| STARMAN Volume IX |
James Robinson, AA.VV., Starman Volume IX - Young romance, 128 pp, B, col., luglio 2001, Ed. Play Press, £. 24.000. Recensione di Alberto Conte
Eroe suo malgrado, così si potrebbe riassumere in sintesi il concetto di base della testata. Il protagonista del seriale, infatti, ha accettato il compito, appartenuto in precedenza al padre, Starman della Golden Age, dopo la tragica morte del fratello. A quest’ultimo era stato destinato in realtà il lascito paterno, il vituperato manto.
Jack Knight è uno dei tanti figli della rivoluzione apportata al genere supereroistico dal genio barbuto che risponde al nome di Alan Moore: personaggio ironico e complesso, reso vivo e credibile dalla disamina psicologica condotta dall’autore, dotato di uno stile privo di retorica ed attento alle sfumature. Robinson, ha saputo individuare un valido punto di forza su cui fondare la narrazione. Lo scarto costante tra le aspettative verso la figura dell’eroe e la necessità di quest’ultimo di rimanere se stesso come individuo.
Jack si discosta decisamente dai classici stereotipi: è un "junk dealer", commercia in altre parole in modernariato, è innamorato del passato e fiero dei tatuaggi che porta addosso, non ha un’identità segreta e non indossa alcun costume, preferendo un giubbotto di pelle e degli occhiali da saldatore.
Il nono volume procede per via negationis, poiché il protagonista è tale in absentia, prediligendo il quadro d’insieme attraverso la narrazione delle figure di contorno. L’autore, infatti, presenta una sequenza di storie che, seppur nel loro complesso appaiano interlocutorie e talvolta deboli nell’ispirazione, sono atte a mostrare come ad Opal City, la città dell’eroe, gli avvenimenti si susseguano anche in assenza del paladino della giustizia.
Pesante risulta l’assenza di Tony Harris in questo volume, disegnatore che era riuscito a creare, con il suo stile personale e geometrico, un’impronta retrò, in piena sintonia con il carattere del protagonista e di Opal City. Le matite sono affidate quindi a diversi disegnatori, tra cui spicca il troppo breve contributo di Gene Ha, collaboratore fisso del sopracitato barbuto per Top Ten, forse la migliore testata dell’America’s Best Comics.
Articolo di Alberto Conte (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 26/7/2001
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