Una citazione letteraria nel titolo per addolcire la pillola? Però è una citazione ad hoc, purtroppo. Perché, sebbene qui Peter Pan non c'entri proprio nulla, il "non esserci" c'entra eccome. Questa almeno è la sensazione che hanno provato diversi partecipanti all'inaugurazione del Museo Italiano del Fumetto di Lucca, che erano lì insieme al commosso Sergio Bonelli e al Sindaco di Lucca. Una inaugurazione di un "museo" che per ora non possiede collezioni da esporre e che è parsa ad alcuni solo un'operazione di facciata per non far fare la figura del bugiardo a un sindaco che, un anno prima, si è sentito in dovere di promettere un Museo, qualunque cosa voglia mai dire "museo del fumetto". Mentre ad afNews arrivava il gioioso comunicato ufficiale (pubblicato qui il 26 ottobre 2002), i dettagli di questa "inaugurazione del Museo del Vuoto Zen" iniziano ad apparire nelle mail pubblicate dai newsgroup e dalle mailing list su internet a partire dal pomeriggio stesso di sabato scorso :
[A.M.][omissis] Ma la chicca (in negativo) viene adesso: il fantomatico Museo Italiano del Fumetto. [omissis] Quello che è stato fatto, semplicemente, è stato aprire la parte già agibile, metterci dentro una mostra di quelle che magari gli anni scorsi sarebbe andata in Villa [Bottini], e dire che quella non era più una delle tante mostre di Lucca Comics ma una mostra del Museo Italiano del Fumetto. Tutte queste cose, come ho detto, si sapevano. Quello a cui non ero preparato era il livello infimo della mostra in confronto a quanto visto in Villa Bottini. La mostra era su Tex, e sul texone di Magnus in particolare. Mi ero già preparato a gustarmi gli originali di Magnus, che notoriamente sono proprietà di Alessandro Pastore, che è poi uno del gruppo di lavoro del museo di Lucca. Invece niente: qualche stampone delle tavole di Magnus, le pagine del catalogo che sempre Alessandro pubblicò qualche anno fa, con tanto di pagina di frontespizio, un po' di albi originali in qualche teca. E basta. Anche gli allestimenti sembravano peggiori di quelli visti a Villa Bottini. Ora, che il Museo Italiano del Fumetto debba esordire con una mostra di fotocopie quando contemporaneamente, in un edificio distante solo poche centinaia di metri ci sono gli originali di Raymond, è una cosa da far cascare le braccia. So che il gruppo del Museo, voluto direttamente dal Sindaco, non ha niente a che fare con l'organizzazione di Lucca Comics. E allora mi chiedo: ma Gianni Bono (il direttore), Alessandro Pastore e gli altri, che cosa pensavano quando hanno concepito 'sta roba? Che idea di Museo hanno in mente? Perchè quello che ho visto mi lascia con l'amara impressione di una sala d'esposizioni privata, al solo servizio dei loro prodotti editoriali.
--- E arrivano anche caustici commenti alle affermazioni ufficiali:
[A.B.]... [dice il Sindaco:] "Aprendo prima della fine dei lavori abbiamo voluto rivolgere una sfida a noi stessi: come si fa nel mondo del teatro, abbiamo prima deciso quando andare in scena, e poi abbiamo lavorato per essere pronti".
Esilarante paragone... infatti, a chi non e' capitato di andare alla prima dell'"Amleto" e trovarsi di fronte ad un sipario chiuso su cui veniva proiettata per 3 ore consecutive una diapositiva del castello di Elsinore? [omissis] a questo punto, nutro seri dubbi sull'utilita' di buttar via un'ora di prezioso tempo-shopping per andare nel centro di Lucca a vedere due corridoi...
--- E via così... Ma anche la stampa locale non ha perso l'occasione per infilare qualche stoccata. Ecco un estratto dal Corriere di Lucca (che vi consigliamo di andare a leggere nella sua versione integrale) così come viene diffuso in rete dai lettori:
LUCCA. [omissis] E' stata grandissima l'attesa per questa esposizione [la mostra su Tex], espressamente scelta, data l'importanza del personaggio, per inaugurare degnamente il Museo del Fumetto. Almeno queste erano le parole con le quali la mostra è stata sempre presentata, insieme alla promessa dell'esposizione dei preziosissimi originali del Texone di Magnus. Ma non è ciò che ieri era esposto nei locali del futuro museo. Un nome tanto lungo, "Tex 500: il lungo cammino dell'avventura", per un percorso espositivo tanto corto: solo due corridoi. Ma non è solo questo. [omissis] "Aprendo prima della fine dei lavori" ha aggiunto il sindaco "abbiamo voluto rivolgere una sfida a noi stessi: come si fa nel mondo del teatro [sic], abbiamo prima deciso quando andare in scena, e poi abbiamo lavorato per essere pronti". E pronti lo sono stati davvero, ma forse non proprio all'altezza delle aspettative [omissis] Ma andiamo con ordine: la prima parte della mostra è tutta dedicata al famoso Texone, e alla storia della nascita dell'opera. [omissis] ma ancora nessun originale. Del resto, le schede incorniciate non sono stare redatte per l'occasione, ma sono 15 pagine di un catalogo pubblicato da Alessandro Editore nel 1997. Anche le tavole del Texone, esposte subito dopo, appartengono all'editore Alessandro Pastore. O meglio, a lui appartengono quelle originali, perché quelle esposte sono solo stampe. "E' per motivi di sicurezza" ha spiegato Bono, interpellato in merito "la struttura del museo non offre ancora un'adeguata protezione a tavole di simile valore". Si vede che non la offre nella prima sala, ma nella seconda sì, dato che 16 teche ospitano numerosi albi originali. [omissis] Il materiale proviene tutto da collezioni private. Le collezioni private di Gianni Bono, di Sergio Pignatore e di Sergio Bonelli stesso. "Tutte le pubblicazioni non sono mai state esposte al pubblico" precisa Bono. E invece sembra di aver già visto da qualche parte le cornici poste sopra le teche, che contestualizzano le pubblicazioni e spiegano lo sviluppo del personaggio. Ma è solo un'impressione perché, come spiega il direttore del museo, un analogo percorso su Tex è stato pubblicato in un libro scritto a quattro mani da Gianni Bono e Leonardo Gori. L'assenza degli originali di Magnus si fa sentire, perché doveva essere il cuore della mostra. Una mostra con poco materiale da vedere, e un allestimento che cade nei particolari, come l'incoerenza stilistica della biografia di Magnus, che evidenzia ancora di più il fatto che le l'introduzione non è stata realizzata in occasione della mostra. L'impressione è che sia stato utilizzato tutto materiale a portata di mano: quello di proprietà degli organizzatori. Sarà così anche per il Museo?
--- In rete non sono mancati commenti su altri aspetti, che qui sintetizziamo tralasciando le parti più cattive (tipiche della libertà con cui ci si espirne su Internet): "Fuori luogo l'accostamento a veri musei come Angouleme e Bruxelles! Chiunque li abbia visti sa che c'è un abisso fra quelli e lo scamorzo piano di un palazzo con dentro niente! E poi in quelli c'è una struttura, un sacco di materiali preziosi, un numero di impiegati... insomma sono veri, non so come dire...", "ma un museo non dovrebbe possedere almeno una collezione di un certo prestigio? Qui c'è solo roba a prestito...", "Siete i soliti! Non avete capito nulla! Questo non è un museo, è il trailer mal riuscito di un museo, no?" "Ma voi che dite? Bonelli era commosso per i fatti suoi o piangeva perché si è accorto di come stavano davvero le cose?" ecc...
[E' una parte sgradevole quella che ci tocca oggi. D'altronde non essendo dei marchettari non possiamo limitarci a pubblicare solo i comunicati degli uffici stampa e non dare voce anche al dissenso (purché motivato) su un argomento così importante come un nuovo museo del fumetto in Italia. Certo questo museo non è il primo e non sarà nemmeno l'ultimo, osiamo sperare, e forse anche le critiche potranno servire a qualcosa, se verranno ascoltate. Il nostro compito informativo si esaurisce qui, stavolta. Non ce ne vogliano troppo i destinatari delle critiche. Durante Lucca Comics i nostri reporter provvederanno a visitare anche il museo, a fare foto e a raccogliere ulteriori informazioni. NdR]Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 28/10/2002
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