Adesso la figura di Ernesto Che Guevara – il guerrigliero che voleva esportare la rivoluzione in tutto il Sud America, ucciso giusto 40 anni fa in Bolivia da militari forse al servizio della CIA – ha perduto molto del carisma che aveva negli scorsi decenni, ma resta pur sempre l’icona cui guardano masse di giovani di tutto il mondo. Ma c’è stato un periodo tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta in cui il Che Guevara era stato messo all’indice dai militari golpisti dell’Argentina. Questo atteggiamento totalitario non è servito tuttavia a intimorire German H. Oesterheld, grande scrittore e sceneggiatore di fumetti, che prima di venir misteriosamente ucciso, trent’anni fa, dai militari aveva scritto una Vita del Che, che Alberto Breccia e suo figlio Enrique avrebbero trasformato in un fumetto. Pubblicato in volume, il libro fu subito sequestrato, molte copie distrutte... Questo forzato silenzio non avrebbe però cancellato l’opera perché Alberto Breccia pose in salvo qualche copia avvolta in carta di giornale e in una busta di plastica, sotterrata nel giardino di casa. Solo dopo la caduta della dittatura, Breccia consegnò le copie a un editore spagnolo che pubblicò il libro nel 1987. In seguito questo straordinario documento storico e artistico ha avuto varie ristampe, ma la sua circolazione fu sempre limitata, tanto che questa Vita del Che è diventata preziosa come un fumetto cult. In Italia il libro ha avuto una sola edizione, a metà degli anni Novanta, curata dal gruppo editoriale Topolin. Adesso trova nuovamente la via delle librerie, e si spera con una diffusione adeguata, grazie alla Rizzoli che pubblica il volume a un prezzo abbordabile. La collaborazione fra Oesterheld e Breccia ci ha dato un fumetto realistico dove momenti storici si alternano a immagini quasi di taglio cinematografico, il tutto narrato con quell’essenzialità tipica delle storie di questo sceneggiatore che ha lasciato nella storia del fumetto eroi indimenticabili, dal Sergente Kirk a Ernie Pike, dalle saghe western di fine Settecento alla lunga vicenda dell’Eternauta, il suo capolavoro. I due disegnatori hanno offerto il meglio delle loro qualità, soprattutto Enrique Breccia che ha arricchito le tavole con un uso funzionale del bianco e nero. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 29/9/2007
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