Scaringi: Quando i fumetti erano all’Indice
Negli anni Cinquanta, in fondo alle chiese accanto agli avvisi sacri, c’erano spesso elenchi con i film da vedere e quelli vietati. Talvolta c’erano anche elenchi con i fumetti da leggere come quelli del Vittorioso o del Giornalino, e quelli proibiti, capeggiati quasi sempre da Tex, condannato sia per la sua violenza che per il colorito linguaggio che papà Bonelli metteva in bocca al celebre Ranger. Nello stesso tempo al Parlamento alcuni deputati dc chiedevano la proibizione dei fumetti considerati strumento di corruzione dei giovani. Ma le critiche arrivavano anche dall’interno dello stesso partito comunista con Togliatti che polemizzando con Gianni Rodari, noto scrittore per ragazzi, difendeva i disegnatori che illustravano con realismo e poesia le fiabe russe,contrapponendoli agli autori dei fumetti americani. Lo scontro durò a lungo e i fumetti ebbero momenti di vita difficile per colpa soprattutto dell’inedita alleanza che si era creata fra destra e sinistra. In soccorso di Rodari e degli altri esponenti della sinistra arrivò anche Giovanni Guareschi, vignettista e polemista di destra, che difese apertamente i fumetti. Col passar del tempo la polemica si è spenta, superata da altri temi più seri, ma rievocarla serve per tener acceso il ricordo di una guerra piccola e forse ridicola e per riportare alla ribalta anni difficili, per tutti, e non solo per i fumetti. Adesso che gli steccati sono caduti, non sarebbe male che destra e sinistra si unissero per combattere un’altra minaccia ben più pericolosa, quella che anche nei fumetti arriva dal lontano Oriente, con la massiccia invasione dei manga giapponesi che non sono solo una minaccia morale ma anche economica. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 16/11/2007
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