Torino 15 Settembre 2000

 Comunicato Stampa

 Fallimento della società Lanterna Magica Srl.

 Lanterna Magica, società che ha realizzato “La Freccia Azzurra” e “La gabbianella e il gatto”, fallirà entro settembre 2000 in seguito al conflitto tra i due proprietari e alle azioni intraprese da uno dei due, il regista Vincenzo D’Alò.

 Il sig. D’Alò, che per mesi ha arrogantemente negato ogni confronto con i lavoratori e le organizzazioni sindacali rifiutando anche la mediazione offerta dagli Assessori alla Cultura di Regione, Provincia e Comune, il 20 giugno presenta al Tribunale di Torino una memoria nella quale prospetta il fallimento della sua stessa società.

Nel mese di luglio tre diverse società offrono a D’Alò 1 miliardo e 600 milioni per le sue quote.

Il 21 luglio il tribunale rimanda ogni decisione al 21 settembre.

Alla fine luglio D’Alò rifiuta ogni offerta di acquisto.

Il 3 agosto, il produttore Cecchi Gori facendo riferimento alla memoria presentata al tribunale da D’Alò, pretende la risoluzione del contratto che delegava a “Lanterna” la produzione esecutiva del film “Momo”. Contemporaneamente Cecchi Gori risolve anche il contratto per il film “Tempesta”, in grave ritardo produttivo per le inadempienze dello stesso D’Alò impegnato in altre lavorazioni.

A fine agosto la società “France Animation”, spaventata dall’ormai certo fallimento di Lanterna, recede dal contratto per la serie televisiva “Sopra i tetti di Venezia”.

Maria Fares amministratore della società, perse in un mese tutte le produzioni, dovrà chiedere lei stessa il fallimento di Lanterna Magica.

 L’atteggiamento distruttivo e apparentemente masochistico di D’Alò, se considerato in rapporto a quello di Cecchi Gori (con il quale ha firmato almeno un’opzione per la direzione di film), potrebbe rivelarsi un piano ben orchestrato per ritardare l’entrata nel ricco mercato del cartoon di altri concorrenti, siano essi produttori o registi.

Mentre le sue équipe perdono il lavoro, Vincenzo D’Alò continua a fare il regista di “Momo” e “Tempesta” per Cecchi Gori… Con quale altra società?

 La risoluzione dei contratti per la realizzazione di “Momo” e “Sopra i tetti di Venezia”, oltre a determinare una grave crisi di liquidità, ha impedito il pagamento degli stipendi e provocato il prossimo licenziamento di tutti i lavoratori.

Inoltre il fallimento di “Lanterna Magica” determinerà un radicale contrazione del polo dell’animazione torinese, circa 60 persone che lavoravano, come singoli o società, ai progetti di Lanterna Magica.

 Purtroppo è stato inutile l’impegno profuso in questi mesi dai dipendenti che si sono impegnati a garantire la conclusione delle produzioni senza farsi intimidire dalle aggressioni verbali e i reiterati tentativi di Vincenzo D’Alò di affossare l’azienda.

 Da Vincenzo D’Alò, regista di “La Freccia Azzurra”, “Pimpa”, “La gabbianella e il gatto” film che propongono il rispetto, la solidarietà e l’amicizia come valori irrinunciabili… ci saremmo aspettati una maggior coerenza tra i valori enfatizzati nei suoi film e le azioni nella vita.

 

f.to per SLC-CGIL   Gabriele Pietro                        f.to per FISTEL-CISL   Torchitti Antonio

        (011-56.13.948 – 0335-59.99.778)                                  (011.56.21.077 – 0335.59.99.904)

 

                                                                           Torino 15 Settembre2000

 Cronistoria delle azioni che hanno portato al fallimento di Lanterna Magica.

  

Anno 1999

Il sodalizio tra i due soci della “Lanterna Magica”, Maria Fares e Vincenzo D’Alò, il primo Amministratore Unico e produttore esecutivo, il secondo regista, caratterizza in modo particolare la società: le decisioni, sia quelle strategiche (scelta dei progetti, politiche di sviluppo) sia quelle gestionali (formazione degli staff creativi, assunzione di personale, acquisto di attrezzature…) sono prese di comune accordo.

Dopo il grande successo di pubblico ottenuto dal film “La gabbianella e il gatto”, i due soci decidono forti investimenti in progetti, locali, attrezzature e personale per adeguare le risorse esistenti all’espansione della società: il progetto di sviluppo prevede la produzione di un lungometraggio all’anno e di una serie televisiva ogni due anni, come richiesto dai committenti (RAI, Cecchi Gori, Taurus…).

Le produzioni in corso sono i lungometraggi “Momo”, “Tempesta”, “Aida”, la serie televisiva “Sopra i tetti di Venezia” e il pilota di “Pinocchio”. Sono inoltre in via di definizione una serie di altri progetti.

Verso la fine dell’anno, alcune aziende del settore e in particolare un grosso gruppo finanziario e un produttore e distributore cinematografico, manifestano un forte interesse ad entrare nel capitale di Lanterna per potenziarne le capacità produttive e preparare il terreno per la quotazione in borsa.

Tale accordo avrebbe permesso a Lanterna di diventare produttore economico garantendosi, di conseguenza, una più ampia autonomia nelle scelte artistiche e di gestire in proprio tutti i diritti legati ai cartoon che produce (merchandising, home video, cd room, editoria...)

Iniziano le contrattazioni tra i due soci (Vincenzo D’Alò e Maria Fares), e i soci potenziali:

in questi preliminari, Lanterna Magica è valutata 7/10 miliardi circa.

 

 

Gennaio-Febbraio 2000

Il regista Vincenzo D’Alò è colto dai dubbi.

Scopre che vuole fare solo film “artigianali” e, dice, “non voglio vendermi a Berlusconi”; la sua società deve continuare a fare esclusivamente il produttore esecutivo (solo per Cecchi Gori?).

Sicuramente D’Alò, non riesce a realizzare una sintesi tra il suo essere regista e al contempo produttore e teme di non poter più “controllare” una società in rapido sviluppo.

Il primo risultato che ottiene è di impedire che la sua società firmi il contratto per il film “Aida” di Guido Manuli.

I ripensamenti di Vincenzo D’Alò rendono improvvisamente inutili gli investimenti già fatti in immobili, strutture, attrezzature e personale, e determinano una forte esposizione bancaria.

Inoltre D’Alò, che dal Novembre ‘99 si è occupato quasi esclusivamente di “vicende personali”, ha causato un forte ritardo nei tempi di lavorazione di “Momo”, la cui uscita, prevista per Natale 2000, inizia a divenire improbabile.

In forte ritardo è anche il pilota di “Pinocchio” commissionato dalla RAI. Praticamente interrotto il film “Tempesta”, che doveva essere terminato per Natale 2001.

Analoghi problemi si ripercuotono sulla produzione della serie televisiva “Sopra i tetti di Venezia” ma, fortunatamente, sono mitigati grazie alla disponibilità degli altri registi della serie, in particolare Silvio Pautasso.

 

Fine Febbraio-Aprile 2000

Lo scontro con l’altro socio, Maria Fares, produttore esecutivo e Amministratore Unico di Lanterna, si fa insanabile.

Pur di salvare Lanterna Magica dal conflitto in corso, la sig.ra Fares propone di cedere le proprie quote in cambio dell’acquisizione del film “Aida”. In alternativa offre 2 miliardi per acquistare la quota di proprietà di D’Alò cui lascerebbe comunque le produzioni dei film “Momo”, “Tempesta” e “Pinocchio”.

D’Alò rifiuta senza controproposte.

Inizia una lunga ed estenuante trattativa sotto le reiterate minacce di D’Alò di liquidare la società pur di non lasciarla ad altri.

Gli esacerbati toni del conflitto instaurati da D’Alò, determinano le prime dimissioni tra il personale.

 

 

Maggio-Giugno 2000

I dipendenti chiedono ai due soci di aprire un confronto con i sindacati, si offrono come mediatori e, per risolvere il conflitto societario, danno la disponibilità a rilevare una quota della società: ottengono l’assenso della sig.ra Fares ma D’Alò si oppone ad ogni dialogo.

D’Alò rifiuta con arroganza perfino l’incontro-mediazione richiesto dagli Assessori alla Cultura di Regione, Provincia e Comune; infine interrompe ogni trattativa per la divisione dell’azienda.

Nel frattempo la banca chiede il rientro dei prestiti.

Con forte ritardo è portato a termine, per la RAI, il pilota del film “Pinocchio”.

Il film “Momo” è sempre più in ritardo, l’animazione, che per scelta del co-produttore tedesco viene effettuata a Taiwan, procede con lentezza e lo stesso D’Alò, che sta ancora rimaneggiando la sceneggiatura, ne è insoddisfatto.

Vincenzo D’Alò presenta a Cecchi Gori il trailer del film “Momo”, all’insaputa del socio e della sua équipe.

Problemi di liquidità obbligano Maria Fares a vendere i diritti del film “Aida”.

 

 

20 Giugno 2000

Vincenzo D’Alò, con una memoria al tribunale fallimentare di Torino, ipotizza il fallimento della sua stessa azienda.

 

 

Luglio 2000

Maria Fares presenta al giudice fallimentare la sua memoria difensiva: il giudice il 21 luglio rimanda ogni giudizio di merito al 21 settembre, probabilmente per dare l’opportunità ai due soci di trovare un accordo.

Le sofferenze di liquidità grazie alla vendita dei diritti di “Aida” sono state ripianate, ma eventuali mancati pagamenti da parte dei produttori possono generare rapidamente una situazione di grave debito.

Le scenate telefoniche, gli atteggiamenti tracotanti, gli atti di maleducazione costanti di D’Alò e della sua compagna nei confronti della sua équipe provocano le dimissioni di alcuni componenti dello staff organizzativo e del direttore di produzione.

Da mesi, per non incontrare i dipendenti D’Alò entra nella sua azienda solo più di notte e nei giorni festivi.

Tre importanti società del settore, separatamente, offrono 1 miliardo e 600 milioni per l’acquisto della quota societaria di Vincenzo D’Alò. E’ inoltre garantita la cessione, a Cecchi Gori della produzione esecutiva dei film “Momo”, “Tempesta”.

La trattativa con i legali di D’Alò sembra a buon punto.

Dopo mesi di insistenti richieste, Maria Fares ottiene un incontro con il legale e un dirigente della Cecchi Gori in relazione ai ritardi del film “Tempesta”.

La sig.ra Fares dichiara che è disponibile sia a cederne la produzione esecutiva sia a portarla a termine con un nuovo regista.

La scelta è totalmente delegata al produttore Cecchi Gori. Avutone notizia, Vincenzo D’Alò aumenta a 3 miliardi e 500 milioni la richiesta per la cessione delle sue quote. Chiede inoltre 1 miliardo e 500 milioni di danni morali (sic!!) e chiede un compenso anche per abbandonare la co-regia della serie “Sopra i tetti di Venezia”, sulla quale è in larga parte inadempiente.

Con queste richieste ogni trattativa diventa impossibile. Ai dipendenti può essere versato solo un minimo acconto dello stipendio.

A causa della memoria presentata da D’Alò al tribunale e della situazione pre-fallimentare instauratasi, la società non può onorare i propri debiti sia con i fornitori sia con le società di servizi per l’animazione che lavoravano al film “Momo” e alla serie “Sopra i tetti di Venezia: le sofferenze finanziarie determinatasi in tal modo possono creare gravi problemi ai singoli e alle società del polo dell’animazione di Torino e Milano. 

Agosto 2000

La Cecchi Gori che, nonostante i solleciti, non ha pagato oltre 700 milioni, il 3 Agosto recede dal contratto per la realizzazione di “Momo”.

La rescissione del contratto di “Momo” viene giustificata con la presentazione al Tribunale di Torino della memoria in cui D’Alò prospettava il pericolo di fallimento per la società.

Nello stesso giorno rescinde il contratto del film “Tempesta” e intende riconoscere solo 1/10 delle spese fin qui sostenute (L. 160 milioni rispetto a 1 miliardo e 600 milioni).

France Animation, preoccupata che il conflitto si possa ripercuotere sulla serie “Sopra i tetti di Venezia”, mette in discussione il contratto che la lega a Lanterna: la più ambiziosa serie televisiva mai realizzata in Europa, proposta a suo tempo dalla RAI, perde il maggior realizzatore italiano.

Il 9 Agosto, via fax, D’Alò conferma di aver consegnato a Cecchi Gori copia integrale dei materiali di post-produzione. In tal modo egli ha sottratto all’azienda la possibilità di pretendere da Cecchi Gori il pagamento dei debiti.

Il 30 Agosto Maria Fares comunica ai dipendenti e alle organizzazioni sindacali che la mancanza di commesse e la conseguente sofferenza finanziaria rende impossibile il pagamento degli stipendi e degli arretrati e improcrastinabile la richiesta di fallimento per la società Lanterna Magica.

Entro il mese di settembre sarà presentata al tribunale di Torino la richiesta di fallimento di Lanterna Magica: entro il mese, il curatore fallimentare licenzierà tutti i dipendenti della società.

 Lanterna Magica, che nell’autunno del ’99 era stata valutata 7/10 miliardi rischia, nella migliore delle ipotesi, di essere valutata in sede fallimentare poche centinaia di milioni. 

f.to per SLC-CGIL   Gabriele Pietro                        f.to per FISTEL-CISL   Torchitti Antonio

        (011-56.13.948 – 0335-59.99.778)                                  (011.56.21.077 – 0335.59.99.904)