Fuori di Trend by Leonardo Gori @
Buone notizie per i caniffiani. Le grida di dolore provenienti da tutto il mondo, fra le quali anche le nostre (vedi le recensioni dei volumi precedenti) hanno evidentemente raggiunto le orecchie giuste, perchè il nuovo grande tomo dell'edizione cronologica integrale del Terry And The Pirates di Milton Caniff, edito da IDW, ha finalmente rimediato ai gravi difetti di digitalizzazione della serie, ovvero all'insopportabile bassa definizione, soprattutto delle strisce giornaliere. Il nuovo volume, il terzo (The Complete Terry And The Pirates - 1939 to 1940) unisce - ripetiamo: finalmente - la veste lussuosa ad una impeccabile qualità di stampa, almeno per quel che riguarda le dailies (le domenicali sono ancora un po' carenti, per vari motivi, ma non si può aver tutto). Inoltre, stavolta, l'apparato critico e redazionale, ben trenta pagine a colori, è particolarmente ricco e comprende alcuni pregevoli acquerelli di Caniff, che almeno io non avevo mai visto. Acquisto obbligatorio, stavolta, visto anche il prezzo basso e il dollaro svalutato. Speriamo, ma sarà difficile, in una ristampa dei primi due volumi. Meno male che la nuova qualità di stampa arriva in tempo per regalarci la parte migliore dell'epopea di Caniff, che vede l'intrusione prepotente della guerra cino-giapponese, e quindi della realtà vera, in quello che è senz'altro uno dei vertici assoluti della comic art.
Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 7/5/2008 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Cosa sta accadendo alla stampa dei fumetti? Viviamo nell'era delle miracolose "rimasterizzazioni". Chi è pratico del mondo della musica e del video digitale, sa di cosa stiamo parlando: tecniche sempre più raffinate portano a nuova vita opere d'arte che ci eravamo rassegnati a vedere - o ad ascoltare - degradate oltre il limite della decenza, senza immaginare che fosse possibile un riscatto. E invece ecco che, per mercati diversissimi quanto a potenzialità, appaiono gemme che sembrano incise o girate ieri, dal Cantante di jazz del 1928 ai disegni animati classici della WB, tanto per restare "in topic". Basta dare un'occhiata ad Amazon o a qualsiasi altro sito di e-commerce, per capire di cosa stiamo parlando. Nei fumetti, invece, si aggira uno spettro, quello della bassa risoluzione. Esempi sono sotto gli occhi degli appassionati di là e di qua dell'Oceano Atlantico, ma soprattutto in Italia. Storici e cultori della syndication classica hanno iniziato a stupirsi e a preoccuparsi da quando è apparso il primo volume della peraltro lussuosissima edizione del fondamentale Terry & The Pir ates di Milton Caniff, targata IDW. Ne abbiamo parlato anche su queste pagine elettroniche e vi riproponiamo alcuni esempi: linee seghettate, colori impastati, risoluzione imbarazzante. Simili problemi li abbiamo poi riscontrati in produzioni italiane come la cronologica di Carl Barks e perfino in una riedizione che sulle prime ci aveva entusiasmato, quella del Tarzan di Foster ed Hogarth della Planeta, che dovrebbe (usiamo la formula dubitativa, a questo punto) usare gli stessi impianti della splendida edizione USA edita da NBM. Con un po' di attenzione e un buon paio di occhiali, riscontriamo anche lì gli stessi problemi, sia pure in misura minore. Guardate l'esempio comparativo in basso, che è - crediamo - illuminante. Si tratta di volumi comunque da acquistare, intendiamoci. Ma perché il nostro amato Fumetto deve subire una tal sorte iniqua, addirittura opposta alle altre forme d'espressione che si basano (anche) sull'immagine? Non è una domanda retorica: la rivolgiamo a curatori ed esperti perché ci illuminino. Amici "addetti ai lavori" ci dicono che il problema è il generale abbandono della classica stampa in quadricromia (il nero separato dai tre colori fondamentali) in favore di una scansione brutale degli "originali". Ma allora perché alcuni editori (la già citata NBM, ma soprattutto la benemerita Fantagraphics e la Sunday Press di Pete Maresca) continuano a produrre edizioni magnifiche, ben risolute, migliori addirittura dei materiali di partenza? E, alla fine, è mai possibile che un progresso tecnico, perché speriamo che di tale si tratti, in campo tipografico, si traduca in un peggioramento della qualità? Intanto ci teniamo ben strette le nostre vecchie edizioni (NBM a colori di Terry e di Tarzan, per dirne due...) In alto l'edizione Planeta, in basso quella NBM Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Sabato, 22/3/2008 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Ho una lunga lista di cose da segnalare, ma il Tarzan della Planeta De Agostini, che - almeno nelle intenzioni - ristamperà quanto meno tutta la produzione domenicale disegnata da Harold Foster (1931-1935) passa in testa a tutte le altre. La prima ragione è senz’altro la reperibilità e il prezzo: solo 3,95 euro, in quasi tutte le edicole, per i primi due volumi cartonati, tutti a colori, di oltre 60 pagine ognuno. La seconda è il pregio artistico, l’importanza storica e la rarità di questo materiale. Diciamo subito che si tratta, più o meno, dell’atto di nascita del fumetto "avventuroso" di tipo naturalistico: tanto per dirne una, su queste splendide tavole si esercitò, copiando talvolta allegramente intere vignette, Alex Raymond per Flash Gordon. Tarzan è poi l’opera, a parere non solo mio, più interessante del grandissimo Foster, certo più immediata e squisitamente "fumettistica", benché manchino i balloons, del suo glorificato Prince Valiant. Si tratta quindi di volumi praticamente regalati, almeno i primi due, da prendere a occhi chiusi anche per chi non ha alcuna nozione di storia del Fumetto: anzi, soprattutto per costoro. Ricordo che la precedente edizione italiana, con i colori rifatti, risale a circa trent'anni fa (ed. Censio, curata da Gianni Bono). I volumi Planeta propongono, praticamente pari pari, con gli stessi impianti decisamente fedeli all’originale, l’edizione filologica americana della NBM, esaurita e di cui qualche volume è reperibile qua e là a prezzi molto alti. Sono solo un po’ più piccoli (cm. 22 x 30 contro 26 x 36 circa), ma con tutti gli apparati storico-critici di Bill Blackbeard e altri, di cui si conserva l’impaginazione e l’apparato illustrativo ma, colpevolmente, si omettono le firme. Ce ne sono perfino di nuovi: una specie di postfazione di Joan Josep Mussarra, niente male come inquadramento storico. Non c’è un piano dell’opera (*) (almeno io non l’ho trovato, in rete) e quindi si può solo presumere e sperare che il titolo "Tarzan - Hal Foster" possa poi cambiare in "Tarzan - Burne Hogarth", e magari non solo. Ricordo infatti che l’edizione NBM di cui sopra consta di 19 volumi: i primi cinque dedicati a Foster; uno al passaggio tra Foster e Hogarth; 12 votati all’integrale di Burne Hogarth e uno, il 15B (!) in b/n e a tiratura limitata (ma non numerata) dedicato alla parentesi, nel 1946-47, di Rubimor (Ruben Moreira). In tutto ben vent’anni di produzione, dal 1931 al 1950: mancano solo le prime 28 tavole della serie, disegnate dal discusso Rex Maxon (addirittura ingiuriato, nell’introduzione al primo volume!) e reperibili solo sulla citata e remota edizione italiana Cenisio. Le traduzioni, attribuite a Marco Farinelli, a volte sono un po’ sintetiche, ma sostanzialmente corrette. Personalmente non amo la carta patinata lucida, ma questa è di buona qualità e non "spara" troppo il colore. Lodevole la cura con cui il testo italiano, che ricordo non è racchiuso nelle nuvolette, ma integrato nei panels, è stato sovrapposto al retino colorato: interventi "chirurgici" che non si notano neppure. Acquisto obbligato, come il fantastico Popeye, sempre della Planeta...
(*) Fortunato Latella mi avverte che sul primo volume c'è l'indicazione "1 di 18", quindi c'è da essere ottimisti. Grazie, Fortunato: colpa della presbiopia.Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Domenica, 10/2/2008 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
...ma numero bellissimo. Rubo il titolo ad un memorabile romanzo di Enzo Fileno Carabba per segnalare l’uscita dell’ultimo numero (in tutti i sensi?) dell’iper-sofisticata rivista Comic Art, edita negli USA da Buenaventura Press: 208 pagine in splendida carta patinata, tutte a colori, con un mix a volte un po’ irritante, ma questa volta davvero no, di fumetto e illustrazione classici e di underground. (da Amazon si trova a 13,57 più spese di spedizione [addirittura a 11,09 su Amazon Francia se fate click sulla copertina qui accanto. NdR]). Come sempre, c’è un succoso allegato: stavolta è un pregevole libretto illustrato (ma è riduttivo definirlo tale) scritto e disegnato da Ivan Brunetti, che raccoglie alcune sue lezioni di Illustrazione editoriale e Fumetto al Columbia College di Chicago e all’University of Chicago. Fra le cose imperdibili del numero (qui accanto vi impagino il sommario), c’è uno studio di Tom De Haven su Dick Tracy di Chester Gould; un saggio di Ken Parille su Abner Dean, vignettista e illustratore, fra l’altro, del "New Yorker"; ma soprattutto un meraviglioso saggio di Thierry Smolderen su Lyonel Feininger, come illustratore satirico, nel suo periodo tedesco, in cui già si prefigurano i suoi comics espressionisti per il "Chicago Tribune". Ma perché "pessimi segnali"? Basta guardare il dorso del volume-rivista, per essere informati (in assenza di un editoriale) che la rivista è stata... condannata a morte. Ecco, vorrei che adesso tutti i lettori di AfNews ne ordinassero una copia: per pochi euri avrebbero di che leggere, divertirsi, arricchirsi, crescere e godere per un mese intero, e forse salverebbero un patrimonio culturale. O magari si tratta solo di uno scherzo macabro, e sto solo perdendo il senso dell’umorismo (succede, con l’età avanzata).
(*) Fortunato Latella mi avverte che sul primo volume è riportato "1 di 18", quindi possiamo essere ottimisti. Grazie, Fortunato, è colpa della presbiopia.Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Sabato, 9/2/2008 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Annunciato oltre quattro anni fa, e rimandato di anno in anno, è finalmente uscito, e ce l’ho tra le mani, il poderoso tomo di Tom Roberts Alex Raymond: His Life And Art (Adventure House, pagg. 312 + IX, col., US $ 49,95). È un autentico evento, perché ancora oggi, oltre cinquant’anni dopo la prematura morte del creatore di Flash Gordon, mancava una biografia veramente degna del suo calibro d’artista. L’unica opera di pregio, finora, era il “Profili” edito da Glamour, opera del nostro Alberto Becattini. Scrivo queste note, rimandando un doveroso approfondimento ad un secondo tempo, mentre sfoglio (e scopro) il grande volume orizzontale, rilegato con copertina rigida (curiosamente… ro sa shocking) e sovraccoperta plastificata. L’opera si apre con una breve prefazione di George Lucas, poi ci si addentra subito nel meraviglioso racconto della breve ma prolificissima vita del più grande Maestro della comic art “avventurosa”, secondo forse solo a Milton Caniff. Incredibilmente ricco, tanto per cominciare, il corredo di fotografie riprodotte, per la quasi totalità inedite: scopriamo, fra i ritratti degli amici di Raymond, alcuni prototipi delle sue celebri creazioni, primo fra tutti Gordon (ispirato a Paul Dillon). Il secondo capitolo, The Apprenticing Artist, fa finalmente chiarezza sul lavoro di Raymond come ghost per Chic e Lyman Young, e l’appassionata narrazione di Roberts passa poi a raccontarci dell’esordio, nel 1934, di Gordon e Secret Agent X-9, con immagini promozionali raramente o addirittura mai viste: e, naturalmente, centinaia di foto di Raymond stesso, che poteva vantare un appeal da attore del cinema... Si parla anche degli ispiratori di Raymond: da Franklin Booth ad Harrison Fisher, fino a Denver Bardwell e soprattutto a Matt Clark, che fu quasi “copiato” da Raymond… Fra le tante cose, scopriamo che le tavole di Flash Gordon furono esposte in una galleria d’arte già nel 1936. Ovviamente si parla anche degli assistenti del Maestro, primo fra tutti Austin Briggs. Innumerevoli le foto con i suoi contemporanei, da Harry Truman a Joe di Maggio a D ashiell Hammett e a quasi tutti i cartoonists suoi contemporanei; moltissime le foto che lo ritraggono con le sue splendide modelle. I capitoli dal sesto in poi sono particolarmente interessanti perché analizzano estesamente il Raymond illustratore commerciale, librario, di guerra: al periodo del suo servizio militare, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel corpo dei Marines è dedicato il capitolo X, in cui scopriamo un Raymond quasi… caniffiano! Dal capitolo XI, l’attenzione si sposta ovviamente su Rip Kirby, che rivoluzionò la syndication inaugurando il periodo della Striscia Sofisticata, con inediti elettrizzanti: foto dell’artista su auto da corsa, alla fine del volume, ci suscitano un brivido e ci proiettano alla data fatale del 6 settembre 1956. Pochi i difetti di questo volume, assolutamente imperdibile: la carta patinata, troppo lucida e di scarsa qualità; la definizione non ottimale delle riproduzioni delle tavole a fumetti, sia a colori che in nero: il tratto è a volte impastato e i contorni seghettati. Ma pare che sia uno scotto da pagare alle attuali tecniche. Acquistabile direttamente presso la Adventure House o da Amazon.
Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Martedì, 5/2/2008 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Molto atteso dagli appassionati, è stato distribuito gratuitamente stamani, col "Corriere della sera", il primo volume de "Le più belle storie di tutti i tempi - La grande dinastia dei paperi - Paperino e il sentiero dell'unicorno e altre storie". Com'era prevedibile, è andato a ruba ed in molte città era già esaurito di prima mattina. In costola - e nel frontespizio interno - appare anche la numerazione e un "1950", a significare che si tratta di un'opera in più volumi. Naturalmente tutti sanno, avvertiti dal tam tam collezionistico, dai forum e perfino dalla TV, che si tratta dell'integrale della produzione Disney realizzata da Carl Barks: ma è curioso che tutto quel po' po' di titolo non ne dia o quasi l'idea al profano, se si eccettua, accanto a quella inevitabile di Walt Disney, la "firma" di Carl Barks in copertina. Il che comunque non è poco. Il volume consta di 192 pagine a colori, in carta opaca, pregiata, che personalmente prediligiamo rispetto alla patinata lucida. L'opera è a cura di Lidia Cannatella e Luca Boschi. Una pregevole presentazione anonima (ma il colophon avverte che i testi sono di Boschi) spiega al colto e all'inclita, con ottima sintesi, chi è Carl Barks e accenna a una sorta di piano dell'opera: si comincia "in media res", dalle storie più belle, ma alla fine si pubblicheranno anche gli anni iniziali. Ogni storia è preceduta da una breve scheda di Alberto Becattini. Corredano il volume pregevoli seppur scarni apparati bibliografici e iconografici (segnaliamo alcuni olii di Barks). Seguendo la cronologia delle opere di Carl Barks redatta da Michael Barrier, incrociata con quella di Franco Fossati, le storie non sono pubblicate in stretto ordine cronologico, e nell'ambito temporale considerato mancano all'appello tre tavole autoconclusive e due storie"brevi": una di dieci pagine, "Paperino e la margherita" (WDC&S #117), e una di otto, "Paperino consulente sportivo" (VP #1). S.e.&o. Luca Boschi ci ha comunque personalmente assicurato che queste lacune verranno colmate già nel prossimo volume, che non a caso si chiamerà "1950-51". E' evidente che si tratta di un'opera imperdibile: queste opere a fumetti sono fra le più belle e importanti di tutti i tempi, e sarà incalcolabile il "peso" che avranno per una nuova generazione di lettori. Non abbiamo avuto il tempo di valutare la qualità delle traduzioni, anonime (se abbiamo visto bene), per cui rimandiamo il giudizio. Gli impianti ci sembrano quelli della "Carl Barks Library", con i loro pregi (molti) e i loro difetti (pochi ma non trascurabili). Alle limitazioni dell'edizione americana è da ascrivere, per esempio, l'ingrossamento del tratto di Barks in alcune storie (proprio "L'unicorno" ne soffre di più). Non sappiamo invece di chi sia la... colpa del colore (possediamo solo l'edizione in nero della Carl Barks Library), ma è di qualità non eccelsa e in un caso (Paperino nel Paese dei totem) con interventi di aerografo a parer nostro assai discutibili. Brutte (ovviamente sempre a parer nostro) copertina e frontespizi delle singole storie, ma questi sono difetti trascurabili: il progetto è senz'altro da sostenere, sempre che i "salti" di cui abbiamo detto prima, siano davvero recuperati in seguito. Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Lunedì, 28/1/2008 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Il vostro sporadico recensore è talmente innamorato delle novità che gli arrivano dall’America, letargiche e birichine Poste permettendo, da dimenticare a volte di segnalare che ne esistono adeguate edizioni italiane, spesso arricchite dal lavoro creativo di traduttori illuminati e con contributi critici suppletivi. Ho anche intervistato, tempo addietro, l’illuminato translator-not-traditor di cui sopra, Francesco Spreafico, parlando dell’edizione in lingua italiana della prestigiosa serie Krazy & Ignatz della Fantagraphics. Ma altre volte ho peccato di omissione. Il gentile Andrea Materia della Free Books mi ha dato una salutare sveglia, facendomi recapitare un favoloso pacchetto di cose, che vado a raccontarvi, anche se in qualche caso sono libri usciti tempo fa.
Comincio con Dream Of The Rarebit Fiend - Sogno di un maniaco di crostini gallesi - cartonato, 196 pagg. in b/n, 50 euri, dell’immortale Winsor McCay (Little Nemo) che qui si firmava Silas, come tutti sanno o dovrebbero proprio sapere. In questo caso sono stato a suo tempo sopraffatto dall’analogo tomo quasi-privato di Ulrich Merkl, ma avendo finalmente tra le mani la traduzione italiana dell'edizione Checker, non posso che meravigliarmi del lavoro fatto. Il frontespizio aggiunge al titolo la specificazione: - Tavole del sabato (1905-1909) -, e ricalca l’edizione americana, riportando anche il seccato e non del tutto condivisibile commento del curatore Mark Thompson, riguardo le critiche sulla qualità delle sue precedenti edizioni. Io, che condivido tali critiche, devo dire che non si possono applicare all’edizione italiana, che è assai migliore dell’originale Checker per la stampa, la legatura e non ultima la scelta della carta. Il Fumetto dei primi del Novecento ha forme e codici un po’ lontani da quelli a cui siamo abituati, e richiede un minimo di attenzione nella lettura. Ma l’innovativa arte di McCay, davvero in largo anticipo sul suo tempo, la sua straordinaria tecnica ed eleganza, aiutano moltissimo: in queste tavole, come in quelle di Nemo, c’è l’origine di tutta la Letteratura Disegnata successiva. E sono anche tavole divertenti, che raramente necessitano di una contestualizzazione rigorosa, per essere comprese. Lode quindi alla Checker, nonostante tutto (la sua collana dei Complete Works di McCay è secondo me carente per troppi aspetti), ma lode soprattutto alla Free Books, al suo direttore editoriale e ai suoi traduttori!
Due domande a Francesco Spreafico:
Questo volume ricalca pedissequamente l'edizione Checker o c'è qualcosa in più (o in meno)?
Rispetto al volume Checker abbiamo potuto ordinare le tavole in ordine cronologico (sul volume originale l'ordine è casuale). Abbiamo anche potuto correggere alcune imprecisioni nelle datazioni.
Quali difficoltà hai incontrato nella traduzione? Com'è l'americano di cento anni fa?
La traduzione l'ha fatta principalmente l'ottimo Ugo Messina, io ho supervisionato il tutto e collaborato a tradurre circa un terzo delle tavole. Le difficoltà di traduzione, come succede spesso in questi casi "antichi" (anche se questo è il più antico con il quale io abbia mai avuto a che fare, in effetti!) sono dovute ai modi di dire ormai desueti anche in USA, a volte difficili da comprendere (ma, per fortuna, a volte molto intuitivi). Per il resto era ben comprensibile. Caniff è molto più ostico!
Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 7/12/2007 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
The Complete Color Sunday Comics 1904-1905 Little Sammy Sneeze by Winsor McCay (Sunday Press, cartonato in grande formato, pagg. 90. US $ 55,00). Eccolo qua, portato a Lucca da Pete Maresca e distribuito personalmente ad amici e collezionisti "avvertiti" (ma naturalmente è possibile ordinarlo dal solito Bud Plant), il nuovo meraviglioso e debordante volumone della Sunday Press, ovvero l'integrale, nel formato originale e a colori, di Little Sammy Sneeze, opera nientemeno che di Winsor McCay (Little Nemo). C’è anche una scatola per Kleenex, ovviamente illustrata! Gli starnuti di Sammy sono vere catastrofi che mandano a gambe all’aria l’ordinata operosità di un’America ancora innocente e appaiono incredibilmente "moderni", oltre che sontuosamente diseg nati. Ai tantissimi pregi e ai veramente pochi difetti (*) tipici della ormai consueta formula dell’intraprendente americano, stavolta si aggiunge un extra. L’idea geniale di Maresca è stata infatti di impaginare le tavole come se fossero originali ritagliati dai supplementi domenicali del 1905, ovvero con quel che era stampato sul retro della pagina! E per la delizia dei lettori, tali "retri", formalmente in bianco e nero ma con affascinanti effetti cromatici dovuti all’invecchiamento della carta e agli inchiostri d’epoca, sono di strepitosa qualità: si parte da The Woozlebeasts, opera decisamente surreale di un maestro dimenticato del nonsense come John Prentiss Benson, per passare ai più noti ma altrettanto metafisici Upside Downs di Gustave Verbeek, e all’integrale (finalmente!) di un’altra seri e dell’infaticabile McCay, ovvero Hungry Henrietta Pete Maresca mi ha confermato la prossima edizione di un’antologia di opere rarissime&sconosciute risalenti agli inizi del Novecento, con il determinante contributo di Alfredo Castelli. Attendo con ansia.
(*) L’unico difetto di questo, come di altri volumi - ma il termine è improprio, diciamo che è semplicemente una scelta editoriale - è di non presentare mai delle integrali, ma solo corpose antologie, come per i già recensiti Little Nemo e Walt & Skeezix. In realtà Little Sammy Sneeze presenta la serie completa delle domenicali a colori, omettendo però quelle in bianco e nero.
Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Domenica, 4/11/2007 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Luca Boschi – Irripetibili – le grandi stagioni del fumetto italiano – Coniglio editore, (pagg 352, cartonato, euro 28.00)
Finalmente! Questo è stato il grido unanime mio e di Andrea Sani, di fronte al ricchissimo stand della Francesco Coniglio editore, alla vista del poderoso tomo-memoriale-storia del fumetto scritto da Luca Boschi e di cui avevamo avuto alcune appetitosissime anticipazioni nel corso dei mesi, se non degli anni. Il libro, ampiamente illustrato anche a colori, è di quelli da tenere sullo scaffale più a portata di mano, perché racconta, con dovizia di particolari di prima mano e rimandi a tutto il mondo della comunicazione, la vita vissuta sempre in prima linea dal più attivo disegnatore, critico, animatore e anche “operatore culturale”, come si diceva una volta, del mondo del Fumetto italiano e non. Una vita piena di battaglie e di grandi successi, che per noi, riletta sulla carta, è ancora più esaltante, perché siamo stati (io, Alberto Becattini, Andrea Sani) compagni di varie avventure. Ma non si tratta di un libro di memorie personali: semmai di ricordi collettivi. La tumultuosa e torrenziale storia del Fumetto in Italia, dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, con un occhio di riguardo per le iniziative più arrabbiate, “alternative” e “impegnate” (uso di proposito termini dei nostri comuni verdi anni), è scandita in capitoli che sono grosso modo ordinati cronologicamente ma con salti in varie epoche, anche assai più remote. Già il primo capitolo, Re nudi e intrepidi Corrieri, parte dalla “Tilt” di Castelli e soci ma riesuma le origini prattiane e altri avvenimenti degli anni Cinquanta. Lettere, aneddoti, interviste, “si dice”, testimonianze, fotografie scottanti… La lettura del volume ci porta come un serpentone tentatore tra decenni di riviste, mostre e mostri.
Un libro obbligatorio, naturalmente, per chi ha vissuto i decenni chiave del Fumetto in Italia e voglia capire qualcosa dei motivi di una strisciante e apparentemente inspiegabile “crisi”. Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 2/11/2007 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Santo Alligo - Pittori di carta (III) - Little Nemo Editore, Torino (pagg. 312 interamente a colori, euro 55,00) Sergio Pignatone mi ha consegnato oggi, a Lucca, il terzo tomo, ancora più corposo dei precedenti, della splendida (ma è termine riduttivo) collana curata da Santo Alligo e dedicata agli illustratori tra Otto e Novecento. Prima di passare all’illustrazione dei contenuti, voglio sbilanciarmi, sull’onda dell’entusiasmo che mi viene dallo sfogliare pagine di una bellezza tale da mozzare il fiato. Ebbene: libri come questi non sono solo novità editoriali, per quanto importanti, ma veri e propri eventi in grado di cambiare il gusto dei lettori. È la conseguenza di un miracolo a cui contribuiscono tre assoluti talenti: quello degli autori, naturalmente; quello di Santo Alligo, che sceglie le immagini col criterio di unire bellezza e singolarità (o curiosità, nel senso più alto del termine); quello dell’editore, che ha saputo scegliere carta, inchiostri, formato, tipografo, rendendo finalmente giustizia a queste immagini. Che sono, l’ho detto probabilmente già una volta, quasi più belle che nelle edizioni originali. La parte più affascinante del libro, almeno per me, è quella di apertura, dedicata ad Alberto della Valle, il principe degli illustratori salgariani: sono numerosissime le riproduzioni fotografiche (fra l’altro assai difficili da realizzare) delle leggendarie e costosissime, oltre che quasi introvabili, edizioni Donath. Ma anche i neri sono riprodotti in modo superlativo. Di incredibile suggestione sono le acquafor ti di Max Klinger; fascinose ed eclettiche le immagini di Duilio Cambellotti; sorprendenti le illustrazioni-quadro di un sottovalutato Beppe Porcheddu, tra l’altro anche fumettista. Ma tutti gli altri artisti dell’antologia ragionata sono inarrivabili: Theodoor Van Hoytema, Ernst Kreidolf, Léon Bakst, Francesco Nonni, Kay Nielsen, Georges lepape, Antonio Maria Nardi, Colette Rosselli. Non parlo del testo di Alligo, che non ho ancora letto, ma se è al livello dei precedenti, l’opera è più di un must.
Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 1/11/2007 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
Finalmente è arrivato il tanto atteso, più volte rimandato e un po’ misterioso volume gigante The Kat Who Walked In Beauty (Fantagraphics Books, cartonato, pp. 130 in b/n) che sapevamo avrebbe pubblicato una scelta importante di giornaliere della nostra amata Krazy Kat di George Herriman, ma di cui ignoravamo l’esatto contenuto. Il retro dell’elegantissimo volume recita: A fantastic selection of rare and previously uncollected "Krazy Kat" strips and illustrations by George Herriman, including the very earliest large panel dailies from the 1910s, the entire run of the legendary "panoramic" dailies from 1920, and the program book for the landmark 1922 Krazy Kat jazz ballet/pantomime.
Il grandissimo tomo, curato da Ferya Ataker, in effetti si apre con una stringata introduzione che rende conto di queste "leggendarie strisce panoramiche", ovvero delle vere e proprie mini-Sundays (per composizione e stile), di cui riportiamo un esempio. Si tratta della produzione che va 4 marzo 1920 al 30 ottobre dello stesso anno, più una sequenza dal 13 settembre al 15 ottobre del 1921. Ma ci sono varie strisce del 1911, all’epoca in cui Krazy Kat spodestò i Dingbats (rimandiamo alle storie dei Comics per chi non conoscesse l’evento epocale), del 1914 e la splendida Jazz pantomime di cui sopra, che però avevamo già visto a suo tempo in casa Eclipse.
Il volume è ovviamente un must e merita di essere messo sullo scaffale a fianco degli imperdibili "domenicali" della Fantagraphics, che si avviano a conclusione. Sul solito Amazon o da Bud Plant a 19,77 dollari e 29,95 rispettivamente.
Articolo di Leonardo Gori (se non altrimenti indicato) - Venerdì, 26/10/2007 © copyright afNews/Goria/Autore - http://www.afnews.info ISSN 1971-1824 - cod-FdT
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