| Fuori di Trend: Baba Yaga |
Fuori di Trend by Leonardo Gori:
È uscito il DVD del leggendario film Baba Yaga, di Corrado Farina. Girato nel 1973 e interpretato da Carroll Baker e Isabelle De Funès, è una libera trasposizione sullo schermo delle avventure sexy-oniriche dell’immortale Valentina di Guido Crepax. Fantastico profumo d’epoca, e un bel film di per sé. Ottima rimasterizzazione digitale, e oltre dieci minuti di scene tagliate all’epoca e miracolosamente ritrovate nei sotterranei del Ministero dello Spettacolo e nella collezione personale del regista. Inoltre, una nutrita sezione di extra: un’intervista a Corrado Farina, e un documentario dello stesso su Crepax, ma preceduto da una godibilissima storia del fumetto in Italia presentato a Venezia nel 1970, che non ricordo di aver mai visto. Ma questo DVD non è stato prodotto in Italia. È della Blue Underground, e benché sia “region 0” (quindi senza odiosi vincoli macroregionali) è in NTSC e si trova praticamente solo su Amazon. Già questo fa girare le scatole: perché dobbiamo andare ad acquistare in America una cosa tutta italiana come questa? Fa nulla, direte, siamo abituati a questo e altro: ma benché i documentari siano in Italiano (sottotitolati in Inglese a richiesta), e così anche i dieci minuti tagliati, non altrettanto si può dire per il film, che è in Inglese E BASTA, senza nemmeno la possibilità di usufruire dei sottotitoli in quella lingua. Comunque il DVD ha anche un cartoncino con un bel montaggio Crepaxiano e la locandina originale in formato cartolina, ed è impedibile. Già che c’ero, ho fatto qualche domanda a Corrado Farina, che è anche un apprezzato scrittore (è uscito da non molto il suo romanzo Dissolvenza incrociata).
- Corrado, perché Baba Yaga è finto su DVD solo in edizione in lingua Inglese?
La risposta a questa domanda è abbastanza ovvia: perchè nessun editore italiano di DVD ha mai pensato a realizzarlo. Il mercato dei DVD, ancorchè in velocissima espansione, è ancora molto indietro rispetto a quello dei VHS, e per il momento si orienta sui cosiddetti "blockbusters" o sui film dei grandi autori. "Baba Yaga" è un film di nicchia (anche in VHS è uscito solo due o tre anni fa, e solo in una collana da edicola specializzata in film dell'orrore). Credo che perchè l'ondata dei DVD italiani raggiunga questa nicchia bisogna aspettare che il mercato sia più saturo, sia di film che di "lettori".
-- ...ma il DVD è un supporto rivoluzionario, che offre molteplici opportunità di fruizione, oltre ad un'altissima qualità.
Non c'è dubbio: soprattutto consente di gestire il film in un modo del tutto diverso, non lineare, per non parlare degli extras, che non di rado sono molto più interessanti e divertenti del film stesso.
-- Il tuo non è il solo caso: capolavori del cinema italiano sono stati editi in DVD solo negli Stati Uniti (per fortuna con l'audio originale), come nella splendida collezione Criterion. Invece reperti di enorme interesse storico e artistico del Muto, come "Cabiria" (Kino Video) e "Gli ultimi giorni di Pompei", anche questi ignorati dai nostri produttori, hanno subito la traduzione delle didascalie. Trovo tutto ciò intollerabile. Cosa c'è di sbagliato, in Italia, nel mercato dei DVD?
Il nostro provincialismo, che ci fa ammirare ciò che viene da "altrove" più di ciò che viene da casa nostra; la nostra miopia culturale, che ci fa pensare che la storia del cinema sia una cosa da tenere in soffitta; e il consueto ritardo a recepire le nuove proposte. D'altra parte, perchè le cose dovrebbero andare diversamente, con la televisione da un lato e buona parte del cinema americano dall'altro che fanno del loro meglio per abbassare ulteriormente il livello culturale medio? E considera che, nonostrante questo, oggi le cose vanno già meglio di alcuni anni fa, grazie ad una serie di fattori diversi, fra i quali spiccano le multisale d'essai.
-- In Baba Yaga c'è la tua Valentina, che non è necessariamente quella di Crepax, anche se ne coglie alla perfezione lo spirito. Io credo che non si possa "trasporre" al Cinema un fumetto, ma solo interpretarlo. Sei d'accordo?
Mi sembra che sia solo questione di intendersi sull'uso di queste parole. "Trasporre" e "interpretare" sono quasi sinonimi, anche se volendo possiamo dire che il primo termine rappresenta il fine e il secondo il mezzo. Direi piuttosto che i due media sono talmente diversi che l'interpretazione (o se vuoi la trasposizione) debbono necessariamente ripartire da zero, e non inseguire il fumetto in modo pedissequo ma cercare per l'appunto di ricuperarne lo spirito, anche a costo di tradirne la lettera.
Non a caso, uno degli esempi più positivi che ricordo è quello del "Popeye" di Altman, che essendo stato trasformato in musical sembrava non avere più nulla a che fare con quello di Segar, eppure era più fedele alla sua matrice a fumetti di tanti altri film più vicini alla "lettera" del loro personaggio e delle sue storie.
-- Il tuo film fu reso possibile anche da un periodo storico particolarmente stimolante, in cui Fumetto, Cultura "alta" e mezzi di comunicazione di massa sembravano andare d'amore e d'accordo. Oggi i film ispirati alla Narrativa Grafica sono quasi solo quelli americani supereroistici. Perchè in Italia non si fanno più cose del genere? Forse è cambiata profondamente la Società, oltre che il modo di fare Cinema?
Che rispetto agli anni Sessanta-Settanta la società sia cambiata profondamente, e in peggio, è sotto gli occhi di tutti. Allora c'erano degli entusiasmi e delle speranze che oggi non ci sono più, come non ci sono più certi fumetti di un tempo da cui trarre stimoli. Oggi, l'America di Bush e delle Twin Towers si specchia soprattutto nella violenza e nei complessi dei suoi superoi, e non è un caso che (da Batmna a Spider Man, da Cpt. Devil a Hulk) siano proprio questi personaggi i più gettonati da un cinema che privilegia lo spettacolo frastornante a base di violenza e di effetti speciali.
In Europa, scomparsi Crepax e Pratt, chi abbiamo da opporre? L'unico esempio recente mi sembra essere quello del "Paz" di De Maria, che non a caso ha le sue radici negli anni Settanta. Quanto al film di Corto Maltese se ne parla da decenni, ora sembra che ci siamo, e speriamo di non dover rimpiangere che non si sia solo continuato a parlarne.
-- In un libro graffiante e irresistibile, "Storia di sesso e di fumetto" (Mare Nero, Roma 2001), hai mischiato Cinema e comics, rievocando le atmosfere anni Settanta. Possiamo sperare in qualche altra chicca autobiografica?
Se parliamo di cinema, i tempi non mi sembrano molto propizi. I miei film sono nati (nascono? nasceranno?) in una specie di "terra di nessuno", al confine fra il cinema d'autore da una parte e quello di intrattenimento dall'altro. Ma il cinema italiano, che oggi sopravvive solo grazie a singoli (e scarsissimi) film d'autore, ha seppellito da tempo il prodotto di "genere", e nelle zone di confine oggi è ancora più difficile vivere che nella striscia di Gaza o sulle alture del Golan. "Storia di sesso e di fumetto", inoltre, rivisita un genere (quello dei cosiddetti "fumetti per adulti" tipo Isabella e Zora) che è morto anche lui. Doppia pietra tombale, dunque. Comunque, come ci insegna King, "a volte ritornano".E' sempre lecito sperare che qualcosa cambi, anche se nulla per il momento sembra lasciarlo presagire. Io, nell'attesa, continuo a frequentare la solita "terra di nessuno" non più con i film ma con i romanzi, che una componente autobiografica ce l'hanno quasi sempre.
Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 22/6/2003
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