Desberg – Marini, Lo Scorpione – il marchio del diavolo, 56 pp., col., cartonato, maggio 2001, Edizioni Lizard, £. 29.500, lizarded@tin.it, recensione di Alberto Conte. Roma 1750: all’ombra del colonnato di S.Pietro si sviluppano le oscure trame per il conseguimento del potere, che vedono protagonisti alcuni esponenti delle nove più importanti famiglie nobiliari e lo spietato cardinale Trebaldi: una cospirazione che affonda le proprie radici nel lontano passato, risalendo addirittura agli ultimi giorni dell’Impero. Qualsiasi ostacolo dovrà essere rimosso dalla loro strada, compreso uno scomodo Pontefice. Tra rocambolesche fughe sui tetti e ritrovamenti di sacre reliquie nei sotterranei dell’Urbe, Armando Catalano, detto lo "Scorpione", si trova suo malgrado coinvolto nella vicenda, vittima designata a causa del tatuaggio sulla spalla destra, che gli ha procurato il soprannome. Guascone ed atletico, apparentemente senza scrupoli, dovrà affrontare i cospiratori, rei della morte di sua madre. Si riconferma per qualità l’accoppiata già vista all’opera con La stella del deserto, western edito da Magic Press: Desberg imbastisce una vicenda ricca di colpi di scena e credibile nella progressione degli eventi e nel loro concatenarsi. Le tavole si susseguono fluide, scandite da inquadrature di taglio squisitamente cinematografico, rifacendosi ai classici del genere cappa e spada. Marini è disegnatore talentuoso, dotato di un tratto elegante e personale, tra il realistico ed il cartoon: abile nelle caratterizzazioni dei personaggi, sempre plastiche e dinamiche, spesso sensuali nel caso delle figure femminili. Minuzioso nelle ricostruzioni ambientali, morbido ed equilibrato nella distribuzione dei colori. La chiusura del primo volume è un doveroso cliffhanger, che lascia il lettore piacevolmente in sospeso circa il destino del protagonista.Articolo di Alberto Conte (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 25/6/2001
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