
| Dati di mercato: che fine fara' l'editoria italiana? |
L'AIE (l'associazione degli editori che copre circa il 90% del mercato librario italiano coi suoi soci) propone sempre le sue preziosi analisi del mercato editoriale. Giusto ieri c'è stata a Roma la conferenza stampa di "Più Libri Più Liberi" (che sarà nella capitale dal 6 al 7 dicembre). La gens romana andrà a fare la solita gita in mezzo ai libri (come alla Fiera del Libro di Torino) e nel frattempo "il settore" farà l'ennesimo punto della situazione per quanto riguarda libri (tutti, non solo fumetti) e librerie (non le fumetterie, che nel settore sono considerate residuali), nuovi dati alla mano. Intanto su afNews vi invitiamo a leggere con attenzione il rapporto diffuso recentemente da AIE. Non si tratta delle solite chiacchiere alla buona, cui si è abituati nelle fiere fumettistiche, al bar con editori improvvisati o improvvidi, condite da mostri marini con due teste, ennesime definitive crisi del fumetto e simili amenità cui siamo abituati da decenni. Il rapporto AIE, che arriva con ovvia regolarità professionale, è altra cosa e merita attenzione, perché in questo "mercato italiano dell'editoria" c'è, naturalmente, anche il fumetto che vi sta a cuore. Le tabelle in
fondo al rapporto sono particolarmente interessanti. E' in Trentino che si legge di più, per esempio. Passati i 15 anni si legge improvvisamente sempre meno, guarda un po'. In Lombardia si pubblicano 25.817 titoli per 148 milioni e pussa di copie. E qual'è il peso delle "industrie dei contenuti"? Ma, occhio, il settore dal 2004 al 2006 ha venduto di più, non di meno: 2004: 3.632.598.000 - 2005: 3.648.431.000 - 2006: 3.669.974.000. Anche se l'incremento è solo tra lo 0,4 e lo 0,6%. I libri allegati ai quotidiani, poi, hanno
altalenato, un balzo nel 2004 (+43,2%), ancora un saltino nel 2005 (un altro +11,9%) e si riassestano nel 2006 (-9% rispetto al 2005). Insomma, a guardare bene i dati, la libreria "vera" è sempre in crescita (un trend del +2,8% l'anno), mentre è in calo l'editoria "tarocca" (collezionabili da edicola - ma tutta l'edicola, si sa, è in calo continuo - cd e dvd editoriali, libri usati, "non book" et similia). Il ragionamento da fare è complesso, variegato, articolato. Per esempio, come cresce
incredibilmente il settore dei libri venduti nei bookshop dei musei! Mentre la scolastica cresce pochino, ma cresce sempre. Una vera disgrazia è la vendita all'estero: un banalissimo +1,1%, una vera pena rapportata all'incremento di produzione interna, ma va detto che non viene spinto istituzionalmente in alcun modo, per cui... Non stiamo certo a fare il confronto coi francofoni perché è letteralmente improponibile. Però c'è anche la diminuzione percentuale delle traduzioni, il che vuol dire che si producono più libri italiani in italiano, grazie, in particolare, agli autori nostrani di giallo e noir. Molti sono i diversi fattori che si intrecciano e bisogna tener conto di tutto: dove si legge, quanto si legge dove, quali canali distributivi tirano in questo momento e quali mollano, cosa sta succedendo ai "libri allegati", quanti libri riesce a leggere all'anno un italiano e in quali fasce d'età e quanto i maschi e quanto le femmine e così via. Non è una faccenda che
si risolve con le quattro chiacchiere da bar cui accennavamo all'inizio. In Italia c'è un enorme, trascuratissimo problema social-culturale (ormai gigantesco, visto che ha alle spalle almeno 25 anni di maturazione) e gli editori devono avere grosse capacità di analisi, comprensione, lungimiranza e azione anche solo per stare a galla. Non è uno scherzo. Ed è in gioco molto più di quel che sembra. Buona lettura. [Per leggere il rapporto AIE fate click qui.]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 7/11/2007
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