E’ lontano il tempo felice delle riviste d’autore: da quell’epoca, che il rimpianto e la nostalgia fanno sentire distante anni luce, ci separano ormai una ventina di anni. Era la stagione di Comic Art, Orient Express, Corto Maltese, dell’Eternauta o del Ken Parker Magazine e di Pilot. Fumetti d’autore (di Pratt, Crepax, Giardino, Magnus, Manara, ecc.) si alternavano con interventi critici o storici, talora anche polemici che davano la sensazione che il fumetto era vivo e lottava insieme a noi. Poi la crisi, dell’immaginario prima ancora che delle vendite, ha scacciato via tutto, gettando il fumetto italiano in un tunnel da cui sembra difficile uscire. Non ci sono più gli autori completi d’una volta, e i giovani in genere si adagiano sul lavoro sicuro offerto dalla edizioni Bonelli o dalla Walt Disney (con risultati professionalmente apprezzabili ma talvolta anche privi di fantasia e originalità). Altri tentano esperimenti grafici e narrativi che non sempre riescono, mentre il successo dei supereroi e dei manga (due generi che arrivano da due opposti imperi mondiali) ha dato un ulteriore colpo al fumetto di qualità. Ma c’è anche chi testardamente cerca di tenere alta la bandiera del fumetto e delle riviste d’autore, come Silvano Mezzavilla, per esempio, sceneggiatore ma soprattutto artefice di tanti successi di Treviso Comics (un’altra mostra da rimpiangere), che ha appena varato una rivista (Orme, edita da Free Books di Città di Castello), dedicata ai “fumetti che lasciano il segno”. Il primo numero, uscito in questi giorni, promette bene e fa rivivere lo spirito delle riviste di vent’anni fa. Ci sono testi scritti che invitano a qualche riflessione non epidermica sul nostro tempo, evocato da Luigi Bernardi o Giancarlo Ascari, o richiamano alla memoria un vignettista satirico troppo presto scomparso come il francese Reiser, che Enrico Fornaroli ricorda con grande rimpianto. E ci sono fumetti, d’autore ovviamente, come le storie di Lorenzo Mattotti, di Maurizio Ribichini, dello spagnolo Keko o del brasiliano Gilberto Maringoni e altri. E c’è soprattutto il ritorno di Franco Matticchio, disegnatore schivo e timido, che con le sue storie rarefatte e surreali e i suoi personaggi stralunati e poetici, meriterebbe un successo maggiore di quello che ha, perché porta nel fumetto di oggi quello spirito fantastico, onirico, forse fiabesco, che un secolo fa Winsor McCay riversava nelle grandi e colorate tavole di un sognatore come Little Nemo. A giudicare dal numero d’esordio, Orme si presenta come un bimestrale ricco di buone intenzioni con l’obiettivo, scrive Mezzavilla nella presentazione, di “seguire, raccogliere, pubblicare fumetti che possano, come orme indelebili, lasciare un segno nella memoria e nella coscienza”. Un obiettivo ambizioso e un impegno difficile, ma con l’aiuto dei lettori (dei tanti che ancora oggi rimpiangono le vecchie riviste d’autore) il traguardo potrà essere raggiunto. [Carlo Scaringi]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 25/11/2004
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