100 anni di fumetto in Italia - 100 anni di sfruttamento?

SILF/SLC/CGIL, il sindacato di categoria dei settori Fumetto, Illustrazione, Animazione, comunica: 100 anni di fumetto in Italia - 100 anni di sfruttamento dei lavoratori? Mentre il mondo del fumetto italiano ricorda l'approssimarsi del centenario dell'uscita del Corriere dei Piccoli, che, col dicembre 1908, viene considerata la data convenzionale di partenza della presenza strutturata del fumetto in Italia, il sindacato di categoria che si occupa di chi lavora nel settore del fumetto (oltre a quelli dell'illustrazione e del cinema di animazione), il SILF/SLC/CGIL, nato solo nel 2000, riflette su quanto si è riuscito a conquistare fin qui e quanto c'è ancora da fare. Per tutta una serie di motivi, la storia dei diritti di chi lavora nel campo della P2050007.JPGletteratura disegnata in Italia si divide in due periodi. Prima del 2000 e dopo il 2000. Prima del 2000 non esisteva un sindacato di categoria stabile, specifico, dedicato. Ma non esistevano nemmeno tutele specifiche o regole condivise. Il "fumettista" non era considerato un lavoratore come gli altri, e le professioni legate al fumetto non avevano alcun riconoscimento formale da parte dello Stato. Ovviamente non c'era nemmeno un fondo pensionistico che accettasse i contributi di quella fascia di lavoratori. Non esisteva alcun contratto collettivo di lavoro a livello nazionale, e la contrattazione avveniva soltanto in modo diretto (con gran squilibrio di potere contrattuale), tra lavoratore ed editore (o committente), senza che il lavoratore PB190144.JPGavesse almeno la possibilità di far effettuare dei controlli da uno specifico sindacato di categoria, visto che di rappresentanza sindacala proprio non se ne parlava. Dopo il 2000 le cose sono cambiate. Pur operando in un settore di nicchia (in quanto a numero complessivo di operatori), il SILF è riuscito, non senza enormi sforzi, a ottenere: - il riconoscimento formale dallo Stato Italiano delle professioni di chi lavora nei settori fumetto, illustrazione e animazione - l'inserimento di queste professioni nel fondo pensionistico previdenziale ENPALS - la possibilità di offrire ai lavoratori il controllo sui contratti di lavoro - una serie di servizi (fiscali, vertenziali, legali ecc.) - l'inserimento di significative integrazioni nel testo di riforma della legge sul diritto di autore nell'adeguamento della stessa alla normativa europea. Certo non è finita qui. Ancora altro si può ottenere, man mano che le categorie sviluppano la comprensione dell'importanza di "fare gruppo". Dei contratti collettivi nazionali, per esempio, sarebbero una enorme conquista. E non si P1240009.JPGpuò assolutamente mai dare nulla per scontato. Analoghe esperienze al di là delle Alpi portarono, molti anni fa, alla conquista di importanti diritti, poi persi per la disattenzione dei lavoratori che lasciarono andare a estinzione il proprio sindacato (ritenendolo ormai superfluo) e videro così svanire, dopo poco, anche tutte le conquiste che avevano ottenuto. Le conquiste dei lavoratori vanno sempre presidiate dai lavoratori stessi, insegna la Storia... Si sa, quello dei creativi è un mondo tendenzialmente individualista e questo è un limite mostruoso anzitutto per la creazione di diritti collettivi, ma anche per la sana gestione dei diritti individuali. Se per oltre cento anni i fumettisti, i creativi italiani, hanno pensato di poter fare ciascuno per conto proprio, è forse per mancanza di memoria storica che non hanno colto che proprio stando ciascuno per proprio conto non sono riusciti a ottenere mai nulla di significativo per migliorare il proprio lavoro e la propria vita? Non solo nulla SILF - photo Goria - click to zoom in at Flickrdi significativo per la collettività dei creativi, ma persino per sé stessi, in realtà. Quanti autori, che hanno dato gioia, emozioni e fantasia ai propri lettori per decenni, sono poi finiti in miseria, senza pensione, senza aiuti? E' solo per mancanza di informazione che gli altri non ci hanno fatto caso e hanno continuato a comportarsi come se niente fosse? O presunzione e individualismo hanno giocato un ruolo (devastante) in questa storia, che ha visto questi lavoratori privati di cose elementari come il riconoscimento della professione e della pensione (elementari, ma non gratuite: vanno conquistate, ovviamente, come hanno fatto tutti gli altri lavoratori, dai metalmeccanici ai piloti)? Sono riflessioni che i creativi dovrebbero fare, individualmente e insieme, per capire, per andare oltre. Un piccolo ma significativo passo è stato fatto nel 2000, con la costituzione del SILF (il Sindacato Italiano Lavoratori del Fumetto, dell'Illustrazione, del Cinema di Animazione) affiliato al Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione della CGIL. Ma non può bastare. La Storia ha dimostrato che i sindacati vivono solo se i lavoratori partecipano attivamente e lo fanno crescere con la propria presenza, con le proprie specifiche conoscenze, con la propria creatività. Oggi, a soli otto anni dalla sua nascita (a fronte degli oltre 100 della CGIL), favorita dall'allora segretario generale della CGIL Sergio Cofferati e dall'allora segretario generale di SLC Fulvio Fammoni, dopo l'Assemblea Costituente che a Milano, con la 2002-09-10 SILF - photo Goria - click to zoom in at FlickrPresidenza di Grazia Nidasio, diede il via all'avventura che si concretizzò formalmente a Roma quando i segretari nazionali Marco Cattaneo e Gianfranco Goria ratificarono l'atto notarile di fondazione, oggi il SILF, con l'occasione di un centenario, convenzionale ma comunque carico di storia, vuole ricordare, a chi lavora in questo settore, che molto c'è ancora da fare, che nulla è conquistato per sempre, che "l'unione fa la forza" per davvero e non è solo un modo di dire. Il SILF vuole ricordare a tutti, anche ai semplici lettori di fumetti, che la storia del fumetto in Italia non è fatta solo di simpatici personaggini o di eroi di carta, di preziose tavole originali e di rari albi introvabili da rivendere a caro prezzo, ma di tanti lavoratori (soggettisti, sceneggiatori, disegnatori, inchiostratori, letteristi, coloristi ecc.) che hanno sudato su quelle tavole, che sono stati spesso sfruttati e truffati, espropriati dei propri diritti come delle proprie tavole, spesso sotto pagati, maltrattati, non considerati. Perché le commemorazioni hanno senso solo se mettono in primo piano le persone e il loro lavoro (prima le persone, però), altrimenti diventano vuote festicciole passeggere, occasioni sterilmente consumistiche, che non creano nulla che serva per un futuro migliore, quando non rischiano, addirittura, di creare solo nuove occasioni di sfruttamento.

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 9/5/2008
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