Povero Pinocchio
Alessandro Bilotta - Emiliano Mammucari, Povero Pinocchio – storia di un bambino di legno
24 pp., col., spillato, 2000, Montego S.r.l., £. 8.000
Recensione di Alberto Conte. Liberamente ispirata al romanzo Le avventure di Pinocchio, di Carlo Collodi, la vicenda ideata da Bilotta e Mammucari, mostra già dal titolo il chiaro intento di fondere i confini del reale e del fantastico, passando disinvoltamente da un piano all’altro, senza scossoni di sorta. La storia procede per suggestioni ed analogie, perseguendo la tesi avversa a quella di "chi crede che la realtà sia quella che si vede". Può essere, infatti, che appaiono fugaci all’occhio attento i fili che reggono le marionette umane e talvolta l’indirizzo impresso all’esistenza di un burattino ribelle sia meno certo. Labili perciò i limiti che determinano i ruoli in questa favola, che delinea un percorso di crescita.Entrambi i personaggi, infatti, o forse semplicemente due facce dello stesso, sono adolescenti alle prese con il mondo ambiguo degli adulti. E’ proprio il protagonista ad affermare nell’ultima tavola: "Com’è duro il mondo da grande. Nessuno dice la verità". Alessandro Billotta, qui alle prese con una vicenda dal clima fiabesco, delinea una trama rarefatta, a tratti eccessivamente ancorata al modello di riferimento: l’impressione che ne deriva è che qualcosa sia rimasto nella penna, inespresso. Emiliano Mammuccari ha un segno morbido e naturale, senza forzature evidenti. Rende plastiche le figure, sempre espressive e ben delineate, grazie anche ad un uso intelligente dei colori e delle inquadrature, dal sapore classico, ma mai banali.

Articolo di Alberto Conte (se non altrimenti indicato) - Domenica, 24/6/2001
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