| Scaringi: I sessant’anni di Zio Paperone |
Zio Paperone è arrivato nell’universo disneyano nel 1947 disegnato da un grande come Carl Barks che si era ispirato alla figura dell’usuraio Ebenezer Scrooge, personaggio centrale del Cantico di Natale di Dickens. Con la nascita di Paperone finisce la tranquillità di Paperino, altro simpatico abitante di Disneyland, nato nel 1934 in un famoso disegno animato, e poi passato negli anni seguenti nei fumetti tradizionali. Dallo scontro tra i caratteri profondamente opposti di questi due personaggi, sono nate molte delle più divertenti, bizzarre e anche umane storie di Disney. La grande abilità dell’imperatore di Burbank è di aver proposto il ritratto di due personaggi molto umani che si scontrano con atteggiamenti spesso opposti. Da una parte c’è Zio Paperone che passa le sue
giornate a lustrare i dollari o a fare benefiche immersioni in quel mare di oro che trabocca dalla sua casa-cassaforte. Dall’altra c’è Paperino che invece passa le sue giornate a escogitare il sistema per sbarcare il lunario. Da una parte all’altra il problema principale è quello del denaro: denaro che può dare la felicità o l’infelicità in maniera inversamente proporzionale ai rispettivi possessori. Basta un cent, per esempio, per portare ai sette cieli Paperino, o per gettare nella più cupa disperazione Paperone. Il mito del denaro è una presenza costante di queste storie, perché la ricchezza è un obiettivo principale della storia e del costume americani, un mito che si affianca ad altri, come quello dell’avventura o della frontiera, su cui si è fondata tutta la societa americana. Il denaro che angoscia Paperone o che è la disperazione di Paperino, è presente anche nei ruoli solo apparentemente marginali, per esempio della
Banda Bassotti spregiudicato gruppo di rapinatori, che mette sempre in pericolo l’integrità del patrimonio di Paperone, oppure di quelle tre pesti di Qui, Quo e Qua, i nipotini di Paperino che si fanno pagare ogni lavoretto che fanno per lo zio. Per la verità, poi, i tre nipotini risolvono anche molti problemi dello zio, un lavoro extra pagato fuori busta, un regalino per l’acquisto di un videogioco o qualche altro aggeggio simile, passatempi moderni che anche a Paperopoli hanno sostituito i vecchi giocattoli di legno. Pur nella implicita denuncia della grettezza e dell’avarizia di Paperone, in queste storie si scivola spesso in una dimensione paternalistica, con il vecchio zio che si commuove e ricompensa il povero nipote, dopo una giornata di lavoro, con un misero cent, che Paperino intasca subito, pensando che forse, in questi tempi di crisi economica, un cent strappato a Paperone è un successo. Ma non si accorge che alle sue spalle il buon zio ha trovato il modo di mettere in cassaforte qualche altro gruzzoletto. Proprio come fanno i veri capitalisti. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Sabato, 2/6/2007
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