha fatto scoprire che le infermiere di oggi sono molto diverse da quelle che Boccasile disegnava sui giornali umoristici degli anni Trenta, ma, seppure giovani e belle fisicamente, sono senz’altro più brave professionalmente. Le ragazze di Boccasile, con abitini attillati e tacchi a spillo, sarebbero diventate protagoniste di un settimanale, le Grandi Firme, che forse più logicamente poteva anche chiamarsi le Grandi Forme. Le vignette di Boccasile hanno inoltre anticipato il filone cinematografico della commedia all’italiana pieno di segretarie insidiate da panciuti commendatori, di infermiere alle prese con soldatini innamorati e con scolaresche indisciplinate composte da tanti pierini. Dopo questa introduzione, passiamo ai fumetti. Come sempre le edizioni di Sergio Bonelli sono una fucina perennamente accesa. In queste settimane hanno appena celebrato l’uscita del numero 500 di Zagor, che già anticipa il varo di una nuova collana che, sotto il titolo “Romanzi a fumetti di Bonelli” proporrà storie autoconclusive ambientate per lo più in scenari abbastanza insoliti nella produzione bonelliana. Il primo albo, in uscita a metà di giugno, si intitola “Dragonero” e narra la battaglia ingaggiata dal protagonista contro maghi, guerrieri e draghi che vogliono difendere il loro mondo fantastico e crudele dalle ingerenze del mondo esterno. Un tema abbastanza originale, anche se negli albi bonelliani non è rara la presenza di maghi, ovviamente maligni, di animali mostruosi o fantastici e di streghe come Anulka, bruciata nel Settecento e tornata in vita per combattere contro Zagor. E’ questo il tema del prossimo speciale in edicola dal 17 aprile, uno dei tre albi che in queste settimane fanno corona all’uscita del numero 500 di Zagor. La serie è completata dall’ennesimo supplemento dedicato a Cico, la simpatica spalla comica di Zagor, che sarà affiancato da mezza dozzina di strampalati personaggi che in tutti questi anni hanno aiutato o sono stati d impaccio al simpatico e affamato messicano. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 2/4/2007
Se Robin Wood è uno specialista abituato a ricavare dal passato spunti e personaggi per le sue fantastiche storie (è inarrivabile, per esempio, nella lunghissima saga di Dago), non c’è dubbio che Jean van Hamme, uno dei massimi sceneggiatori di lingua francese, sia uno specialista della storia contemporanea, meglio ancora dei misteri e dei complotti di alcuni momenti oscuri dell’ultimo Novecento, dall’assassinio di Kennedy alle spregiudicate manovre di finanzieri e petrolieri senza scrupoli che spesso giocano con l’economia mondiale e con la vita di milioni di individui. A Van Hamme si deve, fra l’altro, il personaggio di XIII, un uomo senza memoria che porta tatuato il numero tredici scritto in simboli romani. Potrebbe far parte di un complotto per uccidere il presidente americano, ma potrebbe anche essere uno degli uomini che questo complotto deve sventare. Intorno a questo dubbio si snoda una vicenda avvincente, con colpi di scena a ripetizione, squarci di realtà e situazioni in cui la storia si mescola con la fantasia. La saga di XIII è stata più volte proposta dall’Eura Editoriale su Lanciostory e Skorpio, ma anche in una collana di cartonati che in questo periodo ospita la lunga vicenda di Largo Winch giunta all’albo numero 9. Disegnato da Philippe Francq, Largo Winch è stato ideato dallo stesso Jean van Hamme che ne ha fatto il protagonista di romanzi, telefilm e fumetti. Largo Winch il figlio adottivo di un bizzarro miliardario balcanico che alla sua morte lo lascia alla testa di un immenso impero finanziario che Largo Winch si appresta ad amministrare con la stessa leggerezza e la stessa disinvoltura con cui, per esempio, gioca a Monopoli. Il suo comportamento tutt’altro che ortodosso gli suscita subito l’ostilità del vecchio gruppo dirigente che sperava di mettere le mani su una ricchezza inesauribile. Ma Largo Winch sa scegliere gli amici giusti, forse non tutti hanno una fedina penale immacolata, ma sono senz’altro fedeli e generosi e lo aiuteranno a superare complotti e ostacoli in una sorta di giro del mondo che tocca tutti i punti caldi (e sono tantissimi) del pianeta. I pericoli non arrivano solo da terroristi e da killer prezzolati nelle giungle asiatiche o nei canali veneziani (come nell’ultimo albo Vedi Venezia), ma anche dagli ovattati saloni dei consigli d’amministrazione dove finanzieri spregiudicati si scatenano in lotte sanguinose. Talvolta il ritmo e il dialogo si appesantiscono quando è necessario spiegare i complessi meccanismi economici di queste titaniche lotte sotterranee. Ma appena Largo Winch s’infila nell’elicottero e lascia dietro di sé le asfissianti atmosfere del Palazzo, la storia e l’interesse risalgono di colpo e il lettore finisce nelle spire dell’avventura. Non tutto è verosimile (ma nemmeno le storie di James Bond lo sono), ma gli scenari e le situazioni sono sempre credibili e danno un taglio realistico e cinematografico a questo eroe del nostro tempo. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 30/7/2006
per entrare in un universo come quello delle “nuvolette” che per molti (troppi, possiamo dire) resta ancora una sorta di mondo chiuso, isolato, riservato agli iniziati, quelli che sui fumetti o solo sui disegni hanno imparato a leggere e fantasticare. Il catalogo, tutto a colori e ricco di un utile corredo iconografico, permette di ripercorrere con maggiore riflessione il tragitto proposto dalle decine di pannelli che illustrano i momenti più significativi della centenaria storia del fumetto. Una storia le cui origini, come ci dicono i testi di Cuccolini e altri critici, risalgono all’Ottocento, e anche prima, con la nascita della caricatura in Francia e in Gran Bretagna come forma di critica politica, disegnata con rara cattiveria anche da artisti del calibro di Honorè Daumier e William Hogarth. Prima del debutto di Yellow Kid, il monello giallo ritenuto il primo eroe di carta, c’erano state le storie umoristico-didascaliche dello svizzero Rodolphe Topffer e quelle cattivelle dei monelli Max e Moritz ideate dal tedesco Wilhelm Busch e considerati gli ispiratori degli altrettanto fastidiosi Katzenjammer Kids, capostipiti di un’infinita serie di bambini quasi sempre antipatici perché espressione di una classe sostanzialmente borghese che con il suo falso perbenismo si opponeva allo Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 23/7/2006
|