Walt Disney, una brava persona
zoom in - bio Disney CiottaLa "riabilitazione" del grande imprenditore dell'intrattenimento, antisindacalista e anticomunista, arriva nientepopodimenoche dal quotidiano comunista Il Manifesto! Non stiamo parlando di Silvio Berlusconi, bensì di Walt Disney e del libro di Mariuccia Ciotta (condirettore de Il Manifesto) a lui dedicato (pubblicato da Bompiani), del quale i telegiornali ferragostani hanno dato notizia (su afNews ne aveva già parlato per tempo il nostro corrispondente Scaringi). E la notizia, in buona sintesi, è proprio questa. Di biografie su Disney ce ne sono state diverse, naturalmente. Da zoom in - bio Disney Dianequella, comprensibilmente dolcissima, scritta dalla figlia Diane (The Story of Walt Disney, 1956), fino alla più dirompente, Il Principe Nero di Hollywood di Marc Eliot (del 1993, pubblicata sempre da Bompiani, in Italia). In quest'ultima, dopo decenni di agiografie autorizzate, andarono in stampa quattro anni di ricerche minuziose e interviste a decine di ex-collaboratori, amici e parenti di Disney, con documenti ricavati da fonti d'archivio ("finora mai consultate"), zoom in - bio Disney Eliottra cui certificati, fotografie e documenti dell'FBI. E' da questa biografia impertinente che l'immagine pubblica del buon Zio Walt entra in crisi (così come fu con le biografie di Hergé, pochi anni fa). Se ne ricavò, in realtà, una figura ancora più umana, con luci e ombre, con pregi e difetti, gioie e patimenti. Patriota e/o anticomunista? Geniale imprenditore e/o antisidacalista paternalista? E via così... nel mix di bene e male che compone gli esseri umani, tranne che agli occhi dei propri cari, naturalmente. E sembra che la chiave di lettura che Bompiani sottolinea nella nuova biografia tutta italiana di Walt Disney sia proprio questa: campeggia nella pagina internet dell'editore il virgolettato di Diane Disney Miller che chiede solo di far sapere al mondo che suo papà era "una brava persona, un Lo sciopero contro Disney sfruttatore > www.afnews.netuomo amato, una persona gentile". Richiesta accolta da Mariuccia Ciotta. Così questa biografia ad alcuni è parsa revisionistica, ad esempio a chi sa bene che il comportamenteo di Disney coi suoi collaboratori (per non dire della costituzione di un fasullo "sindacato giallo" pro-aziendale cui far aderire i dipendenti per impedire che ne mettessero in piedi uno proprio) oggi in Italia sarebbe legalmente sanzionato, zoom in - bio Iwerks - 2001al minimo, come antisindacale, o a chi ricorda che il creatore di Topolino (Ub Iwerks, "La mano dietro al Topo") non vide mai il proprio nome nel marchio aziendale della famosa multinazionale dell'intrattenimento e dovette attendere decenni per ottenere (in partioclare con la biografia The Hand Behind The Mouse) un pubblico riconoscimento del suo ruolo fondamentale, così come uno stuolo di autori dei fumetti "disneyani" (ma che, artisticamente, a Disney non Ub Iwerks, inventore, autore ecc., il primo dei Grandi che hanno dato molto a Disney restando a lungo nell'anonimatodovevano proprio nulla, se non il marchio) dovettero lavorare nel più completo anonimato per almeno altrettanti decenni. Fra questi, Floyd Gottfredson e Bill Walsh, tra gli artefici del vero successo del Topo nei fumetti, Carl Barks, il vero padre dei veri Paperi, fino agli italiani GiovanBattista Carpi, Romano Scarpa, Guido Martina e tanti altri i cui Diritti Morali vennero (ingiustamente) sacrificati sull'altare del "Marchio Aziendale Disney" e dei suoi Diritti Economici. Oggi non è più esattamente così (anche se non da molti anni), ma questa è la storia e Disney non è solo il Cinema che tanto piaceva al regista russo Serghej M. Ejzenstejn. Peraltro, che fosse un buon papà nessuno si sognerebbe di metterlo in discussione, ma sicuramente non era una angelica figura mitica, bensì un uomo, un uomo dei suoi tempi (politicamente molto scorretti, come si sa), dotato tanto da far uscire da un piccolo garage una multinazionale, un marchio e persino (come dice Enrico Ghezzi) un aggettivo. E' umanamente comprensibile la richiesta della figlia di Walt (potrebbe fare la stessa richiesta la figlia del Berlusconi scherzosamente citato all'inizio, o la nipote di Mussolini, o qualunque parente amata di persona in vista e quindi facile da prendere di mira). Tuttavia una biografia non può evitare luci e ombre, a rischio di far sembrare piatto e falso il personaggio di cui parla. Disney era tanto pieno di sé da voler far "sparire" i suoi collaboratori? O era una banale e diffusa scelta aziendale volta a favorire la creazione di un redditizio marchio commerciale? Argomenti che non possono non entrare nella biografia di un tale uomo, e non certo per cattiveria. Un paio dei grandi che hanno fatto la fortuna della DisneyLo stesso atteggiamento, lesivo dei diritti morali degli autori, lo abbiamo riscontrato in altri grandi creativi del passato: il citato Hergé (di cui, è noto, io sono un ammiratore, nonostante i suoi innegabili difetti umani), il Peyo dei Puffi (fino a un certo periodo), e, persino ai giorni nostri, diversi Autori italiani molto amati hanno negato e negano il diritto del nome in copertina ai propri collaboratori, nonostante questo diritto sia garantito dalla legge sul diritto d'autore e ribadito da sentenze in Tribunale. Il fatto di far parte di una nutrita schiera di Artisti che affermano i propri diritti negando quelli altrui, non attenua l'errore. Così come il fatto che, negli anni quaranta, fosse molto diffuso un certo antisemitismo (che diede poi i suoi nefasti frutti), con le sue "innocenti" battute e caratterizzazioni grafiche, o che negli anni cinquanta fosse diffuso un certo anticomunismo da guerra fredda (che, nonostante le sue motivazioni "liberali", fornì la sponda a dittature e fascismi derivati d'ogni sorta), non assolve Walt's Biographyintegralmente nessuno dalle conseguenze di quei comportamenti. Nemmeno se è un buon papà, nemmeno se è molto amato. Ma quantomeno ce lo fa considerare come un essere umano, imperfetto quanto geniale e comunque sempre in grado di migliorarsi, fino all'ultimo giorno di vita. Le biografie servono: aprono e riaprono dibattiti e ricerche storiche, aprono armadi e svelano intimità, ma anzitutto fanno riflettere sulla nostra umanità.

Print itManda/Send via eMailSabato, 20/8/2005 - Autore: afnews (se non altrimenti indicato)
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