Babar in mostra... ma e' colonialista!?

Drawing Babar, the catalogueE' in mostra fino al 4 gennaio 2009, la bella collezione dei disegni originali (e acquarelli) dell'elefantino Babar (creato da Jean de Brunhoff nel 1931), alla Morgan Library & Museum di New York. Ma, com'é successo tempo fa per Tintin in Congo (1930-1931, accusato di colonialismo e financo di razzismo, arrivando persino a spostarlo, in alcune librerie, dalla sezione bambini alla sezione adulti), qualcuno sembra, con l'occasione, volerne chiedere la distruzione. Motivo? Sarebbe apologia del colonialismo (per il razzismo, si vedrà). Intanto, se nessuno darà fuoco agli originali in un tardivo impeto antimperialista, la mostra è aperta. In ogni caso, che, in quegli anni, colonialismo e razzismo fossero all'ordine del giorno e ben integrati nel "comune sentire" degli occidentali, è cosa tristemente incontestabile (e ci ricorda quanto si debba fare attenzione a non considerare il "comune sentire" e le "tradizioni" come cosa giusta a priori). Quanto ad oggi, invece, sappiamo che il razzismo è diffuso in ogni landa, senza più confini né preferenze per il colore della pelle, il colonialismo ha cambiato pelle e lo schiavismo (denunciato da Tintin nell'albo Coke in Stock del 1958, per restare in ambito fumettistico) ce lo troviamo, in forme diverse, persino sotto casa. La soluzione a queste piaghe è censurare le storie per bambini degli anni trenta? O forse è meglio pubblicarle con relative note e parlarne, spiegando per bene le cose ai giovani d'oggi? Chissà. Intanto nel sito della Morgan potete anche ammirare la bozza originale completa del famosissimo libro, scritta e disegnata a mano. Sul resto varrà la pena riflettere seriamente.

Brunhoff image - Babar Exhibition: Drawing Babar: Early Drafts and Watercolors September 19, 2008, through January 4, 2009. A dignified elephant, dressed in a green suit and wearing a yellow crown, walks upright across the page. This image - both absurd and endearing - has become instantly recognizable to several generations of readers throughout the world. The exhibition Drawing Babar returns visitors to the two essential moments of Babar's creation: when Jean de Brunhoff and, years later, his son Laurent, set down their initial thoughts on paper. Their earliest drafts, shown in juxtaposition with their finished watercolors, allow viewers to track the changes, both subtle and substantive, that both men made as they refined their work, bringing together word and image with elegance and exuberance. In 2004 the Morgan acquired the working drafts and printer-ready watercolors for Histoire de Babar, le petit éléphant (1931), the first ..." Full article: TheMorgan.org.
Babar - photo Goria - click per ulteriori dettagli "... the controversial literature isn’t trivial: it touches on questions that are real and enduring. In the past few decades, a series of critics on the left, most notably the Chilean writer Ariel Dorfman, have indicted Babar in the course of a surprisingly resilient and hydra-headed argument about the uses of imagery and the subtleties of imperialist propaganda. Babar, such interpreters have insisted, is an allegory of French colonization, as seen by the complacent colonizers: the naked African natives, represented by the “good” elephants, are brought to the imperial capital, acculturated, and then sent back to their homeland on a civilizing mission. The elephants that have assimilated to the ways of the metropolis dominate those which have not. The true condition of the animals—to be naked, on all fours, in the jungle—is made shameful to them, while to become an imitation human, dressed and upright, is to be given the right to rule. The animals that resist—the rhinoceroses—are defeated. The Europeanized elephants are, as in the colonial mechanism of indirect rule, then made trustees of the system, consuls for the colonial power. To be made French is to ..." Full article: TheNewYorker.

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 22/9/2008
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